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Calendario Mostre [336] – 02/09/2020

Out-of-blog Barbara Picci

Cosa troverete: Brian Eno e David Tremlett @ Galleria Michela Rizzo, Venezia; William Kentridge @ Antico Arsenale della Repubblica di Amalfi, Amalfi; Afran @ Biffi Arte, Piacenza; Noura Tafeche @ Piazza Bottesini, Torino; Fernando De Filippi @ Museo Castromediano, Lecce; Gian Carozzi @ Chiostro di San Francesco, Sarzana; Pierluigi Dessì @ Piazza del Popolo, Florinas; Valeria Tomasi @ Adelinda Allegretti Curator Studio&Gallery, Perugia; “Vago Fiore” @ Ex Chiesa degli Almadiani, Viterbo; Short Theatre @ La Pelanda, Roma

William Kentridge. More Sweetly Play the Dance
Dove: Antico Arsenale della Repubblica di Amalfi, Amalfi
Quando: 2 settembre 2020 – 2 dicembre 2020
Un grande protagonista del Contemporaneo per inaugurare la riapertura e il restauro dei suggestivi spazi dell’Arsenale d’Amalfi, il luogo dove alla fine degli anni Sessanta, con la mitica mostra evento Arte Povera più Azioni Povere l’arte italiana entrò con i suoi linguaggi d’avanguardia nel panorama internazionale, con un movimento che ancora oggi è un riferimento centrale per lo studio e la creatività. More Sweetly Play the Dance di William Kentridge è l’evento scelto per celebrare la memoria di quei luoghi. Terzo tassello del progetto Amalfi e Oltre – voluto dalla Regione Campania ed attuato da Scabec – dopo il convegno Progettare la Memoria: Strategie del digitale promosso in collaborazione con l’Università di Salerno e la mostra I sei anni di Marcello Rumma 1965-1970 inaugurata nel 2019 al Museo Madre di Napoli, a cura di Gabriele Guercio, con Andrea Viliani – la mostra di Kentridge segna la riapertura dell’Arsenale di Amalfi, collegandosi idealmente alle tre rassegne che qui Marcello Rumma promosse e organizzò, fra il 1966 e il 1968.

Brian Eno – David Tremlett
Dove: Galleria Michela Rizzo, Venezia
Quando: 6 settembre 2020 – 21 novembre 2020
La Galleria Michela Rizzo è entusiasta di annunciare la mostra che, per la prima volta in assoluto, mette in dialogo e in confronto i due artisti inglesi di levatura internazionale Brian Eno e David Tremlett. Entrambi gli artisti hanno già collaborato in passato con la galleria veneziana ed è grazie a queste precedenti occasioni che è nato questo straordinario connubio artistico. Il percorso della mostra prevede sia opere che nascono da un dialogo stretto tra i due artisti che lavori site specific con sale dedicate a ciascuno. Brian Eno, considerato uno dei maggiori artisti contemporanei, eclettico e fervente sperimentatore, fondatore della musica ambient, da anni indaga parallelamente il mondo del sonoro e del visuale, spesso creando una connessione tra le due realtà. Eno, attraverso opere quali i Lightbox e Lenticulars, gioca con la mutevolezza delle forme e dei colori, sottoponendoli ai nostri occhi come fossero elementi liquidi. È infatti nella fissa e lenta osservazione dei lightbox che ci sentiamo sprofondare in un’atmosfera acquosa, all’interno della quale il tempo si dilata e dove il nostro sguardo, guidato dai toni cangianti, può concentrarsi su ciò che abbiamo dentro, accompagnandoci in un tentativo di meditazione. L’opera di Brian non è semplicemente l’oggetto ma l’ambiente, uno spazio nel quale le atmosfere dai profili soffusi e brillanti delle opere visuali si accompagnano alle composizioni sonore, dando origine a una dimensione nella quale potersi perdere, nel fluire di una musica che trascende dall’essere musica e nella contemplazione di elementi mutevoli che si trasformano in stati d’animo. Colore e suono si amalgamano, diventando in qualche modo elementi della stessa cosa, fondendosi in un fluido che scorre in modo continuo e senza intervalli.

Afran. Il nudo é morto – L’abito è il monaco
Dove: Biffi Arte, Piacenza
Quando: 5 settembre 2020 – 7 novembre 2020
In mostra alla Galleria Biffi Arte dal 5 settembre al 7 novembre gli esiti recenti dell’ispirazione di Afran, artista originario del Camerun ma dalle multiformi radici culturali. Padre della Guinea Equatoriale, una moglie italiana, un pezzetto di vita in Spagna e da anni in Italia, Afran ha avuto una formazione “occidentale”, ma non ha mai perso di vista il dna della sua cultura d’origine. Che è poi quella Fang di cui, all’inizio del ‘900, si innamorarono Picasso e Modigliani.
Per lungo tempo la pratica artistica con materiali multiformi e, pochi anni fa, la scelta
quasi esclusiva di un materiale non proprio ortodosso: il denim. Tessuto global e metamorfico, il jeans incorpora tante latitudini e una storia di lungo corso: già nel ‘500 un blu ottenuto dal guado (una pianta tintorea di origine africana), veniva utilizzato a Genova per tingere la tela destinata alle vele delle navi e usata per coprire le merci durante il loro trasporto, oltre che per i vestiti dei marinai.
Tessuto ideale per la realizzazione di pantaloni da lavoro (prediletto, alla metà dell’Ottocento, dai cercatori d’oro, dai cow boy e dai minatori), a partire dagli anni Sessanta del Novecento il jeans si fa icona di protesta antiborghese per rinascere, verso la fine degli anni Ottanta, come outfit glamour, con una nuova identità e in lussuose contaminazioni.

Vago Fiore
Dove: Ex Chiesa degli Almadiani, Viterbo
Quando: 2 settembre 2020 – 15 ottobre 2020
Con VAGO FIORE si potrà rivivere, attraverso una avvolgente installazione artistica e teatrale, le atmosfere di un Trasporto della Macchina di Santa Rosa del Seicento. Parte degli incassi saranno destinati al Monastero di Santa Rosa – Centro Studi Santa Rosa da Viterbo – Onlus.
Il direttore artistico di Quartieri dell’arte Gian Maria Cervo spiega che “abbiamo voluto trasformare il primo dei progetti teatrali di questa XXIV edizione in un omaggio ai viterbesi e alla festività a loro più cara.
Il pittore Francesco De Grandi, esponente di spicco della scuola palermitana contemporanea, ha realizzato 9 disegni per consentire al pubblico un’esperienza connessa al passato remoto della Macchina e della Festa”. Nello specifico, l’artista ha riprodotto alcuni momenti del Trasporto del 1690 (il primo di cui si abbia una rappresentazione grafica), immaginando una sorta di corteo grafico ideale che riassumesse in sé gli elementi distintivi della festa, collocato all’interno di un’installazione che rappresenta la versione postmoderna di una biblioteca rinascimentale o barocca. Lo spazio è punteggiato da un tappeto vocale-sonoro con le voci di star del cinema e del teatro che hanno calcato i palcoscenici del festival nel corso degli anni.

Fernando De Filippi. Arte
Dove: Museo Castromediano, Lecce
Quando: 2 settembre 2020 – 2 ottobre 2020
Arte come processo di riflessione, dinamica di indagine, spazio di condivisione per comunità, contesto in cui interagire e immaginare nuovi possibili forme di futuro. La ricerca dell’artista Fernando De Filippi rivela queste sintomatiche relazioni con il lavoro che il Polo biblio-museale di Lecce ha avviato e sta portando avanti attraverso mostre (pensiamo a quelle su Ezechiele Leandro e Edoardo De Candia), momenti corali di riflessione e workshop con artisti della contemporaneità.
In occasione dei suoi ottant’anni il Museo Castromediano gli dedica una mostra antologica promossa da Regione Puglia – assessorato all’industria turistica e culturale, Polo biblio-museale di Lecce, Teatro Pubblico Pugliese e con il patrocinio del Comune di Lecce e dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, che si inserisce anche nell’alveo del protocollo d’intesa firmato alcuni mesi fa in merito alla valorizzazione e alla messa in rete dei musei e degli spazi espositivi della città. Le grandi sale della Pinacoteca del Museo Castromediano accolgono così la lunga ricerca di un maestro dell’arte contemporanea, nato a Lecce nel 1940 e di stanza a Milano sin dal 1959, con alle spalle un’intensa storia di ricerca, militanza culturale e una prestigiosa attività espositiva, che l’ha visto esporre le proprie opere alla Biennale di Venezia, a Palazzo Reale di Milano e in alcuni importanti musei nazionali e internazionali sin dagli anni Sessanta. La mostra, suddivisa in specifiche sezioni, analizza in maniera sistematica la sua indagine sin dai primi anni Sessanta, attraverso le opere legate a un personale impegno politico e sociale, declinato mediante iconografie legate alla Pop-Art, ma assolutamente autonome rispetto alle istanze americane, per poi giungere, attraverso l’analisi dell’iconografia di Lenin, alle performance, alle scritte sulla sabbia legate agli scritti teorici di Marx e poi, dagli anni Ottanta, alla mitologia e alla costruzione di un immaginario in cui l’iconografia dell’albero assume una determinata centralità. Si approda poi agli anni Duemila, con le opere realizzate con l’ausilio delle nuove tecnologie, in cui il fuoco e la riflessione sull’alchimia evidenziano particolari visioni. In mostra anche documenti e materiali legati alla sua storia d’artista e intellettuale e una video-intervista inedita con l’artista.

Valeria Tomasi
Dove: Adelinda Allegretti Curator Studio&Gallery, Perugia
Quando: 2 settembre 2020 – 30 settembre 2020
La programmazione della galleria riprende con una mostra dell’artista torinese. Una ventina le opere inedite, create ad hoc per lo spazio umbro.

Opera Viva Barriera di Milano | Noura Tafeche a Torino
Dove: Piazza Bottesini, Torino
Quando: 2 settembre 2020 – 27 settembre 2020
Il 2 settembre il quarto manifesto della sesta edizione di Opera Viva Barriera di Milano, progetto ideato da Alessandro Bulgini e curato da Christian Caliandro “Trionfo di Bacco e Arianna di Noura Tafeche” verrà inaugurato in Piazza Bottesini a Torino e in diretta Facebook – @flashbackfair – alle ore 19.00.
Il tema scelto quest’anno da Flashback, l’arte è tutta contemporanea è Ludens, ispirato al racconto di fantascienza La variante dell’Unicorno di Roger Zelazny e all’opera di Johan Huizinga: il gioco dunque inteso come fondamento della vita umana e della creatività, come approccio fondamentale per la ricostruzione continua del mondo e come attività sacra, viene declinato dall’artista in un tripudio di colori, personaggi, suoni e azioni che trasfigurano completamente la fonte visiva tratta dalla storia dell’arte, un dettaglio dalla decorazione di Palazzo Farnese realizzata da Annibale Carracci (1597-1607), reinterpretandola, attualizzandola e consegnandola alla nostra contemporaneità così difficile e interessante.

Short Theatre
Dove: La Pelanda – Mattatoio di Roma, Roma
Quando: 4 settembre 2020 – 13 settembre 2020
Short Theatre, il festival internazionale dedicato alla creazione contemporanea e alle performing arts, approda alla XV edizione che si svolgerà dal 4 al 13 settembre a Roma negli spazi di WeGil, La Pelanda del Mattatoio Roma, il Teatro Argentina e il Teatro India, con un’anteprima alla Reale Accademia di Spagna di Roma.
Un traguardo importante che arriva in uno dei momenti più critici della Storia recente. Sarà dunque un’edizione speciale, di trasformazione: il consueto impianto del festival sarà mantenuto ma ripensato in una dimensione più intima e unplugged, in continuità con il lavoro di reinvenzione dei formati e di relazione con lo spazio e con il territorio, da sempre centrale nel progetto di Short Theatre. Spettacoli nello spazio pubblico, performance e installazioni, live musicali, live e ascolti musicali, incontri e workshop svilupperanno le tematiche che caratterizzano l’identità del festival: la decolonizzazione delle arti, la rappresentazione di storie in grado di ridefinire lo sguardo sull’altro. E proseguirà anche quest’anno l’importante percorso di risignificazione dello spazio urbano, avviato in occasione della scorsa edizione intorno a WeGil.

Pierluigi Dessì. Killing me softly
Dove: Piazza del Popolo, Florinas
Quando: 2 settembre 2020 – 6 settembre 2020
Una mostra “interattiva” tra immagini e parole, che trasforma spettatori e scrittori ospiti del festival “Florinas in Giallo” in detective e narratori dell’insolito celato dietro il quotidiano. È la sfida lanciata da “Killing me softly”, l’ esposizione fotografica di Pierluigi Dessì, a cura di Sonia Borsato, che durante l’XI edizione del festival della letteratura gialla – dal 2 al 6 settembre a Florinas – occuperà la strade del paese e metterà in moto un divertente gioco visivo e letterario ad alta concentrazione di suspense, che consiste nel creare micro-racconti di poche righe da condividere su Instagram.
Tutti gli anni, il festival letterario organizzato dal Comune di Florinas, con la direzione artistica delle librerie Cyrano (Alghero) e Azuni (Sassari) si diverte a intrecciare linguaggi diversi, e in questa edizione lo fa con “Killing me softly”, che inaugura “Florinas in Giallo” mercoledì 2 settembre alle 19.15 in piazza del Popolo, a Florinas. Quest’anno il festival è dedicato ai ruoli archetipici del giallo, al rapporto tra vittime, carnefici, poliziotti e indagatori, e ai luoghi della suspense. Temi presenti nel lavoro di Pierluigi Dessì, che disloca nelle vie del paese dieci immagini fotografiche – 5 corpi e 5 oggetti – pensate per suggerire indizi e suggestioni non di una, ma di mille possibili storie. Partecipare al gioco è semplice: prima di tutto bisogna scegliere due foto, un “corpo” e un “oggetto”. Poi si realizza una storia Instagram in formato video, riprendendo le immagini scelte, e si registra l’ audio del breve racconto ispirato dalle foto. Alla fine si usa l’ hashtag #killingmesoftly e si tagga @FlorinasInGiallo per condividere le proprie creazioni.

Gian Carozzi
Dove: Chiostro di San Francesco, Sarzana
Quando: 2 settembre 2020 – 6 settembre 2020
L’Archivio Gian Carozzi, con il patrocinio del Comune di Sarzana, presenta mercoledì 2 settembre alle ore 18.00 la monografia Gian Carozzi, a cura di Lara Conte, edita da Skira nel 2019.Promosso dall’Archivio, il volume ripercorre l’intera produzione dell’artista. Protagonista del panorama artistico ligure postbellico, Gian Carozzi (La Spezia 1920 – Sarzana 2008) si trasferisce a Milano nei primi anni Cinquanta, dove opera per circa un decennio, in un periodo ricco di frequentazioni e sti-moli che lo avvicinano allo spazialismo di Lucio Fontana.
Dopo il soggiorno milanese trascorre gli anni Sessanta e Settanta a Parigi, dove prosegue un cammino solitario, esplorando una ricerca che mai si riduce a univoca cifra stilistica, seppur coesa attorno a una profonda continuità di pensiero, attraverso un’ininterrotta indagine sulla pittura. Una pittura che mette in crisi le definizioni e vaporizza i confini: tra astratto e figurativo, tra avanguardia e inattualità. Il libro si compone di contributi critici di Giulia Carozzi, Lara Conte, Fabrizio D’Amico, Andrea Marmori e Alberto Salvadori; di un’antologia critica con testi di Luca Bertolo, Manlio Cancogni, Beniamino Jop-polo e Roberto Tassi; e di un dettagliato regesto bio-bibliografico. Per l’occasione sarà presentata negli spazi della galleria Cardelli & Fontana una raccolta di opere dell’artista proveniente dall’Archivio Gian Carozzi. L’esposizione è visitabile da mercoledì 2 a domenica 6 settembre 2020, Cardelli & Fontana via Torrione Stella Nord 5, Sarzana.Saluti:Cristina Ponzanelli, Sindaco del Comune di SarzanaPartecipano all’incontro:Paolo Bolpagni, storico dell’arte, direttore della Fondazione Centro Studi Ragghianti, LuccaLara Conte, storica dell’arte, docente presso l’Università Roma TreRaffaella Fontanarossa, storica dell’arte, docente presso l’Università di Bologna – Campus di RavennaAndrea Marmori, storico dell’arte, direttore del Museo Civico Amedeo Lia, La SpeziaL’incontro si svolgerà nel rispetto delle norme anti contagio.Un ringraziamento alla Fondazione Carispezia per il contributo erogato nell’ambito del bando 2019 “Sostegno attività annuale delle associazioni senza fine di lucro operanti in ambito culturale”.ARCHIVIO GIAN CAROZZIVia Mascardi, 14 – 19038 Sarzana (Sp) | T. 0187 621421 info@archiviogiancarozzi.it | http://www.archiviogiancarozzi.it

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