Appunti di viaggio

In serenità alla Serenissima – Appunti di viaggio

Ore 10:03 flying
Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, la mia simpatica attitudine verso l’ingarbugliamento in prossimità di un aeroporto stamattina non si è manifestata.
VeneziaA contribuire al raggiungimento di questo epocale traguardo, è stato un evento che ha del sensazionale e che ha segnato indelebilmente l’inizio di questa giornata: altro che pani e pesci moltiplicati, o gente che si fa figa camminando sulle acque… qui si fa sul serio. Ladies and gentlemen from Quartu Sant’Elena… Ginevra non solo non ha fatto uno dei suoi classici ritardi, ma attenzione… è arrivata in anticipo, sconvolgendo tutte le mie certezze esistenziali e facendomi cadere nell’incertezza più prossima all’oblio conoscitivo.
Ci salutiamo veloci. Non ci vediamo da poche ore, vista la maratona notturna a chiacchierare di ieri notte. I nostri visi ne portano i segni, ma tutto sommato siamo grintose. Almeno ci piace pensarlo.

Per una volta nessuna corsa con sgommate e rischio ribaltamento in curva. Anzi, mi lascio contagiare dalla consueta calma pacata ginevrina mentre facciamo colazione con i giusti tempi. Niente da registrare a parte il Veneziamio terrore di rimanere senza quella che è diventata la mia droga post-operatoria: le sigarette. Tanto ne avevo terrore che, non appena acquistate e appagata quella terribile sensazione di panico da: “Sono in scimmia. Dov’è il pusher?”, le ho lasciate sul bancone del bar, con doppia carpiata imprecazione alla barista, al cassiere, all’aeroporto che mi porta sfiga ed al mondo intero. In realtà non credo che nessuno di loro abbia una grande responsabilità, ma imprecare è liberatorio e poi mi piace. D’altronde tendere alla serenità post frastimo è un mio dovere verso me stessa.

Tutto va liscio. In questo momento mi trovo sull’aereo. Stavolta incredibilmente nessuna lamentela su Ryanair.
Lo steward parla al microfono:
“Gentili signori, qui oggi potete acquistare i nostri gratta e vinci e tutti i nostri incredibili prodotti. Fra poco passeremo con il nostro servizio bar, con i nostri buonissimi panini. Abbiamo anche il succo d’arancia, fatto con le arance di Villacidro…”
VeneziaA parte la battuta infelice, c’è qualcosa di strano in questo steward… Lo ascolto meglio, mentre mi affaccio in corsia a guardarlo e quasi sbatto la testa con la ragazza della fila affiancata che fa lo stesso. In realtà tutti nell’aereo lo stanno guardando. C’è chi “sconchia” sollevandosi e chi, come me, se la cava porgendosi nella corsia centrale. Tutti ridono e si guardano come dire:
“Ma questo?”.
Io, dopo in attimo di obnubilamento da ore piccole, riesco a mettere a fuoco la particolarità del simpatico aiutante di volo: la cadenza del suo esprimersi non solo ricorda il giubilante entusiasmo di Platinette, ma sa anche di cagliaritano marcio, quel segno a fuoco che contraddistingue irriducibilmente i miei concittadini, e pure me, ora che ci penso… Il connubio risulta comunque molto divertente, aggiungendo alla mattinata quel tocco di piacevole umorismo che non guasta mai…

“E ricordatevi che qui da noi potete acquistare anche il calendario Ryanair!”, ripete lo stesso steward.
VeneziaAh è vero… il calendario… e rido da sola. C’è una cosa, infatti, che mi diverte di questa simpatica compagnia. A differenza delle altre, dove vedi super gnocche, alte, cordiali e di bell’aspetto, su Ryanair la maggior parte delle volte, le hostess sono ragazzotte un po’ bruttine, non particolarmente alte e pure acide. La cosa che mi fa sorridere di tutto questo è che ogni anno Ryanair fa il calendario delle hostess, selezionando quelle dodici, se ci sono, che non ricordino la brutta copia di un macaco dopo una sbronza. A quanto si dice, sto calendario non lo comprano neanche i camionisti, ma a loro piace ripetere questa esposizione all’antigusto estetico ogni anno. E lo sforzo e la grinta vanno indubbiamente apprezzati.

Ore 11:05 tutti giù per terra…
Arriviamo all’aeroporto di Treviso dopo un’oretta di volo. Trovo un pulman in partenza per Mestre immediatamente. Ci salgo al volo. Dopo Veneziatre quarti d’ora mi trovo di fronte all’albergo dove si terrà la Convention dell’autore 2012 della mia casa editrice. Entro. La stanza è già prenotata. Purtroppo la mia collega / amica di Arezzo, con cui dovevo condividere la doppia, mi ha chiamata ieri dicendomi che, causa allerta meteo, preferisce non rischiare e non spostarsi dalla città. Sono sola. Salgo nella stanza. Una grande camera da letto, salottino e super bagno gigante con vascone rilassante. Ma si, questo albergo mi piace.
Aggiorno il diario e sono pronta ad uscire per un giretto a Venezia. Non ci sono mai stata e la curiosità è forte. Esco da sola. In realtà sento gli altri, sono a Venezia e Veneziatorneranno alle due per poi tornare in città, ma non voglio aspettare, e poi è come se la città mi chiamasse da sola per il nostro primo incontro. Senza filtri, emozioni pure… Comunque dico loro che li raggiungerò più tardi. La stazione dei treni è di fronte all’albergo. Dopo un misunderstanding sul binario col tipo dei biglietti e il controllore che mi grazia per mancanza di obliterazione vista la grande corsa trafelante verso il binario 3, raggiungo la città.

Ore 13:30 la Serenissima
Da quando mi hanno prospettato questa toccata e fuga a Venezia, alcuni mesi fa, dopo l’entusiasmo iniziale dovuto alla possibilità di vedere una Veneziadelle città più belle e romantiche d’Italia, è subentrato uno stato d’apatia nei confronti di questo viaggio. Ovviamente l’ospedale ha contribuito a questa sensazione, trasmettendomi una sorta di indifferenza verso le emozioni, quelle forti in particolare.
Questo era vero prima che uscissi dalla stazione dei treni. Subito di fronte un canale con una cupola oltre, delle gondole parcheggiate, traghetti e motoscafi che lo attraversano, un ponte bianco ed imponente a segarlo in due.

“Cazzo, sono a Venezia! Shit, I’m in Venice!”.
Purtroppo nelle altre lingue non lo so dire, penso estasiata…
Forse era quello che mi ci voleva per guarire non solo nel corpo, ma wpid-IMG_20121202_004713.jpganche nell’anima, in quello spirito un po’ spaesato dopo il trauma della malattia.
Improvvisamente una serie di sollecitazioni mentali mi investe e mi sento eccitata come una bambina… Afferro il tablet e faccio foto ad ogni cosa che si muova, e anche no. Via dopo via, ponticello dopo ponticello, mi dirigo verso San Marco. Le vie pullulano di bancarelle, un tripudio di colori, maschere di tutti i tipi, souvenir, cafè, vecchi edifici, strettoie affascinanti.
Mi fermo a pranzare in un bar e aggiorno il diario. Una strana serenità mi attraversa, quella calma dentro ed esplosione vulcanica fuori, fatta di stimoli ed idee, che tanto mi mancava…
“Che sia stata la serenissima a contagiarmi il suo issimo stato?”, penso mentre addento una bistecca e, con la mia acqua salutista sfigata, brindo alla vita che, per l’ennesima volta, mi ha stupito…

Seduta ad un tavolo vicino, una zingara mi chiede di leggermi la mano:
“No tanto, solo 20 euro…”.
wpid-IMG_20121201_235028.jpgRisoluta, faccio di no col capo.
“Tu no fortunata in amore. Tuo marito ti lascerà!”.
E no dai, ci mancava solo la cugurra a Venezia. Non mi lascio scoraggiare:
“Non ho marito!”, le dico.
Insiste, non ha capito. Le rispondo seccata che non mi interessa. Ma secondo te, anche se fosse scientificamente provata sta cosa del leggere la mano, mi farei dire eventuale morte prematura, malattie, numero figli o peggio ancora assenza degli stessi? No grazie, preferisco vivere!
E poi non son venuta qui per fare la turista allocca che si fa spennare e Veneziaprendere per fessa da una zingara. Se proprio mi devo fare impollare da una di loro, lo posso fare anche comodamente a Cagliari.
Tra l’altro ho visto giusto anche sul locale dove mangio, perchè il prezzo è assolutamente accettabile: bistecca,  verdure grigliate, acqua e caffè 16 euro. Inoltre ho goduto per tutto il pranzo della gradevole vista del piacente barman, quindi qualche euro in più non mi disturba. Lascio anche la mancia. Se la meritano, soprattutto lui…

Ore 15:10 walkin’ down Venice
Seguo la fiumana di gente verso il ponte di Rialto. I turisti sono tantissimi ed eterogenei. Più mi avvicino alla meta, più il wpid-IMG_20121201_180107.jpgflusso di gente si intensifica. I piedi iniziano a farmi male. Mi fermo in un bar per un caffè. Chiacchiero un po’ con il barista e poi riprendo il cammino. Il freddo cresce, è quasi sera. Un velo di notte inizia a ricoprire cielo terso. Finalmente giungo a destinazione. Giro un angolo ed ecco apparire maestoso il ponte di Rialto sopra il Canal grande… Una grande emozione mi afferra e mi riporta al passato, alla storia di Venezia, città così importante e ricca sia economicamente, sia culturalmente. Mi sembra quasi di ripiombare ai tempi gloriosi dei dogi, quando era una repubblica marinara e vedo sfrecciare per i canali le barche che trasportavano le merci fino alle sfarzose dimore dei mercanti.

Ci vedo le maschere e il fascino conturbante che nascondono per loro stessa natura. Immagino gli intrighi, le feste private… La mia curiosità Veneziacresce… mi piacerebbe scoprire di più, addentrarmi nei segreti inconfessati ed inconfessabili di questa città, scavare nel suo passato per comprenderne la profondità storica, culturale, ma anche meramente popolare.
Mi ridesto dai miei pensieri e salgo sul ponte. Di fronte il tramonto sulla città, mentre l’ultimo scorcio di sole si riflette roseo sul Canale. Mi appoggio sul muretto e sto lì, una mano a reggermi il capo, stordita, conquistata, domata, vinta proprio come chi si opponeva alla Serenissima, proprio come chi per secoli è stato stregato da questa città e poi c’è voluto tornare, proprio come farò io un giorno… E’ una promessa…

Credits:
Foto di Brabs

9 risposte »

  1. Instagram o meno, bellissime foto, complimenti ;) E poi Venezia!!! Ci vado almeno una volta l’anno! Anche da solo se non trovo compagni di viaggio… e ti assicuro che è stata una fortuna che tu l’abbia girata da sola. E’ veramente un’altra cosa! Un altro sapore…

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