Prato – La fine del mondo al Centro Pecci

Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, progetto dall’architetto olandese Maurice Nio

Titolo mostra: La fine del mondo
Dove: Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato
Quando: dal 16 ottobre 2016 al 19 marzo 2017
Curatore: Fabio Cavallucci

Finalmente è tutto pronto. Dopo mesi di preparazione, eccomi in procinto di salire sull’astronave che mi porterà su spazi inconsueti di interpretazione della mia contemporaneità. È un pomeriggio di febbraio, il cielo è terso e, dopo aver percorso l’autostrada che collega Firenze a Prato, io e i miei Centro Pecci di Prato - La fine del mondocompagni di missione approdiamo al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, luogo in cui avrà inizio il nostro viaggio. La grande astronave, progettata dall’architetto olandese Maurice Nio, ha già i motori accesi e aspetta solo noi sfoderando la sua grande antenna che capta ogni presenza e interferenza nello spazio.
In realtà inizialmente, quando mi hanno prospettato questa missione, ero dubbiosa. Mi hanno parlato di una sorta di esperimento: osservare il mondo da lontano, con distacco, per cercare di comprenderne le contraddizioni. Ciò che vi sta succedendo, infatti, i cambiamenti climatici globali, gli esodi e le migrazioni incontrollate, le guerre diffuse e soprattutto la caduta delle ideologie che prima facevano da cuscinetto su cui attutire le proprie incertezze, hanno portato l’uomo all’incapacità di comprensione delle trasformazioni in atto, “Break-Through” di Thomas Hirschhorn, 2016 @ Centro Pecci di Prato - La fine del mondoa provare una sensazione di fine, di crisi delle proprie certezze. Se un tempo l’idea del progresso, del capitalismo o del comunismo, gli schemi di interpretazione della realtà, come causa-effetto e successione temporale, erano principi saldi e scontati, all’improvviso sono venuti a mancare creando un vuoto che si è tradotto in incertezza e disorientamento per l’uomo contemporaneo. L’obiettivo della missione è pertanto quello di osservare il mondo da lontano, e con strumenti differenti, nel tentativo di colmare quel vuoto. Per questo saremo sbalzati all’inizio di tutto, non solo dell’uomo la cui storia è piccola e miserevole rispetto all’incommensurabilità dell’universo che la ospita, ma del pianeta e del cosmo. Entreremo nella dimensione ovattata della nascita del mondo immersi nel suo silenzio denso rotto solo dagli sconvolgimenti bizzosi della natura. Percorreremo gli spazi cosmici, gli anni luce che ci separano dalle stelle, i moti delle galassie, col fine di approdare a un punto di osservazione che ci consenta di vedere il mondo in modo oggettivo, Centro Pecci di Prato - La fine del mondodi dare un senso alle trasformazioni del presente e, di conseguenza, tentare di trovare possibili proiezioni verso il futuro.
Tutto ciò in effetti non mi convinceva ma poi sono entrata nell’astronave e mi sono dovuta ricredere.

A fare gli onori di casa sono i miei progenitori più lontani, una gentile coppia di ominidi, che ci invita a entrare lasciando fuori ogni tipo di preconcetto. L’idea è quella di raccogliere suggestioni senza interferenze dal presente, almeno ciò mi pare di decifrare dal loro linguaggio ridotto ai minimi termini. Ci introducono in una grande sala il cui soffitto si è sfondato per vomitare accumuli di rovine posticce (“Break-Through” di Thomas Hirschhorn, 2016). L’installazione evoca il disordine della materia, un disordine che simboleggia la fine del tempo e il caos primigenio da cui tutto ha avuto origine.
Il silenzio è rotto da suoni ripetitivi e una voce metallica il cui linguaggio risulta incomprensibile.
Prima di introdurci all’imbocco del nostro cammino, i nostri ospiti ci mostrano quattro grandi mappe (Qiu Zhijie, 2015-2016) che ci guideranno nel percorso fra le diverse culture sviluppate dall’uomo. Si intravedono Le 4 mappe di Qiu Zhijie, 2015-2016 @ Centro Pecci di Prato - La fine del mondocreature mitologiche, immagini di dei, ideologie e simboli eterogenei che si amalgamano in un substrato comune di superamento della lotta per la supremazia tra culture. Mi pare un ottimo inizio soprattutto perché ne derivo un rinnovato ottimismo.
Passiamo poi a una sala video che spara a ritmo calzante immagini e suggestioni storiche e culturali riguardanti l’origine dell’uomo e del cosmo. Le immagini si susseguono attraverso giochi di significati, rimbalzi creativi che stimolano l’immaginazione. Ne esco turbata ma piena, con un bagaglio di immagini che di certo mi serviranno nel cammino che mi attende. Non faccio in tempo a pensarlo che si presenta il primo ostacolo. Per proseguire nel percorso, infatti, sono costretta a imboccare un tunnel di mattoni che, come un serpente, si snoda assottigliandosi e “Transcorredor” di Henrique Oliveira, 2014 @ Centro Pecci di Prato - La fine del mondotrasformandosi in una caverna di legno fino a sbucare in un grande ramo. All’interno dell’installazione (“Transcorredor” di Henrique Oliveira, 2014 – su questo blog) ho una sensazione di smarrimento, i cunicoli diventano tortuosi e il soffitto si abbassa. Uscirne è una liberazione rinfrancata dalla vista dei rami tesi, lirico prolungamento della pianta il cui ventre ho appena esplorato (video a fine articolo).
Se ci penso, il mio è stato un percorso involutivo, così come lo è quello dell’architettura dalla compostezza di oggi, fatta di ordinati mattoni bianchi, alle grotte degli uomini primitivi.
“Forme uniche della continuità nello spazio” di Umberto Boccioni @ Centro Pecci di Prato - La fine del mondoContinuo il cammino ed entro in una sala scura dove viene proiettato in entrambi i lati il videoclip della cantante islandese Bjork sullo sfondo di un paesaggio apocalittico e surreale. Le note sovrastano ogni cosa interrotte solo dalla voce della donna che si alza e stride sfiorando corde primordiali.
Mi fermo a lungo a godere di quel canto prima di proseguire il percorso per una sala piena di cristalli accecanti e in un’altra dove calpesto l’intera galassia di stelle.
All’improvviso piombo fra un Boccioni (“Forme uniche della continuità nello spazio” di Umberto Boccioni) e un Fontana (“Concetto spaziale. Attesa” di Lucio Fontana, 1960). Da una parte il movimento e l’uomo futurista rivolto verso il futuro e il progresso, dall’altra un nuovo modo di concepire lo spazio come concetto evocato dall’opera e indirizzato verso il cosmo. Un interessante accostamento che fa un passo indietro nella storia dell’arte cogliendo evidenti attinenze.
“La classe morta” di Taseusz Kantor @ Centro Pecci di Prato - La fine del mondoImmersa in questi pensieri, quasi sussulto nel trovarmi di fronte una classe di bambini seduti su quella che sembra essere una zattera (“La classe morta” di Taseusz Kantor). I loro visi sono tristi, abbattuti. Vorrei fare qualcosa per loro ma li vedo lontani, abbandonati al destino e fluttuanti fra i mari in cerca di salvezza. Il richiamo ai profughi è immediato, alle guerre e alle sofferenze di chi è costretto a lasciare la sua terra per cercare un futuro incerto e aleatorio che spesso si traduce sciaguratamente in disgrazia.
Cerco di riprendermi ma nel frattempo vengo sbalzata in una sala dove si susseguono immagini fotografiche: prima la storia primitiva e di brutale regressione di due carcerati (“Man’s Talk” di Boris Mikhailov, 2011), poi una serie di collage (“Collage-Truth n. 44” di “Man’s Talk” di Boris Mikhailov, 2011 @ Centro Pecci di Prato - La fine del mondoThomas Hirschhorn, 2012) in cui modelle perfette ritratte in atmosfere eleganti si fondono “armoniosamente” con scene di sangue, crani spappolati e bambini affamati. La finzione e lo status quo contrapposti alla realtà e al caos.
Intanto in una sala vicina viene proiettato un video che vede protagonisti gli animali nel loro habitat naturale. Il tema è la ferocia che si manifesta attraverso il loro più intrinseco spirito di sopravvivenza.
In effetti a questo punto mi sento alquanto scossa e coinvolta, ma questo è niente rispetto all’impatto con un branco di 99 lupi che corrono in volo fino a schiantarsi su un grande muro di plexiglas che sbarra loro la strada (“Head on” di Cai Guo-Qiang, 2006 – su questo blog). Quel muro è alto quanto lo era quello di Berlino, città che per prima ha ospitato l’installazione, e sembra rappresentare un ciclo ineluttabile di reiterazione dei propri errori. Nonostante le derive politiche, infatti, sembra che l’uomo non riesca a imparare dall’esperienza e si vada a scontrare sempre sugli stessi muri di intolleranza ed egoismo.
Mi aggiro fra le bestie feroci seguendo il percorso che da terra li solleva in volo. Non nego uno strano senso di inquietudine che mi accompagna nell’ultima sala-teatro.
Qui un gruppo di artiste prepara la “Head on” di Cai Guo-Qiang @ Centro Pecci di Prato - La fine del mondopropria performance. Ciò che mi pare di cogliere, attraverso le musiche, le immagini proiettate e i loro gesti, è una trasformazione progressiva da uno stato primario e basilare privo di funzionalità motorie, a uno complesso in cui viene acquisito pieno controllo della propria corporalità. Ancora una volta piombo nel più remoto passato, ancora una volta con una modalità differente, quella della performance, che, ancora una volta, mi spinge ad assorbire nuovi stimoli e a tradurli in interrogativi.
Concludiamo così il nostro percorso anulare ritrovandoci all’ingresso dell’astronave dove ci aspetta ancora la coppia di ominidi. Stavolta non parlano, guardano i miei occhi interrogativi con la comprensione derivante dall’aver visto tante persone uscire da quel percorso.
Centro Pecci di Prato - La fine del mondoAdesso tocca a te far ordine e trarre le conclusioni, sempre che esistano…“, sembrano dirmi. Sì, ma ci vuole tempo, devo metabolizzare. Di certo ho percepito la sensazione di distacco, ho osservato l’uomo alle prese con la sua storia e i suoi cambiamenti. Attraverso l’arte ho ripercorso le sue fasi fino al vuoto odierno, un vuoto che sembra conseguente a tutta una serie di trasformazioni e/o a uno stato d’essere di base soggetto a debolezze e imprecisione. L’uomo, essere finito e incline all’errore, può dunque trovare delle risposte, capire, interpretare e superare questo momento di crisi traducibile in una sorta di “fine del mondo“? Forse da solo no, ma l’arte contemporanea può dargli una mano.

Informazioni utili:
La mostra “La fine del mondo“, curata da Fabio Cavalluci, direttore del Centro Pecci, è stata allestita in occasione della riapertura del museo avvenuta il 16 ottobre 2016. Fondato nel 1988 su progetto di Italo Gamberini, il Centro ha infatti subìto un ampliamento firmato dall’architetto olandese "Art is a dream" @ Centro Pecci di Prato - La fine del mondoMaurice Nio (intervista) su richiesta della famiglia Pecci nel 2006. L’intervento ha raddoppiato gli spazi espositivi portandoli a 12.125 mq totali e abbracciando l’edificio esistente che è stato lasciato intatto con spazi riqualificati e arricchiti di nuovi servizi.
La mostra è composta dalle opere di 50 artisti internazionali con un allestimento che si estende sull’intera superficie espositiva di oltre 3000 metri quadrati.

Artisti:
Adel Abdessemed, Jananne Al-Ani, Darren Almond, Giovanna Amoroso & Istvan Zimmermann, Anonimi del paleolitico inferiore, Anonimo del paleolitico superiore, Aristide Antonas, Riccardo Arena, Kader Attia, Francis Bacon, Babi Badalov, Fayçal Baghriche, Francesco Bertelè, Rossella Biscotti, Björk, Umberto Boccioni, Kerstin Brätsch, Cai Guo-Qiang, Julian Charrière & Julius von Bismarck, Ali Cherri, Analivia Cordeiro, Isabelle Cornaro, Vincenzo Maria Coronelli, Centro Pecci di Prato - La fine del mondoHanne Darboven, Pippo Delbono, Marcel Duchamp, Marlene Dumas, Jimmie Durham, Olafur Eliasson, Federico Fellini, Didier Fiuza Faustino, Lucio Fontana, Carlos Garaicoa, Adalberto Giazotto, Arash Hanaei, Camille Henrot, Thomas Hirschhorn, Joakim, Polina Kanis,Tadeusz Kantor, Tigran Khachatryan, Robert Kusmirowski, Andrey Kuzkin, Volodymyr Kuznetsov, Suzanne Lacy, Ahmed Mater, Boris Mikhailov, NASA, Henrique Oliveira, Lydia Ourahmane, Pëtr Pavlensky, Gianni Pettena, Agnieszka Polska, Pablo Picasso, Pussy Riot / Taisiya Krugovykh, Qiu Zhijie, Józef Robakowski, Batoul S’Himi, Fari Shams, Santiago Sierra, Hiroshi Sugimoto, Luis Urculo, Emmanuel Van der Auwera, Ekaterina Vasilyeva & Hanna Zubkova, Andy Warhol, Ingrid Wildi Merino, Andrzej Wróblewski, Alik Yakubovich, David Zink Yi.

Comunicato stampa mostra La fine del mondo

LINK UTILI CENTRO PECCI:
Website | Youtube | Vimeo | Instagram | Twitter | Facebook fan page

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14 commenti

  1. Ti è piaciuta?

    1. Mi stai dicendo che non si capisce dall’articolo?

      1. hai mantenuto un giudizio molto pacato, per permettere a chi sceglie di andare a vedere di giudicare, almeno l’ho inteso così dall’articolo

      2. Ah ok… mi pareva si intuisse il giudizio positivo visto che confermo ed esalto la piena riuscita delle intenzioni della mostra… Non è di certo una mostra facile, mi ha scosso parecchio ma il tutto è positivo, a mio giudizio, perché significa che ha centrato nel segno portandomi alla riflessione su temi sui quali sono piuttosto sensibile, come l’uomo nel suo disorientamento attuale.

      3. appare sicuramente l’esperienza positiva, ma mi è piaciuto molto come hai affrontato il tema della mostra, lasci quasi al lettore e allo spettatore giudicare la risposta alla domanda che pone la mostra stessa 🙂

      4. Beh a un certo tipo di domande non si possono dare risposte assolute. Ognuno coglie e interpreta in modo diverso. Mi piaceva pensare di stimolare la curiosità dei lettori per spingerli a vedere la mostra 🙂

      5. E ci sei riuscita benissimo, secondo me

  2. …è atterrata un’astronave speriamo che questi alieni portino pace e prosperità!
    che fortuna loro sì e noi nò, lo voglio anch’io a Milano…
    Finalmente Prato mostra qualcosa di bello, non solo cinesi sfruttati.
    Ottimo servizio come sempre, cara la mia Barbara! anche videomaker! 🙂
    Ho letto che stanno anche tentando di dare input nuovi all’arte contemporanea italiana con un forum chissà…
    http://www.centropecci.it/zh/%E6%B4%BB%E5%8A%A8/1577

    1. Grazie! Ahahah macché videomaker… Molto improvvisata, ho commesso la peggiore ingenuità nel campo ma non la rivelo manco sotto tortura.
      Ho visto i forum, molto molto interessanti, secondo me stanno facendo un buon lavoro e ho letto voci di cambio direttore fra non troppo. Stiamo a vedere 😉

      1. Accidenti, vorrei tanto scovare l’errore, pensare che in questi mesi stò facendo un corso di cinematografia… 😦
        https://unitrecinema.wordpress.com/

      2. Ah ah ah allora la prossima volta ti chiamo e fai tu le riprese 😉

  3. ps. le foto di Mikhailov sono tremende!

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