Grecia day-by-day – Atene – Psirri, antica Agorà, Thiseio e ancora streetart [Day 9]

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27 agosto 2014

Stradina streetartica (Ermou), ore 13:30
Non so se vi è mai capitato (ma spero di sì) di possedere una grande passione che, nella sua esplicazione, vi porti a dimenticare del tutto ciò che avete intorno. Beh a me sì, la scrittura è una di queste e mi fa esattamente questo effetto. È così che ieri notte verso le 2, mentre ero intenta a finire i diari di ieri, decido di alzarmi per prendere una guida lasciata sulla scrivania. Metto il piede (ovviamente) sinistro fuori dal letto e…
Ciafffffff!!!
Mi accorgo che la stanza è del tutto allagata. Ma porc…. In effetti sentivo un rumore strano dallo sciacquone del bagno ma ho rimandato di alzare lo sguardo e controllare per almeno tre quarti d’ora. Ma poi, voglio dire, chi se l’aspettava? Corro alla reception e do l’allarme. Vi risparmio tutte le considerazioni sul caso, il quale mi ha fatto perdere ulteriori ore di sonno. Sono certa che la vostra fervida immaginazione vi consentirà di ricostruire un realistico quadretto del mio stato d’animo e del simpatico elenco di scurrilità e imprecazioni rivolte al destino avverso.
La mattina dopo cerco di scendere dal letto col piede destro (sto iniziando a diventare superstiziosa), pubblico l’articolo ed esco.
Nella strada verso la mia banana-apple-orange di oggi sento del baccano e intravedo una sfilata.

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Ovviamente la seguo e faccio delle foto. Credo si tratti di un festival internazionale folk o qualcosa del genere.
Fra gli altri anche gli italiani che, a un certo punto, intonano una canzone popolare che non conoscevo.
Vi ho fatto un video che trovate a fine articolo. Poi non andate a lamentarvi dicendo in giro che non vi penso… Anzi facciamo uno scambio visto che mi piacerebbe conoscere le origini di questo pezzo. Se qualcuno ne conoscesse titolo o provenienza regionale, ricompenserebbe i miei sforzi e apporterebbe conoscenza al genere umano segnalandolo nei commenti. Ho una vaga idea che sia siciliano.
Fra i gruppi a sfilare i briosi e gioiosi Panamesi. La Palestina (alcune foto purtroppo sono venute mosse ma ero in movimento, così come loro, e non è stato semplicissimo).

Vado a far colazione in piazza Monastiraki e, pensando mi portino il solito mega caffè che vedo sorseggiare da tutti e che ho preso tante volte a Santorini, ordino un caffè greco. Non potevo immaginare che mi avrebbero portato una terrina incandescente con del liquido marrone assai strano accompagnato da una normale tazzina dove versarlo. Mi viene immediatamente in mente il mio involontario tentativo di dar fuoco al locale a Praga tentando di bere l’absentio l’anno scorso e mi prende il panico. Non voglio attirare l’attenzione, voglio solo un banale caffè accidenti. Verso il caffè nella tazzina, poi mi rendo conto che contiene una parte diversamente densa e penso che forse avrei dovuto girarlo prima ma non c’è il cucchiaino. Insomma riverso il caffè dalla tazzina alla terrina e faccio un lago nel tavolo. Il cameriere viene ad assistermi. Io rido, cerco di ingurgitare quella diavoleria e ordino un ice espresso.

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Sapete cosa ho imparato da questo ennesimo incidente di stamattina? Che una blogger non deve possedere necessariamente eccessive doti pratiche, essa può anche essere una sega nella maggior parte delle cose che fa, ma rimane pur sempre una blogger nel momento in cui riesce a tradurre questa sua patologia in parole. Anche perché, se andasse tutto liscio, si annoierebbe a morte, e così pure voi.

Albergo, ore 18:40
Parto da piazza Monastiraki con l’intenzione di visitare il museo d’Arte contemporanea che guarda caso si trova proprio nella zona del Museo del Gas di ieri. Almeno così sembra da guida trovata in albergo stamattina. Però prima voglio passare a Psirri dove ieri notte ho notato delle opere di street art interessanti.
Tiro fuori la scimmietta e la metto sulla spalla (destra) e, insieme, iniziamo a perlustrare la zona. In realtà inizialmente ho due soli obiettivi certi. Il primo è il celebre “The Colorful Warrior” di Vangelis Choursoglou aka Woozy, proprio all’inizio del mio cammino sopra la stazione metro Monastiraki. Come di certo ricorderete, ho già avuto modo di parlarvene nello studio sulla street art ad Atene che ha preceduto questo viaggio.

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Il secondo è invece il capolavoro che ho potuto ammirare per tutto il tempo in cui, ieri notte, sorseggiavo la birra nel quartiere di Psrri. Si tratta di un’opera dello street artist Alexandros Vasmoulakis, per gli amici ZAP, che abbiamo avuto modo di vedere insieme per lo stesso motivo.

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Ma la scimmietta non ci sta e, intravedendo delle opere che ha avuto modo di apprezzare sul web, mi sussurra all’orecchio frasi del tipo:
“No, ma hai visto quello? Ne parlavano nell’articolo Ypsilon… Non puoi fartelo sfuggire…”

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O del tipo:
“Quella stradina secondo me nasconde dei tesori, me lo sento. Andiamo a dare un’occhiata?”

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Io mi son sempre fidata dell’intuito della scimmia e, nonostante mi abbia sempre portato in percorsi viziosi dagli incerti epiloghi, ha anche arricchito la mia vita facendomi vivere nuove esperienze che hanno contribuito alla mia crescita interiore.

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Ragion per cui non vogliatemene (e non vogliategliene) ma le ho dato retta arrivando ad esplorare viuzza per viuzza anche il quartiere di Psirri.

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Sinceramente, a parte un certo dolore alla schiena e un probabile calo di peso con cui farò i conti in patria visti i chilometri macinati anche oggi, posso ritenermi estremamente soddisfatta delle nuove scoperte fatte e dall’aver trovato nuove occorrenze di autori già noti.

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Come dicevo a un amico oggi su twitter:
“Questa è una città perfetta per una streetart(ivist)ica come me!”

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E lui rispondeva:
“So già che tornerai ballando sirtaki, kalispera, ma soprattutto kali mera…”

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Per chi non conoscesse il sardo, anzi per essere precisi il cagliaritano, “mera” significa “molto” e io credo che abbia ragione: kalerò “mera” chili in questa vacanza!

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Ma mi rifarò in patria e poi un po’ di moto non fa male. Per non parlare del risultato che va a soddisfare pienamente il mio ardente bisogno di continui stimoli dal punto di vista artistico.
Oltre alle nuove leve che vi ho proposto in questo breve sproloquio pensato ad hoc per intrattenervi durante la visione delle opere, ho scovato anche oggi nuovi Sonke.

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Inoltre ladies and gentleman, con immenso orgoglio e soddisfazione, vi propongo quello che sembra essere (forse) un suo vecchio lavoro, così come mi piace pensarlo. Forse un’opera del suo periodo di rodaggio verso il suo stile definitivo? Se così fosse, avrei beccato la cosiddetta perla, l’opera che solo i collezionisti più attenti e accaniti possiedono. Dalla firma sembrerebbe un altro ma, a quel punto, sarebbe un suo emulatore?
Eccola:

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Oggi ho poi finalmente scovato un altro autore di cui vi ho parlato in precedenza, colui che si firma solo “B” ma che viene richiamato col suo (magico) mondo: “this is my B world”.

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Questa è una delle sue opere più celebri sul web.

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Piano piano mi avvicino al punto che la cartina mi dice essere la sede del famigerato Museo d’arte contemporanea.
Ma… scusate… è il museo del Gas in cui ieri un tizio che non parlava l’inglese, ma sapeva solo dire “morning” e “ten”, mi ha detto di tornare la mattina per le mostre. Ma chi ce l’ha fatta stamattina? Fra incidenti notturni, insonnia e le ore di lavoro sul blog non riesco mai a uscire prima di mezzogiorno se tutto va bene.
Ci resto male anche se mi consola il fatto che di arte contemporanea, attraverso la street art, ne ho macinata parecchia fra ieri e oggi. Inoltre mi accorgo che dall’altro lato della strada il museo ha ulteriori graffiti che non esito a fotografare.

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A questo punto sono punto a capo. Che faccio? Noto così che, lungo la strada (Pireos), c’è un altro importante museo ateniese, il Benaki. Questo museo è diviso in tre parti: uno in un edificio neoclassico dalle parti di Syntagma square dedicato all’archeologia; uno in un edificio abbastanza anonimo a Monastiraki dedicato alle arti islamiche; uno in un edificio ultramoderno a 1 km e mezzo da qui dedicato all’arte contemporanea.
Fra me e me penso:
“Hai visto? Non sei poi così sfortunata come pensavi. Avrai la tua bella dose di arte contemporanea al Benaki!”
Dovete sapere che questa collezione fu donata da Emmanuel Benakis, uomo d’affari greco nato in Egitto e sindaco di Atene, al governo greco.

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Finalmente vedo spuntare l’enorme edificio rosa con delle sculture che sembrano delle strane pale rotanti all’ingresso.
Mi viene un colpo: l’ingresso è sbarrato e, proprio sopra gli orari di apertura, c’è un banale cartello scritto a penna e in greco che assolutamente non capisco. Poi, fra le parole, una mi sembra familiare, vuoi vedere che questi ghigni riaprono a settembre? La cosa mi viene confermata da un tizio, probabilmente il custode, che mi si avvicina oltre la grata e mi spiega che il museo è chiuso per tutto agosto. Ma come, mi dico, con tutti i turisti che ci sono, voi chiudete o fate orario ridotto o stigazzi a voi? Non son riuscita ancora a vedere una mostra e, pur di farlo, sto rischiando un’insolazione tutti i giorni!

Vabbè mi passa, scusate lo sfogo.

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Torno verso piazza Momastiraki, mi faccio forza, devo scarpinare nuovamente a lungo ma spero che succeda qualcosa che illumini la via.
Mi fermo a scrivere nella via che collega la via Pireos con la zona verso casa.

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Poi passeggio nel piccolo quartiere Thiseio che si trova fra l’Acropoli e la collina di Filopappou. Questo quartiere, dapprima in rovina, è stato recentemente restaurato con l’apertura di locali e taverne che animano la via pedonale Herakleidon.
Mi accorgo che c’è l’entrata di un sito archeologico e mi avvicino. Si tratta dell’antica Agorà (Archaia Agora) che avevo solo intravisto il giorno in cui ho visitato l’Acropoli. Tiro fuori i 12 euro più ben spesi di questa vacanza e ovviamente il solito biglietto vale anche lì.
L’Agorà, come avevo immaginato dalla vista aerea, si estende in un’area molto vasta.

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Faccio un giro scorgendo una chiesa.

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Poi torno all’imponente stoà di Pergamo (II sec. a.C.), edificio ristrutturato nel XX sec., all’interno del quale ha sede il museo dell’Agorà.
Oltre ai soliti vasi, le statuette e i vari oggetti che ho già visto in diverse occasioni, ho modo di osservare delle sculture interessanti.

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Me ne vado in albergo, è arrivato il momento di riposare un po’.

Albergo, ore 2:00
E invece no, ripiego per una birra finale nel locale di Psirri dove ieri ho visto dei tizi suonare giusto del jazz o derivati. Sono fortunata, ci sono anche oggi… Faccio un video che trovate a fine articolo.

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Il tizio greco di ieri non è sparito, ho solo rimandato, oggi non ho avuto davvero un attimo di tempo per lui. Sarà (forse) per domani con la famosa destinazione.
Mentre torno a casa vedo risplendere l’Acropoli col suo bagliore rosa e la sua magia lunga millenni. Atene mi sta ammaliando il cuore, non sarà facile andare via…

Stay Greeced!

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8 commenti

      • grazie a te per aver sollevato l’occasione;) le pagine sono un benvenuto da sole, comunque.
        mi piace la street art ma non sapevo di questa miniera greca, credo che leggerò tutto il tuo viaggio!

      • Più c’è crisi, ingiustizia sociale ed esigenza di comunicazione e denuncia, più la street art ha senso, almeno quello originario…
        Son contenta che ti sia sentito a tuo agio con me in vacanza. Sappi che ho appena iniziato il mio studio preventivo su Vienna e che fra un paio di mesi si riparte. Non vedo l’ora! Se vuoi sei sempre il benvenuto 😉

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