Autoritratto o Barbamamma? Facciamo “Ziodda in black” e chi si è visto…

Messaggio privato. Marta? Marta chi? Leggo.
Si presenta, conosco suo fratello. Cagliari è piccola.
Passa al motivo della sua missiva. Dice di aver visto una mia mostra e mi chiede se voglio esporre i disegni.
Mi guardo attorno. Forse si sbaglia…
«Dici a me?», rispondo.
Mi risponde subito eccitata:
«Ma certo che dico a te… Ho visto la tua mostra all’Opoz, mi è piaciuta e vorrei organizzarne un’altra…», mi risponde.
Ci penso un nanosecondo:
Ziodda in black by Brabs - step 1«Marta, son due anni che non tocco un pennello… oppss… un pennarello… E poi questa considerazione mi pare esagerata, sono scarabocchi nosense… Per non parlare del fatto che son reduce dall’ospedale, ancora sballata per quello che è successo…»
La ragazza non sente ragioni, ha un bel caratterino deciso, è addirittura più ostinata di me.
«Beh pensa che la cosa potrebbe aiutarti a guarire del tutto…».
Non ha tutti i torti in effetti. Ci dormo su e domani decido.
Mi sveglio e ho già dimenticato la cosa. Lavoro e penso ad altro.
E’ sera. Torno a casa. Ceno. Sotto una sorta di ipnosi incosciente afferro l’album, i pennarelli e tutto l’armamentario del caso ed inizio a disegnare. Dopo due anni in cui non ho neanche preso in considerazione questa possibilità, rieccomi qui nel silenzio della mia casa. Il bello è che mi piace, mi rilassa e vedere le nuove creazioni da senso a quella noia quotidiana che spesso mi attanaglia.
Vecchie reminiscenze del passato si mischiano a stili più recenti, finché trovo una nuova via di espressione. Mi sento soddisfatta.
Afferro il telefono:
«Pronto Marta? Mi hai convinta. La mostra si fa. Ho ripreso a disegnare, e su formato più grande. Voglio portare le nuove creazioni.».

Finito il primo maxi disegno intitolato “Nella mia città”, mi impatto con la critica degli amici:
“Guarda che quegli sono gli Stati Uniti e quell’uomo e quella donna al centro neri come la pece sono Obama e Michelle… Visto che sono un appassionato degli Stati Uniti e ci ho fatto su anche la tesi di laurea potresti vendermelo…», mi dice un caro amico.
Rispondo immediata:
«Io non vendo i miei disegni, non riesco a separarmene. Però se un giorno ti sposerai, ti farò un bel disegnetto con uno schemino su come funziona il matrimonio, pieno di cuori e tanto amore e con un buco nero alle spalle. Sono specializzata in fiori, cuori ed affini. La mia simbologia è spiccia, i miei messaggi semplici e poco originali, ma alla fine riassumono la mia filosofia del mondo, una sorta di (banale e scontato) Love&Peace…».
La risposta non si fa attendere:
«Vabbé stigazzi, volevo sapere solo se me lo venderesti… Se avessi saputo che avrei  innescato questo (interessantissimo) sproloquio sulla tua personale metafisica esistenziale, ti avrei parlato della temperatura che sta calando, del freddo che si prevede nelle prossime settimane e della neve agli irti colli piovigginando sale, argomento sempre attuale e di grande interesse pubblico. Ma forse saresti arrivata alla estetica kantiana anche in quel caso, per cui avrei fatto prima a tacere… Mia madre me lo ha sempre insegnato che è meglio tacere, ma io mi ostino…».

Ziodda in black by Brabs - step 2E uno è fatto, mi dico. Ma non posso presentare solo una novità. Devo inventarmi qualcos’altro.
Ci dormo su. Mi sveglio con una nuova idea.
«Ogni artista che si rispetti si è fatto un autoritratto. Sì, che bella idea, me lo faccio anch’io. Perché non ci ho pensato prima?».
Interviene la mia coscienza:
«Brava, hai detto un artista che si rispetti… Sei sicura di rientrare in questa definizione?».
Accoltello alle spalle la mia coscienza assassinandola turpemente ed inizio a tracciare i contorni di quella che diventerà la prova della mia vena artistica per i posteri nei secoli  dei secoli. Amen…
Vedo il mio corpo prendere forma nei tratti sinuosi e decisi della mia matita. Intanto una melodia del passato si insinua nel mio sentire… La canto.
«Ma cos’è?» dico, rivolgendomi a me stessa.
Ha un vecchio suono, qualcosa di intimo e profondo. Cazzo, è il carillon della mia infanzia. Ma che mi succede? sto regredendo? Ma no, mi dico, è la potenza del disegno, quella capacità di penetrare i ricordi, il mio inconscio più intimo.
Altro che seduta dallo psicologo… Nelle ore passate in trance a tracciare quei fogli, riaffiorano cose che voi umani…
Bene, la forma è fatta. Troppe curve, fianchi larghi e seno prosperoso. Non mi assomiglia per niente. Però può pur sempre essere la mia personale interpretazione di me stessa. Posso sempre dire che io mi vedo bella piena e giunonica…
Disegno il viso. E’ il mio sorriso, adesso ci siamo.

Dubbio esistenziale: riempio il corpo di nero o lo lascio solo accennato? Ma si, procediamo col nero. Il nero è un colore, ricordalo sempre. Il nero ed anche il bianco. Mentre disegni ripetitelo sempre. E soprattutto usali.
Ziodda in black by Brabs - step 3Ok, agli ordini Brabs… riempio di nero. Un pennarello, due, tre… fino ad arrivare a 5.
Ecco fatto… corpo nero.
«Accidenti! sono diventata Barbamamma… I nipotini saranno contenti, visto che hanno l’inspiegabile passione per la famosa famiglia di esseri informi colorati dalle avventure banali e semplicistiche: i barbapapà… Che cartone animato inutile, mi dico. Ai miei tempi…»
Si, vabbè, stai iniziando a parlare come quei nonnini ormai stanchi dell’esistenza che rimpiangono periodi assurdi pur di criticare il presente.
Brabs datti un tono. Sei una “donna matura”, avrai tutto il tempo di mettere la dentiera e rimpiangere i tempi che furono. Chissà che due palle quadre farai ai posteri. Non iniziare da adesso…

Finisco il disegno. Scelgo la musica da abbinarci e lo mando in visione ai soliti prescelti: mia madre, mia sorella, Marilena, Nicola e l’onnipresente Fredrick.
Tutti entusiasti. Mi colpisce la risposta di mia sorella:
«Molto bello, sai cosa mi sembra? barbamamma…»
Lo sapevo cavolo. Ma cosa diamine è venuto fuori? è il doloroso destino inflittomi da mio padre che da piccolina mi chiamava “Barbafiglia”… che sia una vecchia riminiscenza? Uno scherzo del destino?
Ziodda in black by Brabs - step 4«Ci ho pensato anch’io, sai? Senti facciamo una prova. Chiediamo ad Alessandro, che si interessa d’arte e segue il percorso artistico della zia».
In realtà è da 4 anni, e cioè da quando lui ed il fratellino Matteo hanno fatto il piacevole ingresso nelle nostre vite, che la zia si prodiga a riempire la loro cameretta di tartarughe, barche, città inanimate che quasi c’è da soffocare dai colori. Ormai ci hanno fatto l’abitudine. Credo che non dimenticherò mai il giorno in cui Alessandro mi ha detto:
«Ma lo sai zia che mi piacciono i tuoi disegni?».
Un orgoglio incontrollabile mi ha pervasa. Altro che critico d’arte, questo vale molto di più. Forse una delle maggiori soddisfazioni della mia vita. L’ho guardato cercando di dissimulare l’enorme soddisfazione e ho glissato per nascondere l’emozione.
Si, chiediamo a lui anche stavolta:
«Ale, hai visto il disegno di zia Brabs? Cosa ti sembra?».
Ci pensa, non risponde subito, lo osserva…
«Una bambina senza braccia e gambe…»
Accidenti stavolta ho proprio sbarellato. Non mi somiglia, non è barbamamma, sembra un bambino con gli arti amputati…
Che delusione…
«Ma Ale… sei sicuro? non ti sembra barbamamma?».
Segue un lungo silenzio. Una voce flebile e poco convinta risponde:
Ziodda in black by Brabs - step 5«Siii…», e scappa. La conferma che ho toppato, il mio ritratto non ha senso. Avrei potuto chiamarlo “Autoritratto in nero”. Avrei potuto farlo diventare un nuovo quadro per i bambini, avrei potuto spacciarlo per barbamamma e vivere serena per sempre consapevole dell’empio misfatto. Ed invece è solo una massa informe di nero, una signora di colore sconosciuta che mi sorride. Il sorriso è il mio, me l’ha rubato, ma per il resto è un grande flop.
L’unica soluzione è trovare un nome generico. Lo so è banale, ma non trovo altre soluzioni e la mostra è vicina.
Chiamo mia madre in cerca di suggerimenti.
«Adesso non pensarci, avrai tempo quando te la metterai a “conch’è lettu”*».
La mia risposta non si fa attendere:
«Ma sei pazza? Scordati che ci metto sta ziodda in black… Mmmm “Ziodda in black?” Grande mummy, vedi che mi dai sempre grandi idee? La chiamerò proprio Ziodda in black!»

p.s. approfitto dello spazio qui concessomi per annunciare l’apertura del mio nuovo shop on-line su society6.com. Visto che diverse persone hanno espresso il desiderio di  acquistare i miei disegni e siccome (come già spiegato) in cuor mio non riesco assolutamente a separarmene se non in rari casi eccezionali, mi sono inventata una via alternativa. Qualcuno mi ha dato la soffiata di alcuni siti che vendono opere d’arte e ne fanno anche dei gadgets: stampe, magliette, cuscini, borse, case per i-phone, per ipad, stampe per bambini ed altre cosine molto carine. Ritenendo i miei disegni adatti a tal uopo e sapendo che molti di voi sono intrippati nel compulsivo vezzo di collezionare questi simpatici (ed utilissimi) accessori, ho fatto delle prove. Il negozio non è ancora completo visto che tanti disegni (i miei preferiti tra l’altro) sono in mostra all’Enò Ristorante di Cagliari.
Ma presto lo aggiornerò con tutte le mie creazioni.

* locuzione sarda che sta per: appeso nel muro sopra il letto.

Ziodda in black

LINK UTILI:
Sito web Brabs
Brabs su society6.com

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