I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 2: La finca e il Park Güell

Bene, ora che ho assolto il mio dovere documentaristico su Antoni Gaudí i Cornet, posso finalmente Park Guelldedicarmi ai pettegolezzi storici sul suo conto, a quelle storielle di corridoio che tanto amo. Partiamo dunque dal giovane Gaudì appena laureato. Nel 1878 egli ricevette l’incarico dalla Guanteria Comella de Barcelona di creare una vetrina che esponesse i suoi prodotti all’Esposizione Universale di Parigi. Nello stesso periodo un altro personaggio importante di Barcellona, Eusebi Güell i Bacigalupi, si annoiava con la sua grande mole di denari inutilizzati che avrebbe voluto destinare a nobili opere capaci di evidenziare il pregio della generosa casata Güell. Si fece dunque un giretto all’Esposizione universale di Parigi e, dopo aver snobbato tutte le noiosissime novità in fatto di macchine tessili, finì per caso nella vetrinetta addobbata da Antoni. Park GuellFu amore a prima vista, ma non furono i prodotti della Guanteria Comella de Barcelona a interessare il ricco mecenate, quanto l’estro creativo dell’ideatore della vetrina che si affrettò a contattare una volta tornato in patria. Con una grandissima “botta di culo”, mi si passi il termine, nacque dunque il rapporto fra Eusebi Güell e Antoni Gaudì: incontro che, per quest’ultimo, si tradusse nella possibilità di realizzare liberamente i suoi progetti, mettendo in pratica le sue teorie sperimentali e innovative. L’amicizia fra i due durò tutta la vita, e così pure una certa complicità che li spinse, ad esempio, a tacere il significato della simbologia presente in due delle opere più illustri commissionate da Güell: la finca (in spagnolo significa tenuta) Güell e il Park Güell (metropolitana Vallcarca o Lesseps). Park GuellMa i miei infallibili informatori sono riusciti a carpire delle possibili interpretazioni della grande varietà di riferimenti e simboli presenti nelle due opere, anch’esse iscritte nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco.
Ma partiamo dal principio. Eusebi era talmente entusiasta del lavoro di Antoni che lo fece convocare e gli fece tutto un discorso lunghissimo sui suoi recenti viaggi, sulle sue aperture esterne e sulla voglia di creare qualcosa di straordinario per la città. In particolare era stato colpito da alcune idee di stampo anglosassone che parlavano di Garden City (la cosiddetta città giardino), una sorta di oasi naturale urbana per salvarsi dall’inquinamento portato dalla Rivoluzione Industriale. Gli disse che aveva giusto comprato “qualche” ettaro di terra in quelle che allora erano le campagne a nord della città, sulla Montaña Pelata. Aveva espanso così le tenute agricole ereditate dal padre, anch’egli esimio mecenate, Joan Güell i Ferrer. Nacquero in questo modo i grandi capolavori della finca e del Park Güell. Non ho sbagliato, si scrive proprio con la “k”, anzi la “k” è proprio voluta per sottolineare come si tratti di un parco all’inglese.
L’incarico preciso dato ad Antoni, per quanto riguarda la finca, fu quello di creare delle mura di cinta per la tenuta. Park GuellEsse dovevano avere in origine sette ingressi, ma ne furono costruiti solo tre, nel principale dei quali erano previsti due edifici: una reception / casa del custode e una stalla. Gaudì ebbe carta bianca e si potè sbizzarrire senza alcun ostacolo. Fece costruire un imponente portone di ingresso con un feroce drago in ferro battuto. L’efferato animale ha le fauci spalancate, come a ricalcare la pericolosità di inoltrarsi nel Giardino delle Esperidi. Eh sì, perché qui inizia il mito…
A quanto pare il suocero di Eusebi Güell, il marchese Antonio Lope de Comillas, era il protettore del letterato Jacint Verdaguer, che gli dedicò un poema catalano: L’Atlántida. Tale poema raccontava di Ercole, delle sue incredibili fatiche e in particolare dell’undicesima di esse: quella del furto nel Giardino delle Esperidi. Praticamente il drago Ladone sta a guardia del giardino. Euristeo, re di Micene, obbliga Ercole a rubare i pomi dorati che vi si trovano dentro. Ercole ovviamente non delude le aspettative battendo il drago e impossessandosi delle preziose arance. Ladone, per punizione, viene trasformato in una costellazione, le tre Esperidi in olmo, salice e pioppo. Nella versione rafforzata di Verdaguer,
Finca Guell Ercole ruba anche il primo ramo dell’albero per piantarlo in Spagna creando un nuovo giardino delle Esperidi. Né Güell, né Gaudì ammisero mai un rapporto fra questo racconto mitologico e il parco, ma esistono dei simboli che farebbero sembrare quest’opera la scrittura architettonica del poema letterario di Verdaguer. Oltre all’enorme dragone, sull’alto pilastro dell’ingresso è disegnato guarda caso un arancio d’antimonio. Inoltre la posizione del temibile animale alato riprende la struttura della costellazione dell’Orsa minore. Finca GuellE le piante usate per popolare la finca sono soprattutto olmi, salici e pioppi. Un po’ troppe coincidenze, no? Per di più la forte presenza di rose, simbolo della Catalogna, un po’ ovunque e le sculture riproducenti il cotone fanno pensare che si vogliano ricordare i fasti commerciali della famiglia Güell. E anche quelli politici, visto che L’Atlántida è il simbolo del recupero della lingua catalana e parla di Ercole che, secondo la leggenda, fu il fondatore di Barcellona. Solo un nuovo Ercole, illuminato culturalmente e politicamente, può sconfiggere il drago e penetrare il giardino delle Esperidi. E quell’Ercole doveva evidentemente essere Eusebi Güell.
Il drago è una costante nelle opere gaudiane.
Finca GuellEsso è simbolo della Catalogna per la sua lotta contro San Giorgio, santo patrono festeggiato il 23 aprile.
All’interno del parco ci sono tante opere nell’opera, tutte uniche e degne di menzione: i due Padiglioni all’ingresso che, come già detto, erano adibiti alla portineria e al ricovero dei cavalli, sono di decisa impronta mudéjar: i colori sono molto accesi e vivaci (Gaudì inserì addirittura frammenti colorati nella malta usata per separare i mattoni) e dominano le decorazioni e sporgenze tipiche dell’architettura araba, probabile influenza di un suo precedente viaggio in Marocco. Egli utilizzò ceramiche di recupero e pezzi di vetro di ogni colore, utilizzandoli come tessere di mosaici, e facendone l’aspetto caratteristico delle sue sculture in calcestruzzo che rappresentano tutto un mondo di animali fantastici e simbolicamente importanti.

Ora veniamo al Park Güell. Esso viene interpretato come una grande nave, con il suo imponente albero maestro e Park Guellgli archetti a rappresentare le acque dell’Oceano, così come i colori marini verdi e blu che caratterizzano gli ornamenti. Le mura esterne sono decorate con frange rosse e bianche che ricordano quelle utilizzate dall’antica marina fenicia.
Proprio di fronte all’ingresso fa capolino una grande scalinata con un bellissima salamandra colorata. Si pensa che Antoni, studioso curioso del medioevo, fosse appassionato d’alchimia e abbracciasse alcune simbologie tipiche di questa misteriosa disciplina, come quella che riguarda questo animale. Tutto nasce da una credenza popolare di stampo medioevale che attribuisce a questo anfibio la resistenza al fuoco grazie alla superficie corporea fredda. Questo non è assolutamente vero ma gli alchimisti ci credevano e simboleggiavano questa capacità con la vittoria sul male, rappresentato dal fuoco. Questo non è l’unico richiamo all’alchimia perché la sommità della scalinata è dominata da un grande scudo colorato da cui fuoriesce la testa di un serpente di colore bronzeo. Park GuellAnche questo animale, per le sue proprietà prodigiose e per la produzione dei veleni, aveva un significato alchemico di difesa contro il male, una sorta di amuleto scaccia guai per la Catalogna, rappresentata dallo scudo.
I serpenti danno anche forma alle due scalinate che salgono speculari e che si attorcigliano tra loro. E’ un riferimento al dio Mercurio o Ermes, che portava tali serpi nel caduceo. L’incontro fra gli animali rappresenta la neutralizzazione delle due forze aggressive e diviene quindi simbolo di pace e salute.
Dopo aver percorso la scalinata ci si trova di fronte al mercato o passeggiata coperta, anche chiamato sala delle 100 colonne (Las cien columnas), benché ne siano state completate solo 85. Park GuellLe colonne riprendono il tema della natura, avendo la forma di tronchi d’albero o stalattiti. Salendo ancora, si arriva alla terrazza superiore che, in teoria, doveva essere una gran piazza (Teatro greco). Qui troviamo la famosa panchina ondulata, la panchina più lunga del mondo, anch’essa rappresentante un lungo serpente di 150 metri di lunghezza. Non può di certo mancare l’elemento religioso col monumento al Calvario, pensato inizialmente come una cappella, un monumento fatto di tre croci distrutte durante la guerra civile e poi ricostruite.
Il Park Güell fu realizzato tra gli anni 1900 e 1914, e delle 60 case previste, ne furono costruite solo due: una è la Casa-museo Gaudì, progettata da Francesc Berenguer; e l’altra la Casa Trias appartenente a tal Marti Trias i Domènech,  un avvocato amico di Gaudì e Güell. Quest’ultima fu disegnata dall’architetto Juli Batllevell.
Quando Gaudì morì, il testamento fu chiaro, la sua casa fu venduta e il ricavato devoluto in favore della sua fissa: la Sagrada Familia, l’opera che gli tolse il sonno e a cui sacrificò l’anima e pure il corpo. Park Guell - panchina ondulataEssa fu comprata dalla famiglia italiana Chiappo Arietti, i costruttori degli omonimi pianoforti. Poi, dopo varie peripezie, tornò all’Asociación Amigos de Gaudì che ne fece l’attuale Casa-museo di Antoni Gaudì.
Il Park Güell, invece, considerato un fallimento finanziario dagli eredi, alla morte di Eusebi Güell nel 1918, fu venduto al comune di Barcellona che decise di trasformarlo in un parco.

Bene, questo è tutto quello che sono riuscita a scroccare dalle mie fonti storiche. Insomma, il parco visto anni fa quando visitai Barcellona per l’ultima volta e quello che vedrei oggi sono di certo due cose diverse. Al tempo subii il fascino della grande salamandra e della panchina ondulata che proiettava sul panorama sublime della città le mie turbolenze tardo adolescenziali. Park GuellAdesso è diverso: al di là del forte e inevitabile impatto coi mille colori accesi disseminati per il parco, le curve dei suoi ondulati serpenti si fonderebbero col silenzio e l’isolamento dalla città in una grande bolla esotica dove annegare le mie speculazioni (ormai) mature. Nelle sue rassicuranti forme vedrei il significato intrinseco del suo simbolismo: protezione e pace. E’ un porta fortuna il Park Güell, e non solo per la Catalogna…

Il lavoro di Gaudì per il conte Güell non si esaurisce qui. Nella prossima parte vedremo le altre opere commissionate dal famoso mecenate.

LINK UTILI:

Antoni Gaudí – Wikipedia
Antoni Gaudí – Facebook
Eusebi Güell – Wikipedia
Parco Güell – Wikipedia
Casa-Museu Gaudí – Wikipedia
Padiglioni Güell – Wikipedia

I GRANDI DELL’ARTE – Antoni Gaudí:

  1. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 1: La Sagrada Familia e la Casa Vicens
  2. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 2: La finca e il Park Güell (tu sei qui)
  3. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 3: Le altre opere Güell
  4. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 4: Casa Batlló, Casa Calvet e Casa Milà (o La Pedrera)
  5. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 5: Porta della Finca Miralles, Collegio teresiano, la torre Bellesguard e il Palazzo episcopale di Astorga
  6. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 6: Casa Botines, Cattedrale di Santa Maria di Palma di Maiorca, i lampioni di Plaça Reial e El Capricho



10 commenti

    • Assolutamente d’accordo… Pensa che fra qualche settimane devo andare a Barca e mi son detta: sto pochi giorni, non posso ripassare al Park Guell (lo vidi diversi anni fa). Dopo aver scoperto tutte queste cose, però, ci sto facendo un pensierino… E poi porta fortuna!!! 😉
      ps oggi, a dispetto delle previsioni, è tornato il sereno… Sei stato tu vero?

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