Maria Lai @ Museo Stazione dell’arte, Ulassai

Maria Lai @ Museo Stazione dell’arte, Ulassai
Maria Lai @ Museo Stazione dell’arte, Ulassai

Luogo: Museo Stazione dell’arte >> Ulassai
Artista: Maria Lai
Titolo: Maria Lai. Lente sul mondo
Curatore: Davide Mariani
Dal 21 dicembre 2019 al 22 marzo 2020

Comunicato stampa:

«Ulassai è una metafora straordinaria, perché è minacciata da frane, come il mondo».
Maria Lai

La Fondazione Stazione dell’Arte, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi e il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Ulassai e della Fondazione di Sardegna, è lieta di presentare la mostra Maria Lai. Lente sul mondo che inaugurerà il 21 dicembre alle 17:00 negli spazi del museo Stazione dell’Arte di Ulassai.
La mostra, curata da Davide Mariani, direttore del museo dedicato a Maria Lai, nasce con l’intento di mettere in evidenza l’attitudine dell’artista a riflettere su macrocosmi a partire da microcosmi, facendo di questo piccolo paese minacciato da frane una metafora del mondo.
«Ulassai è una metafora straordinaria, perché è minacciata da frane, come il mondo. Allora si parlava della bomba atomica…frane universali. E poi questo nastro che arriva…ma che vuol dire un nastro? Non vuol dire niente, non sostiene…però lì, nella storia, nella leggenda, si dice che quel nastro abbia dato una direzione di salvezza. E allora tutto il paese faccia quest’opera, dia un’immagine del mondo nuova e dell’arte. Perché l’arte è come quel nastro, bella da vedersi ma è soprattutto direzione di salvezza.»
La rassegna, che si compone di oltre venti opere appartenenti alla collezione del Museo Stazione dell’Arte, di cui alcune esposte per la prima volta al pubblico, indaga in maniera sistematica l’ambizione di Maria Lai di trovare un linguaggio artistico universale attraverso l’utilizzo della metafora, strumento imprescindibile di lettura della produzione degli ultimi trent’anni del suo percorso.

A partire dalla serie “La rupe” (2002), in cui grazie a un efficace, quanto essenziale, collage di carte strappate restituisce l’immagine dei tacchi che coronano Ulassai, il suo paese natale, da sempre fonte di ispirazione e universo creativo, la mostra alterna visioni scaturite da un’esperienza quotidiana, riconducibile al quel microcosmo che ha segnato la sua infanzia, come “Paesaggio” (1947), in cui modella con la ceramica un paesaggio roccioso, memore degli insegnamenti di Arturo Martini, che ritorneranno anche nell’opera “Ovile” (1994), una mattonella in marmo sulla quale applica una scultura in terracotta smaltata con le stesse cromie, ad altre di natura universale che invece hanno caratterizzato quel sentimento maturato nel tempo di “Ansia d’infinito”, come in “Andende Andende” (1995/2004) e “Un pezzo caduto di cielo” (2003), in cui il rapporto dell’uomo con lo spazio viene esplicitato attraverso la sabbia, le pietre, gli spaghi e la polvere d’argento. È in questo modo che dal microcosmo di Ulassai il suo linguaggio poetico si snoda seguendo traiettorie comunicative differenti: “da lontanissimo e da vicinissimo”, due facce della stessa medaglia, in cui il rapporto con l’io si estende fino allo spazio più remoto. Questa sua inclinazione all’infinito, che è anche profonda introspezione, si ritrova nella serie delle “geografie”, visioni cosmiche in cui l’artista mette in scena una forte proiezione verso l’universo, come in “Terra e cielo” (2006), “La notte dei mondi scuciti” (2006) e “Lente sul mondo” (2009), che dà il titolo alla mostra.
Il percorso espositivo si chiude con un focus sul tema della natività che, già dalla prima metà degli anni Cinquanta, riveste un ruolo centrale nella produzione di Maria Lai, per il forte valore allegorico che l’artista gli assegna. Il presepe, ancora una volta, rappresenta una metafora perfetta dell’arte, intesa come via di salvezza per il mondo: «Vorrei che l’arte fosse per tutti lo spazio di un Presepio da comporre, coi propri paesaggi, i propri personaggi, i propri pianti, i propri canti, i propri santi», recita uno dei cartigli in mostra che introduce alla sezione che dà conto della varietà dei materiali con cui l’artista ha plasmato le differenti natività, come il legno in “Presepe dell’albero” (1993/1999), la terracotta smaltata in “Presepio” (1956) e “Presepe” (1950/2002), ma anche realizzando i personaggi in iuta, come nel caso della pastorella con le pecore di “Presepe” (1954) o tramite la pittura a spray con mascherine su di uno sfondo scuro così da far risaltare le figure trasferite al negativo sulla capanna di compensato dentro la quale trova spazio un pane in terracotta con sovraimpresso un rametto di ulivo (“Presepio con pane”, 2009). I presepi di Maria Lai privilegiano una dimensione intima e discreta che rivela la dualità io/dio perché, come sostenuto dall’artista in un altro cartiglio, «Se re magi e pastori seguirono la cometa nella notte gelata, non fu per un’indagine astronomica fu un impegno a mettersi in discussione con l’infinito».

La Stazione dell’Arte
La Stazione dell’Arte di Ulassai, nel cuore dell’Ogliastra, in Sardegna, è un museo d’arte contemporanea dedicato a Maria Lai (Ulassai, 1919 – Cardedu, 2013). Istituito nel 2006 dall’artista, attraverso una donazione di oltre centocinquanta opere al Comune di Ulassai, il museo, gestito dalla Fondazione Stazione dell’Arte, di cui Maria Lai è stata Presidente onorario a vita, custodisce la più importante e completa collezione pubblica della sua opera e organizza una programmazione espositiva legata ad alcune tematiche per lei centrali, come il rapporto fra arte, comunità e paesaggio.

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