OperArt

OperArt [work 85] – “The origin of the end” di Stéphanie Béliveau (Canada)

The origin of the end” dell’artista canadese Stéphanie Béliveau

"The origin of the end" dell'artista canadese Stéphanie Béliveau

“The origin of the end” dell’artista canadese Stéphanie Béliveau

Di baci salvami…

LINK UTILI:
Stéphanie Béliveau – Website

Sarebbe interessante far nascere una discussione sull’opera: vi piace? vi ha toccato? volete raccontarla? avete delle perplessità? vi ha lasciati indifferenti? vi ha cambiati? e se sì, come?

10 risposte »

    • In effetti non sei andato molto lontano dal senso di questo lavoro…
      Nel suo sito trovi tutta la serie “DE L’ORIGINE DE LA FIN”
      http://stephaniebeliveau.com/archives/project/de-lorigine-de-la-fin
      L’autrice dichiara di rivolgersi alla sofferenza umana, la guerra e la crudeltà insiete nell’uomo e, a quanto pare, ineluttabili.
      Queste le sue parole:
      “My new work, shows a change in attitude towards the tragedy of the human condition that was, until now, the focus of my practice. Since humans continue to be obstinately deaf to the cries of suffering of those “living” around them, and since art is unable to change anything about that, well, I just have to accept it and watch with my eyes wide open while mankind rushes towards its extinction. My overly clear-sighted nature has driven me to such desperation that I have had no choice but to move to the other side of the fence, to a place where cynicism is no longer possible, where unvarnished reality can prompt a true act of love, where, faced with the imminence of death, all one can do is turn towards others.”

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  1. L’ha ribloggato su l'eta' della innocenzae ha commentato:
    si ringrazia Barbara Picci per avere riportate queste parole:
    “Il mio nuovo lavoro, mostra un cambiamento di atteggiamento verso la tragedia della condizione umana che è stato, fino ad ora, il focus della mia pratica. Dal momento che gli esseri umani continuano ad essere ostinatamente sordi alle grida di sofferenza di coloro che “vivono” intorno a loro, e dal momento che l’arte non è in grado di cambiare nulla, beh, non mi resta che accettarlo e guardare con i miei occhi spalancati mentre l’umanità precipita verso la sua estinzione. La mia natura troppo perspicace mi ha spinto a tale disperazione non ho avuto altra scelta che passare dall’altra parte della barricata, in un luogo dove il cinismo non è più possibile, dove la realtà è nuda e cruda può richiedere un vero atto di amore, dove, di fronte alla imminenza della morte, tutto si può fare è girare verso gli altri. “

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    • Intendi dire che credi ancora nell’essere umano? Che non ritieni egli basi il suo operato (in senso generico e globale) sull’egoismo? Se sì ti invidio molto, piacerebbe tanto anche a me. C’è solo una cosa che non condivido con l’autrice e cioè il fatto che l’arte non possa cambiare le cose, questo non lo credo. L’arte può spronare le coscienze, per farti un esempio come fa un Banksy o diversi illustratori ironico-politici che sono anche stati ospitati qui sul blog. Non solo, potrei fare altri esempi. Certo non può operare concretamente per sanare l’egoismo umano, ma può porre interrogativi, far riflettere e risvegliare la coscienza. Lo fa anche questo lavoro della canadese comunicando un senso di disagio ma allo stesso tempo esprimendo amore attraverso il bacio. L’uomo è destinato alla fine, è sfatto, rattoppato ma si bacia, prova ancora dei sentimenti, forse un ultimo spiraglio prima dell’estinzione.

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      • condivido pienamente le tue parole, ma nello stesso momento “il genere umano” “l’essere umano” sono io;
        e di me cosa posso dire se non che tento di propormi “miglioramenti” ad una mia personale condizione che valuto nel migliore dei casi “insufficiente” nel peggiore dei casi “miserevole” e la cosa non riguarda solo me, ma nel momento in cui mi valuto ( valuto ogni giorno la mia condizione) valuto anche quella di tutti gli altri senza supponenza e senza nessuna arroganza di esserne diverso, anzi non posso far altro che sentirmene più che condizionato direi partecipe.
        Cerco di fare dei tentativi di emersione per esempio mi hanno molto colpito le opere di
        Stéphanie Béliveau vorrei scriverne una poesia
        ciao e grazie per l’attenzione
        Marino

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