Confessioni d’autore – Rive di plastica al Bastione di Cagliari – Intervista a Cédric Dasesson

Cédric DasessonAvete presente il Bastione di Saint Remy a Cagliari? Non pretendo che lo conosciate, ma, prima di continuare a leggere, fatevi un’idea cliccando qui o cercandolo su un motore di ricerca.
Adesso che sapete di cosa parlo, vi posso raccontare cosa mi è successo.
E’ andata così: mi trovavo fra le affollate autostrade virtuali della Grande Rete e cercavo materiali interessanti per il blog, quando all’improvviso mi è apparsa dinanzi un’immagine sublime. Sai quando rimani con la bocca spalancata e gli uccellini ti cinguettano nello stomaco? Ti si ferma il respiro e arranchi cercando un rifugio neuronale che ti aiuti a capire? Ma certe emozioni non si possono capire, né spiegare. Decido di fermarmi a fare un pit stop, in realtà non posso fare diversamente, avevo giusto bisogno di far carburante d’idee. C’è un autogrill da queste parti, mi dico.
Prendo il respiro qualche secondo, mi faccio forza e affronto la situazione di petto:
“Ma questo… è proprio il Bastione? Fammi leggere, ma sì, è il Bastione, lo conosco troppo bene. Cédric DasessonQuante volte avrò pestato i suoi gradini marmorei e consumati dal tempo? E quante volte mi sarò fermata sulle sue terrazze a osservare l’infinito oltre la siepe immaginaria della mia incantevole Cagliari?”
Strabuzzo gli occhi… Nelle immagini che ho davanti un delicato torrente ha improvvisato il suo corso proprio sulle bianche spigolosità della sua facciata centrale, quella che scende nelle due scalinate speculari. Esso sembra spinto da una corrente invisibile che lo fa fluttuare dal cielo fino a scendere dolcemente in basso, dapprima centralmente, per poi dividersi fino a toccare la base, in piazza Costituzione. L’impressione è che qualcuno, un Demiurgo con la fissa dell’arte, abbia deciso di scatenare la sua fantasia proprio a Cagliari e per giunta in uno dei suoi luoghi che preferisco. Ma chi è questo essere talmente ispirato? Chi è colui che ha osato infradiciare di vitalità le vie poco battute della sperimentazione artistico-architettonica nella mia città?
Il suo nome è Cédric Dasesson e non ho resistito… gli ho fatto qualche domanda.

Parlaci di te. Chi sei e qual è il tuo percorso artistico?
Sono un artista con un background accademico in Architettura alla Facoltà di Cagliari.
Durante gli studi ho sviluppato la passione per le forme e quello che concerne la loro composizione, studiando e interessandomi a tutto quello con cui vengono composte le forme semplici e quelle complesse.
Nel mio percorso di studi ho nutrito la passione per l’arte in generale, appassionandomi al tempo stesso alla storia dell’arte, nelle sue componenti della scultura, dell’architettura, e della pittura. Inizialmente, mi misi a studiare soluzioni complesse, in ambito di progettazione, ma alla fine capii che la semplicità rendeva tutto più coinciso. Ho avuto, in passato, la possibilità di lavorare al mare e attraverso il mare ho scoperto sensazioni di piena pace. Tornai alla mia vita da studente per concludere il percorso accademico e dedicarmi alle mie passioni.
Solo più tardi, in uno dei miei viaggi, volli mettere in gioco la mia sensibilità artistica, questa volta non solo in maniera teorica, ma anche in pratica: la fotografia. Diventò una costante essenziale, che portai, da quel momento, sempre con me ovunque andassi. Avevo interesse nel fotografare paesaggi e raccontarne le loro sensazioni, ma avevo sempre l’impressione che quello che facevo fosse un po’ banale.
Mi barricai, quasi nascondendomi, per un anno intero, per capire che sensazioni provavo veramente nei confronti della mia terra. Solo allora capii che dovevo dedicarmi a raccontare il paesaggio a modo mio.

Qual è per te il rapporto fra architettura e arte? In che modo si legano e cosa può generare questo legame?
Penso che sia tutto architettura, e che tutto sia arte, qualunque cosa noi facciamo. Mi son abituato a leggere il concetto e il significato di un qualunque nostro gesto. Il mio lavoro riguarda esclusivamente il paesaggio, o per meglio dire: descrive il paesaggio delle coste sarde e racconta sensazioni semplici ma piene come la fluidità dell’acqua che scende da un torrente, ricreandole con installazioni o ritrovandole nei dettagli anche quando nascoste. La perfezione architettonica spontanea della natura può diventare quindi ispirazione e piattaforma per l’installazione d’arte, così come l’arte in realtà non è altro che la matrice da cui si genera l’architettura, in un processo di scambio e di simbiosi che abbraccia tutti gli aspetti del vivere e del pensare.

Parlaci del Progetto al Bastione. Come è nata quest’idea?
Questa idea nasce da un’installazione già realizzata da me in precedenza. A primo impatto, forse, la gente potrebbe pensare che sia un plagio a Christo, ma mentre la sua ricerca era impostata sull’impacchettare gli elementi, la mia è un’idea che invece nasce per instaurare un rapporto tra la natura e la città, tra lo spazio, in questo caso urbano, e il tempo che ha visto crescere il paesaggio. Spiego meglio, il mio studio sulla fotografia e sulle installazioni parla degli elementi all’interno di un paesaggio, non mira a far ricordare il luogo come attraverso una foto da cartolina, ma nel descrivere gli elementi che compongono quello spazio sottolinea le interazioni con il paesaggio, riorganizza le sensazioni mettendo in luce i materiali e le forme essenziali. A mio avviso, per descrivere un paesaggio non è necessario altro, solo il dettaglio, la sua semplicità, il suo materiale, ciò che gli sta intorno.
“Affrontiamo un continuo ed irreversibile mutamento dello spazio senza ricordare le forme essenziali che lo compongono”, questo è il significato di flusso. I flussi in fondo sono questo, hanno una forma continuamente mutabile. A me piace dare un ordine e far sì che il paesaggio venga ricordato per il racconto del mio punto di vista, della sensazione che mi trasmette, non per quella famosa foto da cartolina così impersonale.

Quali sono state le dinamiche organizzative e burocratiche? Parlaci della sua realizzazione concreta.
L’idea del progetto al Bastione è nata dalle sensazioni che volevo far provare e volevo provare io stesso. Il materiale più semplice, sia da trasportare che da utilizzare, è stato un classico telo di plastica, di quelli che si utilizzano per coprire i mobili quando si deve imbiancare.
Tutto è nato dal fatto che avevo voglia di parlare della fluidità e delle sensazioni che provoca, ma non sapevo dove farlo. Mi interessava portare queste sensazioni in città, visto che avevo già realizzato qualcosa di simile in una distesa di alberi. Si sta perdendo il concetto di natura in città e come già detto, dove non c’è natura mi piace ricrearla. Cagliari è una città che propone dei punti in salita dove far scorrere un fiume che non esiste.
Ho chiesto regolare permesso, ho aspettato un mese, come da normativa, per ottenere il sì e mi è stata fornita una lista di luoghi dove avrei potuto esprimere questo concetto. Ero autorizzato a realizzare una struttura smontabile che non desse fastidio ai passanti e che non intralciasse il passaggio, a patto che non occupassi il suolo per più di otto ore, costruzione e demolizione comprese. Scelsi Il bastione sia per la sua posizione che per la sua fruizione. Solo così avrei potuto raggiungere un numero tanto alto di passanti in sole otto ore.
Firmato il permesso, ho dovuto pagare l’ente che si occupa di “occupazione del suolo pubblico” e per le questioni burocratiche era risolto tutto, rimaneva la parte più difficile: la realizzazione vera e propria.
Avere la pretesa di ricreare un fiume, o meglio, una cascata, che scendesse dalle gradinate di un monumento storico, simbolo della città, del costruito, non è stata certo un’impresa poco ambiziosa, lo riconosco, ma è stata una sfida che mi ha dato tanto. Ha dimostrato che la città e la natura possono rincontrarsi anche solo per un sabato pomeriggio, che il fiume che scorre e leviga ciò che lo abbraccia non è altro che una metafora della vita dell’uomo, che si sposta, lavora, viaggia, vive la città e in qualche modo ne altera il suo aspetto, la sua storia. Per questo ho scelto il Bastione, così centrale, così storico, così circondato dal traffico urbano.

Quale è stata la reazione degli inconsapevoli fruitori dell’opera quando hai realizzato l’installazione?
Ho scelto di non pubblicizzare l’installazione né organizzare un evento, proprio per capire se ci fosse o meno una reazione spontanea, e sono stato piacevolmente stupito dalle poche persone che si fermavano a interpretare l’installazione. Ma devo essere sincero, pochi i sardi che non rimanevano schifati al vedere “quei teli per terra”, così venivano definiti. L’arte non viene accettata se non si promossa da un evento dove si faccia casino o dove si beva o dove ci sia qualcosa gratis per il visitatore; la gente in Sardegna non vede o meglio, chiude gli occhi di fronte a qualcosa di nuovo che non sia di moda.

Questo è il primo esperimento di questo tipo o ci sono degli antecedenti?
È il primo esperimento in città, le altre installazioni le ho realizzate in campo aperto, o meglio in zone naturali con una distesa di alberi.

Il panorama sardo consente, stimola e incoraggia questo tipo di iniziative?
Come avrai notato dalla mia risposta di prima, direi di no. Trovo che il panorama artistico in Sardegna sia molto selettivo, quasi una moda, e se non utilizzi quella forma d’arte che rientra negli schemi che tutti conoscono, nessuno si impegna e scoprirne di nuove, soprattutto se si parla di arte concettuale.
Non voglio assolutamente togliere merito a coloro che sviluppano arte o che la fanno, ma vorrei che gli spettatori portino un po’ di rispetto e di apertura nei confronti di quelle forme d’arte che non conoscono. Potrò sembrare critico, ma non vedo perché non essere sinceri.
Non ho mai frequentato una scuola d’arte o di fotografia, tanto meno ho mai partecipato ad un workshop (una delle tante cose che vanno di moda, visto che è anche una parola inglese che fa effetto).

Parlaci dei progetti futuri.
In ambito fotografico terrò una mostra personale a Dubai a maggio, dove porterò un progetto intitolato “La difesa di Perseo”, dove voglio rappresentare la vita di Perseo fotograficamente.
Nel campo delle installazioni sperimento sempre, in qualche bosco o zona disabitata.
Sicuramente effettuerò altre installazioni in città, ma voglio sicuramente fare una cosa più impattante di quella realizzata al Bastione, visto che forse per poter essere preso in considerazione bisogna fare le cose in maniera “esagerata”.

Link utili / Useful links:
Cédric Dasesson – Progetto Bastione – Behance
Cédric Dasesson – Website
Cédric Dasesson – Behance
Cédric Dasesson – Facebook
Cédric Dasesson – Pinterest
Cédric Dasesson – Tumblr

RIVE DI PLASTICA – BASTIONE – GALLERIA

RIVE DI PLASTICA – BASTIONE – DISEGNI PRELIMINARI

RIVE DI PLASTICA – ALTRE REALIZZAZIONI – GALLERIA

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