L’artista del mese – Street photography – Francesco Medda

Aprile 2015

Questo secondo appuntamento con l’artista del mese sarà svolto interamente (e in forma sperimentale) come una chiacchierata fra me e il fotografo sardo Francesco Medda.
A fine articolo trovate galleria immagini e video.

Certo fa impressione vedere Cagliari, la città che ha dato i natali a entrambi, dal tuo obiettivo. Si percepisce una profondità introspettiva che esula dalla normale esperienza di vita quotidiana. Soggetti soli e di spalle che sembrano quasi ombre ed esprimono una sensazione di solitudine. È un effetto voluto? E, se sì, rispecchia il tuo modo di interpretare la città e i suoi abitanti o più in generale la condizione dell’uomo contemporaneo?

Nei miei scatti cerco, per quanto possibile, di non inserire elementi che rendano facilmente riconoscibile Cagliari, perché vorrei che l’attenzione di chi guarda fosse rivolta più alla scena e alle sensazioni che questa può suscitare nell’osservatore.
Questo vale anche per i soggetti che spesso sono ripresi di spalle e da una certa distanza.
Pertanto direi che sono momenti unici che potremmo ritrovare in qualunque città del mondo.
Cagliari comunque, per chi ama la fotografia, regala giornate meravigliose e una luce fantastica con la quale cimentarsi.

Quali sono i temi che vuoi sviluppare con la tua fotografia e quale il messaggio che vuoi dare attraverso i tuoi scatti?

Con i miei scatti mi piace evidenziare il rapporto tra l’ambiente urbano e la presenza umana, creando situazioni che sono difficili da trovare nel frenetico ritmo quotidiano. Sottraendo alla scena tutti gli elementi non necessari dell’arredo urbano, unito all’uso del bianco e nero, questo a volte crea una sensazione di isolamento e solitudine del soggetto.
Mi piace pensare di regalare alla figura ritratta un suo momento privato, in questo continuo passaggio tra la luce ed il buio, metafora dell’esistenza umana.

L’uso del bianco e nero è una costante, nonché determinante nell’imprimere profondità psicologica ai tuoi soggetti. Come mai questa scelta? Come è nata e quali sono i suoi sviluppi nel tempo?

Ritengo che il bianco nero sia la forma espressiva ideale per me.
Preferisco lavorare sui forti contrasti, le ombre profonde e la luce a volte prepotente.
Il bianco e nero conferisce alla scena quel senso di drammaticità che mi piace e aiuta a centrare l’attenzione solo su pochi elementi.
In questo sono stato sicuramente influenzato dalla mia passione per un certo tipo di cinema degli anni ’40 e ’50 che faceva un uso magistrale del bianco e nero.

Da cosa è nata la passione per la fotografia di strada e quali sono le motivazioni che ti ci hanno portato? È una fase del tuo percorso artistico o la classica folgorazione della vita, ciò da cui ti senti ispirato e di cui non puoi fare a meno? Oppure sperimenti, o hai sperimentato, anche altri tipi di fotografia?

Sono un fotografo autodidatta, un fotoamatore, e in strada provo, sperimento e cerco di cogliere momenti e sensazioni che mi colpiscono.
La mia è una fotografia di strada un po’ rivista e corretta, in quanto non seguo alla lettera quelli che sono i dettami classici della street-photography, ma è quello che in questo momento mi diverte fare.
È un luogo comune, ma devo dirlo: con la fotografia esprimo me stesso e quelle che sono le mie passioni.

Ho impiegato mesi a rintracciarti dopo aver scoperto i tuoi scatti per caso su un blog amico. Ho cercato, mandato richieste di informazione dal tuo sito e addirittura contattato tuoi omonimi sperando di trovarti. In rete c’è davvero poco su di te, eppure i tuoi lavori sono piuttosto apprezzabili. Come mai? Sei una sorta di cane sciolto estraneo alle dinamiche del mondo dell’arte oppure è un caso?

Ti ringrazio veramente per l’attenzione che mi hai dimostrato. Finora ho scattato perché mi dava soddisfazione farlo ma devo dire che dalla rete e dall’uso di Social media quali soprattutto Flickr ho cominciato ad avere riscontri e commenti positivi, nonché la possibilità di relazionarmi con fotografi che apprezzo.
Questo percorso mi ha portato lo scorso anno alla mia prima esposizione personale (presso il Caffè dell’Arte a Cagliari). A questo punto direi che ho rotto il ghiaccio.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Serie particolari, idee e/o evoluzioni della tua fotografia?

Continuare a scendere in strada e scattare, in ogni momento libero che ho, cercando situazioni, incontri e sensazioni da documentare.
Sto lavorando poi su alcuni progetti che mi piacerebbe realizzare, più sul versante della foto-documentazione.
Sono realtà presenti nella nostra città che ritengo meritino di essere “messe a fuoco”.

Link utili / Useful links:
Francesco Medda – Flickr
Francesco Medda – Facebook

8 commenti

  1. Le foto di questo artista mi ricordano come anche del paesaggio urbano (grande o ristretto che sia) si possa fare un’esperienza estetica. In questo periodo, la città è piena di turisti che guardano l’architettura e il paesaggio con gli occhi di chi si meraviglia; allora cerco di imitarli: provo, piuttosto che vedere, a guardare gli edifici che mi circondano. Scopro una città nascosta sotto i miei occhi. Ora, ogni volta che passeggio, posso dire di vivere con meraviglia luoghi a me familiari che, troppo spesso, ai miei occhi perdono di bellezza perché visti troppe volte. Mi permetto di segnalare un libro che parla più o meno di queste cose: “Walksapes”, di Franceso Careri (Einaudi).
    Sono sempre felice di poter guardare, con gli occhi di chi sa guardare (e catturare) questa bella città. Grazie a Francesco per le sue foto e a Barbara la segnalazione!

    • Grazie a te Stefano, le tue parole mi hanno ricordato la figura del flaneur, colui che Baudelaire chiamava “botanico da marciapiede”. Spesso siamo così coinvolti dalla quotidianità che ci scordiamo di ciò che ci circonda eppure qualcuno, proprio in città, ha già riflettuto su questa questione e ha fatto anche di più: l’anno scorso sono nati dei gruppi di persone che camminavano e riflettevano su diversi aspetti del tessuto urbano cagliaritano. Ecco come veniva descritto il progetto:
      Progetto itinerante di esplorazione urbana che si propone di scoprire nuovi scorci sulla città di Cagliari. Il camminare che proponiamo vuole essere esplorazione e connessione di quei frammenti attraverso percorsi di senso collettivi che si arricchiranno di storie, voci e narrazioni raccolti lungo la strada.”
      Purtroppo l’ho saputo a progetto finito ma non sai quanto mi sarebbe piaciuto partecipare…

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