Yo, me & Sevilla – Imperdonabili dimenticanze (Percebes y Cola de Toro)

Si è detto molto di Siviglia, pure troppo, ma non tutto in effetti.
Ci sono comunque degli episodi e delle curiosità che ho dimenticato Siviglia e che mi sembra doveroso includere nel mio diario di viaggio.
Capita infatti che, rivedendo gli amici dopo un viaggio , la prima cosa che ti chiedano è: “Come è andata? Cosa hai fatto? Dai raccontami qualche aneddoto…”
La cosa è fastidiosa per due motivi: il primo è che, se hai molti amici, è altamente tediante ripetere a tutti le stesse cose; il secondo è che sei appena tornato alla dura realtà del quotidiano ed è deprimente ricordare il viaggio, ti fa venire malinconia, ti fa sentire come quei vecchi ubriaconi che si ritrovano nelle bettole a rivangare un glorioso passato.

Ragion per cui, io metto nero su bianco le mie memorie e, se qualcuno dovesse chiedermi com’è andata, mi risparmio il contatto umano e sociale, Sivigliarimandando al blog. Per non essere antipatica, solitamente alzo gli occhi al cielo, della serie “Sei circa la novantesima persona che me lo chiede, spatats!” ed esclamo seria: “Per un resoconto dettagliato delle mie imperdibili vacanze estive, rimando direttamente al blog, pagina 2, capoverso 3”, dimenticando che a volte lo chiedono per pura cortesia e non gliene può fregare di meno delle mie noiosissime scorribande.

SivigliaLa verità è che il diario lo faccio quasi esclusivamente per me, per ricordarmi dei miei viaggi, visto che la mia memoria negli ultimi tempi è pari a quella di un pesce rosso. Ad ogni modo, incontrando un’amica ieri, i primi racconti che mi son venuti in mente sono proprio quelli che ho dimenticato di scrivere, ed ecco la ragione di questa nota finale, scaturita così a posteriori.

Un premio speciale va di certo allo stewart Ryanair del ritorno. Una vera sagoma, spiritoso e divertente come un colpo d’aria d’estate. SivigliaPerò mi ha strappato un sorriso, nonostante fossi in funereo raccoglimento da ritorno da viaggio. Al mio fianco un ragazzino assai nervoso con la ragazza che gioca per tutto il tempo a videogames, mentre lui si torce le mani e sorride di un sorriso finto, preoccupato. Ad un certo punto, durante il volo, incrociamo una perturbazione e l’aereo balla. Lo vedo sollevare il capo e chiamare lo stewart, che arriva veloce: “Si, dimmi…”. Il ragazzo lo guarda e, con fare disinvolto, gli dice: “Mi sto cagando!”. SivigliaLo stewart non si fa prendere in contropiede, come se fosse la richiesta più naturale del mondo, e gli risponde immediato: “Vai in bagno!”.
Io, che ero fra i due, non capisco, sono interdetta. Il ragazzino si mette a ridere e dice: “Ma no… è che ho paura!”. A quel punto non so se ridere di più per il modo di esprimersi del giovane cucciolo di uomo o per la risposta secca e disinvolta dello stewart, che era poi la risposta più corretta da dare in quel momento.

Tornando a ritroso, invece, al giorno prima di partire, i miei amici italiani, che non lavoravano, mi hanno portato a mangiare spagnolo per i ristoranti del centro. Ho scoperto così alcune specialità che vanno elencate nel mio resoconto culinario del viaggio. Siviglia - Cola de ToroPrima di tutte la cosiddetta “Cola de Toro” che è proprio ciò che temevo fosse: la coda del toro. Se solo ci ripenso un simpatico conatino riaffiora nel mio stomaco delicato, ma l’ho provato, ebbene si, ho assaggiato la carne circostante il grosso osso che, partendo dalla schiena dell’animale, si dispiega per tutta la coda. Alla fine il sapore non è male, se non pensi a cosa stai mangiando. E’ della semplice carne in umido, saporita e grassa. Se dimentico la terribile usanza, a cui ho assistito, di succhiarne l’osso, posso anche ricordare con una nota di lieve piacere quel momento del pranzo.

Altra curiosità della cucina locale sono i percebes. Quando me ne hanno parlato ho strabuzzato gli occhi. Non ne avevo mai sentito parlare e, per una come me che Percebeirosadora i frutti di mare, mi è sembrato un’imperdonabile mancanza. Secondo la mia filosofia gastronomica, ogni cosa va assaggiata (a parte  minestrone e derivati). La curiosità poi si è fatta incontrollabile quando sono venuta a conoscenza delle origini di tali frutti di mare. Essi sono estremamente costosi e rari, ma non mancano mai nelle tavole degli spagnoli nelle cene di Nochebuena (Natale) e simili.

La particolarità di questi crostacei è che essi si trovano solo nelle ripide scogliere della Galizia, nella zona in cui la roccia è battuta dalla violenza del mare e dei venti. PercebeirosIl mestiere dei Percebeiros (i raccoglitori di percebes) è estremamente pericoloso. Questi pescatori rischiano la vita per calarsi con una corda da questi dirupi. Il rischio non è tanto quello di calarsi, quanto quello del mare, che a quanto pare, tramite correnti e ondate, di Percebeiros se n’è portato via molti. Per questo motivo i rinomati percebes costano anche 40/50 euro al chilo.

Per quanto riguarda il loro aspetto, mi aspettavo un bel frutto di mare, simile al dattero. Invece si tratta di un’accozzaglia confusa e semi informe di piccoli peni, Percebescome li ha descritti chi mi ha informato della loro esistenza. Sì, perché, se prima di sgusciarli sembrano degli orribili spuntoni di zoccolo di maiale che non vede acqua da anni, dopo, a quanto pare, presentano una specie di prominenza rosa simile ad un piccolo organo genitale maschile, che, per esagerare, si succhia pure. Che sia un vizio, visto che a raccontarmelo è stata la stessa persona che ha succhiato l’osso della coda di toro? Non lo so e preferisco ignorarlo.
PercebeirosPerò dicono, visto che non ho avuto il piacere (?) di assaggiarli (i ristoranti che abbiamo visitato ne erano provvisoriamente sprovvisti), che il sapore sia buonissimo, che ricordi il mare. Probabilmente ricorda anche il sudore e le lacrime dei percebeiros che in questo frutto raro della loro terra vedono l’unica sussistenza per le loro famiglie, come racconta Serxio Ces, nel documentario Percebeiros, di cui sotto.

Bene, mi pare di aver esaurito le dimenticanze. Giuro che son finite qui e, se per disgrazia, me ne dovessero venire altre in mente, mi amputerò “i ditini” prima di angustiare ulteriormente i lettori di questo blog, se ne esistono ancora….

RISORSE DISPONIBILI:

4 commenti

  1. Vas siempre bueno…B….ti leggo sempre molto volentieri…”mi agradas”.
    Queste curiosità di cucina poi… non le conoscevo!!!??
    Salutissimi
    G.

    "Mi piace"

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