LiBrAmando – Philip K. Dick – Follia per sette clan

Philip K. Dick - Follia per sette clan
Philip K. Dick – Follia per sette clan

L’assunto imprescindibile che sta alla base di questa pseudo-recensione è: non chiedetemi mai di andare a vedere un film basato su un libro di Philip K. Dick. Perché? Come perché? Avete mai letto un libro di questo autore? Se non lo avete fatto, ve lo consiglio. Soprattutto se avete problemi di carenza di idee o vi sentite particolarmente smorti e cerebralmente a terra, questo è il prodotto che fa per voi: Ubik… scusatemi, volevo dire… potete sempre leggervi un libro di Dick. Di certo sarà un buon antidoto contro la noia ma soprattutto sarà come guardarsi un film. Perché scomodarsi andando al cinema, che magari finite dietro due adolescenti pomicianti o a fianco ad un patito di pop-corn OGM con le mandibole rumorose, seppure oliate per l’occasione? I romanzi di Dick si leggono e si vedono insieme. Sinceramente non sopporterei di vedere la muffa gelatinosa di Ganimede, Lord Running Clam, diverso da come l’ho visto mentre leggevo, idem per il comico Bunny Hentman con la vestaglia tinta a mano fatta di seta di ragno marziano, o il bradipo ursino che (purtroppo) non compare mai, ma che te lo immagini…
La scrittura di Dick è molto veloce e coinvolgente anche nei dettagli dei personaggi delineati con una maestria narrativa che pochi scrittori possiedono. Le trame sono intricate e psicologiche. In “Follia per sette clan“, in particolar modo, questo versante psicologico è centrale e Dick dimostra di intendersi parecchio della materia. Ma non posso spiegarvi il perché senza un minimo cenno alla storia.
Anni prima c’era stata una guerra fra la Terra e gli “insettoidi” di Alfa. Poi questa era terminata e Alfa III L2, una luna satellite di Alfa colonia terrestre, era stata abbandonata a se stessa. Nel suo territorio esisteva un manicomio dove venivano internati i terrestri con gravi problemi psichici. Quando vennero interrotti i rapporti Terra-Alfa III L2, i pazienti del manicomio furono lasciati a se stessi. Dopo circa vent’anni la Terra decide che è giunto il momento di andare a vedere cosa succede sulla Luna. In realtà ci sono anche le classiche motivazioni ciniche e affaristiche, ma questo è un altro discorso. Nella Luna Alfa III L2, intanto, i cosiddetti “pazzi” hanno costituito un modello di comunità stabile dividendosi in 7 clan a seconda del male da cui sono affetti: gli Eb (ebefrenici), gli Skiz (schizofrenici), gli Os-Com (ossessivo-compulsivi), i Poli (polimorfici), i Dep (depressi), i Para (paranoici) e i Mani (maniaci). Insomma un bell’ambientino, soprattutto per farci una scampagnata…
Nella Terra intanto il protagonista della storia, tal Chuck Rittersdorf, un agente della CIA il cui compito è quello di scrivere sceneggiature per simulacri di propaganda destinati ai paesi comunisti (da cui gli Stati Uniti sono circondati), sta affrontando un momento di crisi per la separazione dalla moglie e psichiatra Mary Rittersdorf. La donna è una strega sadica che lo priva di ogni soldo e lo minaccia di succhiargli ogni avere per il resto dei suoi giorni. Chuck finisce in un pessimo edificio abitato per lo più da Non-T (extra-terrestri). Si ritrova come vicini di casa, fra gli altri, una forma di vita di metallo fuso proveniente da Giove, un Uccello-Mago di Marte, un bradipo ursino di Callisto. Qui incontrerà due figure chiave del libro: il suo dirimpettaio, la già citata muffa gelatinosa telepatica di Ganimede, che legge i pensieri e lo aiuterà più volte nel corso della storia, e la poliziotta Joan Trieste, dotata di modesti poteri psichici: può riportare indietro di 5 minuti il tempo e, per questo, viene utilizzata dalla polizia per ridare vita alle vittime di incidenti stradali. Proprio quest’ultima soccorrerà Chuck sull’orlo del suicidio, e del cornicione…
Comunque finisce che nella spedizione verso la Luna Alfa III L2 viene inviata, come psichiatra, anche la moglie di Rittersdorf. Con lei il caso vuole che ci debba andare anche un uomo della CIA. Decidono di inviarci un simulacro comandato dalla Terra. Indovinate da chi? E con quali turpi istinti uxoricidi?
Ad ogni modo, nel frattempo si muovono altre strade, si formano altri intrecci, come un ulteriore lavoro per Chuck come scrittore di sceneggiature per il famoso comico Bunny Hentman. Ben presto tutto si ricongiungerà svelando trame, tradimenti e colpi di scena premeditati che, uno dopo l’altro, ricomporranno i tasselli del grande disegno globale che Dick ha partorito. Egli ha talmente pieno possesso dei suoi personaggi e della storia da sembrare un grosso ragno che tesse la sua tela e ne fa una ragnatela fitta e potente. L’orrido animale conosce a memoria la trappola costruita. Le vittime che ci cascano, i suoi personaggi, la conoscono un po’ meno. Al lettore è dato di assistere a questo evento del tutto naturale: il ragno che divora le sue prede. Dick era un ragno frustrato nel periodo in cui scrisse questo libro, nel 1964: egli si era appena (giustappunto) separato dalla moglie e non attraversava proprio un bel momento. Chuck, il protagonista è probabilmente Dick stesso, un uomo debole che viene trascinato dalle situazioni senza quasi opporsi. E lo è fino alla fine quando, nonostante tutto ciò che è successo, cede alle lusinghe della ex moglie malvagia. In poche parole l’autore sembra fare una parodia di se stesso e, per forza di cose, anche del suo rapporto con la moglie e del mondo che lo circonda in genere. Un esempio eclatante è la descrizione della società di Alfa III L2 in cui dei malati di mente sono riusciti a formare una comunità equilibrata, hanno costituito un’assemblea, delle regole. Mentre la terra continua ad affogare fra i vizi, l’egoismo e l’inganno. In qualche modo c’è anche la rappresentazione estrema della malattia mentale come l’unica forma di libertà, di non contaminazione da una società, quella degli uomini, irrimediabilmente malata.
In questo libro ci sono quindi, un po’ come in tutti inromanzi di Dick, sfumature nascoste, significati diversi che vanno colti nella complessità della personalità di Dick stesso.

Adesso capite perché non voglio andare al cinema a vedere nessun film ricavato da un libro di Dick? Io quel film l’ho già visto di sicuro e, se non l’ho visto, preferisco “leggerlo”. E poi il mio non lo batti!

N.B. un ringraziamento al mio spacciatore di romanzi dickiani, colui che ha trasformato una scettica in una fervente adepta del culto dickiano. T.i.è.

LINK UTILI:
Follia per sette clan – Wikipedia
Follia per sette clan – Facebook
Philip K. Dick – Wikipedia
Philip K. Dick – Facebook

3 commenti

  1. Non posso che sottoscrivere in pieno, e sono convinto che un vero bel film tratto da un romanzo o racconto di Dick può essere fatto solo da un regista europeo…un holliwoodiano può cogliere solo gli aspetti ludici ! Brava, ottima recensione, c’è bisogno di parlare di queste cose !

    • Lo so… Ne ho voluto parlare giusto perché da poco mi hanno passato una recensione su un romanzo di Dick… di una tizia che era passata dal film al libro e che… insomma… mi pareva avesse capito poco della filosofia dickiana… Comunque anch’io sono agli esordi, ma voglio approfondire, tanto che mi son presa, sotto consiglio di un amico CheNeSa, “Le tre stimmate di Palmer Eldritch”. Let’s Dick 😉

  2. Bè, chiunque sia questo amico CheNeSa, ti ha consigliato un altro bel viaggetto psichico ! Uno dei suoi migliori e più angoscianti, sulla scia di Ubik ! Come dice il mio amico Giampi, ogni romanzo di Dick non è una semplice lettura ma un’ “esperienza” , e la trovo la migliore descrizione di cosa sia leggere Dick, quindi buon viaggio 🙂

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