Arte & curiosità dal mondo

Donne artiste: alcuni spunti contemporanei

Qualche giorno fa leggevo con interesse un articolo su Artsy riguardante donne artiste emergenti degne di attenzione segnalate da altrettante donne artiste già conosciute. Siccome, come ben sapete, il mio intento qui è di condividere la mia costante ricerca di artisti e opere che siano interessanti sia dal punto di vista tecnico, che concettuale, vorrei approfittare di questa giornata dedicata alle donne, per proporvi delle artiste che scandaglino argomenti problematici loro correlati come l’identità di genere, la sessualità, la violenza. E non solo.
Fra le tante artiste listate nell’articolo, ho voluto fare un’ulteriore selezione in base al mio gusto e alle sensazioni istintive che si basano sulla mia percezione di donna (e artista).
Eccole, buona lettura!

Tutti gli articoli dedicati alla Giornata Internazionale della donna su questo blog

Dominique Duroseau (1978, Chicago) – Sede: Newark, nel New Jersey

Dominique Duroseau, Mammy was here: she equally acceptable, 2019. Courtesy of the artist and Downtown for Democracy

Dominique Duroseau, Mammy was here: she equally acceptable, 2019. Courtesy of the artist and Downtown for Democracy

Il lavoro di Dominique Duroseau scopre la complessità di argomenti e identità come il femminismo nero, l’oppressione, la sessualità e l’accesso. Questi sono problemi che a volte si intrecciano, possono sembrare in contrasto e non si escludono mai a vicenda. Il lavoro di Dominique è multidisciplinare e comprende performance, scultura e video.
Laurie Simmons

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Baseera Khan (1980, Denton, Texas) – Sede: New York

Performance documentation of Baseera Khan, Braidrage, Albany University, 2019. Photo by Ariana Sarwari. Courtesy of the artist and Simone Subal Gallery.

Performance documentation of Baseera Khan, Braidrage, Albany University, 2019. Photo by Ariana Sarwari. Courtesy of the artist and Simone Subal Gallery.

Vivo a Colorado Springs e Baseera Khan si sta esibendo qui al Fine Arts Center. Era a conoscenza del mio lavoro, quindi il curatore mi ha chiesto se potevo venire a vederla e, ovviamente, sono sempre interessato alla performance. È stato piuttosto drammatico e rigoroso. Stava affrontando i problemi dell’essere una donna di colore, ma anche i limiti della sua cultura. E questo è davvero significativo per me, perché gli artisti di colore hanno ulteriori limitazioni che non ha solo la persona bianca normale. Sei rappresentativo della cultura; la cultura ti guarda costantemente, giudicandoti; c’è questa costante pressione dal mondo dell’arte.
Senga Nengudi

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Pamela Phatsimo Sunstrum (1980, Mochudi, Botswana) – Sede: Johannesburg, in Sudafrica

Pamela Phatsimo Sunstrum, Lead on through the Night, 2013. Courtesy of Tiwani Contemporary, London

Pamela Phatsimo Sunstrum, Lead on through the Night, 2013. Courtesy of Tiwani Contemporary, London

Sono stata un’ammiratrice delle splendide e ambiziose opere di Pamela Phatsimo Sunstrum da quando l’ho incontrata nel 2007. Realizza disegni, animazioni e installazioni che presentano momenti di una mitologia inventata in cui si alternano viaggi nel tempo nel futuro e nel passato. Le sue opere riuniscono scienza, storia, geologia, cosmologia e genealogia in questi universi immaginari. Sono ossessionata dai suoi paesaggi in cui le figure si muovono attraverso le montagne e altre geometrie selvagge in arazzi vividi ed elettrificati. La sua prima monografia è in arrivo alla Phillips Collection a marzo per la sua serie “Conversations with Artists”
Diana Al-Hadid

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Eva LeWitt (1985, Spoleto, Italy) – Sede: New York

Eva LeWitt, Untitled (A1-C), 2018. Courtesy of the artist and VI, VII, Oslo

Eva LeWitt, Untitled (A1-C), 2018. Courtesy of the artist and VI, VII, Oslo

L’approccio sofisticato di Eva LeWitt alla materialità gioca con proprietà fisiche come la riflessione / assorbimento della luce, la trasparenza, la flessibilità e il peso. Costruisce sculture e installazioni tessili con un rapporto languido con la gravità che dà loro un tranquillo ma voluttuoso senso di riposo. Il loro effetto calmante è complicato dal suo uso della stratificazione e dai conseguenti motivi cumulativi e variazioni di colore che si adattano alle mutevoli condizioni atmosferiche degli spazi in cui vivono.
Tara Donovan

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Katie Bell (1985, Rockford, Illinois) – Sede: New York

Katie Bell, Standing Arrangement, 2019. Photo by Jessica Bingham. Courtesy of University Galleries at Illinois State

Katie Bell, Standing Arrangement, 2019. Photo by Jessica Bingham. Courtesy of University Galleries at Illinois State

Katie Bell riesce in qualche modo a combinare un approccio iperlocale alla ricerca di materiali utilitari recuperati con il delicato equilibrio compositivo della pittura astratta. Usando l’architettura della galleria stessa come un’armatura, gli oggetti che schiera vengono ridotti a uno schema di linea, forma e colore che unisce tutti gli elementi apparentemente disparati nello spazio.
Tara Donovan

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Janet Biggs (1959, Harrisburg, Pennsylvania) – Sede: New York

Janet Biggs, Crew 181, Sol 5, 2017. Courtesy of the artist and Cristin Tierney Gallery, New York

Janet Biggs, Crew 181, Sol 5, 2017. Courtesy of the artist and Cristin Tierney Gallery, New York

Janet Biggs utilizza la ‘erformance per amplificare regioni sconosciute dei pianeti. Viaggia verso destinazioni remote, spesso pericolose, per creare ambienti video che rendono pubbliche tali regioni. Le sue esibizioni si sono estese ai “viaggi sulla luna” e recentemente ha aggiunto componenti musicali a questi progetti
Lynn Hershman Leeson

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Precious Okoyomon (1993, Londra) – Sede: New York

nstallation view of Precious Okoyomon, “A Drop of Sun Under the Earth,” the LUMA Westbau, Zurich, 2019. Courtesy of the artist, the LUMA Westbau, and Quinn Harrelson / Current Projects

nstallation view of Precious Okoyomon, “A Drop of Sun Under the Earth,” the LUMA Westbau, Zurich, 2019. Courtesy of the artist, the LUMA Westbau, and Quinn Harrelson / Current Projects

Precious è una brillante poeta e chef che fa parte della Spiral Theory Test Kitchen. Credo che stia espandendo i confini di ciò che l’arte può essere. È una performer dalle mille sfaccettature, scrittrice, scultrice e chef. Adoro la voce multi-soggettiva di Precious. Il suo lavoro si interseca con importanti interessi in merito alla post-identità e alla rappresentazione.
Anicka Yi

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Jessica Sara Wilson (1991, New York) – Sede: New York

Installation view of Jessica Wilson, “Faulty Bulb,” Crush Curatorial, New York, 2019. Photo by Zorawar Sidhu. Courtesy of Crush Curatorial

Installation view of Jessica Wilson, “Faulty Bulb,” Crush Curatorial, New York, 2019. Photo by Zorawar Sidhu. Courtesy of Crush Curatorial

Ho visto per la prima volta la serie di Jessica WilsonFaulty Bulb‘ nel suo studio mentre ci lavorava durante il suo primo anno a Bard. ‘Faulty Bulb’ è una serie di animazioni iperreali di un’ambulanza di luce che passa attraverso una finestra dell’appartamento. Wilson crea queste animazioni silenziose con dettagli così virtuosistici – articolando ogni riflesso di un riflesso nelle luci lampeggianti, ogni fruscio di una foglia – che l’emergenza si sente tranquilla, sommessa, disarmata nella sua animazione. In natura, gli animali usano il mimetismo, mimetizzandosi nel loro ambiente, per proteggersi dalle minacce. Queste opere sono mimetiche e quindi ci mostrano un pericolo sublimato, con quella sensazione ansiosa, ancora lì.
Rachel Rose

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Bahar Sabzevari (1980, Shahroud, Iran) – Sede: New York

Bahar Sabzevari, Leili & Majnoon, 2019. Courtesy of the artist and Leila Heller Gallery, New York and Dubai

Bahar Sabzevari, Leili & Majnoon, 2019. Courtesy of the artist and Leila Heller Gallery, New York and Dubai

Gli autoritratti dipinti da Bahar Sabzevari sono motivi affascinanti per le sue numerose ossessioni; la propria immagine di sé come una giovane donna iraniana che vive nella diaspora; motivi tratti da dipinti tradizionali persiani; e il suo amore per gli animali e le creature viventi tra cui lucertole e alligatori.
Shirin Neshat

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Tatyana Fazlalizadeh (1985, Oklahoma City, Oklahoma) – Sede: New York

Tatyana Fazlalizadeh, Do the Work, 2017. Courtesy of the artist

Tatyana Fazlalizadeh, Do the Work, 2017. Courtesy of the artist

Tatyana Fazlalizadeh è probabilmente meglio conosciuta per i suoi interventi di arte pubblica. Tatyana è la creatrice del progetto in corso “Stop Telling Women to Smile”. Il suo libro, intitolato al progetto, è appena uscito. Il suo lavoro in “Abortion Is Normal Part 2” ha affrontato la discussione spesso trascurata su come i diritti riproduttivi e l’accesso all’aborto influenzano le donne di colore. Ha incorporato il testo di “Ricordiamo: le donne afro-americane sono per la libertà riproduttiva” in un murale più grande della vita.
Laurie Simmons

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Kim Brandt (1979, Albany, New York) – Sede: New York

Performance documentation of Kim Brandt, Clear Night, 2016. Photo by Bradley Buehring. Courtesy of the artist

Performance documentation of Kim Brandt, Clear Night, 2016. Photo by Bradley Buehring. Courtesy of the artist

Kim Brandt è una coreografa che crea opere d’insieme che giocano con collettività e isolamento esplorando un vocabolario di movimento minimo definito da alcune azioni e posizioni che sono spesso di natura pedonale. Il suo lavoro confonde le distinzioni tra interprete e pubblico. Utilizzando un approccio incrementale e orientato al processo all’interno di un determinato sito, attira l’attenzione su come i singoli corpi che negoziano lo spazio insieme costruiscono strutture proliferanti basate sul tempo.
Tara Donovan

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Tenaya Lee Izu (1992, Oakland, California) – Sede: New York

Tenaya Lee Izu, Ghost, 2019. Courtesy of the artist

Tenaya Lee Izu, Ghost, 2019. Courtesy of the artist

Tenaya è una giovane artista coraggiosa e determinata politicamente che ammiro molto. Il suo linguaggio scultoreo è sensuale e carico dei suo valori. Il suo lavoro incarna valori irriducibili alla politica dell’identità su razza e genere. Il lavoro di Tenaya offre nuove prospettive per pensare a questi problemi, ma non si impantana in contenitori ingombranti.
Anicka Yi

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Sara Eliassen (1977, Oslo, Norvegia) – Sede: Oslo

Sara Eliassen, The Feedback Loop, 16mm documentation of public screen intervention at Oslo Central Station, 2018. Commissioned by The Munch Museum. DOP Philip Øgaard. Courtesy of the artist

Sara Eliassen, The Feedback Loop, 16mm documentation of public screen intervention at Oslo Central Station, 2018. Commissioned by The Munch Museum. DOP Philip Øgaard. Courtesy of the artist

Sara Eliassen ha viaggiato tra Oslo e Città del Messico negli ultimi anni per continuare le sue indagini che porteranno a un’installazione video sulla politica della regione. Realizza spettacolari installazioni video multi-schermo che esplorano le intersezioni psicologiche tra arte e sistemi politici
Lynn Hershman Leeson

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Soudeh Davoud (1987, Tehran, Iran) – Sede: Tehran

Soudeh Davoud, Dream, 2019. Courtesy of the artist and Janet Rady Fine Art, London

Soudeh Davoud, Dream, 2019. Courtesy of the artist and Janet Rady Fine Art, London

Soudeh Davoud, che vive in Iran e lavora in condizioni estreme tra cui la censura e la mancanza di libertà di espressione, riesce a dipingere immagini sovversive e politicamente cariche che sono chiaramente commenti femministi sul vivere all’interno di una società patriottica in cui la tirannia governa.
Shirin Neshat

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Mequitta Ahuja (1976, Grand Rapids, Michigan) – Sede: Baltimora, nel Maryland

Mequitta Ahuja, Sales Slip, 2017. Courtesy of Tiwani Contemporary, London

Mequitta Ahuja, Sales Slip, 2017. Courtesy of Tiwani Contemporary, London

Sono rimasta sbalordita dai dipinti di Mequitta Ahuja da quando ho avuto il piacere di condividere una residenza con lei a Siena nel 2014. La sua missione è cambiare le aspettative dell’autoritratto, in particolare delle donne o delle persone di colore, estraendo le loro biografie personali come casi di studio nella nostra condizione sociale. Unisce le idee passate e presenti dell’autoritratto e, così facendo, destabilizza contemporaneamente le convenzioni vecchie e attuali del genere. Il suo lavoro radicalmente personale mostra scene recenti della sua gravidanza e maternità e viste intime nel suo studio mentre dipinge lo stesso dipinto che stiamo vedendo. Il suo lavoro è intelligente, divertente, bello e stimolante allo stesso tempo. Le sue opere sono ora esposte alla Phillips Collection, al Flint Institute of Arts e al Blanton Museum of Art.
Diana Al-Hadid

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Via artsy.net

2 risposte »

  1. Credo che l’universo delle DonnArtiste resti decisamente interessante per qualità e intensità e non solo nel campo pittorico ma in poesia, in letteratura per non parlare delle scienze e quanto altro!
    r.m.

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