Ho perso la Bussola…

La BussolaO forse si è persa lei…
Io glielo dicevo sempre che doveva preservarsi e curare di più la sua immagine, che non doveva lasciarsi andare, che le cose sarebbero cambiate e lei si sarebbe dovuta adeguare. D’altronde il tempo passa, le stagioni si susseguono impietose, il Maestrale soffia irruento portandosi via immagini ingiallite del tempo passato.
Lei non mi ha dato retta, ha voluto fare di testa sua. Incurante dei miei consigli ed avvertimenti, è sprofondata in una crisi sempre più profonda.

La diagnosi è preso fatta! Non ci voleva uno psicologo per capire che si trattava di depressione. Un sentimento di profonda amarezza e di instabilità emotiva che l’ha dominata totalmente, creando delle crepe abissali nel suo sentire e spingendola verso il baratro.
Un baratro fatto di alcol, bottiglie vuote e spaccate, vecchi pacchetti di sigarette intristiti dal tempo inclemente, fratture profonde nelle pareti della sua anima frastagliata, tende sbiadite, vetri distrutti a rappresentare un’intima desolazione, un degrado interiore difficile da sanare.

La BussolaEppure mi sembra di vedere ancora le innumerevoli persone che andavano a trovarla, che ne solcavano gli antri più nascosti, che la percorrevano in lungo ed in largo, riempiendola di luce e vita.
Persone per cui era un punto di riferimento: una Bussola… quella che indicava il cammino da percorrere ai viaggiatori erranti che si perdevano nel confine… Nella terra di mezzo, il filo di spiaggia che separa due mondi diversi, a quanto dice la leggenda. La grande metropoli cagliaritana e uno dei suoi sobborghi di periferia: Quartu Sant’Elena. Io non ho mai compreso queste differenze, ma sia i cagliaritani, che i quartesi sono fermamente convinti che esistano. Forse è una sottigliezza che io non riesco a captare…

La BussolaNon potevi evitare di conoscerla e di apprezzarla, né di approfittare dei suoi servigi e dell’estrema disponibilità ed accoglienza nei confronti dei viandanti in cerca di ristoro, ma anche di svago e divertimento. Era così divertente ritardare il ritorno a casa dal mare per una partita di biliardino, o un gelato in compagnia. Per non parlare della classica birra ghiacciata, che forse è una delle poche passioni che i due popoli di confine dicono di avere in comune. Anche solo un passaggio per approvvigionarsi delle immancabili sigarette, o un caffè prima di andare a lavoro…
Insomma… Proprio come quelle star che precipitano nella più totale abiezione, così la nostra Bussola, che per anni ha dato il massimo di sè, ha esaurito le sue forze e ha scelto la via tortuosa del decadimento emotivo che l’ha portata ad essere il rudere che è oggi.

Mi chiedo se questo stato sia irreversibile, incurabile, o se invece lei possa ritrovare il suo iniziale splendore.
Forse le sarei dovuta stare più vicina, forse lo avremmo dovuto fare un po’ tutti… Forse i due popoli di confine avrebbero dovuto esserle riconoscenti e rispettarla per il suo grande apporto come guida del loro cammino. Forse esiste una soluzione, un semplice e banale input che la faccia ridestare a livello di consapevolezza di sé e del suo valore e che la riporti a dominare come punto di riferimento per quelle persone che, come me, hanno perso la loro identità urbana e lottano disperatamente per trovare un senso a questa separazione interiore.
Quartu Sant’Elena o Cagliari? Sono scomBUSSOLATA!

Credits:
Foto di Marilena Ginevra Riello

2 commenti

  1. scomBUSSOLAta dalla lettura così vicina alla mie corde…per non parlare poi delle foto…avverto quasi un dolore fisico pari a quello che mi assale ogni volta che con la macchina affronto quella rotonda. Grazie al cielo l’impegno che devo porre nella guida mi permette di non soffermarmi troppo sulla visione di quello che rimane della suddetta, ma il suo aspetto da torrone alle mandorle è sempre lì pronto a trascinarmi nel baratro se solo provo a ricordare il sapore delle serate trascorse a trovare la rotta di un’adolescenza allo sbando…
    Brava Barbara!

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