Il fu Totem Comic

Non ho mai avuto degli amuleti, ma un tempo avevo un Totem tutto speciale, il Comic.
C’è chi nasce con la passione per lo sport, chi per la musica, il cinema e via dicendo.
Io sono nata con quella per il fumetto e ho sempre immaginato di diventare io stessa una vignetta vivente (forse talvolta lo sono pure stata…).
Fin dai primi anni della pubertà, ho sentito un irrefrenabile desiderio di possederli, odorarli, collezionarli.
Ogni volta che entro in un centro commerciale, cascasse il mondo ma, anche se di fretta, almeno una sbirciatina allo scaffale dei libri la devo dare… Poi passo alla sezione riviste e giornali, anche se so che non è ancora arrivato il momento dell’uscita del tanto atteso fumetto e comunque controllo per sicurezza. Che ne so, magari l’editore si è confuso sulla data. O, cosa più probabile, il mio cervello lessato dall’usura, ricorda una data sbagliata o non se la ricorda proprio.
Quando poi arriva il giorno dell’uscita, mi precipito, lo afferro ed inizio a toccarlo delicatamente, come a ringraziare il suo contenuto delle emozioni che mi darà. Lo odoro e ne aspiro la forte fragranza. Non solo della carta, ruvida e grezza o liscia e plastificata, ma anche dell’inchiostro, così estremamente forte da agire su di me come un forte afrodisiaco.

Il fumetto che simboleggia questo mio libidinoso rapporto con la carta stampata è stato di sicuro Totem Comic. Parlo al passato perché purtroppo esso è sparito dalla circolazione ormai da diversi anni e se ne sono perse completamente le tracce, se non nella memoria dei pochi superstiti totemaniaci che, come me, passano il tempo a ricordare e rimpiangere il  passato, come quei vecchi che si ritrovano al bar a rivangare vecchie storie, affogando nell’alcol la nostalgia dei tempi che furono. Si danno pacche sulle spalle e piangono abbracciandosi… Sì, lo so, è un’immagine un po’ patetica, ma riassume bene la situazione.

Tutto iniziò parecchi anni fa. In quel periodo mi nutrivo principalmente di Dylan Dog, dopo aver scartato Tex (che comunque sottraevo ignobilmente a mio zio). Un giorno il mio edicolante di fiducia, ormai reso isterico e intollerante verso la mia quotidiana domanda se fosse arrivato il nuovo numero del giornaletto, si alzò minacciosamente dalla bassa sedia che me lo aveva sempre fatto immaginare nano e mingherlino, abbagliandomi con la sua pericolosa magnitudine fisica. Barbara Picci - Clarck GheibolFra le mani aveva un giornaletto, sembrava una rivista, e me lo lanciò addosso urlando: “Basta! Mi hai stancato!”. L’oggetto mi prese in piena fronte e poi cascò a terra esanime. Io rimasi immobilizzata, non mi aspettavo certo quella reazione esagerata e immotivata, visto che mancavano solo due settimane all’uscita. Un secondo dopo, mi abbassai a raccoglierlo. Si era aperto e fui abbagliata da una visione mistica che mi tolse il respiro… C’era un gatto seduto in un marciapiede con una sigaretta in mano, le gambe aperte a mostrare le sue parti intime completamente afflosciate e scazzate quasi quanto lui. Mi innamorai al primo istante! Era Clark Gheibol, quello che diventerà presto il mio mito, un eroe, un modello da seguire…
Raccolsi la rivista e iniziai a sfogliarla eccitata. Intanto arrivò l’energumeno che tentò di portarmela via, ma ormai l’amore era sbocciato.

Acquistai immediatamente la copia che diventerà la prima di tante altre. Dentro quel meraviglioso tesoro scoprii un mondo sconosciuto.
Lo stile di Edika mi obbligava a soffermarmi sui dettagli estremamente divertenti dei suoi disegni. Fantastiche le scene pittoresche della famiglia di Clark Gheibol, i bagnini dai muscoli esagerati, ma mancanti di altri attributi, con l’immancabile testicolo ad affacciarsi da bikini troppo stringati.
Come dimenticare Ivà con le sue paradossali storie della Maledetta Naja o del pericolosissimo teppista Maki il duro?
O le vignette dell’incommensurabile Vuillemin? La prima che mi viene in mente è quella in cui uno dei suoi classici personaggi fa yoga sospeso sul water insieme ai suoi sacri escrementi. Semplicemente divina!
Indimenticabili i dialoghi e le scenette della Famiglia Bigaroni di Binet, Tronchet col suo triste Domenico Tergazzi, Aragones con le sue vignette secche, Luca Boschi e tanti altri artisti di grande pregio.

Complessivamente una leggera ironia, mista ad una buona dose di sarcasmo, regna in tutto il volume. Ovviamente a partire dagli inserti, dalle lettere, dagli approfondimenti, da ogni minuscolo trafiletto che leggevo minuziosamente. Appena lo compravo e dopo averlo adorato in silenzio, partivo dall’editoriale, per captare religiosamente ogni sia pur minimo dettaglio o sfumatura. Scoprivo che esisteva tutto un mondo di persone marce quanto me che condividevano quella passione.
In effetti, oltre ad essere crudi ed ironici, quei fumetti a tratti sconfinavano nella sconcezza, sempre nell’ambito di un’atmosfera di tipo ridereccio.
A proposito, è di Totem il merito di avermi fatto conoscere Manara. Ma questa è un’altra storia

Beh perlomeno a quel punto l’edicolante smise di odiarmi visto che da quell’increscioso incidente, non solo aveva assoldato una nuova adepta devota alla grande religione totemaniaca, ma la copiosa abbondanza di contenuti di Totem sembrava accontentarmi per diverse settimane, facendomi sparire dalla lista delle persone che avrebbe voluto torturare crudelmente.
Poi il sogno è svanito. Hanno smesso di pubblicarlo, ma io so che non è morto, rivive nei ricordi di tutti quei fortunati che hanno avuto la fortuna di vivere in quelle pagine. Io spero che prima o poi possa tornare, proprio sullo stile pirandelliano, dopo aver capito che la sua identità esistenziale è qui fra noi.
Nel frattempo mi struggo nel tentare di capire perché la vita sia stata così credule da privarmi di questa fonte di sano gaudio? Perchè tanto odio?

Gruppo facebook “Totem Comic”
Gruppo facebook “Perchè tanto odio? I reduci di Totem Comic”

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18 commenti

  1. Amavo Totem Comics, questo post mi ha commosso, è da molto tempo che manca qualcosa di anche lontanamente simile..l’aspetto afrodisiaco poi è bellissimo, era un erotismo intellettuale fatto vari input, dal cartaceo,ai capezzoli spropositati delle donne di Edika…. le nuove generazioni non sanno manco di cosa stiamo parlando, hanno uno spirito diverso…eppure proprio per loro, parte spontaneo come un urlo :

    Perchè tanto odio ?

  2. Da noi in Francia esiste ancora l’equivalente, si chiama “fluide glacial” e pubblica sempre disegni di Edika ed altri… Per chi capisce il francese ( anche se Edika si puo’ capire solo dai disegni… 😉

  3. totem…..li avevo tutti….poi durante il servizio civile mi hanno mandato un mese ad assistere i ragazzi tossicodipendenti in comunità: ho regalato la mia interà collezione all’Umberto che era lì in attesa di finire la propria cura perchè si era beccato 7 anni per spaccio internazionale di cocaina! 🙂 Ho fatto un’opera buona….anche lui amava Totem…e avrà avuto tutto il tempo per rileggersi la mia collezione. Grazie per il tuo bel ricordo!! Ha commosso anche me!!! PS: dove minkia si possono scaricare i totem? Qualcuno li ha??? Ciaoooo!!! kksimon@libero.it

  4. Ciao Barbara, non credo che i totemaniaci siano così pochi… una volta conosciuti Clark o Maki non te ne liberi tanto facilmente! Ho trovato il tuo blog proprio facendo una ricerca sui fumetti dell’epoca, e se non ti dispiace vorrei linkare questo tuo post su un sito che ho pubblicato da poco e dove sto curando una sezione “comic art”. Complimenti anche per i tuoi disegni, mi ricordano quelli miei di un periodo piuttosto “psichedelico” e oramai lontano…
    All the best

    http://zootcast.com

    • In effetti hai ragione, ci sono ancora tanti totemaniaci nonostante la sua crudele dipartita. Certo che puoi linkare il post, mi fa piacere contribuire, anche se indirettamente, ad arricchire il vostro sito. Gli ho dato uno sguardo veloce e mi sembra molto interessante. Mi riservo di approfondire il prima possibile.
      Ciao, a presto 🙂

  5. Ecco un altro totemaniaco che, come voi, attendeva con ansia l’unica copia che arrivava alla mia edicola di riferimento e guai a farsela sfuggire… poi mi toccava il giro di tutte le altre edicole della città! Manara a parte che era su un altro pianeta, il mio preferito era José Luis Martín con le sue strisce di “Dio mio!”, ve lo ricordate?
    Grazie per questo ritorno al passato!

  6. Ma lo sai come l’ho conosciuto il Totem? Era il 1989 e facevo il militare (storie della maledetta naja), ero autista e quel giorno mi trovavo a Trieste per portare avanti e indietro le reclute che facevano le prove per il giuramento solenne. Ore ed ore sotto il sole senza un cazzo da fare, la cabina del mio acm 80 era un forno ma c’era un’edicola che sembrava chiamarmi con un sussurro. Soldi non neavevo mai avuti molti,figurati sotto naja, ma un angolino di un rosso vivo spuntava in mezzo agli altri giornali-spazzatura SOLO £ 3000 VUCUMPRA’? Ecco, tutto quì.

    • Ah ah ah è come se ti vedessi!!! La fulminazione… è destino, il Totem si faceva trovare solo da quelli che lo sapevano capire… e non è da tutti!
      Grazie per il tuo contributo 🙂

  7. Io lo scoprii durante un servizio di guardia del servizio militare. Ovviamente si trovava lì per la copertina, dove campeggiavano donne indiane al bagno. Era della prima serie, quando aveva ancora le copertine con foto patinate. Talvolta stampate male 🙂 E non smisi di comprarlo e di leggerlo quasi fino alla fine, quando ormai era diventato il diario di Jacopo Fo.

  8. Condivido pienamente tutto quello che scrivi. Ho provato le stesse sensazioni, ho conosciuto anch’io Manara grazie a Totem.
    Ero talmente appassionato che nel 1992 o 93, non ricordo bene, ho partecipato ad un incontro tra amanti della rivista a Roma.
    Ho tutti i numeri conservati in scatoloni nel ripostiglio di casa mia. Aspetto di andare in pensione per rileggermeli tutti. 😃
    Ciao.
    Paolo.

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