Fotografia

Whitewake e i sette omini della miniera

C’era una volta la bella moglie di un signorotto locale, concessionario di una grande miniera del Sulcis, che non aveva ancora dato al marito un erede.
Whitewake e i sette omini della minieraEra solita recarsi nella spiaggia di Fontanamare a cucire. Si sedeva in riva, accompagnata dalle inservienti, e, accarezzata dalla brezza marina, si dedicava a quel piacevole passatempo. Un giorno, mentre ricamava la foldetta che utilizzava con grande orgoglio nei giorni di festa, si punse un dito. Guardando il sangue cadere fra i flutti, desiderò una figlia con i capelli scuri come l’ebano, la pelle bianca come la schiuma marina e le labbra rosse come il sangue.

Dopo qualche tempo, il suo desiderio venne esaudito. Essa diede alla luce una bambina a cui diede il nome di Whitewake. Whitewake e i sette omini della minieraEra un periodo in cui andava di moda utilizzare inglesismi soprattutto nell’alta società e la madre di Whitewake era, diciamocelo, una grande fighetta e pure molto snob. Comunque non ebbe modo di godersi la piccola figliola che aveva dato alla luce perché morì subito dopo. Il padre, che se la faceva da qualche mese con una ballerina di lap dance, non perse tempo e se la portò subito a casa. Egli non brillava di astuzia e si fece impollare dalla furba bambinona danzante, acconsentendo a sposarla.

La donna era piuttosto giovane e bella e, fra le sue doti, non annoverava la modestia. In poche parole, era estremamente vanitosa, Whitewake e i sette omini della minieratanto che ogni giorno si specchiava nelle limpide acque di Porto Paglia  chiedendo: “Mare mio non fare l’infame, chi è la più gnocca nella terra del rame?”. Il mare, per anni, le rispose che era lei la regina incontrastata della movida locale, finché un giorno, quando Whitewake era ormai diventata una fanciulla, il mare ci pensò un po’ su e le rispose che la ragazza si era fatta davvero un bel pezzo di donna e aveva superato di gran lunga la matrigna.

Livida dalla rabbia, la donna non poté darsi pace per giorni, finché  incaricò un dipendente di suo marito di rapirla e portarla negli antri più sotterranei di Whitewake e i sette omini della minierauna miniera abbandonata e di ucciderla. Suo marito non si sarebbe accorto di niente, visto che i mille impegni lo portavano sempre via e quasi non si ricordava nemmeno di avere una figlia. La ragazza fu portata nella miniera abbandonata, ma l’uomo non se la sentì di toccare quella ragazza dalla pelle lattea così bella e gentile, per cui la lasciò lì, in balia degli eventi. Whitewake pianse a lungo e cercò di uscire da quel luogo tetro, finché non fu salvata da sette omini delle caverne che abitavano abusivamente il luogo e che avevano giusto bisogno di una donna delle pulizie.

Inizialmente Whitewake, che aveva preso tanto dalla madre, si disperò per quella triste fine da sguattera, ma piano piano ci fece l’abitudine. Whitewake e i sette omini della minieraE poi le inalazioni di zolfo le avevano dato alla testa, per cui, un po’ stordita, accettò quel compito e si diede da fare aiutando i suoi nuovi datori di lavoro. Piano piano si affezionò a quegli omini così strani ma gentili.
Ma il mare spifferò alla crudele matrigna che Whitewake non era morta. Essa fece licenziare l’uomo che non era stato capace di uccidere la fanciulla e decise di portare a termine lei stessa  il compito infame.

Si trassò da vecchietta e si presentò alla porta della miniera proprio nel momento in cui gli omini erano via. Si fece passare come una povera vecchia venditrice di frutta e impietosì Whitewake e i sette omini della minieraWhitewake che accettò la mela avvelenata che le porse. Cadde immediatamente riversa a terra.
Gli omini videro la vecchina mentre tornavano a casa e riconobbero la matrigna. Immaginarono subito cosa fosse capitato e la rincorsero inferociti, facendola cadere in un burrone.
Tornati dalla loro amata Whitewake la trovarono a terra e, pensando che fosse morta, la deposero in una bara a vetri per poterne osservare sempre l’estrema bellezza che tanto aveva illuminato le loro tristi giornate.

Ogni giorno andavano a trovarla e la contemplavano, piangendo per averla persa e rimpiangendo la sua dolce presenza. Finché un giorno passò da quelle parti Whitewake e i sette omini della minieraGnazino Pillai, famoso domatore di cavallini nani, arrivato fin lì dalla Giara. Da giorni cercava di domare un cavallino bianco dispettoso che gli avevano affidato. Ci era quasi riuscito, quando esso lo portò dritto dritto alla zona boscosa dove riposava la ragazza. Egli fu subito impressionato dalla bellezza della giovine dormiente. Scese dal cavallino e le si avvicinò. Gli omini stavano intorno in preghiera e gli raccontarono la sua triste storia. Egli chiese loro di poter baciare la donna, tanto era impressionato dalla sua bellezza. Essi acconsentirono e improvvisamente lei aprì gli occhi.

La prima cosa che vide fu proprio quell’uomo rozzo e dall’odore di bestia che la baciava e se ne innamorò perdutamente. Whitewake e i sette omini della minieraLo stupore degli astanti fu sostituito immediatamente da una grande felicità per il risveglio della bella addormentata che si mise subito a danzare e cantare.
Whitewake tornò dal padre e lo informò della sua intenzione di sposare Gnazino. Il padre, che in quel momento ricordò di avere una figlia, si sentì immediatamente in colpa per quello che le era successo e acconsentì, trasformando Gnazino nel suo uomo di fiducia.

I due si sposarono e vissero per sempre felici e contenti…

Credits:
Foto (C)2012 Marilena Riello – Blog | Flickr

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