Grecia day-by-day – Santorini – Perissa e tramonto a Oia [Day 6]

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24 agosto 2014

Bus per Perissa, ore 15:20
Avete presente l’inferno dantesco? Beh io non so come sia Ibiza, e sinceramente a questo punto non mi incuriosisce particolarmente, ma un sabato d’agosto a Santorini mi ha ricordato tanto i gironi infernali. Questa sensazione non è tanto dovuta all’impossibile ressa che vi lascio solo immaginare, quanto alla rosa di personaggi improbabili che ho avuto modo di incontrare nelle mie peregrinazioni notturne di ieri notte, o meglio stamattina.

Proprio come Dante io li ho accolti e ho lasciato che esprimessero le loro pene, li ho compresi e consolati, ma poi alla fine della corsa li ho lasciati esattamente dove stavano. A patire.
Tranquilli, non ho nessuna intenzione di maciullarvi la serenità elencandoveli tutti. Vi parlerò solo di colui che ha di certo sbaragliato gli altri e stravinto l’acerrima competizione “Dimmi chi sei e mi piscio in mano”. In effetti il tizio era avvantaggiato e giocava facile. Ha vinto subito, quando si è presentato:
“Hi, my name is Pink Pallin and I’m a porno actor!”
Sgrano gli occhi. No, vabbé, un bel biglietto da visita, soprattutto se spaparanzato così, a bruciapelo, senza possibilità di difesa o preparazione al colpo. Dopo un attimo che mi è sembrato infinito, paro il colpo e scoppio a ridere:
“Are you scherzing oppsss joking?”
Ride anche lui, credo che la mia sia una reazione a cui è abbastanza abituato.
È un ragazzo molto giovane e vive ad Atene, mi spiega in modo molto serio che per lui quello è un lavoro come un altro, ma che, a differenza degli altri che avrebbe potuto trovare qui a Santorini, quello è molto redditizio. So che vi state chiedendo come abbia fatto a incontrare un attore porno a Santorini, beh si tratta di un amico di infanzia di uno dei barman che ho conosciuto e si trova qui in vacanza e per visitare la famiglia. Ad ogni modo non ci trovo nulla di male anche se, a dire il vero, non convengo con lui sul fatto che sia proprio un lavoro come un altro. Questa mia considerazione non deriva tuttavia da un giudizio morale, bensì dalle implicazioni pratiche che un tale lavoro porta con sé. Ciò nonostante quando mi chiede di seguirlo a casa sua per un drink visualizzo una marea di sequenze dei peggiori filmetti porno esistenti e mi viene la pelle d’oca. Non sono una classista lavorativa, non avrei accettato manco se fosse stato chessò un assistente sociale o un insegnante di religione, ma nel suo caso ci ho pensato meno…

Pulman per Oia, ore 18:38
Passiamo alla giornata vera e propria. Dopo il party neuronico finito senza superstiti, riesco a sollevare il mio corpo dal letto e a resuscitarne qualcuno. Decido così di recarmi alla spiaggia di Perissa di cui i ragazzi di ieri hanno decantato le lodi.
Parto col solito bus, devo dire che la questione spostamenti è ben organizzata sull’isola, i pulman sono puntuali e gli orari esposti in modo che ci si può organizzare anche senza affittare una macchina o un motorino, come mi avevano consigliato in patria.

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La verità è che avrei preferito farmela a piedi piuttosto che affittare qualsiasi cosa, ci tengo alla mia incolumità e so benissimo di stare alla guida di un qualsiasi mezzo di locomozione come la nutella sugli spaghetti. Ah però… è un’idea….
Il bus ci mette circa 20 minuti portandomi in un altro luogo caratteristico di Santorini. Ciò che mi colpisce immediatamente è l’enorme montagna che si staglia a fianco alla spiaggia. Il vulcano conferisce all’isola delle tipicità tutte differenti e riesce sempre a lasciarmi senza fiato.

Stavolta l’acqua è abbastanza limpida e mi faccio un bagno.

Attorno a me una marea di stabilimenti balneari, persone che prendono il sole, altri che giocano a racchettoni, insomma le stesse identiche cose che ho lasciato a casa.

Inoltre rivelo il solito particolare indisponente: non vi è nessuna persona, se non i negozianti e i cani, che non sia italiana.

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Mi rivesto. Ho intenzione di andare a vedere il famoso tramonto di Oia per cui, se non voglio rischiare di perderlo, è preferibile che me ne vada, anche per riuscire a passare in albergo a cambiarmi per la sera.
Passo al bar di ieri e mi faccio fare un big espresso rigenerante. Qui è abitudine prendere il caffè in grandi bicchieroni, lo fanno tradizionalmente i greci con il loro, che ieri ho avuto modo di provare e che sinceramente non corrisponde esattamente a  ciò che le mie papille gustative trovano soddisfacente. Oggi invece Apollonos supera se stesso facendomi un gustoso bicchierone di espresso.

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Albergo, ore 23:20
Salgo sul bus per Oia col terrore di non fare in tempo per il tramonto. Quando esco dall’albergo il sole sta infatti già scendendo, accelero il passo fino quasi a correre verso il piazzale dei pullman. La mia diventa una vera e propria corsa contro il sole, ho solo oggi per assaporare la sua discesa sul mare di Santorini. Se lo perdessi non me lo potrei perdonare. Ovviamente sono tante le persone che hanno scelto la mia stessa destinazione nello stesso orario per cui mi trovo a sgomitare all’ultimo sangue per riuscire a salire sul bus e a aggiudicarmi un posto. Vinco la battaglia e mi siedo vicino al finestrino di uno dei posti migliori, quello più largo che ti permette di avere una perfetta visuale di ciò che ti circonda. Tiro fuori il tablet e inizio a scrivere. Intanto il pullman si riempie sia nei posti a sedere sia nel corridoio in piedi. Accanto a me si siede un’italiana mentre continuano a salire gli ultimi passeggeri. Fra questi sale una donna con un bambino e inizia a stizzirsi chiedendo che le si ceda un posto a sedere. Non fa in tempo a chiederlo e aspettare una risposta che è già arrabbiata perché nessuno glielo concede. Col volto quasi paonazzo e un’espressione che un’arpia al suo confronto è dolce, chiede alla mia vicina, che non l’aveva sentita, di cederle il suo posto. Anzi glielo impone, che è diverso. Da quel momento per tutto il tragitto continua a lamentarsi contro la maleducazione delle persone che non volevano farla sedere nonostante lei abbia un bambino e, oltre che con la tizia che ha fatto alzare, ce l’ha pure con me perché dice al marito:
“Ma guarda questa, tutta figa e tranquilla!”
Ovviamente pensa che io non sia italiana, io invece che lei sia maleducata e credo lo pensi anche il marito che le fa notare che il suo comportamento è eccessivo. Se avesse finito la domanda prima di trasformarsi in una strega isterica incazzata col mondo, mi sarei certamente alzata per farla sedere, ma a quel punto mi ha talmente indisposto che l’unica voglia che ho è quella di scaraventarla dal finestrino, dopo aver messo in salvo il bambino ovviamente. Comunque non finisce lì perchè continua ad avere da dire su ogni cosa prendendosela col povero marito e col bambino di circa un anno che continua a voler toccare la mia borsa. “No, Federico no!”. Lo dice almeno venti volte togliendogli la mano. Poi si gira da me dicendo: “Excuse him, sorry!”.
Io interrompo il mutismo per dirle, volutamente in italiano:
“Non c’è nessun problema!”
La cafona deve essersi gelata capendo che parlo la sua lingua, non mi guarda neanche negli occhi e continua a togliere la mano del bambino:
“No, Federico no!”
A quel punto provo per lei un profondo odio e le dico:
“Guardi che la borsa non è sporca, il bambino può toccarla!”
La frustrata continua a non guardarmi e a lamentarsi col marito perché il bambino si agita e tocca la mia borsa e gli chiede isterica:
“Plinio, non ce la faccio più, tiralo fuori! Prendilo, dai in fretta!”
Io penso a un giocattolo o qualcosa di simile mentre l’automa sodomita estrae dallo zainetto un tablet. Sì, proprio così, un tablet a un bambino di un anno. Da quel momento il bambino entra in trance e scompare dalla scena mentre lei continua a violentare il marito con continue lamentele e me che sto cercando di scrivere due righe in santa pace col suo fastidioso vociare. In questi momenti capisco il perché di certe tragedie familiari, io un mostro del genere l’avrei fatto fuori di certo. Ma soprattutto povero bimbo.
Finalmente arriviamo e posso allontanarmi per sempre da quell’obbrobrio della natura. Sono un attimo nervosa ma la buona notizia è che il sole c’è ancora nonostante sia già calato oltre il paesino.

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Mi affretto per le viuzze cercando di raggiungere i punti con la visuale migliore. Le stradine sono gremite di gente e tutti si dirigono verso la mia stessa direzione.

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Giungo infine nel belvedere trovando tutti i muretti, i tetti e ogni angolo occupato dalle numerose persone che attendono lo spettacolo del sole. La tensione inizia ad alleviarsi e cerco un punto tranquillo dovevo gustarmelo anch’io.

Mi arrampico in un terreno incolto proprio dietro uno dei mulini che ho notato nella mia visita precedente e aspetto.

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I colori del cielo iniziano a cambiare riempiendosi di porpora nelle sue infinite sfumature.

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Sembra la tela di un pittore indeciso che continua a sovrascrivere la sua opera modificando la posizione del soggetto e i colori che lo circondano.

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Pennellate di colore che si riflettono nel mare immenso e nel cielo, goduria estetica allo stato puro, capolavoro ineguagliabile della natura con unico protagonista incontrastato il sole.

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Un’estasi densa mi attanaglia il cuore, riaffiora il mio io più profondo e sento che quel riflesso, tramite i miei occhi, si spinge oltre penetrando ogni parte di me.

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Piano piano il sole cala fino a toccare la terra, è ormai una palla infuocata che sparisce dietro di essa portandosi via ogni barlume di luce.
Intanto mi sono spostata e siedo vicino al mulino.

L’emozione è grande e condivisa da tutti che applaudono entusiasti. Peccato non si possa chiedere il bis. Ma il sole non è avaro, si ripete tutti i giorni. La sua discesa è bella ovunque, ma a Santorini dà indubbiamente il meglio di se stesso.
Lentamente la gente scema, io sto ancora lì ad osservare il mare denso di barche a vela, velieri e motoscafi. Come avrei potuto perdere un simile spettacolo?

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Riesco a staccare gli occhi dal mare e faccio il percorso inverso. Si sentono gli odori degli arrosti, le strade sono ancora folte di gente, i ristoranti pieni.
Mi fermo in una piazzetta ad ascoltare la musica nostalgica di tre musicisti di strada, mi siedo incantata e mi faccio invadere dalla malinconia, affiorano ricordi e un’emozione fortissima mi collega con l’anima del mondo.

Faccio un video per suggellare il momento, lo trovate alla fine dell’articolo, è per voi, ve lo dono con immenso amore perché possiate capire, farvi contagiare e aprire il vostro cuore così come è successo a me.
Continuo il mio percorso verso la fermata del bus ma poi:
“Barbara…”
“Chi sei il destino?”
“No, sono Denis, il francese dell’altro giorno, quello che ti ha prestato la crema solare alla spiaggia rossa…”
“Ciao Denis, la vuoi una birra?”
“Perché no?”

Stay Greeced!

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