Appunti di viaggio

Grecia day-by-day – Santorini – Caldera di Fira e ritorno ad Atene [Day 7]

25 agosto 2014

Porto di Santorini, ore 14:40
Ma vi sembra normale che, dopo 4 giorni in questa città, io non mi sia mai spinta così oltre da sapere che esiste un meraviglioso belvedere? E dire che i ristoranti dove ho mangiato questi giorni si trovano a circa 20 metri dalla stradina che lo costeggia… Inoltre lo avrei dovuto immaginare sia perché ho visto la città arrampicata sulla scogliera arrivando in nave, sia perché avevo letto di una funivia e una grande scalinata sul porticciolo. Mi ha fregato Oia con i suoi 220 scalini, pensavo si parlasse di quelli…

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Comunque l’importante è esserci arrivati. Ci voleva un francese buffo e riccioluto per illustrarmi i misteri di Fira.
Ma partiamo dal principio. Denis (e non Duni come avevo erroneamente pensato) mi chiede di rivederci. Ieri notte ero talmente stanca che, dopo un kebab extra large, sono scappata in albergo declinando ogni suo invito a cene o similari. Inoltre ho da completare il diario odierno e stamattina devo lasciare l’albergo per cui tutto deve essere pronto entro la notte. Nonostante mi si chiudano gli occhi, finisco di scrivere il testo alle 3 passate e stamattina il solito campanello d’allarme che mi si installa nei viaggi mi fa svegliare alle 7. Tuttavia ciò è provvidenziale perché riesco a inserire anche le foto e a pubblicare tutto a mezz’ora dal limite del checkout in albergo.
Come da accordi gli mando un sms dandogli un appuntamento in piazzetta dopo 10 minuti.
Parte così la nostra esplorazione di Fira, il paesino dove ho alloggiato in questa vacanza a Santorini e che (evidentemente) meno conosco.

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Mi propone la Caldera e, siccome è una parola che ho sentito e letto mille volte questi giorni, gli chiedo cosa significhi. Mi guarda come se venissi da un altro mondo:
“Sei da 4 giorni a Santorini e non sai cosa vuol dire Caldera?”
Mi vergogno come una ladra, sarebbe bastata una ricerca su google ma evidentemente la mia curiosità ultimamente sta perdendo colpi.
Mi spiega che si tratta del belvedere e mi accompagna in un lounge bar strepitoso. Cioè, voglio dire, se l’avessi saputo prima ci sarei andata ogni giorno a far colazione, merenda, pranzo, ribadino pomeridiano e cena. Vabbè meglio tardi che mai.

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Ordino un doppio espresso e Denis un’insalata greca. Mi chiede se la voglio assaggiare e gli spiego che è troppo complicata per me. Lui ride. Credo di essergli simpatica perché, pur essendo un tipo solitario a quanto intuisco dai suoi racconti di frequenti viaggi da solo, mi dice che un giorno vorrebbe viaggiare con me. Probabilmente apprezza il mio frequente silenzio, così come io il suo. Ci fermiamo un bel po’ nel locale. Io approfitto della sua compagnia per farmi fare la classica foto da turista nel belvedere.

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La musica lounge accompagna perfettamente il panorama mozzafiato.

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Parte del paese di Fira è costruito interamente sulla scogliera e, oltre alle case, si intravedono locali di ogni genere e piscine. Immagino come ci si debba sentire a stare in piscina lì e godere di quello spettacolo.

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Intravedo la famosa funivia che porta i turisti nel vecchio porto di Fira.

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I più coraggiosi, invece, si fanno la sfacchinata a piedi sfidando il sole delle due.

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Per gli insensibili allo sfruttamento animale esistono pur sempre i famosi asinelli, proprio come a Oia.
Nel porto sono attraccate diverse navi tra cui un veliero bellissimo che avevo già notato ieri a Oia. A quanto dice Denis, ci organizzano delle escursioni. Lui ieri a Oia l’ha visto molto da vicino: al sopraggiungere del tramonto si trovava infatti in acqua a nuotare nel magico riflesso porpora.

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Di fronte a Fira, circondata da navi da crociera, troneggia l’isola Nea Kameni che, come vi ho già spiegato nello studio su Santorini, è emersa relativamente di recente a causa di un’eruzione di Thera. A farle compagnia la gemella Paglia Kameni nata nello stesso modo. Denis mi dice che domani andrà a visitare l’isola grande dove esiste un cratere e vi organizzano escursioni. Aggiunge anche che ci sono delle acque calde dove ci si può immergere così come ha fatto in Islanda a luglio circondato dai ghiacci. Un po’ lo invidio: vorrei avere anch’io la possibilità di viaggiare così di frequente.
Inoltre accidenti, la visita al cratere l’avrei fatta volentieri. Vorrà dire che dovrò tornare a Santorini, così come mi suggerisce Denis ridendo. Ormai Thera non mi fa più paura come un tempo, mi sento a mio agio, come se fossi a tutti gli effetti uno dei suoi abitanti di diritto. Spero che non decida di sfogarsi quando ci sono (o ci sarò) io ma, se dovesse farlo, accetterò il mio destino sapendo di morire appartenendogli e diventando per sempre parte di lui. D’altronde mi ha o no fatto provare la meravigliosa essenza di esser vulcano? È una sensazione che voglio sempre tenere con me, conservata gelosamente nel mio intimo. Nessuno me la può più levare, nemmeno lui ormai.
Nonostante abbia una gran voglia di stare lì per sempre, chiedo a Denis di continuare il nostro tour, ho poco tempo prima del bus per l’aeroporto e vorrei vedere il più possibile.

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Ci spostiamo quindi nella chiesa ortodossa vicina che sembrerebbe uno dei più imponenti edifici religiosi della città.

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Nella cartina noto che ci sono diverse chiese cristiane. La cosa non mi sorprende, ho letto da qualche parte che in alcune isole greche ci sono tante chiese per ogni giorno dell’anno, una per ogni santo del calendario. I greci sono piuttosto religiosi se non si era capito, ad Atene ho notato una eccessiva presenza di negozi che vendono monili e altre diavolerie ecclesiastiche.
Entro e faccio delle foto, mi rimproverano ma ormai son fatte. Giuro di non aver visto il cartello.
Chiedo a Denis di accompagnarmi in una viuzza dove ho notato delle sculture, ci scappa la foto che intitolerei “No, ma non sei banale!”.

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A quel punto manca davvero poco alla mia partenza, giusto il tempo di raggiungere il belvedere più alto del paese. Non vi angoscio con le solite considerazioni sull’enorme fatica sotto il solleone, vi dico solo che ne valeva la pena soprattutto perché quello è uno dei pochi luoghi sull’isola dove si possono vedere i due mari, sia quello interno alla semiluna santorinica, sia quello esterno. Si intravede la montagna di Perissa, insomma uno spettacolo stupendo.

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Nella strada per raggiungere la casa rossa, così come Denis chiama il punto più alto perché contraddistinto da un enorme casermone di quel colore, ci fermiamo in una galleria d’arte dove scatto qualche foto.

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Alcune sculture sono molto interessanti, mi dispiace solo non riuscire a rappresentarle dovutamente con la macchina fotografica.

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È arrivato il momento di andare, Denis mi accompagna all’albergo e rinnova l’invito a viaggiare insieme. Chissà…

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Traghetto per Atene, ore 20:00
E meno male (o forse no?) che posso scrivere dal traghetto per Atene! Se non fosse per i solerti controllori dei biglietti, sarei a Mikonos o Naxos in questo momento. Infatti, seguendo il gregge umano in modo del tutto privo di autonomia pensante, salgo sul traghetto diretto in queste isole. Sono già su nella calca animale e do il biglietto all’addetto quando sento “Picci” pronunciato in modo inascoltabile.
“Yes, I am!” urlo.
Il signore mi dice a denti stretti che sono sul traghetto sbagliato e, con delle maniere non proprio simpatiche, mi esorta a scendere immediatamente dalla nave.

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Vi dico la verità, per un momento ho pensato che ci sarei voluta rimanere su quel traghetto. Se solo il tizio non si fosse accorto dell’errore e mi fossi trovata là sopra impossibilitata a rimediarlo, chissà dove sarei finita e quali altre avventure mi sarebbero capitate. Se solo mi avessero voluto con loro…


E invece mi trovo immobile da circa cinque ore in una poltroncina di questa diavolo di nave diretta ad Atene, non ho smesso un attimo di scrivere, sono stanca e vorrei sgranchirmi le gambe. Ma non posso, ho attorno troppi avvoltoi che stanno aspettando un mio passo falso per fottermi il posto.

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Ad aggravare la situazione è la presenza di una famiglia greca nel mio stesso tavolo rumorosa e piena zeppa di figli che urlano e mi sbattono addosso. Ommmmmm!!!
Basta, è giunto il momento di vivere, mi faccio una birra per scacciare la noia nonché la sete esagerata.

Albergo di Atene, ore 2:00
Alla fine la famiglia greca si rivela simpatica: la loro bambina, una vera sagoma in miniatura, viene spesso da me e mi diverte con le sue buffe trovate. Credo abbia circa due anni e il suo nome è Anghelina. Se non fosse per il litigare molesto degli altri due bambini più grandi, non avrei nulla da ridire, ma in fondo non ne ho comunque anche perché accolgono gentilmente la mia richiesta di controllare il mio trolley mentre vado al bar e alla toilette e uno dei bimbi fa da scudo umano e protegge il mio posto dalle iene affamate.
Quando vado via li saluto uno per uno con infinito senso di gratitudine e simpatia.
Arriviamo al Pireo verso le 23:30. Sono abbastanza stanca, non ho dormito un attimo. Mi lascio trasportare dalla fiumana di persone al porto, inforco la metro e scendo a Monastiraki. Mi prendo un kebab nella strada al contrario verso l’albergo di qualche giorno fa e adesso crollo come un sacco di patate.

A domani, Stay Greeced!

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2 risposte »

  1. In tuo onore mi sono sorbita due ore e mezza di polpettone riguardando il film ” Troy” con Brad Pitt e tuo zio che sciorinando la sua grande competenza in materia anticipava vocalmente il tutto…a parte Paride, Ettore, Achille, Ulisse e quella grand’Elena di Troia e’ stata un bella serata ….in attesa della tua nuova Odissea ti abbraccio….

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