L’artista del mese – Scultura – Jacopo Mandich

Ottobre 2015

Jacopo MandichL’artista di ottobre è un romano classe 1979, uno scultore di nome Jacopo Mandich i cui lavori, negli ultimi mesi, hanno creato una fascinazione tale da spingermi irresistibilmente ad approfondire. Ciò che più mi ha colpito è stata la profonda passione che guida il suo lavoro e che viene potentemente trasmessa nelle sue opere. L’uso di materiali di riciclo e scarti industriali ha fatto il resto trasformandolo ai miei occhi in un artista/artigiano ispirato, uno che possiede e forgia la materia dopo averci dialogato e dopo averne ascoltato i desideri, uno che evade dall’esperienza estetica comune per esplorare universi istintuali che riportano alla Terra e al primordiale rapporto con essa.
Condivido con voi una piccola intervista che vi farà capire meglio cosa intendo.

Scopro che sei una sorta di mago, un plasmatore della materia in grado di trasformarla in pura emozione. In che modo avviene questa transizione? Si tratta di un processo alchemico?
Jacopo MandichLa materia è al centro del mio lavoro molto spesso perché contiene un enorme potere evocativo, comunicativo e un legame atavico con l’essere umano; l’interazione con questo elemento comporta l’ascolto e la trasformazione ed è questa per me l’alchimia, la trasmutazione dell’essenza eterica dell’elemento. La metaforica trasformazione del piombo in oro è l’inizio del mio viaggio fra le energie primordiali; poi esiste un aspetto più tecnico e razionale di traduzione di questo da un piano astratto ad un piano fisico. Mi sembra di capire, con il passare degli anni, che più riesco ad dar spazio all’ascolto, più il risultato finale è intenso per la mia percezione.

Le tue opere sono dicotomie armoniche fra opposti: legno e ferro, materiale naturale e materiale industriale, caldo e freddo, forma sinuosa e spigolosa. Come mai questa scelta e in che modo riesci a rielaborare il contrasto trasformandolo in sinergia?
Jacopo Mandich - Keloide Alchemico 025Il dualismo umano che spesso sento in me molto forte anima la volontà di proporre questo argomento nella mia espressione. Ferro e legno esprimono in modo aderente alla mia visione questa eterna lotta che cerca tregua, il desiderio che diventa tentativo di sviluppare una sinergia di elementi opposti in un contrasto armonico. Definire come questo avviene è complesso perché il lavoro implica un certo livello di fiducia, di “fede” nell’abbandonarsi all’istinto. Quello che mi sembra di notare riemergendo alla normalità è che questo avviene grazie all’intreccio degli elementi, alla cessione di alcune caratteristiche da un materiale all’altro, scambio suggellato dal fuoco e dall’acqua, forze primarie che donano naturalezza alla materia.

Quali sono i materiali che utilizzi per la creazione delle tue opere, da dove provengono e qual è il legame che ti unisce a loro?
Jacopo MandichSicuramente quello che mi unisce profondamente ad alcuni materiali è la forte fascinazione che hanno su di me ferro, legno e pietra (ma anche tanti altri che finora ho lavorato poco o che devo ancora incontrare) emanano vibrazioni che riecheggiano intensamente dentro di me, materie dal sapore arcaico che accompagnano l’uomo da millenni. Utilizzo per lo più materiali di riciclo, scarti, elementi che hanno già passato molte vite e che sono spesso considerati esauriti e senza utilità. Io invece li vedo pieni di risorse, potenzialità e suggestione; mi piace molto lavorare con materiali ai margini della società, mi sembra di gravare meno sulle risorse globali e coadiuvare lo smaltimento riportando alla vita la materia sepolta.

C’è un’opera con cui ti senti più legato e perché?
La mia percezione delle opere è sempre in mutamento, penso che i pezzi a cui mi sento più legato sono quelli ancora da realizzare e che solleticano la mia fantasia emergendo dall’oscurità.

Jacopo MandichSeguendo il tuo profilo Facebook, ho avuto modo di vedere l’officina in cui lavori e il modo in cui la vivi. Mi è venuto in mente il vecchio laboratorio dell’artigiano. È così?
Sono il un periodo di colossali cambiamenti… sono prossimo (per cause di forza maggiore) a lasciare il laboratorio in cui ho lavorato per 12 anni che credo sia un incrocio fra un’officina post atomica e la fucina di un alchimista.

Dalle tue sculture sembra scaturire una sorta di energia primitiva impressa da un processo mistico che affonda le radici in elementi istintuali. Quanto c’è di spontaneo e quanto di teorico e studiato?
Jacopo Mandich - Fino all'ultima pietraSento il mio lavoro molto spontaneo anche se costretto a passare per i vari filtri della mente. Per me è una forma di meditazione senza pretese imposte, di misticismo che credo siano più il risultato della riflessione sull’esistenza e sulla comunicazione. Per me è molto utile disegnare e obbligatorio risolvere alcuni quesiti pratici che ogni forma impone… e anche in questo la mia lanterna è l’intuito.

Nella Biennale degli Urali, a cui hai appena partecipato, hai presentato “Pelle di corpo celeste”, un’opera la cui interattività nasce dal dialogo con le persone del luogo e dall’ascolto dei loro desideri. Le tue opere sono dunque intimamente legate al contesto, diventano quasi funzionali, una sorta di dono. Che rapporto esiste fra te, l’opera e il fruitore finale?
Jacopo Mandich - Pelle di corpo celestePer la Biennale degli Urali erano richieste installazioni site specific quindi ho cercato di sviluppare un rapporto con il territorio che le avrebbe ospitate e con il pubblico che le avrebbe vissute sperimentando un nuovo aspetto della mia ricerca. Ho cercato l’interazione diretta con i fruitori dando loro la possibilità di giocare con il colore in un caso e con la forma nell’altro. L’esperienza è stata incredibilmente stimolante perché ha ampliato il mio orizzonte facendomi sconfinare in una dimensione (molto vasta e ancora da esplorare) in cui il pubblico perde il suo ruolo di di mero osservato e diventa partecipe e parte dell’opera.

Eredità dal passato e/o dal presente? Punti di riferimento?
Jacopo Mandich - Uragano 03Amo molto l’arte e cerco di non smettere mai di studiare sull’argomento e più approfondisco, più scopro la poliedricità delle espressioni che mi affascina molto… ci sono un’infinità di autori che guardo con ammirazione da Duchampe a Kapoor (Cragg, Gormley, Colla, Giacometti, Brancusi, Hepworth, Bourgeois, Smithson, Manucci, Gentiletti ecc.) e ho scoperto, continuando a cercare negli anni, autori che mi sono molto vicini come Jaehyo e Dzamoja.

Curiosità di rito sul futuro. Stai lavorando a qualche progetto in particolare? Mostre in vista, collaborazioni, nuove idee?
Dopo la Biennale Industriale di Arte contemporanea degli Urali, a cui ho partecipato questa estate, sto riorganizzando un po’ gli eventi. Sarò a dicembre con una collettiva alla galleria Faber di Roma, a novembre a Torino per Artissima con la galleria Varsi… Sto collaborando con la ExDogana di Roma per alcune installazioni e altri eventi ancora da chiarire.

Link utili / Useful links:
Jacopo Mandich – Website
Jacopo Mandich – Facebook fan page

5 commenti

  1. È palese la sua ispirazione alla natura ed alla sua vocazione per l’arte come essenza creatrice.
    Ci sono belle opere e poi come scrivi c’è dell’artigianato e la manualità, la vera ineliminabile natura di un progetto artistico.

    • Sono d’accordo con te e credo che da esperienze di questo tipo nasca un’arte più consapevole e dal grande valore. La bottega dell’artigiano, la manualità, l’esperienza vissuta sul campo e il richiamo alla Natura rendono l’espressione artistica più vera e vicina all’uomo.

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