Fotografia

FotoStorie [shot 1] – Scorcio d’Uomo X

Fotostorie [shot 1] - Scorcio d'Uomo X

Fotostorie [shot 1] – Scorcio d’Uomo X

Stai scorrendo la solita furente caterva di immagini, quando arriva lei, la foto che ti acchiappa, e non riesci a continuare a scorrere, a distogliere lo sguardo. In quel momento è nata una storia.
Gli occhi bramano di vederne i dettagli, di capirne il senso, di scoprire l’intrigo dei personaggi. Tutto ciò è acuito all’ennesima potenza se la foto è decontestualizzata, quando non si conoscono né il fotografo, né il soggetto e ovviamente quando ci sono persone di mezzo.
Così è successo per questa foto che intitolerò “Scorcio d’Uomo X” sperando che il suo autore non mi denunci, ma si tratta di un gioco, lo giuro.
Prima di finire la scrittura di questa fotostoria non leggerò né il nome del fotografo, né il suo eventuale titolo.
E’ un nuovo giochino notturno. C’è chi conta le pecore, io scrivo fotostorie.

Parliamo di quest’uomo. Dove sta andando e perché ha la mano chiusa come se fosse in tensione? Anche la sua andatura è tesa, solenne in quell’abito scuro ma troppo rigido per essere vero. Anche l’abito cozza con l’ambiente circostante che sa molto di paese. Sì, ho deciso, si tratta di un piccolo paesino del sud, facciamo nel Salento. In alto si intravedono viuzze tipiche e, sopra l’uomo X, dei bambini giocano accanto a tre vecchi che siedono per strada. In basso delle bimbe fanno il girotondo.
In che tempo siamo? E’ una foto recente o vecchia? Il bianco e nero inganna e i filtri d’oggi rendono l’invecchiato come fosse vero. Secondo me siamo nel Salento di una quarantina d’anni fa.

Oltre lo Scorcio d’Uomo X c’è la finestra. La dividerò in primo e secondo livello: il primo livello è il visibile, ciò che è lampante. Non fa una grinza che, insieme allo scorcio, sia la finestra a dar senso e forma a questa foto, anche se si tratta di un senso fin troppo scontato. Spingendosi oltre questo dualismo elementare, si scorge il secondo livello, quello celato.
La prima domanda che mi pongo è: quanto incide il riflesso della finestra su ciò che i suoi vetri fanno intravedere? Se no come si spiegherebbe l’enorme sagoma di uomo a pochi metri dall’Uomo X?  Si tratta di un gigante? No, i giganti non esistono. E’ forse una statua? Ma cosa ci farebbe sul ciglio della strada? A meno che non sia una piazza.
In alto a destra compare all’improvviso un mucchio di gente che sembra portare degli indumenti bianchi. Forse sono bambini vestiti di bianco, come la bimba che spunta sullo scorcio proprio in quella direzione e che all’inizio sembrava giocare coi vecchietti seduti. Che sia una processione? In effetti, a ben guardare, davanti alla chiazza bianca ci sono degli uomini vestiti di nero, sono pochi e sembrano tenere dei bastoni. Inoltre in un buco della tenda alla finestra si intravede sulla sinistra un altro uomo con l’abito marrone.
Il gigante comunque è sempre sproporzionato sia rispetto all’uomo X, sia rispetto ai capigruppo in nero. Questa cosa mi provoca fastidio fisico, probabilmente non dovrebbe, ma lo fa. L’unica soluzione è che sia una statua riflessa dal vetro e che si trovi a sinistra della finestra. Andata!

Astraiamo ancora di più e passiamo al concetto. Chi sta facendo la foto? Perché si trova dietro una finestra mezzo socchiusa? Non si vuole far vedere? E da chi? Sta spiando qualcuno? E soprattutto perché ha deciso di isolare il preoccupato Uomo X trascendendo la folla che lo accompagna? E se l’Uomo X facesse parte della processione? Ciò spiegherebbe il suo abito distinto. Potrebbe essere qualcuno di importante, tipo il sindaco del paese. Ma i sindaci non portano il tricolore? Forse non era richiesto in questa occasione. No, non ha la faccia da sindaco, forse è l’Azzeccagarbugli del paese. Comunque c’è qualcosa di losco fra il fotografo e l’Uomo X, su questo non ci piove.

Più guardo la foto, più mi sembra che l’Uomo X guardi verso l’obiettivo. Lo sguardo non è diretto, in realtà sembra guardi le bambine giocare al girotondo, ma il suo viso è troppo corrucciato. A meno che non voglia fare fuori una delle bambine, ma credo sia un’ipotesi piuttosto improbabile, è possibile che stia guardando proprio la finestra socchiusa.
Deciso: l’uomo X fa finta di guardare le bambine ma in realtà sa di essere osservato e scruta verso il fotografo di sottecchi per capirne le mosse. Perché è così nervoso? Si sente in colpa? Ha paura per la sua incolumità? Ha fatto qualcosa a qualcuno che abita lì? Ha forse messo incinta la moglie del fotografo? Forse è così ed ecco spiegato il suo nervosismo: si sente un bersaglio facile. Morire alla festa del paese durante la processione per una scopata neanche bella… Non capisce perché lei l’ha voluto dire al marito, avrebbe potuto far finta che fosse suo, visto che non hanno neanche figli e ci stanno provando da anni. Almeno così dice la gente. E adesso tutto il paese sa che è figlio suo, vanno in processione con lui, fanno finta di niente, ma lo sanno tutti. Se solo si potesse fermare nello scorcio, ancora un po’…
Magari dopo la foto ricordo, ci sarebbe scappato il morto. Meglio quello che la gogna!

GIOCHINO INTERATTIVO:
Il giochino è il seguente. Nonostante adesso siate condizionati dalla mia improbabile storiella di corna e figli illegittimi, se ne avete voglia, potete raccontarmi qual è stata la prima storia a venirvi in mente guardando la foto. Io adesso so chi è il fotografo e so anche dove è stata scattata la foto e in che anno. Ma preferisco non darvi tutte queste informazioni, non avrebbe senso. Vi dico solo il nome del fotografo:
Sergio Larrain. E vi dico anche che ho toppato su tutto. Però mi son divertita.

Per sapere di più sulla foto cliccate qui. Mi raccomando non barate!

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16 risposte »

  1. ok, ci provo. ho letto velocemente la tua spiegazione, per non farmi “aiutare” nello scrivere la mia risposta.
    siamo negli anni 60, un paese del Centro Italia.
    E’ tutta la mattina che si ripete il discorso che si prepara da due giorni; si è svegliato presto, con le prime luci dell’alba quando le campane suonavano per la prima Messa della domenica.
    La camera dell’albergo è piccola, semplice ma pulita; le lenzuola sanno ancora di sapone di marsiglia.
    Mentre si fa la barba ripensa al discorso che deve fare, ogni tanto si ferma e si guarda nello specchio deformato e appannato.
    Si chiede cosa ci faccia lì, perché abbia fatto tutti quei chilometri e poi si ricorda di lei, Giulia.
    I suoi occhi neri, profondi, i suoi capelli profumati, morbidi e lunghi.
    le sue labbra carnose e piene, che ricordano le ciliegie mature e dolci quando si mette il rossetto rosso.
    Fa la commessa nel bar vicino al suo ufficio, dapprima con timidezza poi sempre con più sicurezza è riuscito a parlarle, addirittura è riuscito a invitarla a cena fuori e poi al cinema a vedere “Colazione da Tiffany”, e la vedeva come protagonista di un film, di quelli all’americana, dove la ragazza è semplice e il lui di turno la fa diventare una regina.
    E invece lui era un semplice impiegato, e ancora si chiedeva che ci faceva in quel paesino sperduto del centro Italia, lui, che veniva dalla civilissima Milano.
    Si lavò il viso con l’acqua fredda e si passò la crema dopo barba, si mise nel vestito buono, quello che usava per le Feste comandate e i matrimoni.
    Si sentiva soffocare nella camicia dal collo inamidato, la cravatta stretta e le scarpe ai piedi che facevano già male, non era servito molto metterci della carta per mantenerle in forma.
    Uscì presto, e fece un giro per il paese, aveva delle sigarette dietro e ne fumò una dietro l’altra fino a che non si decise di dar retta allo stomaco che reclama almeno un caffè e un cornetto.
    Quando entrò nel bar lo guardarono tutti, si sentiva un pesce fuor d’acqua, diede un leggero colpo di tosse e si aggiustò la cravatta e poi si avvicinò al bancone del bar chiedendo un caffè e un cornetto.
    Lo mandò giù senza zucchero e dopo aver pagato uscì.
    Il tempo sembrava essersi fermato in quell’angolo di Italia rurale; si fece un giro tra le vie strette del paese, si guardava in giro cercando la forza per andare all’appuntamento che aveva fissato con il padre di Giulia.
    La commessa.
    Si ferma, in mezzo alla piazza a guardare le bambine che giocano a girotondo, forse pensa alla sua vita futura, alla vita futura con Giulia e si chiede se sia la strada giusta, lui quasi trentenne e lei appena ventenne.
    Si sente un nodo alla gola, sembra quasi che la cravatta gli si stringa ancora di più il collo, vorrebbe strapparsi via il vestito e correre via, ma la mano rimane stretta su se stessa, e pensa, pensa a Giulia e ai suoi occhi neri, profondi come il mare.
    E poi, poi sospirando prende la via dell’appuntamento…

    forse mi sono lasciato prendere la mano 😀

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  2. …..mah, secondo me dalle tue parti si fuma roba buona, potresti fare anche un fischio ogni tanto… ….. E andiamo con il giochino! Allora, ci troviamo in un paesino, sicuramente del sud Italia, concordo anch’io. E’ un giorno di festa o comunque ci deve essere qualche importante cerimonia. Forse un matrimonio, ma si, vada per il matrimonio! Il tipo tiene tra le mani una sigaretta che fuma nervosamente, non ama i matrimoni e ancor di più agghindarsi in giacca e cravatta. Fino ad ora non ne aveva mai indossato. Guarda i bambini che giocano, invidiandone la spensieratezza e quasi quasi gli vien voglia di giocarci assieme! Alla finestra, l’amico che abita nei pressi lo vede arrivare e non avendolo mai visto così agghindato lo immortala, di nascosto, in questo scatto! ….Ci ho provato ….. sicuramente dalle tue parti si fuma meglio!!! …. 😀 … scherzo dai 😉 Ora vado alla soluzione, chissà se ci ho preso in qualcosa!!!

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    • Ah ah ah ma allora è una fissa! questa è la settimana del Matrimonio, secondo me sotto sotto… 😉
      Non avevo pensato alla sigaretta, è possibile che quella mano la nasconda in effetti, e la storia del tizio che odia le cerimonie… beh l’ho già sentita, ma non da un racconto. E’ la drammatica realtà dell’uomo moderno 🙂

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  3. “E’ la drammatica realtà dell’uomo moderno”……. la drammaticità della leggerezza con cui si condividono i sentimenti……. ma i sentimenti, si possono mettere sotto contratto scritto ?…. va bè, ma in questo post si parla d’altro però 🙂 ….. ok, viste foto 🙂

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  4. Non voglio tirarmi indietro, ma non mi dilungherò causa mal di testa sigh sigh
    Siamo nella Sicilia degli anni ’50/60, durante una domenica di festa. I bambini giocano in strada e le anziane signore spettegolano sugli ultimi eventi. D’un tratto arriva lui, l’uomo del mistero. Sta cercando una donna, la sua lei. Ma il loro è un amore proibito. Non la trova.
    Nascosta tra le tende si affaccia. Il suo sguardo è perso sulla piazza, mentre una lieve brezza estiva le spettina i capelli. ‘Devi lasciarlo e non vederlo più. Sai come la penso’. Tuona il padre seduto a una scrivania alle sue spalle.
    L’uomo del mistero alza gli occhi alla finestra. Lei è lì, immobile, persa in quegli occhi.
    ‘No’…

    Scappo a cena :p Spero ti piaccia il mio incipit 🙂

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    • Certo che mi piace… la cosa bella di questo esperimento è proprio la varietà di storie che possono scaturire da una semplice immagine. Mi interessa capire come hanno originano i racconti, che percorsi fanno nei cervelli di chi li inventa e dove vogliono andare. E non solo i miei, quelli li conosco già (in parte)…
      Chissà poi davvero cosa stava succedendo in quel paesino (sei sicuro di non aver barato sulla locazione?)
      Ciao Andrea, buona serata 🙂

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      • Il tuo è un bell’interrogativo! Parlo per me, nascono tutti casuali, spesso sulle note di una canzone. Sono immagini sparse, cercando di non ripetermi. E poi mescolo dettagli ed elementi. E alla fine scopro qualcosa di nuovo, di me e di ciò che ho provato a fare 🙂
        (eheh ho azzeccato la location perché? :p non ho visto chi è il fotografo che sono fuggito a mangiare!)
        Buona serata Brabs 🙂

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