Mammarranca e le anime erranti del rullo salino

Pur di uscire di casa avrei fatto di tutto, anche inventarmi di sana pianta un’improbabile passione per la pesca in canale. San BartolomeoNon si sapeva mai cosa si pescava, però eri sicuro di passare quelle due o tre orette in assoluta pace, lontano dalle continue urla di tua moglie, dalle insopportabili lamentele dei figli e da quella lagna assurda di tua suocera, sempre attenta ad ogni tuo passo falso per angosciarti con la sua intollerabile voce da arpia. Ma come mi era venuto in mente di acconsentire al suo trasferimento da noi? Acconsentire poi… Mia moglie me lo aveva chiesto di fronte a lei. Avevano già deciso tutto, mi hanno messo con le spalle al muro. Fottuto!

San BartolomeoBasta, non ci devo pensare adesso. Marco tra l’altro non ci sarà questa settimana e potrò godermi la calma più assoluta in compagnia della mia amata canna da pesca. Lei sì che mi capisce, non replica, mi ascolta. E’ alla mia stessa lunghezza d’onda ed è una dote eccezionale visti i tempi che corrono. Devo parlare nuovamente a Laura, io quella non la reggo più, ne va del nostro matrimonio. Oggi è sabato, ci penserò in settimana.

Come ogni terza settimana del mese andrò in uno dei luoghi che preferisco, là sulla parte finale del famoso Canale di Mammarranca, dove il flusso delle acque si libera del suo corso per defluire liberamente sul mare. La zona si chiama San Bartolomeo. San BartolomeoMi piace osservare l’imponente capannone Nervi ed immaginarlo pieno zeppo di sale. La prima volta che Marco mi ci portò, fui così curioso di sapere cosa fosse quell’enorme e caratteristico edificio che, tornato a casa, feci giochi da maestro e riuscii a sottrarre con l’inganno il computer a mia moglie e a scoprire la sua storia.

Ci lavoravano i carcerati della colonia penale di San Bartolomeo. Li immaginavo salire per quelle erte scale oggi assai malridotte e percorrere i corridoi fino ad arrivare al macchinario che vedo spuntare proprio di fronte a me da un buco sul muro. San BartolomeoGiusto quei tre metri quadrati che lasciano intravedere l’affascinante  e calda colorazione di quell’ammasso di ferraglia arrugginita che trasferiva il prezioso oro bianco sulle navi. Mi ero munito di binocolo e, nel frattempo che attendevo l’anima buona di qualche pesce che si decidesse ad abboccare, sbirciavo qui e là nelle numerose crepe create dal tempo e dall’abbandono. C’erano pure delle colate di cemento fresco e si intravedevano delle impalcature, come se lo stessero ristrutturando. In giro si vociferava di ipotetiche trasformazioni future del posto, ma ancora niente di concreto. Conoscerne la storia era diventato il mio tarlo, l’unica cosa che mi facesse sentire vivo. Anche perché di pesci neanche l’ombra, ma di fantasie su quel luogo spettrale tantissime.  Vedevo gli uomini che azionavano i rulli ed il sale straripare dal grosso macchinario. Il sudore dei carcerati obbligati a lavorare a qualsiasi ora e a ritmi insostenibili.

San BartolomeoA volte mi sembra di vedere delle ombre, come delle persone che vi si nascondono e si affacciano a guardarmi dalle finestre opache. Sono le anime di quei carcerati che mi salutano, sentono la mia comprensione per le loro condizioni, e mi narrano delle loro sofferenze che sono rimaste impigliate in quella terribile prigione.
Quale posto migliore avrei potuto scegliere? Alle mie spalle un altro simbolo di Cagliari e della mia squadra del cuore: il Sant’Elia, anch’esso imponente e statuario. Ogni volta che vengo qui, sento come una grande sensazione di libertà a contatto coi larghi spazi che mi circondano delimitati da questi edifici maestosi, e sotto di me il canale freddo ed oscuro…
San BartolomeoChissà se riuscirò a  portare a casa qualcosa oggi. Mi sembra davvero giornata sfigata. Tutta colpa della vecchia strega che, prima di uscire, si è permessa di criticare questa mia abitudine e, non tollerando la mia indifferenza, mi ha detto: “Tanto vedrai che oggi non peschi niente!”. In quel momento esatto ho capito tutte le barzellette e i racconti in cui si parla di uccisioni di suocere e affini, perché l’avrei stozzata nel vero senso della parola, tirandole il collo con un ghigno divertito. Lei mi avrebbe chiesto pietà, ma io non l’avrei ascoltata.

Ecco, finalmente si sente qualcosa.  Vieni pesciolino da zio Fisio… Ti porterò in un luogo che ti piacerà tanto, a meno che anche tu non sia allergico alle acide madri altrui imposte da infausti rapporti matrimoniali. San BartolomeoTi do un consiglio, non sposarti mai! Da come tiri mi sembri anche bello grosso, magari stavolta tiro fuori un pescione e glielo faccio vedere io a quella…
Immagino già la sua faccia affranta se mi presento con un pesce da record. Si, me lo sento, è la volta buona!
Mi avete portato fortuna anime peccaminose del rullo salino. Uno sguardo per scaramanzia anche a voi in questo momento glorioso della mia sfortunata storia di pescatore. Ma cosa???

Forse sto sognando ma vedo una persona là sopra. Non si tratta delle solite ombre. Eppure non ho bevuto a pranzo, non possono essere allucinazioni. San BartolomeoSi tratta di una donna con un tutù bianco piuttosto appariscente, delle calze nere e delle scarpe col tacco. Non vedo nient’altro dal buco, ma ne scorgo i movimenti. Sta danzando per i corridoi del vecchio stabile. Forse sto invecchiando. Devo chiudere gli occhi e quando li aprirò non ci sarà più. Uno, due e tre… Accidenti, c’è ancora! Devo prendere il binocolo, chi se ne frega del pesce, sanno anche un po’ di canale secondo me. Questo è ben più interessante…

San BartolomeoCoi binocoli è proprio chiaro, là sopra c’è qualcuno che danza. Non capisco. Come ha fatto a salire lì sopra? Ma soprattutto è reale? E come mai sta danzando con quel tacco vertiginoso e con quel tutù da ballerina?  Però la sua danza è così rilassante, mi fa piombare in quella serenità pacata che da tanto tempo non sentivo, quella serenità d’animo che improvvisamente mi fa sentire vero, vivo. Mentre sento la musica levarsi per l’ampio ambiente che mi circonda, finalmente sono consapevole del mio essere e, improvvisamente, mi appare la mia giovinezza, le lotte e l’orgoglio. Quello stesso orgoglio che adesso avevo abbandonato per il quieto vivere. Io sono quello, non questo mezzo essere che sono diventato!

Non mi interessa sapere se quella donna esiste o meno. Quella figura, reale o immaginaria che sia, mi ha riportato a me. Un segno del destino per riappropriarmi della mia vita.
San BartolomeoSì, stasera parlerò con Laura, non voglio più rimandare, né sprecare un altro minuto della mia vita.
Sono sicuro che sono stati loro a mandarla, hanno voluto premiarmi per la mia fedeltà. O forse sono riusciti ad espiare fino in fondo le loro colpe e lei è venuta a portarseli via.

Non l’ho mai saputo perché da mesi ormai ho abbandonato quella passione e non ci sono più andato. Molte cose sono cambiate nella mia vita, ma il nostro segreto resterà sempre fra quelle mura, con quel guizzo bianco ed armonico a spezzare la mia vita in un tiepido pomeriggio di marzo.

Credits:
Foto di Marilena Ginevra Riello

5 commenti

  1. Bel lavoro, mi piace l’unione fra il testo e le immagini… il testo è davvero complesso, è una storia molto intricata, secondo me merita uno sviluppo.

    Bellissime le foto, brava Marilena.

    E brava Brabs, fatto centro n’altra volta. Ora però, come farai a smettere?

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  2. Bel racconto e belle foto. Avete ridato la vita con immagini e parole a ciò che visto esteriormente può sembrare solo un vecchio edificio, la cui storia però è davvero affascinante. Brave entrambe! 😉

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