Grecia day-by-day – Atene – Piazza Syntagma, giardini nazionali, Museo Benaki, stadio Panathinaiko e (streetart in) Exarchia [Day 10]

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28 agosto 2014

Locale di Exarchia, ore 17:31
Sono stanca, tired persa, scallata so much, ditelo come volete, scambiate pure l’ordine delle espressioni, usate un translator ma il risultato resta sempre quello. La macchinetta finita e soggetta a difetti di fabbrica e rotture che è il mio corpo mi sta dando avvisaglie di cedimento e avvertimenti di essere in procinto di andare in tilt. Comunque oggi è l’ultimo giorno, mi dico, non sia mai che mollo proprio ora. E infatti mi imbarco nel classico giornatone. Ve lo dico adesso, a posteriori di fronte a una birra. Ma torniamo agli esordi, quando ancora mi ero ripromessa di andarci cauta oggi coi giri, soprattutto a piedi.
Mi alzo relativamente tranquilla perché ho chiuso l’articolo ieri notte, è solo da rivedere e condividere. Per farlo impiego comunque non meno di due ore, quanto mi manca il caro vecchio portatile con cui recupererei almeno un’ora…
Mi butto in strada e decido finalmente di entrare nel Duomo.
Dovete sapere che ci passo di fronte ogni giorno ma non ho ancora avuto voglia (o la curiosità?) di entrarci. A parte il fatto che è in restauro per cui non se ne può che intuire il reale aspetto, ma comunque le chiese non sono per me fonte di grande ispirazione, anzi tendono spesso a falcidiare la mia immaginazione per cui tendo a evitarle, a meno che non le sappia arricchite da affreschi particolarmente interessanti. Ma di quelle ne abbiamo già in abbondanza in patria, mi bastano. Comunque viene in mio aiuto un cartello all’entrata: “No shorts” e io ho giustappunto degli shorts.
Sono davvero contrita ma non potrò entrare, faccio comunque delle foto da fuori.

Il mio succo di oggi è melon-pineapple-spearmint-orange, ve l’ho detto che l’avrei complicato e ho fatto bene perché è il migliore di questi giorni.
Mi sposto al bar, prendo l’espresso ice di ieri e tiro fuori le cartine della città. Decido per la zona di Syntagma Square, Denis l’altro giorno mi ha parlato di un cambio della guardia molto pittoresco e mi ha incuriosito nonostante non sia una delle cose da vedere che normalmente desta il mio interesse. Mi son sempre chiesta come delle persone possano scegliere di stare immobili tutto il giorno e prestarsi ad automatismi formali e pomposi quali quello del cambio della guardia. Ma poi perché? Capirei, anche se con difficoltà, nei tempi passati, ma adesso? Per sollazzare i turisti? E loro, le guardie, devono espiare qualcosa? Hanno problemi esistenziali? Comunque faccio la strada a piedi fino a Piazza Syntagma e sono sorpresa di avere una volta tanto un culo strabiliante: le due guardie con le scarpe pomponate incredibilmente iniziano il loro tristissimo separietto proprio in quel momento.

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Comunque lo spettacolo è davvero elettrizzante: i due automi sono un misto fra un fenicottero coi pon pon e un cavallo scalciante. Se non ci credete guardate il video a fine articolo.

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Faccio il video e qualche foto, poi vengo rimproverata perché, con assoluta nonchalance, ritengo di poter continuare il mio cammino passando per il parlamento ellenico.
“You have to stay after the line”, mi dice la guardia posta lì a mò di controllore.
Mi scuso e continuo sulla strada dei comuni mortali quale (evidentemente e in effetti) sono. Vorrei riuscire a vedere almeno un museo e so che il famoso Benaki, di cui vi ho parlato ieri, è proprio lì a due passi. Però prima mi imbatto nell’ingresso dei Giardini nazionali e ci entro.

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Noto una scultura molto interessante che vi voglio mostrare.

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Poi continuo a perlustrare il parco senza un grande reale interesse ridestato solo nella vasca del paradiso delle tartarughe: centinaia di testuggini tutte ammassate che si danno alla lussuria più assoluta.
È il momento di cercare il Benaki. Esco e attraverso la strada. Lo intravedo nell’edificio neoclassico del XIX sec. di cui avevo sentito parlare e finalmente posso godere di uno dei pochi musei aperti di questa vacanza in Grecia.

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Tra l’altro oggi l’entrata è free. Ancora culo, ma che mi succede? Un santo, o meglio un dio greco, ha deciso di illuminare il mio cammino? Che sia Athena che ha deciso di proteggere anche me visto il mio debole per Ulisse?

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Fatto sta che riesco a beare delle bellezze del Benaki, museo che ripercorre la storia greca dagli albori fino al 1800 circa. Come già anticipatovi ieri, Antonin Benakis (1873-1954) era un ricco commerciante e gran viaggiatore vissuto al Cairo. Egli donò le sue sfarzose collezioni d’arte greca, bizantina, islamica e persiana al governo greco.

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Il percorso è cronologico e parte dai classici vasi, statue e reperti di questo tipo per arrivare, piano dopo piano, a descrivere l’evoluzione di queste civiltà attraverso gli abiti e gli oggetti comuni. Senza dimenticare i reperti connessi alla religione quali dipinti, altari, vesti, gioielli e via dicendo.

Vorrei riportare una curiosità: nel museo si trova la mappa della Grecia realizzata dall’italiano Vincenzo Coronelli (1650-1718).

Mi aggancio all’adsl del museo e posto un po’ di foto sui social, giusto per dare un’idea degli step di oggi.
Poi mi accorgo che, scendendo per la stessa via del museo, si giunge al Panathinaiko stadio.

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Esso è stato costruito sui resti dell’antico stadio di Licurgo (330 a.C.) per ospitare, nel 1896, i primi Giochi olimpici moderni.

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C’è da camminare molto, è vero, ma credo sia doveroso per una che è nata nell’atletica e il cui padre ne è sempre stato un accanito appassionato, tanto da averle fatto sorbire per una vita olimpiadi e mondiali (nonché avergliela fatta praticare per lunghi anni). Visito dunque con grande orgoglio il peraltro bellissimo stadio a U di 70.000 posti realizzato tutto in marmo pentelico candido.

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Arrivo trafelata, pago il biglietto di 3 euro e mi ritrovo in un luogo meraviglioso, quasi mi verrebbe voglia di correrci, ma c’è troppo caldo e poi lo fanno già i giapponesi con prove di partenze da blocchi immaginari e giri di campo con la stecchetta auto-selfie dell’altro giorno. Ammetto di aver difficoltà a comprendere pienamente, anzi anche minimamente, questa cultura, però, in compenso, cedo anch’io alla classica foto da turista sul podio.
“Guardami babbo, ho vinto!”

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Me ne vado velocemente, oggi è il mio ultimo giorno qui e rimane un luogo molto importante da visitare, un luogo imprescindibile per il mio fervente artivismo.
Si tratta del quartiere Exarchia, il luogo simbolo della contestazione ai tempi della dittatura dei colonnelli (1967-1974). Esso è ancor oggi punto di riferimento per studenti, anarchici ed emarginati di ogni tipo.

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Traccio un percorso nella cartina, è distante ma ce la posso fare, anche se la schiena urla disperatamente pietà.

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Faccio la via Solone e supero, traversa dopo traversa, strade dedicate a grandi esponenti della filosofia classica come Democrito, o della scienza come Ippocrate.

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Piano piano il paesaggio si trasforma e, se prima era costituito da casolari seri e quasi di lusso completamente intonsi, mi accorgo di esser vicina alla meta quando inizio a vedere i primi graffiti.

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Intanto la scimmietta si è posizionata, oggi a sinistra per affinità ideologiche. Inizia a prendermi la solita eccitazione, soprattutto quando scovo graffiti già visti sul web e rappresentativi della protesta greca.

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Ora capisco Dimitri Messinis quando ha deciso di fotografare tutti i graffiti di Atene prima che la T.A.G. (Targeting Area Graffiti) ne ripulisse la città.

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Qui ci sono delle vere e proprie opere d’arte che sarebbe un vero peccato perdere. Probabilmente aveva anche lui la scimmietta sulla spalla.

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Certo io non ho né le competenze né gli strumenti di un fotografo professionista, ma ho la passione dalla mia parte e cerco di fare il possibile, nel mio piccolo, per rendere immortali queste opere.
Mi professo pubblicamente anti T.A.G.!

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Essendo stanca non solo fisicamente, ma anche a livello mentale, ed essendo a corto di sproloqui di intrattenimento, oggi vi propongo le opere in sequenza (nella gallery la lista completa).

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Fra i noti una maestosa opera di Ino.

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Una di Alexandros Vasmoulakis aka ZAP.

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E una di uno di quelli già annoverati sul blog ma non qui finora: il selvaggio Wild Drawing aka WD con “All you need is joke”.

Ho adocchiato il baretto dove mi trovo per affinità, mi ricorda tantissimo casa, un luogo tranquillo e alla mano dove prendere una birra visto che mi sento come un’assetata dopo giorni nel deserto.
Cin-cin, alla vostra. Stay streetarted!

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Albergo, ore 2:30
Mi sono emozionata, e non solo a parole stavolta. Stasera ho passato la classica serata local con un nuovo amico greco. Oltre ad avermi portato in quello che è ormai diventato il mio locale di riferimento a Exarchia, ho avuto modo di beare di uno dei belvedere ateniesi che, come potete immaginare, contempla nientepopodimeno che l’Acropoli. Per portarmici Panos, questo è il suo nome, ha usato il suo scooter, ovviamente senza casco come sembrano fare tutti qui. Ho dunque potuto godere di una Atene by night molto particolare e suggestiva.
Arrivati al belvedere sono stata sopraffatta dalla solita densa malinconia di fine viaggio che stavolta è acuita spropositatamente da una serie di considerazioni con cui non sto qui a tediarvi perché non pertinenti.

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Mi è apparso Pericle, mi ha chiesto di starci qui ad Atene, mi ha proposto un posto di custode del suo regno e io, io ho avuto una grande tentazione di accettare. Che bella terra è la Grecia, così affine alle mie peregrinazioni, ai miei stati d’animo… Vorrei stare qui sempre, vorrei beare di questo spettacolo mozzafiato ripensando alla storia, alla filosofia e all’immensa cultura che si respira in questo luogo dal fascino ammaliante.
Domani si torna a casa, al lavoro e alla routine. Vabbè dai, ce la posso fare, sarà per il prossimo viaggio.
Altrove o anche qui… ci sono ancora tante cose da vedere. Ad esempio Delfi, pensavate l’avessi dimenticato?

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8 commenti

  1. Come?… già di rientro? ti ho seguita fin qui, in silenzio, ed ora, mi molli così. Ed io che mi ero dotato di casco e stivali alati; me li ha dati direttamente Ermes. Uno di quei Dei che gironzolano da quelle parti, che si dice protegga i viaggiatori. Va bè, pazienza, sarà per la prossima 🙂 Intanto casco e stivali li tengo 🙂 …fesserie a parte, ho seguito con interesse e simpatia le tue peripezie greche!
    Bene, allora che dire, Ben tornata Barbara 🙂
    Ciao ciao, e buona dormita immagino!!

    • Grazie Roberto 🙂 comunque , visto che ci sei e hai casco e stivali, se fossi in te un viaggettino me lo organizzerei… È una di quelle poche cose di cui non ci si pente mai e da cui si torna con un bagaglio di ricchezza interiore in più… A me ha fatto davvero bene, sono molto felice 🙂

  2. …mi sto organizzando Barbara! ….. spero come ai vecchi tempi, io il mio zaino e biglietto di sola andata, sto pensando stavolta di portarmi a presso come buon compagno di viaggio la bici …. speriamo non essere in troppi 🙂 ….. per ora, dovrò accontentarmi di qualche scorribanda montanara e maritma locale!….ma mi rifarò 😉

  3. ….pienamente daccordo, in fondo i viaggi in solitario sono un metodo per meglio rapportarsi con gli altri e con se stessi ….
    Buona Giornata Barbara!

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