Schizzi saltuari [flash 3]

David LaChapelle
“Flesh Market” David LaChapelle

Riflessioni fanta-cosmiche sull’esistenza

Uno a molti, l’umanità al singolo, la storia all’episodio…
L’uomo defraudato della sua vita per motivazioni di cui non è direttamente responsabile.

È per caso colpevole della sua storia? Cosa unisce una singola esistenza, fatta di progetti, aspirazioni, emozioni, pulsioni e soffio vitale con le ombre striscianti dell’anima del mondo? Che valore ha l’assassinio di un isolato essere pulsante nella continua baldoria di morti massmediatiche?

La morte è solo notizia o viene percepita nella sua precipua tragicità individuale?

Brabs.

Credits foto: David LaChapelle su questo blog | David LaChapelle – Website

10 commenti

  1. Eh cara Barbara, si potrebbero intavolare discussioni infinite su questo argomento… La morte, per quanto naturale o (in alcuni tragici casi) accidentale dovrebbe essere, ci appare oggigiorno sempre più artificiale nella sua imposizione violenta e individualista…

    La tv ci rimanda immagini di morti altrui, mentre noi siamo in tanti ma soli, unici spettatori di vite spezzate.

    • Sì ma il discorso è: qual è il valore di queste morti? della singola morte? Le morti, così come ci vengono raccontate quotidianamente, sembrano aver perso il loro valore. Ci vengono proposte come se fossero una notizia come un’altra. L’uomo diventa semplicemente un numero, nient’altro… ma soprattutto mi riferisco al terrorismo, alla privazione della vita per motivazioni altre dall’individualità del singolo e mi interrogo sul valore di UN SINGOLO UOMO. A me pare che questo valore si stia perdendo. Ci stiamo così abituando a sentire di stragi e numeri che non riusciamo più a empatizzare la morte vera e propria?

      • Esatto ed è un’analisi divenuta ormai inevitabile. La sparo grossa: la globalizzazione vuol dire anche questo, cioè sentir parlare di stragi, morti ammazzati, terrorismo come se si ascoltasse un servizio sull’ennesimo crollo delle Borse mondiali, oppure dell’entrata nell’orbita di Giove del satellite Juno.

        Ho sempre più il timore di vivere in un mondo dove ogni genere di notizia faccia “brodo”. Barbara, quante persone hanno la nostra stessa sensibilità al punto da creare un’opinione pubblica sufficientemente potente da stravolgere il tipo di offerta in termini di informazioni?

        La televisione ha generato un’informazione distorta e, se mi devo limitare all’Italia, non posso dimenticare gli “speciali” mandati in onda da Rai Uno nel 2003, all’epoca della guerra in Iraq che portò alla situazione che ben sappiamo (con questo non giustifico il regime di Saddam Hussein, sia chiaro).

        Ebbene, ricordo benissimo che tutti i programmi di approfondimento e persino i TG erano propinati con lo squallido logo “Iraq” in evidenza, opportunamente stilizzato per creare un clima di pathos. In quel preciso istante, Barbara, credimi ho definitivamente capito che eravamo al punto di non ritorno: la guerra, la morte, la distruzione di vite erano diventate una fiction.

        Scusa il papiro :-*

      • Ecco. L’hai detto. È proprio ciò che intendevo e il tuo esempio è estremamente calzante. Questi sono i motivi che mi hanno portato a spegnere la tv una decina d’anni fa e che mi stanno facendo diventare intollerante verso i social.
        Non voglio essere polemica, voglio solo fare un’analisi delle trasformazioni che ci stanno investendo senza che quasi ce ne accorgiamo. La spettacolarizzazione delle sciagure e lo sciacallaggio mediatico sono strumenti di obnubilamento mentale, portano le persone alla non consapevolezza, rappresentano una regressione culturale di non poca portata.
        Mi fa piacere condividere questi pensieri con persone come te Donato che dimostrano regolarmente grande capacità critica e coscienza storica. E non preoccuparti, “papirate” come questa son sempre ben accette 🙂

  2. triste condizione della mia umanità la morte massmediatica addormenta rende insensibili abitua la morte che colpisce personalmente fa partecipare in silenzio ed è sempre meno partecipata assieme e anche meno sentita da solo come se lospazio del sentire fosse sempre più ridotto.

  3. Si potrebbe tornare indietro nel tempo fino a Hume, per capire che l’empatia è proporzionalmente diretta alla distanza (geografica, affettiva, antropologica) che intercorre tra noi e la persona che è morta. I mass media hanno il potere di metterci al corrente di cose che, in altro modo, non potremmo sapere. Ma questo ci mette al corrente anche della distanza tra l’Altro e noi, e quindi noi ci sentiamo al sicuro. Distanza in due sensi: quella humiana di cui accennavo, e quella dello schermo, o meglio dell’immagine-schermo che ci propone una (ri)costruzione dei fatti, il cui contributo, non tanto nei contenuti, quando nel modo (scandalistico, sentimentalistico), ha saturato la nostra mente e reso insensibili. I mass media non diventano più contenitore di storie di persone morte per qualche ragione, ma le priva delle loro storie (e qua mi aggancio alla domanda “La morte è solo notizia o viene percepita nella sua precipua tragicità individuale?”).
    Il punto non è la morte, o meglio: è la morte che fa la notizia, che rende una persona “storica”, perché pone un inizio e una fine alla contigenza temporale di quella vita. Come se un’altra storia già non ci fosse, come se noi non fossimo le nostre storie anche in vita.
    Barbara, tu chiedi: “Cosa unisce una singola esistenza, fatta di progetti, aspirazioni, emozioni, pulsioni e soffio vitale con le ombre striscianti dell’anima del mondo?” Ma nella domanda io trovo giù la risposta: l’anima del mondo (lo spirito assoluto, direbbe Hegel) è fatto di singole esistenze, progetti, aspirazioni, emozioni e pulsioni. La nostra anima è storica, contigente. La nostra morte è parte di questa storia, ma è come se, ad un tratto, esistessimo nella generalità solo in quanto morti, e non per tutto quello che facciamo da vivi. Come se la morte fosse un valore aggiunto all’esperienza della persona.
    Ancora, ti chiedi: “Che valore ha l’assassinio di un isolato essere pulsante nella continua baldoria di morti massmediatiche?” E che valore può avere un medico di Emergency che lavora in Afganistan? E che valore può avere la nostra vita nel mondo, in una sorta di crisi della presenza di De Martiniana memoria, che ci ha reso, proprio attraverso i social media, incredibilmente anonimi, incapsulati nel nostro ego e presenti se non a noi stessi?
    Tutte le vite hanno valore. E l’assassinio, no, io non penso che possa avere un valore, o che debba averlo. L’assassinio è un evento, che va spogliato da un approccio etico, e non per cinismo.
    E tutte le storie andrebbero raccontate, perché dietro c’è stata non solo la morte, ma anche la Vita. E fanno bene gli scrittori e i poeti a raccontare, con la profondità che la parola loro concede, con la tragicità artistica che esplode nella paradossale bellezza della morte (un trionfo della morte?, può darsi…); fanno bene a raccontare le vite delle persone, o di una persona. Perché in quella singola vita, c’è un po’ la vita di tutti. Ed è loro che io ascolto, coloro che hanno e sanno raccontare una storia. Il resto, i massmedia, le notizie confezionate, a volte cosparse di così tanta tragicità fittizia da apparire quasi ridicole, sono solo merda.

    [Mi permetto una postilla: Nella mitologia greca, la personificazione della Morte è Tanathos, figlio della Notte e fratello gemello di Ipno, dio del sonno. La nottola di Minerva vola solo di quando calano le tenebre…]

    • La tua analisi, come sempre lucida e attenta, non fa una piega Stefano. Anzi mi trova assolutamente d’accordo, le mie son domande retoriche, tentativi di incursione in uno stato delle cose consolidato e lampante. Sì, hai ragione, sono loro da ascoltare, coloro che raccontano le singole Vite che, come sottolinei giustamente, appartengono comunque allo “spirito assoluto” hegeliano. il problema è che non tutti hanno gli strumenti per cogliere queste distinzioni e la massa, a cui è indirizzato il messaggio mediatico, continua a coltivare una sottocultura imbarazzante. Solo questo mi preoccupa, anzi mi angoscia profondamente…
      Detto questo ti ringrazio per il tuo intervento che ha aperto nuovi spunti di riflessione per quanto mi riguarda. Siamo molto vicini sia geograficamente sia a livello di idee. Magari prima o poi capiterà di fare una chiacchierata vis a vis. A me farebbe piacere 🙂

    • ps e comunque in un luogo in cui ex politici eminenti (per chi li voleva ritenere tali) fanno pubblicità dei chili persi postando in bella mostra la pancetta cellulitica prima e il fisico risanato dopo, tutto ciò purtroppo non sorprende, è radicato, chiude il quadro, fa abbastanza schifo. E fa schifo più delle imperfezioni fisiche di politici posticci.

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