PsaicoDrammi – All’aeroporto

Aeroporto di Cagliari

Ieri sono andata a prendere un’amica all’aeroporto. Era notte, l’aria afosa e io in ritardo. Come sempre. Spingo sull’acceleratore, non posso permettermi di arrivare tardi, voglio essere lì davanti quando uscirà dalle porte scorrevoli. Un tipo mi frega il parcheggio proprio di fronte all’entrata, lotto disperatamente, impreco, ma son costretta a rifare il giro. Spacco il minuto, sono le 22:45, tanto dovrà ritirare la valigia, penso. Riesco a parcheggiare, vedo i vigili in lontananza. Accidenti questi vogliono soldi anche la notte. Controllo il portafogli. Ho un euro, che poi scopro essere il minimo che si può inserire per mezzora. “Ladri!” urlo alla macchinetta, che non risponde. Mi precipito di fretta in macchina a poggiare il foglietto, ho perso ben tre minuti di tempo. Potrebbe essere già uscita e magari si sta chiedendo dove sono. No, stavolta non accadrà. Accelero il passo, quasi corro e finalmente, alle 22:49 esatte, entro nella grande sala dove parecchie persone sono in attesa. Scruto il quadrante con gli aggiornamenti dei voli in tempo reale. Rome Fiumicino, ce ne sono due, entrambi Landed. Ok è atterrata. Le mando un whatsapp inutile: “Arrivata?” a cui lei giustamente non risponde. A dire il vero l’ho scritto per farmi vedere occupata, visto che intorno a me c’è tutta una giungla umana con cui non ho nessuna voglia di interagire, per cui abbasso gli occhi sul telefono per non incrociare quelli di chicchessia. Ben presto però il telefono si rivela poco interessante ed il tempo passa. Quell’entusiasmo febbrile che mi aveva spinto a correre per arrivare in tempo è scemato gradualmente ed è stato sostituito da un’apatia misto noia che mi fa sospirare. Mi guardo attorno. Gruppi di persone affollano la zona vicina alle porte da cui escono i passeggeri dei diversi voli. L’uscita si è trasformata in una sorta di passerella in cui sfilano i vip con grosse valigie a seguito. Gli occhi degli astanti si fissano su quella diavoleria scorrevole non appena ne sentono il primo sibilo che indica che si sta per aprire. Anch’io mi piazzo in traiettoria, seppur distante, per cercare di intravedere tracce della mia amica oltre la porta. Vuoi vedere che le hanno perso la valigia come fecero con me quella volta… No, dai no pessimismo, è tardi e ho sonno. Va bene, mi dico, avete vinto, vi guardo… Mi viene un’idea. Perché non ci ho pensato prima? Per passare il tempo posso fare il vecchio giochino di indovinare le vite degli altri. Vediamo se riesco ad immaginare chi sta aspettando chi. È un concorso a premi e, se azzecco le risposte, vinco il Mongolino d’Oro. Ad esempio questo tipo psaico che ogni volta che mi giro mi fissa chi sta aspettando? È un uomo sui cinquantacinque scuro di carnagione con uno sguardo che non ha nulla di interessante, anzi ha qualcosa di fastidioso, sarà quella sorta di brama da strada poco elegante, anzi volgare. Secondo me aspetta un amico o che ne so un cognato, non può essere altrimenti, non avrebbe questo sguardo volgarotto da cane sciolto. Ogni volta che giro lo sguardo nella sua direzione non perde tempo e mi lancia un’occhiata tanto languida quanto assurda.
Davanti a me, dall’altra parte del pilastro, invece, sta un gruppetto non bene assortito: qualche adulto che chiacchiera con dei ragazzi e un vecchietto che sembra essere solo. Chi starà aspettando il vecchietto? Ma… io credo che possa aspettare il figlio, magari con la moglie e i bambini. Sicuramente vivono fuori e gli avranno anche detto di non andare a prenderli, a quell’età non dovrebbe guidare, soprattutto la notte. Ma lui non ha potuto resistere, sarebbe andato anche in carrozzina a vederli uscire sorridenti e corrergli addosso fino quasi a farlo cadere. In quegli occhi ormai stanchi dalla vita brilla già la lucina dell’emozione che proverà. Si sistema il cappello e si alliscia i pantaloni eleganti per apparire al meglio e magari sembrare un po’ meno vecchio e acciaccato. Intanto un signore si piazza davanti a me, togliendomi la visuale del vecchietto e del resto del gruppo, mi sposto scocciata per riguadagnare una posizione opportuna che mi consenta di guardarmi intorno, nonché di tenere sempre sottocchio i vip all’uscita dal festival di Cannes. Perché, se ci penso, manca solo il tappetto rosso… Qualche fotografo c’è, in attesa di immortalare il grande ingresso della celebrità di turno. Il signore davanti si sposta di nuovo intralciando, col suo cranio rado e sudato, la mia visuale. Lo fa per lo stesso motivo per cui lo faccio io: qualcuno  davanti gli si mette in traiettoria e non può tenere gli occhi fissi sulle portine. Inizio comunque ad odiarlo. Guadagno ancora un’altra posizione. Intravedo un ragazzo col cane, un cane di razza, di quelli bellini bellini, tutto ben tenuto e pettinato, quasi più del padrone che è un ragazzo sulla ventina con i jeans al ginocchio, magliettina sgargiante e lo sguardo scazzato. Ha proprio l’aspetto di uno che è sceso ad accompagnare il cane a fare i bisogni. Chi sta aspettando il cane? Quell’aria austera sembra rivelare un ruolo importante nella vita del ragazzino. Soprattutto chi è il padrone fra i due? Secondo me il cane e il suo accompagnatore aspettano il vero padrone, magari il padre del ragazzino a cui farà di certo piacere vedere Fufy al suo ritorno per poterlo abbracciare. Altro che la moglie che ormai non se lo caga neanche di striscio. Fufy sì che è fedele, ci sarà sempre ad attenderlo ansioso e felice, qualsiasi cosa accada… Il signore di prima si sposta ancora davanti a me. Mentre penso di rifilargli una testata, vedo un movimento dietro il pilastro. L’uomo dalle occhiate lubriche viene raggiunto da una moretta molto più giovane di lui e dal bel portamento. “Ma allora questo è scemo”, penso. Che lo fosse lo sapevo già in effetti. Però mi ha fatto perdere un punto. E adesso il mio concorso a premi? Non posso più permettermi di sbagliare.
Della mia amica, nel frattempo, neanche l’ombra. Dalle porte fatate viene vomitato di tutto: intere famiglie, ragazzi soli, gruppi di gente e singoli di ogni genere ed età. Si dividono in due categorie facilmente intuibili dalla faccia. Se la faccia è triste stanno tornando, magari da un viaggio, sai quella strana malinconia che ti prende… Al contrario se l’espressione è felice, stanno arrivando in vacanza nella meravigliosa isola sarda, meta rinomata di grandi abbuffate di mare e relax, magari dopo un intero anno di duro lavoro senza ferie, che con la crisi è anche troppo potersi permettere quelle due settimane in Sardegna… Osservo i visi, le espressioni. C’è anche chi, sardo, vive fuori e torna a casa. Ha lo sguardo inebetito, quasi inebriato al contatto con l’aria, gli odori, il calore della sua terra. Escono anche i piloti, una hostess ed uno stewart con le loro divise altezzose. Mi passano a fianco e salutano il cane con parecchi ‘Pucci pucci’ che mi fanno venire la pelle d’oca. E anche al cane, che rimane fiero e impassibile, a differenza del padrone che fa un cenno come a scusarsi per la sua maleducazione. Faccio per girarmi e vedo il vecchietto muoversi. Abbraccia con calore un ragazzo sui venticinque anni, molto più alto di lui, un bel ragazzone. Sarà il nipote, penso. E i bambini? L’allegra famigliola a trovare i nonni? E poi perché non sono venuti i genitori del ragazzo? Far guidare un uomo di quell’età, per giunta di notte, e soprattutto farmi perdere il concorso miseramente. Comunque son belli i due, il nonno abbraccia il ragazzo e lo spinge verso l’uscita. Sento che gli dice “Adesso andiamo a casa, devi ancora mangiare, avrai fame, a che ora sei partito? Nonno ti ha lasciato un sacco di cose buone. Vedrai…” Vedo il ragazzo sorridere, poi spariscono dalla mia visuale.
In fondo sulla sinistra, nelle panchine, stanno sedute “le signore stanche”, come le ho ribattezzate, alcune anche di spalle alle portine. “Come fate?”, vorrei dire loro, “Come fate a resistere al fascino ipnotico delle portine scorrevoli?” Proprio in quel momento esce un signore distino. Ha un completo elegante, probabilmente fatto su misura, la giacca piegata sul braccio. Trascina con sicurezza un piccolo trolley. È un uomo metodico, lo si vede da lontano. Fufy si desta, la vedo scomporsi, mentre la coda comincia a sbattere da una parte all’altra. Mi rigiro verso l’uomo, vedo i suoi occhi luccicare. “Fufy, quanto mi sei mancata”, dice l’uomo che si è avvicinato con uno scatto al cane e lo ha preso in braccio. Poi dà una pacca distratta al ragazzo che continua ad essere irrimediabilmente scazzato. Molla il guinzaglio e si dirige verso l’uscita seguito dal padre e dal cane. Ma qual è il padre e soprattutto quale il cane?
Finalmente vedo spuntare il sorriso inconfondibile della mia amica che crea finalmente un varco di luce nel mio interesse, per cui mi ci abbandono. Mentre guido verso casa le dico:
“Mentre ti aspettavo ho fatto un gioco, un concorso a premi, ma ho perso, ho azzeccato solo una risposta su tre. Secondo te me lo danno il premio di consolazione?”
“Hai iniziato a farti vero? Non ti posso lasciare sola un attimo…”

Aeroporto di Cagliari

N.B. le foto sono state “pinnigate” brutalmente dalla rete! Se sei il proprietario, contattami in privato e provvederò a mettere il copyright o a levarle.

Altri PsaicoDrammi:
Al centro commerciale
Alle Poste

19 commenti

  1. Bello questo psaicodramma! Io faccio un gioco simile sull’autobus inventando le storie dietro i volti dei passeggeri. Anche se poi la realtà supera la fantasia ma vabbè 😉 Un saluto!

    • beh mi hai dato un’idea per il prossimo 😉
      Stamattina mi son soffermata sul tuo post sugli occhi come specchio dell’anima, volevo commentare ma mi son resa conto che non c’era niente da aggiungere, era perfetto così…
      ps molto bella la foto 🙂

      • Eheh magari poi si possono confrontare gli psaicodrammi, chissà cosa potrebbe uscire fuori. Ci sono certe linee qui che chiamo “le corte dei miracoli” :p Ma ti ringrazio per questo tuo commento, mi fa molto piacere e arrossisco adesso 🙂 Ma come, vengo sul tuo blog per fare i complimenti a te e invertiamo le parti? 😉

      • Perché no? io ci sto… ne ho già uno pronto e l’estate è lunga… Sai cos’è? ci son posti talmente noiosi che questi giochini ti aiutano a renderli più sopportabili… E poi una volta che inizi non ne esci, raddrizzi le antenne e capti tanti piccoli particolari che normalmente ti sfuggirebbero…
        ps sono timida nei blog degli altri ah ah ah 😉

      • Quanto è vero quel che dici, anche i viaggi, perché passarli in silenzio a poltrire quando intorno si ha così tanta ispirazione! 🙂 E come dici tu, sono una droga, ma stavolta una droga buona e senza conseguenze se non quella di aprirci di più a ci circonda! 🙂

  2. …il Mongolino d’Oro non lo sentivo citare dal ’79. Son commosso.
    Bellissima analisi. E pensavo di essere da piscanalisi, quando lo facevo\faccio anche io.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.