New York – La tana del ratto [Seconda puntata]

1:00 pm – Lunch break

Oggi non ho voglia di parlare. Allo scoccare della pausa pranzo mi lancio in ascensore, prevenendo qualsiasi tentativo di farmi incastrare in un qualsivoglia pasto in compagnia. New York - La tana del rattoMomenti in cui si continuano a discutere le questioni dell’ufficio, come se si fosse semplicemente spostata la poltrona. No, mi rifiuto, devo staccare. Raggiungo il bar dell’angolo. Mi siedo in un tavolo vicino alla vetrata che dà sulla strada. Il via vai di gente allevia le mie pene. Li vedo spostarsi ritmati per le solite corsie e cerco di intuirne i pensieri: il marito che è sicuro che la moglie gli faccia le corna, la donna preoccupata per il nodulo al seno che le hanno diagnosticato, il ragazzino che si tormenta su come riuscire a convincere i suoi a lasciargli la macchina per il week end, il barbone che si chiede se l’ultimo posto dove gli hanno dato un pasto caldo sarà così generoso anche oggi.
Ordino la solita insalata e un insipido hamburgher con patate. New York - La tana del rattoUna bottiglietta d’acqua per mandare giù il tutto. Di Susan neanche l’ombra. Che le sarà successo? In tutti questi anni non è mai mancata. Sarà malata di sicuro. Peccato, contavo nella sua carica di buonumore per rientrare in ufficio e affrontare la riunione del pomeriggio.
Mangio velocemente, ordino un espresso, pago e rientro in ufficio.
La riunione si rivela noiosa proprio come immaginavo. L’ordine del giorno è discutere sulle strategie per l’acquisizione di un nuovo cliente. Faccio finta di ascoltare e accolgo favorevole ogni proposta, senza sforzarmi di capire realmente cosa si dice. Mi fido dei miei colleghi, e poi d’altronde io là dentro non valgo niente. Per mio volere, e anche per quello di alcune persone che non apprezzano il mio essere schivo e che giocano a farmi la guerra. E io gioco di furbizia e li assecondo, spiazzandoli. Lo so, è da vigliacchi, ma funziona… Finalmente la riunione finisce e arriva il momento di andare via da lavoro. Anche oggi è andata!

5:30 pm – The rat’s lair
Scendo per strada, mi infilo in corsia, rifluisco nel grande flusso umano che fa ritorno a casa. Ripercorro all’inverso tutto il percorso fatto stamattina. New York - La tana del rattoScendo nei cunicoli della tana e ne percorro i corridoi. Un mendicante suona la fisarmonica e intona un canto slavo che mi comunica una terribile malinconia. Salgo sul treno, stavolta una fortuna fottuta mi fa trovare un posto. Oggi è proprio la mia giornata fortunata!
Faccio finta di non vedere una vecchietta in piedi vicino a me. Oggi non mi va di essere buono, non mi va e basta…
I 21 minuti e 30 sono lunghissimi, ma alla fine arriviamo alla fermata di casa mia, quasi il capolinea. Sono rimasti in pochi nei vagoni. Lo svantaggio di vivere in periferia, poco movimento per le strade e maggiore rischio di rapine o altre violenze gratuite, soprattutto la sera. La mia tattica è camminare dritto e velocemente verso casa, senza guardare nessuno in faccia. E così faccio anche stavolta. New York - La tana del rattoPercorro i cunicoli deserti, quando improvvisamente sento l’urlo soffocato di un uomo. Mi giro e intravedo due ombre nell’angolo nascosto di uno di quei tunnel intersecati. Pian piano i contorni delle persone si fanno più nitidi. Un uomo tiene le mani in pancia appoggiato al muro, mentre un individuo con un cappuccio estrae dal suo addome un pugnale pieno zeppo di sangue. New York - La tana del rattoL’uomo, in un ultimo disperato istinto di sopravvivenza mi vede e fa per chiedermi aiuto, ma l’assassino lo finisce con un’altra accoltellata che lo fa cadere a terra. Io non riesco a muovermi. Lo stupore, la pena e il successivo terrore mi paralizzano. Il killer si gira e mi guarda. I nostri occhi si incrociano. Nel suo sguardo la furia omicida, una fame di sangue che, in quella frazione di tempo, riesco a percepire pienamente e che si trasforma in me in pura paura. Quel viso lo conosco. Si tratta di una donna: è Susan, la mia cameriera, quella gentile e sorridente ragazzina dallo sguardo assente. Cazzo, sono nella merda!
Immediatamente esplode in me la voglia di vivere, di salvarmi, di sopravvivere…. Mi lancio in una corsa impazzito dal terrore. Sento che lei mi segue, sento i suoi passi, il suo affanno. New York - La tana del rattoÉ dietro di me, non si stanca. Un dolore cupo mi invade il solito ginocchio, quello operato due anni fa. Proprio adesso ti devi mettere a far lo stronzo? La cosa mi fa rallentare un pochino. Lei non demorde, è sempre vicina. Vedo a 20 metri la banchina dei treni. Cosa faccio adesso? Il rumore di un treno vicino. Continuo a correre, mi giro a vedere quanto è distante. I suoi occhi mi guardano e sorridono di uno sguardo feroce, come quello di un grosso boa che è riuscito ad introdursi nella tana del ratto, New York - La tana del rattoriesce a scovarlo e lo insegue per i cunicoli, finché non lo mette spalle al muro senza scampo… Avrebbe potuto divorarmi, ma il caso ha lavorato a mio favore, risparmiandomi una morte atroce e lenta sotto le sue stilettate. In compenso me ne ha regalato una dolce e immediata schiacciato sotto le ruote del treno che proprio nel momento in cui mi rigiro passa sui binari. Sfracellato e fatto a pezzi in quella fredda fossa impersonale in cui finisco dopo un salto nel vuoto che dura pochi secondi, ma che per me vale una vita intera…

TO BE FINISHED

New York – La tana del ratto [Prima puntata]

Credits:
Foto (C)2011 Marilena Riello – Blog | Flickr

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