Il corto della settimana – Bambini e identità sessuale nel videoclip di HollySiz

HollySiz - The light
Uno dei miei spacciatori di corti stavolta mi ha passato un videoclip musicale.
Si tratta del video del singolo “The Light” di Cécile Crochon, in arte Cécile Cassel, una cantante, attrice e regista francese classe ’82 che ha recentemente cambiato il nome d’arte in HollySiz. Il cognome non vi è nuovo? Ebbene sì, si tratta della sorella del noto Vincent che voi tutti conoscerete di certo visto che, oltre a essere un apprezzato attore, è anche il marito della nostra Monica Bellucci.
Normalmente non pubblico videoclip musicali ma questo è diverso, parla di un bambino con un’identità di genere atipica alle prese col mondo e quindi coi problemi a scuola, in famiglia e nella vita di tutti i giorni.
Soprattutto ho pianto, guardatelo e capirete il perché.
Buona visione!

ENGLISH

Link utili / Useful links:
HollySiz – Website
Cécile Cassel – Wikipedia
HollySiz – Facebook fan page

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11 commenti

  1. maximwalker · · Rispondi

    Questo video è bellissimo. Davvero… dov’è la libertà d’espressione che tutti ultimamente decantano? Le libertà individuali che sono per legge nostre? Alla fine non lede nessuno vedere un bambino sorridere.
    Forse solo agli stupidi, ma non mi curo di certe persone.

    1. Sono d’accordo… più che stupidità io la chiamo ignoranza. Di certo una situazione del genere non è semplice da gestire per qualsiasi genitore ed è problematica in ogni contesto, soprattutto quello scolastico. Nonostante tu abbia ragione a ricorrere al concetto di libertà individuale, sappiamo bene che la sua affermazione non è sempre così scontata e facile. Bisogna lavorarci con intelligenza e cercare di sensibilizzare sull’argomento nel tentativo di scalfire l’ignoranza e la stupidità da essa derivante 😉

      1. maximwalker · ·

        Hai ragione, è ignoranza, e purtroppo nessuno (o quasi) insegna. Ed è sbagliatissimo. Alla fine davvero siamo su un pezzo di roccia in uno sputo di universo e il tempo che abbiamo è limitato… dovremmo vivercelo serenamente e lasciarlo vivere agli altri. Ma non perdo la speranza 🙂

      2. Guarda ti dico… è ciò che mi ripeto ogni giorno sto fatto che siamo limitati e finiti e che dovremmo cercare di dare senso alla nostra vita effimera cercando di viverla serenamente e rispettando gli altri… Comunque, nel nostro piccolo, noi blogger possiamo fare tanto insistendo su determinati argomenti. Sapere che il mio lavoro può servire anche solo a illuminare una mente perduta, dà senso al mio lavoro. Anch’io non perdo le speranze ed è questo che mi fa continuare in questa direzione 😉

      3. maximwalker · ·

        Sei molto brava in quello che fai 🙂

      4. Ehm… grazie 🙂

  2. Allora…
    Il videoclip è molto ben fatto ed interessante, il messaggio di comprensione e di non discriminare è lodevole, ma mi sento di voler sottolineare solo un aspetto, è un mio giudizio personale, tendo a precisarlo.

    Il video è da quel che ho visto fatto e ambientato negli USA, dove non c’è un regolamento scolastico che impone o indirizza ad avere uniformi scolastiche e dove in genere sono previste solo nelle scuole private a vocazione religiosa.

    Io sono sempre stato dell’idea che nel sistema scolastico italiano sarebbe auspicabile che le scuole primarie (materna e elementari-medie, le seconde sempre più unite in istituti comprensivi) dovrebbero inserire l’obbligo di una divisa scolastica …perché?
    Paradossalmente, propria la libertà di indossare quel che si vuole a scuola, specie alle medie, ha favorito molti aspetti discriminanti fra gli alunni non solo dal punto di vista sessuale, ma anche di fascia economica.
    Chi non ha abiti griffati, viene relegato da gruppi che vestono “alla moda” ; lo scimmiottamento delle modelle e modelli porta a vedere minori indossare capi che, alla mia età, mai avresti visto addosso a ragazzini e ragazzine.
    La scuola ha perso da tempo quella funzione di educare allo stare insieme, al rispettare le differenze e a creare una società “uniforme e multiculturale allo stesso tempo”, proprio non insegnando le normali regole di convivenza civile.

    Credo che in tal senso, ridare attraverso un’uniforme comune a tutti gli studenti quel senso di appartenenza al corpo scolastico, ridarebbe sinceramente attaccamento alla scuola e ai suoi insegnamenti, permetterebbe di abbattere le differenze che la società crea e che la famiglia non riesce ad arginare.

    Bello che una famiglia rispetti le scelte di un bambino, ma una famiglia deve anche insegnare a un bambino a stare in un mondo dove non tutti la pensano come lui e dove ci sono anche degli ambiti dove è necessario tenere comportamenti e situazioni diversi dall’ambiente domestico.
    Insomma, liberissimo di indossare un vestitino o abiti da femmina in casa, ma credo sia controproducente farlo in ambito istituzionale (come può essere quello scolastico), perché e a scuola che ci viene insegnato che ci sono posti e luoghi che richiedono rispetto di determinati regole e comportamenti.

    Scusa barbara se mi son dilungato, ma spero di aver spiegato quel che intendo 🙂

    1. Beh capisco molto bene quello che dici e sinceramente sono d’accordo con te. Credo che in questo caso, però, il video sia rivolto a un problema che indubbiamente ha ripercussioni anche nell’ambiente scolastico, ma che non si esaurisce lì. Questo/a bambino/a purtroppo si ritrova in un corpo sbagliato e lo sarebbe anche con un grembiule, non è l’abito che indossa a determinare il suo modo di sentirsi, la sua identità di genere…
      Ad ogni modo credo che le tue considerazioni siano corrette per quanto riguarda la scuola e le conseguenze derivate dalla scelta di eliminare la divisa/grembiule. Purtroppo la direzione va sempre più verso l’accentuazione delle differenze e la discriminazione, ben vengano questi video che aprono spiragli in questo senso.
      Ciao Enrico, grazie per il tuo commento 🙂

      1. Figurati, fa piacere che si sia capito il senso del mio discorso 🙂 credo che la scuola debba tornare a recitare quella importante funzione educativa che aveva, anche in questi ambiti.

        Bisogna aiutare i bambini a crescere nella consapevolezza che il loro corpo cambia, che matureranno istinti e atteggiamenti sessuali che subiranno molte evoluzioni nel corso degli anni specie nell’adolescenza.

  3. franciosigianluca · · Rispondi

    L’argomento è molto delicato, forse ci stiamo avvicinando a questi argomenti anche se – duole dirlo – l’Italia è ancora un fanalino di coda.
    I pochi casi italiani di bambini che affrontano il lungo percorso per vedere affermata la propria identità di genere quando questa non coincide con l’identità biologica possono vedere ben rappresentato in questo video una parte di ciò che hanno dovuto affrontare.
    Essere letteralmente nel “corpo sbagliato” è una sensazione terribile che – come rappresentato nel video nel momento in cui viene rifiutato il cibo – rende spesso inutile la stessa esistenza (purtroppo non sono rari i casi di gesti estremi in queste situazioni).
    Mettersi nei panni di chi vive questa condizione (un pò come fa il padre, indossando abiti femminili) è un buon punto di partenza verso una maggiore consapevolezza di queste situazioni.
    Il cammino per la piccola protagonista del video è tuttavia lungo e molto articolato e ricco di sofferenza.

    Un grazie a Barbara per trovare sempre stimolanti spunti di riflessione!

    1. Figurati, è un piacere! Anzi grazie a te che, con la tua professionalità, approfondisci le tematiche proposte. Alla prossima 😉

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