#invasionidigitali – Visto che ci siamo, invadiamo Bithia!

Tre settimane fa circa. È notte. Prima di dormire mi inietto la quotidiana dose social(e) strisciando fra le complesse interconnessioni “tuittere”. Bithia - Invasioni digitaliIl mio interesse viene catturato da un grazioso hashtag tutto pepe che, con fare amicante, mi fa l’occhiolino. Vista la continua e viscerale esigenza di nuovi stimoli emozionali, non mi sembra il caso di storcere il naso. Mi guardo attorno per assicurarmi di non essere vista e, con un gesto (lo ammetto) un po’ coatto, ci immergo il polpastrello in cerca di un contatto più intimo. Scopro così che il mio nuovo amico, il cui nome #invasionidigitali suona già come una garanzia di lubriche fantasticherie di conquista, è molto popolare. Anzi, mi viene quasi il dubbio che per lui io non sia  altro che una delle tante rimasta affascinata dal suo fare lascivo.
La curiosità cresce esageratamente, tanto che rimbalzo fra vari siti e materiali che parlano dell’argomento.
Finisco finalmente nel sito dell’iniziativa www.invasionidigitali.it e comprendo cosa significa esattamente e quale è il suo fine ultimo: liberare la cultura.

Nel sito leggo:
Le #invasionidigitali sono una rete di eventi nazionali rivolti alla diffusione e valorizzazione del nostro patrimonio artistico-culturale attraverso l’utilizzo di internet e dei social media.

Per un attimo dimentico di essere stata usata, sedotta ed abbandonata e mi concentro sul concetto ultimo. D’altronde Bithia - Invasioni digitalile invasioni digitali sono ormai diventate quasi un esercizio quotidiano, vista la mia passione di fissare su Instagram ogni città, monumento (e simili)  in cui metto piede. Il fatto che questa tendenza, che condivido con parecchie persone nell’immenso panorama social, si sia trasformata in un’iniziativa sentita e partecipata, non può che rendermi felice e solleticare la mia curiosità.  L’iniziativa durerà per una settimana, dal 20 al 28 aprile 2013. Mi piacerebbe portare il mio contributo, adesso non mi viene in mente nulla,  ma c’è tempo…
Ne parlo con gli amici: “Avete sentito delle #invasionidigitali?”, “Dai ci inventiamo qualcosa? Si, ma cosa? Dove? E soprattutto perché? Nel senso, come lo organizziamo? Partoriamo un evento in parallelo?”…
Niente, deve essere la Primavera… Oppure un bradipo abietto ha messo radici nella mia capacità di apportare nuove idee al mio vivere quotidiano. Fatto sta che arriva il 27 senza che la causa abbia ricevuto contributi dalla sottoscritta.

Poi ieri finisco a Pula, mio paese d’origine, a casa dei miei genitori.
Bithia - Invasioni digitaliQualcuno mi ha parlato della situazione delle spiagge a Chia, località vicina appartenente al comune di Domus De Maria, luogo dove io ho passato la mia infanzia, visto che mia madre è originaria del luogo.
“Mamma, che ne dici di andare a vedere cosa è successo a Chia? Mi hanno parlato di intere spiagge scomparse. Andiamo alla Torre, da lì  possiamo osservare la costa dall’alto…”.
In realtà la Torre mi manca un pochino. Le sue rocce spioventi sul mare immenso hanno accolto in passato le mie sentite perplessità adolescenziali e, ad intervalli regolari, mi richiamano verso quei luoghi. Sarà colpa delle mie origini, forse i miei avi abitanti di quella zona mi attirano nel luogo sacro. Sotto quella montagna, infatti, sono stati ritrovati i resti della vecchia acropoli punico-romana di Bithia, di cui poco si sa, i resti sono sommersi, per cui gli studi risultano più difficili.

Saltiamo sulla macchina armate di Briciola, il nostro Amico a 4 zampe incrocio di improbabili razze volpine nane, e ci Bithia - Invasioni digitalidirigiamo sul luogo. Dall’alto svetta la Torre, fatta costruire nel 1578 dal viceré De Moncada con lo scopo di difendere dai pirati l’approvvigionamento d’acqua garantito dal Rio Chia, la cui foce scorre proprio là a fianco. Saliamo sull’erta collina che, dopo qualche minuto, ci porta ad una altezza adeguata per poter scrutare le spiagge del circondario, perlomeno quelle attigue, di cui mi hanno parlato. Il “Porticciolo”, che si trova sulla sinistra della torre, è tale e quale a sempre. La spiaggia di destra, invece, che viene chiamata nel primo tratto “Sa Colonia”, e nell’ultimo “Fox’e Cogoni”, appare leggermente ritratta. Mia madre mi dice che non c’è da preoccuparsi, la cosa si ripete ciclicamente, ma poi il mare riporta le cose a posto prima o poi.
Saliamo ancora, noto che hanno transennato la zona inferiore del monte sul versante che da sul mare, hanno ripreso i lavori e gli scavi per scoprire qualcosa di più su Bithia. Probabile centro nuragico, in seguito fenicio, poi punico e romano, fu abbandonato nel VII secolo d.C., quando le scorribande dei pirati obbligarono la popolazione  a rifugiarsi nelle zone interne dell’isola.

Vedo mia madre che, munita del suo inseparabile smartphone, fotografa ogni centimetro quadro di terra: niente le sfugge: animali, Bithia - Invasioni digitalipiante, le mura della torre, le transenne degli scavi, il mare infinito che si perde all’orizzonte…
Una lampadina mi si accende: “Mamma, perché non organizziamo la nostra #invasionedigitale di famiglia? in realtà l’abbiamo già fatta, visto che le tue foto staranno sbancando già instagram…”.
Eh sì, dovete sapere che mia madre è una insta-addicted di tutto rispetto. I suoi post sono molto apprezzati, per cui eccoci qui: oggi, 28 aprile, giorno di chiusura dell’iniziativa, io e la mia social-madre alla conquista (digitale) di uno dei luoghi più intimi e significativi per le nostre esistenze. Ed è pure il suo compleanno!

Buon #compleannodigitale mummy!

Link utili:
Invasioni digitali – Website
Bithia (sito archeologico) – Wikipedia

Credits:
Foto di @catecara

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