Grecia day-by-day – Santorini – Museo della preistoria e visita a Oia [Day 4]

 

22 agosto 2014

Pulman per Oia, ore 11:03
Mi sveglio prestissimo dopo un bel sonno rigenerante di cui avevo decisamente bisogno. La notte ha portato consiglio acuendo le mie perplessità sugli italiani. Ieri non ve ne ho voluto parlare ma la sensazione di entusiasmo sentita inizialmente in ristorante si è trasformata in un inizio di depressione nella passeggiata successiva per le strade del paese. Non solo giuro di non aver sentito altra lingua al di fuori della mia, ma oltretutto non ho visto altra attrattiva oltre lo shopping e/o la discoteca, attività queste che non rientrano esattamente nella rosa delle mie preferite. Mi sembrava di essere in Costa Smeralda a fare il pesce fuor d’acqua annaspando e agitando le branchie nel tentativo disperato di ributtarmici. Non vi nego che sono tornata in albergo con gli attributi maschili spiaccicati nel pavimento.
Il fatto è che sono qui e ci devo stare per qualche giorno e, per non rovinarmi la vacanza, devo trovare un modo per superare questa impasse. Decido dunque di chiudermi nel mutismo con gli italiani, almeno finché possibile. Stessa cosa dicasi coi greci che non sembrano apprezzare il comportamento (mediocre) degli italiani in vacanza, eccetto per quanto concerne la loro capacità di aprire il portafoglio ed estrarne le banconote. Con questo non voglio dire, anzi sì, che i miei connazionali all’estero sono come quei cani tenuti sempre al guinzaglio a cui è stata improvvisamente concessa la libertà, non mi sognerei mai, anzi sì, di rappresentarli come degli zotici poco rispettosi delle tradizioni altrui. Voglio solo dire che avrei voluto assaporare la cultura del posto e non la sottocultura che mi si prospetta quotidianamente  in quel di casa.
Detto questo il piano è quello di rinchiudermi in me stessa, trasformarmi in un segugio e andare alla ricerca della grecità del luogo, ci dovrà pur essere… e per avvicinarmi ai greci mi devo allontanare dagli italiani. Inizio subito dalla colazione in cui tre tavoli diversi si scambiano considerazioni sull’albergo e l’isola e io, che mi trovo proprio nel mezzo, faccio finta di non capire una parola e tengo la testa bassa sul mio piscio di caffè. Beh su questo avevano ragione ma quante volte lo si è detto? È peggio che dialogare sul tempo. Inizia a mancarmi Atene…
Pubblico l’articolo di ieri e mi butto in strada diretta verso il luogo da cui partono i bus per tutte le direzioni. Sono indecisa sulla destinazione ma so che saprò prendere una decisione una volta là. Il gentile receptionist mi ha detto che i bus hanno cadenza da 15 a 30 minuti a seconda della destinazione.

Per strada faccio qualche foto a Fira e alle sue tipicità, come quest’uomo che vende il pesce.

Poi succede ciò che doveva portarmi a decidere dove andare oggi: vedo l’insegna del museo della preistoria di Thera. Ci entro immediatamente e vedo tutti i reperti che avevo già visto tempo fa studiando Santorini.

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Essi sono stati ritrovati ad Akrotiri, che è poi una delle destinazioni in pole position oggi.
Come già evidenziato nel mio precedente studio, il mistero della civiltà esistente a Thera nella località di Akrotiri, quella che viene considerata una presunta colonia minoica di Creta, solleva molti dubbi. Di certo la popolazione interpretò correttamente gli avvertimenti del vulcano per cui pensò bene di lasciare l’isola prima della grande eruzione. Nei reperti trovati non vi è traccia di resti umani, come invece successe a Pompei.

Visto che questo è un argomento già approfondito in precedenza e che avrò modo di riprendere in loco ad Akrotiri, per ora vi esporrò solo il pettegolezzo che avevo solo citato ma non documentato: le donne vengono spesso rappresentate nei dipinti col seno fuori.

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Ovviamente i miei limiti culturali stereotipati me lo fanno intendere come un pettegolezzo, è probabile che per questa comunità ciò fosse normale o legato a dei riti e non considerato coi filtri dei millenni di storia successivi che io mi porto sul groppone, filtri che includono l’influenza invasiva (e repressiva) della religione cattolica. Probabilmente i minoici si godevano la vita senza moralismi e altre bigotterie varie. Non posso far altro che invidiarli.

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Spiaggia di Oia, ore 13:21
La visita al museo mi ha fatto pensare che per oggi con l’archeologia è tutto. Nonostante l’argomento sia piuttosto interessante, credo vada preso a piccole dosi per rimanere tale. Ragion per cui decido di recarmi a Oia. Sul bus accanto a me due ragazze che scopro essere cagliaritane ma non perché glielo chieda, anzi continuo sempre più convinta nel mio mutismo, quanto per tre elementi rivelatori: l’accento, il continuo uso di “Cess” e di “Oia”, tanto che una ragazza da dietro a un certo punto si rivolge a loro chiedendo se siamo arrivati a destinazione e lei:
“No cess oia, è che c’è troppo caldo!”
Se non ne conoscessi il significato glielo chiederei anche io. La ragazza, proprio come afferma, in questo caso, ce l’ha col caldo. Tuttavia il termine “oia” può venir utilizzato ogni qualvolta ci sia qualcosa che non va, anzi rinuncio a definirlo, è uno di quei classici termini con una marea di sfumature di significati. L’unica cosa su cui convengo con la ragazza è:
“Cess, pitticca sa basca… Oia!”
Ovviamente taccio, anche perché le tipe un po’ se la tirano e la cosa mi indispone in patria figuriamoci fuori.
Ma torniamo a Oia, paesino che mi colpisce per la sua bellezza e le sue stradine arrampicate sulla scogliera.

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È il classico luogo da cartolina greca, interamente pedonale con stradine strette e tanti, anzi troppi, scalini.

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Le case sono bianche e le cupole blu profondo si fondono col mare.

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I mulini a vento inutilizzati aggiungono quel tocco in più, stagliandosi su un panorama mozzafiato che comprende ovviamente il cratere maestoso.

Mi lascio trasportare dall’orda di turisti impazziti e percorro le stradine arrampicate sulla bocca del vulcano. Sono tutta sudata e intravedo una piscina dove ci si può fermare.
Sono qui in vacanza o no? Potrò pur fare tutte quelle cose rilassanti che fanno i normali turisti? No, mi risponde la ragazza, ho finito i lettini. Cazzo, penso, questo è un segno. Stavolta è Zeus che mi vuol mettere alla prova, devo ancora espiare. E infatti eccolo “Zeus Rent a car”. Ehmmm….

Ok, vorrà dire che scenderò la famosa scalinata di Oia. D’altronde qualcosa dovrò pur fare aspettando il famoso tramonto.

Mi armo di coraggio e della stessa testardaggine di sempre e scendo gli scalini sotto il sole cocente dell’una.
Alla fine della scala diversi muli che, come ho letto in precedenza, vengono usati per riportare su i turisti. Essi occupano quasi interamente la stradina tanto che fatico a spostarli e mi aiuta una signora locale che mi mima come farlo.

Hanno gli occhi tristi questi muli, sono stanchi e costretti a una vita miserevole. Mi fanno pena e, mentre li tocco spostando i loro musi per cercare di passare, ci parlo e dico loro che mi dispiace. Mi sento come la donna che sussurrava agli asinelli, se fosse per me li libererei ma che fine farebbero mi chiedo? Saprebbero tornare a una normale vita da asini? Beh detta così….
Intravedo sotto i loro carcerieri seduti a bere nella loro umile vita da asin(a)i e mi chiedo cosa farebbero senza la loro fonte di guadagno? Ad ogni modo mi avvolge un’immensa tristezza.
Ai piedi della scogliera ci sono diversi ristoranti con del pesce invitante ma adesso è presto, devo scrivere, aspetterò direttamente la cena.
Trovo un posto nella scogliera proprio sulle fauci di Thera e aggiorno il diario.

Locale di Oia, ore 16:00
Ho ancora il fiatone, credo di aver perso almeno 2 chili ma i muli mi ringraziano sorridendo, sempre che siano ancora capaci di farlo. Ho fatto il percorso inverso salendo i 220 scalini della scarpata verso la spiaggia.

Credo di aver esaurito le energie di un anno, ho la faccia paonazza ma sento di aver espiato ogni colpa, stavolta sono davvero a posto con la mia coscienza.
Non aspetto la cena come avevo detto, rischierei lo svenimento per cui ordino delle verdure grigliate e una birra.
Il tramonto è troppo lontano, ci voglio tornare direttamente la sera, magari domani. Adesso vado a riposarmi in albergo. É stata una dura giornata.

Ristorante a Fira, ore 22:30
Arrivo in albergo stanca e spossata, i muscoli mi dolgono e l’odore che emano ricorda tristemente gli asinelli di Oia. L’ultimo neurone sopravvissuto al caldo si attiva all’improvviso ricordandomi che l’albergo è provvisto di piscina. Perché no? Un tuffo ci sta da Zeus adesso!
È così che, munita di asciugamano dell’albergo visto che ne ho deplorevolmente dimenticato uno, mi avventuro alla ricerca della fantomatica pozza d’acqua di cui parlavano gli italioti a colazione.
Mi avventuro fra le vie prospicienti l’albergo e finalmente la trovo. In effetti non ricorda proprio una piscina olimpionica ma pensavo peggio.

Il problema è che non è deserta, anzi ci trovo a sguazzarvi un gruppo donzelle a cui da piccole probabilmente hanno scordato di insegnare la simpatia. Non nego di esser dotata di una faccia da schiaffi ma sinceramente non vedo il motivo per cui queste donne mi odino aprioristicamente. In un clima di totale ostracismo poggio il mio zainetto e mi spoglio. Il silenzio è opprimente e ogni loro sguardo è una pugnalata al mio corpo già ferito dal sole. E se non fosse questa la piscina dell’albergo? mi chiedo. Mi faccio forza e domando in italiano:
“Ma questa è la piscina dell’albergo IcsIpsilon?”
I loro sguardi sembrano distendersi un poco. In coro rispondono:
“Sì!”
Poi una aggiunge:
“Tranquilla, non sei entrata per sbaglio in una proprietà privata! La piscina dà proprio sulla nostra camera…”
Ovviamente italiane, sicule per essere precisi. Tiro un respiro di sollievo, anche perché questo scambio sembra rilassare gli animi e riprendono a parlare come se io non ci fossi. Scopro così il motivo dei loro sguardi torvi: dovevano completare il servizio fotografico in piscina. Rimango impassibile e ripiombo nel più assoluto mutismo ma dentro di me si sveglia la iena ridens e mi diverto, oh sì se mi diverto, nel vederle far pose da riviste patinate. Culo, zinne e labbra (improbabilmente) in fuori e tanta, troppa decerebrazione. Che bello!

Albergo, ore 2:30
Dopo aver mangiato una bella bistecca con verdure grigliate e aver affogato le fatiche di oggi in mezzo litro di vino, mi butto fra le strade affollate di Fira. Dovete sapere che il vino di Santorini è molto apprezzato, l’avevo già letto da qualche parte. In effetti anche quello della casa non è male, inoltre diciamo che è fortino, almeno così sembrerebbe dal mio umore improvvisamente spiritoso. Insomma mi butto dentro un locale che ho adocchiato già ieri sera e di cui mi hanno dato il volantino. Il barman mi accoglie con un gran sorriso che ovviamente ricambio. Oh finalmente un sorriso, mi dico. Mi faccio dare un menù e ordino immediatamente un Sex on the beach che sembra il bicchiere forte del locale. Vorrei il classico mojito ma 12 euro mi sembrano troppi, almeno per i miei standard. Comunque il Sex on the beach è buono e soprattutto leggero per cui è perfetto. Mi fanno cenno di sedermi al bancone, inizio a rilassarmi e a godermi la serata al ritmo di vecchi tormentoni sparati dal dj. Muovo addirittura le spalle a ritmo che è un miracolo per un pezzo di legno come me.
Il locale si chiama 2 Brother’s e ha una divertente caratteristica: ogni tanto qualcuno si fa “imbutare”. Non ci credete? Guardate la foto!

Comunque sorriso dopo sorriso conosco i ragazzi del bar e inizio a scambiarci due chiacchiere. Sono greci (deus gratzias), e mi invitano per domani, dicono che ci sarà grande festa e io, quando ci sono da affrontare grandi feste, non mi tiro mai indietro. Ve l’ho detto, appartengo alla scuola degli stoici…

Stay Greeced!

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