VideoInArt – Tokyo Reverse, la Norvegia e la slow tv

BergensBanen minutt for minuttNon so se ne avete già sentito parlare ma da qualche tempo la Norvegia sta sperimentando con successo un singolare format televisivo chiamato slow tv, la tv della lentezza.
Inizialmente non ne capivo molto il senso, lessi da qualche parte della diretta di 7 ore e 14 minuti in cui una telecamera posta in testa al treno sulla tratta Bergen – Oslo riprendeva il paesaggio. Solo binari, case, gallerie e ogni cosa si trovasse nel percorso. Il tutto non corredato di nessun suono se non quello del treno sui binari e della natura.
BergensBanen minutt for minuttQuesto primo esperimento, prodotto nel 2009 dalla NRK, fu un successone, tanto da raggiungere un milione e duecentomila spettatori su 5 milioni (gli abitanti della Norvegia).
Cioè in pratica un quinto dei norvegesi si incollava alla tv a seguire la diretta del treno? Mi immagino i norvegesi con pop con e birretta nel divano con tutta la famigliola riunita che si preparano alla visione e si fanno cenno di star zitti che sta iniziando il grande colossal.
Ho pensato: questi son pazzi!
Eccovi il video, il cui titolo è “BergensBanen minutt for minutt“.

Slow tv - Bergen - KirkenesC’è da dire che in effetti si cade in una sorta di trance, i binari ipnotizzano lo sguardo e gli occhi rimangono incollati. Non riesco però a capire se la cosa possa portare beneficio o no, nel senso che credo sia una sorta di passatempo, un modo socialmente condiviso di occupare del tempo senza pensare. Quali che siano le motivazioni del successo di tali trasmissioni, fatto sta che anche quelle successive hanno superato le aspettative registrando sempre più audience. Prima, nel 2011, la diretta di 134 ore Sleep - Andy Warholdel viaggio in nave da Bergen a Kirkenes, poi, nel 2013, un caminetto acceso che consuma tutta la legna trasformandola in brace e la diretta di una tizia che lavora a maglia e fabbrica un maglione.
Continuo a pensare che ci sia sotto qualcosa di contorto. Intanto scopro che, a ispirare Rune Møklebust, il produttore televisivo ideatore di questo format, è stato il film “Sleep” di Andy Warhol. In poche parole 5 ore ininterrotte di sonno del poeta John Giorno. Sì, proprio così, Warhol nel 1964 presentò il film nelle sale e il giorno della prima andarono a vederlo 9 spettatori (2 di loro se ne andarono entro un’ora).

Scusate la lunga premessa ma certe cose vanno dette ed erano necessarie per introdurre un video in cui mi sono imbattuta e che ha attirato la mia attenzione. Slow tv - Tokyo ReverseSi tratta di un estratto di 5 minuti di un video che dura 9 ore e riprende un uomo che cammina per le strade di Tokyo. La particolarità è che, mentre il protagonista va in avanti, tutto ciò che lo circonda va al contrario.
Il titolo è Tokyo Reverse ed è scritto e diretto da SÅNDL, che sta per Simon Bouisson e Ludovic Zuili. Dovete vederlo per capire.

Questo video è trasmesso in Francia. La musica stavolta c’è e si fonde alle immagini Slow tv - Tokyo Reverseper diventare una specie di esperienza ipnotica e allucinogena. Non so se riuscirei a reggerne 9 ore, questi 5 minuti di obnubilamento dei sensi mi bastano, però c’è da dire che si tratta di un esperimento interessante non solo dal punto di vista artistico concernente il video, ma anche da quello sociale riguardante il perché riscuota tanto successo.

E qui giunge il grande interrogativo, voi che ne pensate? Avete ulteriori esempi e che effetto vi ha fatto vedere i video?

ENGLISH

LINK UTILI:
Slow tv – Wikipedia
SÅNDL – Website
SÅNDL – Facebook fan page

Via ilpost.it

4 commenti

  1. il video di Tokyo è davvero curioso. il risultato è affascinante,ma ancora più curioso deve essere stato il “dietro le quinte”, la realizzazione.
    ultimamente sono quasi più affascinato dalla costruzione del progetto che dal risultato finale.
    il video del treno mi riprometto di guardarlo più avanti, quando avrò un po’ di tempo libero 🙂

    grazie di queste curiosità 😉

    • Figurati, è un piacere… Comunque non sei il solo ad essere affascinato dal dietro le quinte e dalla costruzione del progetto, ci aggiungerei anche le motivazioni e hai fatto (anche) me! Ciao Emanuele, grazie per il tuo contributo 😉

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