Arte & curiosità dal mondo

I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 1: La Sagrada Familia e la Casa Vicens

Antoni Gaudì (self portrait)I diversi viaggi in terra catalana mi hanno suggerito la scelta del secondo artista di questa neonata rubrica dedicata a I Grandi dell’arte. In realtà mi appresto a fare un ennesimo viaggio a Barcellona e mi sono detta: “Perché non approfondire già da adesso ciò che vi troverò invece di fare la solita (magra) figura della turista ignorante che viene sballottata fra le innumerevoli opere d’arte della città?” Così mi è venuto in mente Antoni Gaudí con i colori vivaci, le mattonelline allegre e i riflessi arabeggianti e esotici degli immani edifici da lui progettati. Le sue opere sono simboli di Barcellona, con la Sagrada Familia a troneggiare fra tutte. Iniziamo dunque da quest’opera, la più importante di Gaudí e quella a cui si dedicò anima e corpo fino alla fine dei suoi giorni. Ma, per capire la sua arte, bisogna prima capire lui. Chi era Gaudì? Dovete sapere che Antoni dimostrò sin da bambino qualità innate verso la progettazione e un estro creativo fuori dal normale, oserei dire geniale. Antoni GaudìPer sua stessa ammissione, è possibile che le sue capacità e la sua fantasia siano stati influenzati dalla professione dei familiari che erano calderai, artigiani che lavoravano il rame e altri metalli, ma che, a quanto pare, riuscivano a “percepire la tridimensionalità in una lastra di metallo”. Insomma, non erano dei semplici artigiani, quanto degli artisti del rame, appassionati del loro mestiere e contagiarono questo entusiasmo al piccolo Antoni. Una volta entrato nell’ambiente universitario egli ebbe modo di fare esperienza con diversi importanti architetti dell’epoca, quali Joan Martorell, Josep Fontserè i Mestres e Francisco del Villar. Si narra che, durante i suoi studi, egli non fosse un semplice e passivo studente, bensì il classico guastafeste criticone e innovatore che si divertiva a sovvertire l’ordine architettonico accademico riconosciuto. Oltre a dimostrare di aver appreso una buona tecnica di base, egli iniziò subito a sperimentare e studiare gli ornamenti moreschi, le forme romaniche e rinascimentali e i temi dell’architettura navale. Sagrada Familia Gaudì fu il massimo esponente del modernismo catalano, la variante locale dell’Art-Neouveau, a cui però non si ascrisse totalmente, contaminandolo con suggestioni del tutto personali, frutto della commistione con altri stili. In questo senso il suo lavoro rappresenta anche un’anticipazione dell’espressionismo e del surrealismo. La sua ispirazione artistica è del tutto unica e singolare, in quanto unisce alla mera tecnica progettuale una visione intimistica dell’opera, conferendole una vera e propria anima. E’ così che, nel 1883, a soli 31 anni, fu nominato architetto capo per la costruzione della Sagrada Familia che era stata pensata in stile neogotico da uno dei suoi maestri: Francisco del Villar. Inutile dire che la riprogettò interamente, iniziando con la costruzione della cripta e dell’abside. In realtà la cripta era già stata realizzata e Gaudì, non volendo stravolgere il lavoro precedente, aggiunse ai pilastri dei capitelli con motivi naturalisti, e elevò la volta circondandola con un fossato per darle maggiore risalto. Negli anni successivi seguì i lavori fino alla morte. Sagrada Familia - Interno Anzi la sua divenne quasi una fissazione, tanto che, nell’ultimo periodo della sua esistenza, periodo che coincise anche con la lontananza dalla vita sociale e la predilezione per la solitudine, si trasferì a vivere in una stanzetta del cantiere. Il 7 giugno del 1926, giorno in cui la città inaugurò il primo tram, egli uscì di casa coi suoi soliti cenci. Aveva da pensare mille cose, fra cui come addobbare le guglie della sua più sentita creazione, quando quel tram, sì proprio il primo tram della città di Barcellona, quel tram che andava ad appena 20 Km orari, lo investì. Egli non morì nell’incidente. Il fatto è che, conciato com’era, non fu riconosciuto e fu trasportato in un ospizio per mendicanti. Solo il giorno successivo il cappellano della Sagrada Família lo riconobbe, ma qualche giorno dopo morì: il 10 giugno 1926. Sagrada Familia Al suo funerale parteciparono in tanti, egli era infatti molto amato dai Barcelloneti non solo per il grande apporto artistico alla città, ma anche per il sostegno alla Renaixença, movimento indipendentista volto al recupero della lingua e della cultura catalana. Essi, da quel momento, lo soprannominarono “l’architetto di Dio“. Si pensava infatti che Gaudì, uomo peraltro di grande fede e misticismo, fosse il tramite architettonico fra Dio e gli uomini. Questa elevazione religiosa dell’artista ha portato, nel 1992, in occasione del 140° anniversario della sua nascita, alla costituzione di un’associazione che ha chiesto al Vaticano la sua beatificazione. Sagrada FamiliaIn realtà non tutti sono d’accordo con questa proposta in quanto contrari al voler attribuire una validità religiosa alle sue opere e volendone preservare il puro valore artistico. Chissà cosa ne penserebbe lui, qualcosa mi dice che sarebbe onorato di questa proposta… All’epoca il grande tempio Espiatorio della Sagrada Família non era concluso, né lo è ancor oggi, ma ogni piccola parte dell’opera riflette il suo animo spirituale e particolarmente orientato verso la religione cattolica. La facciata, inserita insieme alla cripta nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO (come altre 6 sue opere), è densa di riferimenti alla vita di Gesù con statuine e ghirigori che si rifanno ai simboli cristiani. A livello stilistico l’opera è un susseguirsi di suggestioni di diversi stili architettonici con l’attenzione, che è poi caratteristica di Gaudì, per la Natura. Sagrada Familia - Interno Egli fu infatti un fervente seguace della tesi, mutuata dal concetto Liberty, che ogni opera fosse una creatura vivente e che, per questo, dovesse sottostare alle leggi della natura. La natura non va dunque copiata, ma capita e reinterpretata. Quando salii per la prima volta sulla Sagrada Familia e ne contai i ripidi scalini che mi avrebbero portato in cima ad assaporare la città dall’alto, non conoscevo ancora questi dettagli, non sapevo quanto sentimento il suo autore avesse riversato nella sua creazione, ma la magia di quel luogo mi investì comunque, lasciandomi sospesa in un traboccante stato di pura estasi artistica. Io credo che la cripta, luogo in cui egli fu sepolto, non conservi solo i resti fisici di Gaudì, ma ne emani la sua più intensa essenza. Casa VicensPassiamo dunque alla seconda opera, anch’essa inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco: la Casa Vicens (1883-1888): essa fu costruita per la famiglia del ceramista Vicens e si trova in carrer de les Carolines 24 (Metropolitana: Lesseps), nel quartiere Gràcia, uno dei miei preferiti, quello che ogni estate a ferragosto si tinge di mille colori e allegria grazie all’entusiasmo dei suoi abitanti. Questo edificio, che purtroppo non è aperto al pubblico, fu la prima opera importante di Gaudì, che prima aveva solo collaborato con altri architetti. Egli poté quindi sbizzarrirsi e esprimere per la prima volta il suo stile eclettico: al modernismo, egli unì elementi gotici (“un Gotico pieno di luce, che facesse uso del colore; un Gotico per metà marittimo, per metà continentale”, come lui stesso disse) e, dopo averli amalgamati per bene, li completò con influenze mediterranee e arabeggianti in stile mudéjar. E qui sta la sua grande e unica genialità: un “gotico pieno di luce”. Casa VicensCiò che Gaudì crea, attraverso i suoi miscugli, è qualcosa di assolutamente nuovo che riesce ad unire il fascino del gotico con la sprizzante allegria e spensieratezza dell’Art Nouveau e dell’architettura moresca. Da questo grande calderone di stili, nacque la sua impronta caratteristica che, seppure maturata nel tempo, lo accompagnò sempre. Il richiamo alla natura è presente negli azulejos (piastrelle di ceramica decorate), disegnati prendendo spunto dai fiori del suo giardino e nelle ringhiere fatte a forma di foglie di palma. Inoltre anche le pitture murali interne sono incentrate su questo tema. Nonostante questa sia considerata una delle opere meno importanti di Gaudì, la sua esuberanza stilistica la rende a mio parere una grande opera d’arte che spero di poter vedere nel mio imminente viaggio. Questa rassegna di opere gaudiane mi serve proprio come timone per orientarmi fra le numerose opere disseminate per la città. Purtroppo non mi tratterrò a lungo, per cui dovrò selezionarne alcune. Vorrà dire che, se non riuscirò a vederla stavolta, la lascerò al mio prossimo Ferragosto alla Festa di Gràcia. Questa prima parte dell’opera del grande “Architetto di DioAntoni Gaudì è stata volutamente introduttiva, nel senso che mi sono voluta soffermare sulla sua vita perché la ritengo determinante per la comprensione della sua attività artistica. La scelta è ricaduta per questo motivo sulla Sagrada Familia e sulla sua prima opera più importante, la Casa Vicens. Ma le sfumature di questo grande genio unico nel suo stile non si esauriscono di certo qui. Le vedremo nei prossimi capitoli.

LINK UTILI:
Antoni Gaudí – Wikipedia
Antoni Gaudí – Facebook
Sagrada Familia – Wikipedia
Casa Vicens – Wikipedia

I GRANDI DELL’ARTE – Antoni Gaudí:

  1. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 1: La Sagrada Familia e la Casa Vicens (tu sei qui)
  2. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 2: La finca e il Park Güell
  3. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 3: Le altre opere Güell
  4. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 4: Casa Batlló, Casa Calvet e Casa Milà (o La Pedrera)
  5. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 5: Porta della Finca Miralles, Collegio teresiano, la torre Bellesguard e il Palazzo episcopale di Astorga
  6. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 6: Casa Botines, Cattedrale di Santa Maria di Palma di Maiorca, i lampioni di Plaça Reial e El Capricho

15 risposte »

  1. Certo che se la stanno prendendo un po comoda… 🙂

    Io vidi questa stupenda opera incompleta una ventina di anni fa e ne rimasi estasiato, ora so qualcosa di più circa la sua storia. Grazie e buon sabato.

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  2. …..mi diletto nella lavorazione del legno, qualcuno quando vede alcuni dei lavori che ho fatto mi dice che sanno un po’ dello stile Gaudì. Sinceramente non mi ero mai interessato alle sue opere prima, poi incuriosito mi son preso la briga di sapere chi fosse…… ed ora approfondisco ancora! Grazie, bell’articolo.
    Ciao, Buona Giornata 🙂

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  3. Certo! Il parere di un’artista è sempre benvoluto! Se mi dai un indirizzo mail ti posso mandare qualche foto o, puoi dare uno sguardo tra i miei album dal profilo di facebook , Juniperus e Credenza, (ci sono poi anche altri lavori). Se poi vorrai veder dal vivo, dovresti passare per Oristano.

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  4. Non sono mai andato a Barcellona, né conosco approfonditamente l’arte e l’architettura, ma le opere di Gaudì mi fanno innamorare già dalle foto, chissà dal vivo!, ogni volta che le vedo 🙂 Complimenti per l’approfondimento, è stato un piacere leggerlo 🙂 Ciao Brabs!

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