Waiting for Greece – L’oracolo di Delfi [parte 2]

Waiting for Greece – L’oracolo di Delfi: di pietre sacre rigurgitate da dei cannibali, sacerdoti interessati e manipolatori di profezie divine, storici confusi in interpretazioni vacillanti e altre “titaniche” gesta di questo tipo…

[Parte 2]

L’OMBELICO DEL MONDO:
Come potevo non essere affascinata dal luogo che gli uomini più sapienti del mondo antico ritenevano essere il centro del mondo? Sì, è proprio così: Delfi veniva considerato l’ombelico del mondo, il punto da cui tutto si è originato, l’essenza della vita. L'Omphalos esposto alle rovine di Delfi. A quanto pare sarebbe una copia antica di quello che veniva ritenuto l'originale.
Anche in questo caso c’entra Zeus che lanciò due aquile, una dal confine orientale e una da quello occidentale del mondo al fine di individuarne il centro esatto. Esse si incontrarono a Delfi decretandone il fulcro incontrastato dell’universo.
Il punto esatto è segnato da una pietra, l’omphalos (ombelico), che è un masso bianco di forma semiconica (o di mezzo uovo). Esistono oggi due pietre a Delfi con questa forma: una si trova nel santuario ed è una copia antica di quella originale, e una, molto più elaborata e risalente all’epoca romana, è custodita nel museo. Oracolo di Delfi - Crono
Come al solito sono diverse le leggende che accompagnano l’omphalos. Oltre quella delle aquile di Zeus, si diceva che fosse la pietra posta sulla tomba di Pitone, o che fosse il segnacolo della tomba di Dioniso. Ma la versione che più mi entusiasma per i suoi risvolti splatter è quella che coinvolge Zeus e suo padre Crono.
Dovete sapere che Crono (Saturno per i romani) era il più giovane titano, figlio di Urano (dio del Cielo) e Gea (dea della Terra) che sono i progenitori degli dei. Crono spodestò Urano divenendo il capo supremo, ma una profezia lo avvertì che uno dei suoi figli avrebbe fatto lo stesso con lui. Crono, che evidentemente non eccelleva né in sportività né in istinto paterno, decise di risolvere la questione alla radice mangiandosi i figli appena nati. Ma la moglie di Crono, Rea, non gradì la soluzione drastica del consorte per cui, all’arrivo dell’ultimogenito Zeus, gli fece uno scherzetto avvolgendo fra le fasce la famosa pietra ombelico al posto del pargolo. Fu così che Zeus si salvò e detronizzò il padre cannibale. Quest’ultimo, che nonostante la sua titanica forza, evidentemente non aveva stomaco, si sentì male e finì per rigurgitare su Delfi il macigno sacro. In realtà poi Zeus lo obbligò a vomitare anche i suoi fratelli, Oracolo di Delfi - Crono e Reama in questa sede ci interessa l’ombelico che, in questa versione del mito, non era altro che il deprecabile rigurgito gastrico di un titano.
La pietra era avvolta in un tessuto di lana grezza a rete e custodita in un luogo inaccessibile del tempio, accanto al tripode sopra il quale la Pizia emetteva i responsi divini.
Lo stesso Platone, nella Repubblica, dice che Apollo interpreta le cose del mondo “seduto sopra l’ombelico della terra, posto al centro del mondo“.
E se lo dice Platone, scusatemi ma io ci credo! O meglio, ho una voglia matta di crederci, nel senso che, pur sapendo che quella che vedrei sarebbe solo una copia, seppur antica, dell’originale, trovarmi lì al centro del mondo con l’omphalos sacro potrebbe mettermi in contatto con l’energia dell’universo che da lì si originava. Se Delfi è come la immagino silenziosa e profonda, potrei davvero trovarci un attimo di paradiso.

CONOSCI TE STESSO:
Sulle pareti del tempio di Apollo erano scritte le massime dei Sette Savi della Grecia. Oracolo di Delfi - Conosci te stessoQuella più importante, posta sul frontone dell’ingresso principale, è il “Conosci te stesso” che, come tutti di certo sapete, racchiude il pensiero socratico. Socrate prese infatti spunto proprio da questa scritta sul tempio delfico. Tuttavia questo non è l’unico legame di Socrate con Delfi visto che l’oracolo vaticinò anche un responso che lo riguardava personalmente. A chiederlo fu Cherefonte, un suo discepolo, che domandò chi fosse l’uomo più sapiente del mondo. La Pizia emise il suo verdetto rispondendo che la saggezza di Socrate superava quella di ogni altro individuo, perché egli sapeva di non sapere. A questo punto un altro sarebbe andato a festeggiare la nuova condizione di primo fra i saggi mettendo immediatamente in dubbio il riconoscimento ricevuto. Ma d’altronde il vero sapiente si Oracolo di Delfi - Morte di Socratericonosce anche da questo. Socrate infatti non lo fece, d’altronde Apollo lo conosceva bene… Egli si pose invece in un atteggiamento quasi miscredente rispetto alla profezia. Senza esagerare, e per questo rischiare la fine di Esopo, egli dichiarò che, pur restando che il dio di Delfi non può mentire, lui sarebbe stato il più sapiente solo quando sarebbe riuscito a dimostrarlo “confutando” tutte le persone del mondo.
La sua reazione risulta invero un tantino arrovellata ma rientra assolutamente nel pensiero filosofico socratico e nella caparbietà e coerenza morale di un uomo che preferì bere il veleno piuttosto che abiurare le sue convinzioni.

IL MISTERO DELLA LETTERA E (epsilon):
C’è un altro mistero che accompagna Delfi, ed è una enigmatica lettera E incisa tra le colonne del tempio di Delfi - Tempio di ApolloApollo laddove, come abbiamo appena visto, si trova la famosa asserzione socratica “Conosci te stesso”. Con lei compare anche la scritta “Nulla di troppo” che suona come un’esortazione allo spirito di riconoscere i propri limiti. Come ho avuto modo di dirvi in precedenza, queste scritte erano delle frasi attribuite ai sette savi (o sapienti) della Grecia. Esse intendevano ricalcare la finitezza dell’uomo nei confronti della divinità e alcune fonti dicono che fossero dei responsi dello stesso Apollo.
Torniamo dunque a questa lettera misteriosa. Vi anticipo che le tesi sono diverse e, per quanto mi riguarda, nessuna davvero convincente.
Si dividono in due filoni principali: uno più legato all’oracolo e uno matematico.
Per quanto riguarda le spiegazioni legate all’oracolo, Nicandro credeva che il simbolo andasse interpretato col valore della particella interrogativa «se», che veniva usata all’inizio della consultazione. Però non era del tutto convinto, proponendo anche un valore di particella desiderativa «potesse accadere che» che risulta come la preghiera al dio durante l’oracolo. Oracolo di Delfi - Apollo e la quadrigaAnche Teone pensava che la lettera ε avesse un significato di «se», ma come base di ogni ragionamento sillogistico e caro quindi ad Apollo che, oltre ad essere dio di praticamente ogni cosa, era anche quello della dialettica. Come facesse ad occuparsi di tutto non si capisce, ma voglio prenderlo per buono, d’altronde era un dio e noi non conosciamo la sua vera natura se non per sentito dire. L’unica cosa certa è che Apollo aveva di certo un gran da fare oltre a portare il sole su nel cielo con la famosa quadriga.
Il filone matematico si basa invece sulla corrispondenza aritmetica che i greci davano alle lettere dell’alfabeto. La ε corrisponde al cinque, numero che secondo Lampria identificava i sapienti, non sette come si riteneva a causa dell’entrata forzata dei due tiranni Cleobulo e Periandro Oracolo di Delfi - Plutarco(facile così, ti svegli la mattina e decidi di autoplocamarti sapiente!).
Un altro che si arrovella coi numeri è il Caldeo citato dall’anonimo che si differenzia perché fa il conto delle vocali e non dell’alfabeto completo. Ragion per cui la ε corrisponde a due e quindi ad Apollo che si identifica col sole, secondo astro del cielo. Diciamo che questa è proprio molto tirata dai, per la serie facciamo tornare i conti.
Altro esponente della teoria dei numeri è Plutarco, colui che fu anche sacerdote di Delfi. Dovete sapere che i sacerdoti accompagnavano la Pizia nelle sue funzioni oracolari. In effetti dai vaneggi derivanti dallo stato di trance (indotto), non si capiva molto. Essa proferiva parole e frasi senza senso dietro un paravento e, prima che queste parole passassero a chi aveva richiesto l’oracolo, venivano filtrate dai sacerdoti. In poche parole questi decidevano tutto, erano i veri portavoce del dio in quanto avevano il compito di interpretarne le parole. La Pizia sul tripodeAlcuni maligni arrivano ad accusare questi sacerdoti di aver modificato a loro piacere i responsi di Apollo, alcuni si spingono anche oltre dicendo che essi approfittavano della loro posizione per sostenere o meno i loro tornaconti. Alla fine dei conti erano, seppur velatamente, gli uomini più potenti della Grecia visto il ruolo centrale dell’oracolo. Comunque fecero bene il loro mestiere visto il successo dei responsi, o ebbero molta fortuna.
Chiudo la parentesi per riprendere l’interpretazione della E da parte di uno che quindi il tempio lo conosceva molto bene. Plutarco infatti, basandosi su ragioni matematiche, riteneva il cinque un numero perfetto e superiore ad ogni altro. Inoltre buttava nel grande calderone delle motivazioni anche considerazioni che spaziano dalla logica alla musica e che arrivano a considerare il cinque come la perfezione divina.
Insomma in poche parole si voleva chiudere il cerchio a tutti i costi, ma la sensazione è che nessuno realmente sapesse il significato vero del simbolo. Sarebbe divertente scoprire che fu messo là per caso da un manovale maldestro durante la costruzione del tempio o che fosse semplicemente un ghirigoro estetico. In realtà questa superficiale interpretazione non è probabile visto il simbolismo della cultura greca, ma mi diverte ed è un buon esercizio per sdrammatizzare.

Nelle prossime puntate: L’ORACOLO | LE SCOPERTE ARCHEOLOGICHE | LA CADUTA DI DELFI

WAITING FOR GREECE:

  1. L’oracolo di Delfi [parte 1] >> LE MOTIVAZIONI | LA GRECIA | DELFI | LE ORIGINI DEL MITO
  2. L’oracolo di Delfi [parte 2] >> L’OMBELICO DEL MONDO | CONOSCI TE STESSO | IL MISTERO DELLA LETTERA E (Tu sei qui)
  3. L’oracolo di Delfi [parte 3] >> L’ORACOLO
  4. L’oracolo di Delfi [parte 4] >> LE SCOPERTE ARCHEOLOGICHE | LA CADUTA DI DELFI | CONCLUSIONI
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10 commenti

    • Questa è la classica domanda da milioni di dollari… Diciamo che la scienza ci ha portati a capire prima di tutto di non essere al centro dell’universo, inoltre ha smorzato anche un tantinello le certezze religiose di un tempo… Il centro del mondo come lo intendevano i greci non credo esista, anche se ritengo ci siano dei luoghi dotati di forze enigmatiche e difficilmente spiegabili. Però l’individualismo moderno mi porta a pensare che un centro dell’universo sia molto spesso da ricercarsi nell’ego umano, questo capita molto frequentemente… Non che sia un male, almeno se non accentuato fino a diventare culto della personalità, però dimostra quanto le cose siano cambiate…

      • Ciao barbara innanzitutto grazie per la tua risposta. Io credo che il centro del mondo ci sia e sia un non luogo spesso coincidente con l’economia. I destini dei popoli infatti, mi sembra si decidano a partire dal signore del mondo, ossia il denaro ed il suo potere infestante. Il centro del mondo credo oggi sia suddiviso nei molti luoghi nei quali si decide in quale paese un prodotto verrà o non verrà venduto, in quali si può venire a patti perfino con la morte pur di produrre, ecc… Ma vedi mia cara, questo è il centro del mondo, ma non il suo baricentro, ciò che lo tiene in equilibrio. Quello sfugge al signore del mondo, che non può comprendere il senso e l’orizzonte. E quel baricentro sarà la salvezza del mondo. 🙂

      • Beh la tua considerazione mi trova d’accordo… sono convinta anch’io che tutto venga deciso dall’economia. Purtroppo i suoi giochi spesso si perdono perché sono più grandi di noi… Ad ogni modo anche l’economia riporta all’uomo, al suo egoismo e alla sua sete di denaro…
        Per quanto riguarda invece la tua considerazione sul suo baricentro, io credo che a reggere il mondo, a differenza di quello che l’uomo dimostra costantemente, sia l’amore o le sue potenzialità che son dentro ognuno di noi. Non parlo dell’amore per un altro essere umano, ma quello elevato, che comprende la Natura, che sta dentro la Natura e i suoi esseri, almeno potenzialmente appunto… Tutto sta nel capire la sua importanza e soprattutto riuscire a far fuoriuscire questa forza… Il primo passo rimane comunque quello di esercitarla nel proprio piccolo, con le persone che ci stanno intorno, educando i nostri figli… magari le cose cambierebbero…

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