LiBrAmando – Mordecai Richler – La versione di Barney

La versione di BarneyMi avevano detto che avrei dovuto stringere i denti e continuare la tortuosa lettura, almeno fino a comprendere la rosa di personaggi che ruotano attorno a Barney Panofsky.
“Sì, è vero, la prima parte è un po’ pesante, ha una marea di riferimenti e digressioni che in un primo momento non puoi capire, ma se resisti poi tutto diventerà chiaro. Devi tenere duro, ne vale la pena. ‘La versione di Barney‘ è un libro che va letto!”
Storco il naso scettica. Non è la prima volta che la stessa persona mi rifila un bidone. Quell’ultima frase però suona come una sfida. Se un libro va letto, lo leggerò. E così è stato. Ho superato racconti di partite di Hockey con citazioni di squadre a me sconosciute, risultati, azioni minuto per minuto, falli, ammonizioni, ho subito riferimenti a diverse persone del presente e del futuro, tutti in un grande calderone sconnesso, ma con una logica strana, in cui finalmente sono entrata. All’improvviso ho preso familiarità con Barney, ho iniziato a capirlo e a seguire con interesse le sue storielle. Il suo cinismo è diventato quasi carezzevole e si è insinuato subdolamente nelle mie immagini quotidiane. Spesso mi ritrovavo sovrappensiero, che ne so guidando o a lavoro, con visioni che mi ero costruita leggendo il libro e soprattutto, cosa gravissima, vivendole in prima persona, come se fossi Barney. A quel punto, resami conto di esser caduta nella trappola e di non aver via di scampo, ho capito che il solo modo per liberarmi del sarcasmo e della presenza costante di Barney Panofsky nei miei pensieri, sarebbe stato quello di finire il libro il prima possibile. Devo dire che non è stato affatto difficile, anche perché, nonostante la memoria del protagonista finisca per essere annientata dall’Alzheimer, il racconto si fa sempre più interessante, il cerchio si chiude intorno a una vita per niente noiosa: figli, mogli, vizietti con alcol in super pole, amicizie, un’accusa di omicidio. E proprio per difendersi da questa accusa rimasta ad aleggiargli addosso nonostante la giuria l’abbia ritenuto non colpevole, Barney decide di scrivere le sue memorie, spiegando la sua versione dei fatti. In realtà egli vuole soprattutto difendersi dalle accuse dello scrittore Terry McIver, suo amico/nemico fin dai tempi della giovinezza vissuta a Parigi, che nel suo libro autobiografico “Il tempo, le febbri” lo ritiene responsabile dell’omicidio.
Barney Panofsky è un ebreo canadese figlio di un poliziotto alcolizzato e corrotto. Le sue vicissitudini partono dalla Parigi degli anni Cinquanta, città in cui visse per diverso tempo e dove fece amicizia con artisti e scrittori, uno dei quali, Bernard Moscovitch, in arte Boogie, sarà centrale nella storia in quanto vittima dell’assassinio di cui Barney è accusato. Sempre a Parigi si celebrerà il primo matrimonio con Clara Charnofsky, una pittrice che si era insediata a casa di Barney, si era improvvisata la sua fidanzata e che rimase inopportunamente incinta. Barney la sposò, per poi scoprire che se la faceva un po’ con tutti, amici e nemici, e che il figlio non era manco suo. La prova inconfutabile fu che il feto abortito da Clara aveva un colore della pelle non compatibile con quello del (presunto) padre, a meno che Barney non avesse ignorati antenati watussi. Insomma andò a finire che lei si suicidò, ma la sua fama come artista crebbe sempre più nel tempo e rimase sempre un fardello nella vita del protagonista, un’ombra che lo inseguì per il resto dei suoi giorni.
La Seconda Signora Panofsky, così come viene chiamata in tutto il libro, mai per nome, invece, non si capisce perché Barney l’abbia sposata. E’ del tutto insipida e costruita. Diciamo che, tornato in patria a Montreal, Barney sentì un irrefrenabile bisogno di sistemarsi a tutti i costi e acchiappò la prima che gli si parò davanti. Durante il matrimonio, fra gli invitati, tra l’altro, egli incontrò e si innamorò perdutamente di Miriam, quella che sarà la sua terza moglie e che amerà sempre. Il matrimonio con la seconda moglie durò poco e si interruppe proprio il giorno fatidico, quello in cui si verificò il fattaccio. In poche parole Barney torna a casa prima del previsto e trova il suo amico Boogie a letto con la Seconda Signora Panofsky che si giustifica dicendo che Boogie stava male e tremava e lei voleva solo riscaldarlo. Boogie lo aveva chiamato pochi giorni prima per chiedergli aiuto visto che la sua tossicodipendenza era diventata ormai ingestibile e stava meditando seriamente di disintossicarsi, così Barney lo aveva accolto in casa, non dopo averlo assistito in quello che Boogie aveva chiamato il suo ultimo buco.
Ad ogni modo Barney non riesce a comprendere l’azione “premurosa” della moglie verso l’amico. Nonostante sia in attesa di un passo falso della donna per liberarsene, rimane il tradimento da parte di entrambi. La moglie se ne va dopo i litigi di rito e rimangono i due amici. Discutono, bevono whisky come spugne, Barney tira fuori la pistola del padre per minacciare per gioco l’amico chiedendogli di testimoniare contro la moglie per il divorzio. Non ha intenzione di usarla, ma un colpo viene sparato in aria, sopra la testa di Boogie mentre questi si dirige verso la banchina di fronte alla casa. Boogie non si spaventa, anzi, dopo aver messo maschera e pinne, si tuffa nelle cupe acque del lago per sparire per sempre. Del suo corpo nessuna traccia mai più, o almeno fino alla fine del libro.
Subentra poi Miriam, il terzo matrimonio di Barney, da cui nacquero tre figli e per cui provò un amore smisurato che distrusse a causa di un tradimento. L’amore per questa donna e suoi figli diventa l’unico barlume di sensibilità nel sarcastico Barney, le cui azioni e pensieri sono sempre velati da una forte carica di ironia, spesso greve. Non posso non citare le sue lettere, firmate sempre da fantomatiche associazioni con fini assurdi (ma dati per benefici), indirizzate a conoscenti col solo scopo della presa in giro pungente, sotterranea.
Mano a mano che il racconto va avanti, la memoria di Barney peggiora, alterna momenti di lucidità a veri e propri vuoti, fino a che non scopre di avere l’Alzheimer e di avere poco tempo prima di diventare un vegetale. Ciò che Barney si porta nella tomba è il dubbio che lo accompagna per tutto il racconto: che fine ha fatto Boogie? Perché si è nascosto e perché non è venuto al processo a scagionarlo?
Alla fine dei suoi giorni, quando ormai è in ospedale e la malattia gli ha tolto ogni briciolo di coscienza, le ossa di Boogie si trovano. Troppo tardi perché lui possa difendersi dalle accuse che inevitabilmente gli ripiombano addosso.
Non dico altro, dico solo che, dopo un momento di scoraggiamento in cui ho pensato che non avrei trovato le risposte che cercavo, proprio alla fine, negli ultimi capoversi, ho sentito la pelle d’oca e un grande caldo. Sono rimasta immobile per un po’ col libro in mano e un sorriso da ebete stampato in faccia a pensare a Barney Parnofsky, all’amore, al cinismo, ai casi della vita e a Mordecai Richler, autore del romanzo anch’egli canadese, che, nonostante abbia sempre smentito che Barney fosse una sorta di suo alter ego viste le analogie con la sua vita, è stato così geniale da partorirlo, o così irriverente da esser stato davvero lui Barney Panofsky

LINK UTILI:
La versione di Barney – Wikipedia
La versione di Barney – Facebook
Mordecai Richler – Wikipedia
Mordecai Richler – Facebook

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