Un inverno instagramico al Poetto

E giunse il caldo. E così pure l’invasione.
Quel mio caro luogo della solitudine invernale, quell’immensa distesa solitaria di  sabbia improvvisamente viene solcata da orde di avventori che ne trasformano lo spirito. PoettoMa io non dimentico quello che ha rappresentato per me calpestarne gli angoli, scovarne gli antri più celati, documentarne il letargo.  E così, in una calda serata d’estate, mi capita di ripercorrere un intero inverno rovistando nel mio cellulare.
Rivivo immediatamente le corse in riva a raccogliere preziosi documenti della sua più pura essenza, quella racchiusa fra le note del mio lettore mp3, quella dell’emozione di scoprire, senza essere visti, tutti i suoi segreti, i suoi tesori nascosti.

A partire dalla Bussola col suo tetro abbandono, per proseguire verso gli ospedali: Poettoprima il nuovo e poi il vecchio, i vecchi ricciai devastati, gli stabilimenti balneari e i chioschi con le barche parcheggiate sulla spiaggia. Cani che mi si avventano contro come se fossi una ladra:  “Dai, devo fare un’instagram! Si, ho la fissa di instagrammare il Poetto, perché ci son problemi? Non sarai  certo tu cane (oltre la rete) a fermarmi!”.
Chioschi in ricostruzione, residui in riva portati dal mare… Tutto è così deserto, poche persone passeggiano sul bagnasciuga…

Mi ritrovo nella cupa desolazione del vecchio ospedale marino. Una sensazione di attrazione-repulsione-paura quando mi avvicino al suo ingresso. Dentro completa oscurità. Eppure è così imponente, così conturbante nel suo fascino misterioso. PoettoAllora interrompo la corsa e lo osservo, cerco di ascoltarne il respiro affacciata alle sue lugubri stanze, ma senza il coraggio di penetrarle ed invaderle, o forse semplicemente per rispettarne la sua triste dipartita. Ma non si sente nulla, credo che non abbia più nulla da dire, che la sua anima l’abbia abbandonato. E’ pronto per lasciarci per sempre, dopo aver stagliato il cielo della spiaggia del Poetto da quando lo conosco.
Tornando faccio due scatti alla guardia medica abbandonata e cadente a fianco all’ospedale. Scavo nella memoria e affiorano vecchi ricordi.  Quante volte ci sarò passata per andare in spiaggia di giorno, o anche la notte per farmi cullare dal mare…

La Sella del Diavolo sovrasta il panorama cupo di una pioggia in arrivo. Devo affrettarmi, anche perché il tramonto ha inabissato il sole, Poettocon lo stagno a far da specchio della sua multiforme vivacità. Fenicotteri che si alzano in volo in lontananza. Riflessi di porpora fra le acque salmastre si proiettano in un cielo incerto e dalle nuvole sparse.  Continuo la mia corsa di ritorno. Il tempo mi grazia e aspetta che io sia al riparo e dà una rinfrescata all’immensa distesa che mi circonda.  E mentre vado via, mi giro ancora una volta a contemplare quel luogo delle mie più intime riflessioni, aspettando di vederlo nuovamente vuoto, a consolare la mia anima…

Foto di Brabs

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