Fotografia

FotoStorie [shot 7] – Il cielo con un dito

"You can choose to live your life with the joy of the front row or solemness of the third row. The choice is yours."

“You can choose to live your life with the joy of the front row or solemness of the third row. The choice is yours.”

Tipo:
Fotografia in bianco e nero

Autore:
Sconosciuto

Anno:
Sconosciuto

Didascalia:
You can choose to live your life with the joy of the front row or solemness of the third row. The choice is yours.
(Puoi scegliere di vivere la tua vita con la gioia della prima fila o con la solennità della terza. Spetta a te decidere.)

Descrizione:
Ci troviamo in un parco giochi, forse di una festa di paese. A essere immortalate sono sei donne abbastanza mature. I loro tratti sembrerebbero inglesi, così come il modo di agghindarsi. L’obiettivo è puntato sulle montagne russe (o qualcosa del genere), sul trenino su cui esse si trovano sistemate in coppia su tre file. Insomma, stanno facendo un giretto in giostra. Il fotografo si trova al posto giusto nel momento giusto perché, proprio nel momento in cui esse passano davanti a lui, un movimento dell’aria solleva le sottane della coppia in prima fila. Si intravedono così i mutandoni delle due donne che scoppiano in una fragorosa risata cercando di abbassarsi la gonna. Intanto le altre donne si accorgono di ciò che è accaduto davanti ma reagiscono in modo differente a seconda della fila, vanno a gradi. Mentre le due della seconda ridono seppur con moderazione, quelle della terza sembrano impossibilitate a farlo probabilmente a causa del gesso facciale che ne pietrifica le espressioni. L’unico elemento del viso che sembrano poter muovere è il naso che arricciano in segno di sprezzo.
L’autore dello scatto, o forse semplicemente della didascalia, mette in evidenza questo contrasto e lo applica alla vita inneggiando alla gioia rispetto all’essere impagliati.

Considerazioni:
È quasi fin troppo scontato il mio totale allineamento con le posizioni del didascalico autore della foto. Oltre al classico pippone, peraltro molto vero, della vita vissuta in modo gioioso evitando di cadere nella trappola della mancanza di umorismo (e umiltà) che è una delle peggiori piaghe della società, direi che questa immagine suscita anche delle emozioni di cui fin qui non si è parlato.
Il fulcro della foto è di certo la risata piena e genuina di una delle due signorone dalle carni all’aria. Anche la sua compagna di fila ride ma non così liberamente. Lei lo fa di gusto, è completamente concentrata in quell’incidente ilare, a 70 anni su una giostra di paese che la sta facendo volteggiare veloce in aria producendo, già di per sé, scariche di adrenalina pura. Tutto dura una frazione di secondo e si trasforma in una scena surreale che sfocia nel ridicolo. Tuttavia la donna non reagisce con vergogna o pudore, ma ridendo gioiosamente di ciò che le sta capitando.

Ma scusate che altro potrebbe fare una persona a cui capitasse una cosa del genere?
È come quando sei uscita dal castello stregato e il getto d’aria dal pavimento ti ha sollevato la gonna mostrando al mondo intero le improponibili mutandine con gli orsacchiotti rossi che tua nonna ti aveva regalato a Natale. Lì sì che c’era da svenire dalla vergogna, a 14 anni, quando un capello fuori posto può scaraventarti nel baratro dell’imbarazzo, figuriamoci finire chiappe all’aria di fronte al proprio gruppo di amici, nemici, conoscenti e finanche passanti. Per non parlare delle (ignobili) mutande. Anni e anni di pubblica gogna assicurati, mesi di eremitismo e flagellazione psicologica autoinflitta. Poi la vita va avanti e le figure di merda si accumulano, allo stesso tempo si capisce di non essere perfetti e che non lo è neanche il resto del genere umano. Un giorno tocca a me, il giorno dopo a un altro in un ciclo infinito di gaffe e inciampi di percorso. Si comprende dunque il vero senso del ridicolo e la sua utilità per semplificare e rendere la vita meno solenne e ammanettata alle convenzioni. Così come diviene lampante l’inesistenza della vergogna se non per atti che oscurano l’animo umano e non che lo fanno risplendere (di gioia) come in questo caso.
La veneranda età della donna la rende ancora più consapevole dell’inutilità della solennità, così come la chiama l’autore. Ride forte mentre il vento le si schianta sul viso e quell’aggeggio diabolico la sbatte da una parte all’altra, su e giù come in groppa a un grosso toro inferocito. Questa è vita!
Se solo sollevasse un dito, potrebbe toccare il cielo.

Domanda:
Secondo voi il mulinello d’aria si formerà anche quando passeranno le altre donne? No, sai, perché…

N.B. La foto proviene dalla rete e non è indicato l’autore. Se qualcuno avesse questa informazione e volesse condividerla attraverso i commenti, farebbe cosa gradita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.