Waiting for Greece – Odissea [parte 1]

Waiting for Greece – Odissea: di blogger annoiate che massacrano gli attributi a lettori in vacanza il cui unico interesse è il tanga filo-cellulitico della Marini, di eroi greci ideatori di vili trucchetti responsabili di cadute di città altrimenti inespugnabili, degli stessi eroi greci che, per punizione, non riescono a tornare a casa e si imbattono in graziosi mostri marini e giganti cannibali, di figli di eroi greci dalle dubbie inclinazioni sessuali che vanno a cercare notizie del padre e finiscono col trovare il fidanzato e altre simpatiche “cosine” di questo tipo…

[Parte 1]

LE MOTIVAZIONI:
Non sto dando i numeri, o forse sì, ma una strana sensazione mi ha fatto naufragare (perché di naufragar si tratta) sulle pagine tempestose di uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi. Sì, parlo proprio dell’Odissea, come i più scaltri
Omero avranno già intuito dal titolo. Ora che ci penso, forse è proprio come racconta lo stesso Omero: gli dei spesso spingono gli umani a compiere delle azioni, li inducono forzando la loro volontà e l’uomo niente può contro di essi: il destino si deve compiere.
Devo solo individuare quale dio infausto si stia divertendo a sabotare le mie vacanze costringendomi a ingurgitare ore e ore di studio fra le irresistibili monotonalità di Piero Angela e figlio rampante, scusate cantante. Una volta individuato, gli asporterei tutti i poteri in modo efferato e lo lascerei vivere in disgrazia per il resto dell’eternità.
Il discorso è che sarei disposta anche a leggere il poema direttamente dalle parole ispirate di Omero ma sono priva dell’elemento indispensabile perché ciò possa compiersi prima che io approdi fra le rive della Grecia, e cioè il tempo. Ho infatti a mia disposizione poche settimane e la lettura (e comprensione) di un testo del genere richiede di certo tempi più ampi. Mappa Itaca TroiaHo perciò dovuto ripiegare su documenti trovati in rete e soprattutto video. Uno di questi, come già anticipatovi, è SuperQuark presentato da Piero Angela coadiuvato dalla sua copia vivente leggermente più giovane; il secondo è un documentario su History Channel che, nonostante l’autorevolezza del nome, ha delle enormi mancanze che avrò modo di evidenziare. Vi anticipo solo che quest’ultimo salta a piè pari tutta una parte fondamentale dello scritto omerico, e questo, per una (all’occorrenza) precisina come me, non va per niente bene.
Detto questo, voglio scagliare una freccia a mio favore sulla questione Odissea, so che state pensando “ma questa deve falcidiarci gli attributi con questo poema dell’anteguerra proprio durante le tanto agognate vacanze in cui la cosa che più mi può interessare è il tanga filo-cellulitico della Marini?“. Ebbene, Ulisseammetto che ho il serio dubbio che il dio omerico non c’entri nulla e che potrei semplicemente essere affetta da una rara forma di sadomasochismo che affligge un blogger a caso durante le sue uniche ferie annuali. Tuttavia c’è da dire che il percorso di studio di questo viaggio in Grecia ha già toccato la mitologia: prima a Delfi con la storia di Apollo, poi a Santorini col mito di Atlantide. In poche parole una mente mediamente sveglia sarebbe arrivata a Omero prima o poi dai… e poi lo sapete che ho bisogno di uno scrittore che accompagni e vegli sul mio cammino. A Praga era Kafka e stavolta sarà Omero, sempre che lui non abbia delle perplessità a riguardo, ma questo non lo sapremo mai…
L'OdisseaFatto sta che sento che pian piano sto entrando nella parte, riesco a scorgere sempre più le sfumature della cultura greca, di quella antica che si lega in modo indissolubile con la nascita del pensiero dell’uomo. Pensate alla filosofia, alle arti e, come in questo caso, alla letteratura che sbocciarono all’epoca.
C’è da dire che la mia può anche essere la classica crisi di mezz’età che mi fa sentire un po’ come Ulisse*: un eroe errante sbaragliato fra mille disavventure e all’inseguimento del suo sogno.
Il cavallo di TroiaComunque, qualunque sia la causa, lo confermo: mi sono imbarcata nell’Odissea e la verità è che mi sono divertita parecchio. La storia di Ulisse, attraverso una marea di metafore e altrettante avventure e sventure, è davvero avvincente: si scorgono intrecci, inganni e altri accorgimenti letterari che spesso ricordano storie da soap-opera. Questo mi è piaciuto e mi ha fatto pensare che forse, senza avere la seppur minima illusione di poter competere con il grande poeta Omero, potrei tentare di raccontare a mio modo le gesta del prode Ulisse, colui che ebbe un ruolo fondamentale nella guerra di Troia ingannando (miserevolmente) i troiani con lo scherzetto del cavallo. Egli uscì vittorioso dalla guerra, peccato che poi, per tornare a casa, ci mise dieci anni fra giganti cannibali, maghe, ninfe, mostri vari e naufragi sventurati. Bene, di questo narra l’Odissea e di questo io vi racconterò cercando di essere più stringata possibile ma senza dimenticare alcune nozioncine storiche che, scusatemi, non posso esimermi dall’includere.
Buona lettura!

BACKGROUND
Per prima cosa mi sembra doveroso fare un quadro generale della vicenda. Ulisse, come già detto in precedenza, è appena uscito vittorioso dalla guerra di Troia e desidera tornare a Itaca. PenelopeQui ha lasciato la moglie Penelope e un figlio in fasce di nome Telemaco che, al tempo della nostra storia**, ha circa una ventina d’anni. La guerra è durata 10 anni e altrettanti ne sono passati senza che Ulisse abbia fatto ritorno. Intorno alla bella (e ormai matura) mogliettina del re iniziano a crescere i pretendenti, i cosiddetti proci, coloro che, anche cambiando l’ordine di due lettere, il risultato non cambia. Penelope promette di accettare di prendere uno di loro in sposo solo quando avrà finito una tela che sta tessendo per il suocero Laerte e che gli farà da sudario alla morte. Peccato che questi aitanti maschietti in cerca di sistemazione non brillino di particolare intelligenza perché non si accorgono che la furba regina li inganna disfacendo la notte ciò che ha tessuto durante il giorno. Il mito è il mito ma io mi chiedo come facessero dopo quattro anni, quelli passati dall’annuncio di Penelope, a non notare che la tela non cresceva mai. Forse pensavano che la regina fosse negata nell’arte della tessitura? O che qualche dio si prodigasse per non fargliela finire e tenerli lontani dall’agognato trono?
La mancanza di perspicacia in essi non era inoltre compensata dall’educazione visto che questi simpatici parassiti non solo si erano installati in pianta stabile a corte, ma iniziavano anche a esser molesti e arroganti.

TELEMACHIA (Libri I-IV)
La situazione a Itaca si è fatta drammatica: i proci assediano la corte del re assente mangiando, bevendo e beando dei (lubrici) servigi di alcune ancelle. Essi insistono nel voler sposare la regina Penelope e la mettono alle strette.
la dea AthenaSono passati vent’anni dalla partenza di Ulisse, quando la dea Atena decide che è arrivato il momento di far qualcosa per lui. C’è da dire che la dea Atena ha sempre avuto un debole per Ulisse. Più avanti nella storia scoprirete che questa è una reazione comune nelle donne che hanno a che fare col nostro eroe. Essa tende dunque a proteggerlo e segue i suoi passi ascoltando le sue preghiere di far ritorno a casa.
Atena va da Zeus e gli parla di Ulisse, gli dice che vent’anni sono troppi per un uomo fuori dalla propria casa. Zeus stranamente si impietosisce e acconsente che la dea intervenga spingendo il giovane Telemaco ad andare alla ricerca del padre. Sinceramente non ho ben capito questa mossa di Zeus visto che questo viaggio non cambia affatto le sorti di Ulisse e della storia, bensì serve solo a chiarire, attraverso i personaggi che Telemaco incontra, il background storico del tempo.
Telemaco incontra dunque Atena travestita da capo di una tribù che lo incoraggia nell’impresa e decide di andare a cercare notizie di Ulisse. Egli riunisce l’assemblea del popolo e chiede che gli sia fornita una barca e degli uomini. Penelope e Telemaco a ItacaOvviamente i proci gli ridono in faccia, non è di certo loro interesse che il re sia puta caso vivo. Meglio lasciarlo dov’è anche se fosse. E poi la regina non ha mai detto di non voler sposare uno di loro, anzi ha promesso che lo farà quando avrà concluso la sua tela, per cui non c’è alcun bisogno di andare a cercarlo.
Ma Atena è risoluta e, come ogni donna, quando vuole una cosa è quella e basta, per cui si traveste da Telemaco e assolda venti compagni fedeli, trova una barca e ci mette sopra il vero Telemaco spedendolo a cercare notizie del padre.
Telemaco si ritrova così mezzo ed equipaggio e salpa nascosto dalla notte.
Le sue mete, così come gli ha consigliato la dea, sono due: la prima a Pilo, dove lo accoglie Pisistrato, figlio di un Nestore ormai molto vecchio. Quest’ultimo rievoca i tempi della guerra e le gesta di Ulisse, ma dice di non aver saputo più nulla sulla sua sorte dal momento della sua partenza da Troia. Menelao e ElenaLo incoraggia comunque a recarsi nella sua seconda meta, cioè Sparta, perché forse Menelao può sapere qualcosa. Però prima del viaggio gli offre ospitalità e il giovane figlio, visto che voci di corridoio sussurrano che Telemaco divise il letto con Pisistrato. Probabilmente scoppiò l’amore perché quest’ultimo lo accompagnò fino a Sparta. Qui subentra il primo pettegolezzo storico rilevante. Indovinate con chi si è rimesso Menelao? Nientepopodimeno che con la famosa ex moglie, la stessa il cui rapimento fu causa della guerra di Troia. Insomma Elena, la donna più bella del mondo e per questo condannata ad essere vittima di ratti dagli epiloghi sanguinosi. Menelao, dopo la caduta di Troia, ha deciso di riprendersela, nonostante sia passata, oltre che a Paride, La morte di Agamennoneanche al fratello Deìfobo. Ad ogni modo sono loro che accolgono Telemaco. E son sempre loro che gli danno una speranza.
Menelao prima racconta la triste sorte di Agamennone, ucciso al suo rientro dalla guerra dalla moglie Clitemnestra e dall’amante (e cugino della vittima) Egisto. Quest’ultimo, a quanto mi è sembrato di capire dell’assassinio, avrebbe aggredito il valoroso eroe nella vasca da bagno mentre questo faceva il suo primo bagno dopo il rientro. Il particolare macabro sta nell’arma utilizzata per l’omicidio, e cioè un’ascia. E il colpo inferto non uno. Insomma una scena da film splatter con sangue a gogò che schizza alle pareti.
Menelao poi passa a parlare di Ulisse e dice di non averlo visto dopo la sua partenza da Troia, ma di aver saputo che è prigioniero della (bellissima) ninfa Calipso.
A questo punto Telemaco è felice, ha le prove che suo padre è vivo e vuole tornare a Itaca. Egli non sa che, ad accoglierlo, ci saranno i proci che, nel frattempo hanno pensato bene di sbarazzarsi del figliolo impiccione tendendogli un’imboscata al suo rientro.

* Odisseo era il nome originale greco. Ulisse è la traduzione latina di Livio Andronico.
** L’Odissea è stata scritta da Omero verso il 720 a.C.. I fatti narrati risalgono invece al 1300-1200 a.C. circa.

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