L’artista del mese – Fotografia – Il sur-reale ironico di Susanita

Febbraio 2016

L’artista di questo mese non è nuova a questo blog. La prima volta che la vidi fu alla stazione dei treni, era di spalle e teneva le mani dietro la schiena, alla sinistra il gatto, alla destra una vecchia valigia. SusanitaDavanti a lei il tabellone dei treni in partenza. Tutto in quell’immagine emanava spensieratezza e colore, non potei resistere e le dedicai un articolo in cui decantavo le sue lodi sollazzandomi nella poesia gioiosa dei suoi scatti.
Le ragioni che mi spingono a parlare ancora di lei sono fondamentalmente tre: la prima è che la sua creatività è varia e in continua trasformazione per cui da allora ha realizzato diverse serie e progetti interessanti; la seconda è che i suoi scatti possiedono sempre quella componente di lieve ironia che fa sorridere e mette buonumore; infine, visto che questa rubrica è pensata come approfondimento, credo che una chiacchierata con Valentina Fontanella aka Susanita sia altamente opportuna, se non necessaria.

Cosa è successo nel frattempo?
sono passati due anni (oddio tre forse). Non mi sono sposata e nemmeno fidanzata, e non sono ancora diventata ricca.

Susanita - AmelieI tuoi scatti sprizzano umano, descrivono la realtà così com’è, sono sinceri. Da dove deriva questa totale disinvoltura verso la vita?
È così, credo di aver compiuto un cammino verso una produzione di immagini più legate alla realtà, più intente a documentare una esperienza realmente accaduta che a costruirne una fittizia, come ho fatto (con grande soddisfazione comunque) in passato. Non so se si tratta di totale disinvoltura, si tratta forse più di sfidarla, la vita, a saperne cogliere e riconoscere la bellezza, anche senza doversi inventare qualcosa di puramente fantasioso.

Mi pare di intuire che tu sia fra quelle persone, come la sottoscritta, che son convinte che l’ironia salverà il mondo. Sbaglio?
Susanita - RitrattiNon sbagli. Adoro chi riesce a farmi sorridere e pensare insieme, o ridere e piangere insieme. Charlot o Gelsomina di Fellini (La Srada), per esempio. Ho letto una volta una definizione che si dava una amica scrittrice, Enrica Tesio (forse a sua volta letta da qualche altra parte, non ricordo); si descriveva come una “malincomica”. ecco come mi sento esattamente: malincomica.

L’idea è che le tue fotografie ti riflettano. Anche l’immagine della tua cucina lo fa. Il tuo sembra un continuo racconto autoironico su te stessa, come se impersonassi i tuoi soggetti e le tue storie al femminile. Quanto c’è di te e quanto del tuo concetto e/o modello di donna?
Ecco cosa è successo in questi tre anni: sono andata finalmente a vivere da sola, prima condividevo un appartamento con altre quattro persone, e ho potuto realizzare il desiderio di crearmi una casina intera tutta a mia immagine. Susanita - RitrattiLa domanda sulla conpresenza di una me e di un personaggio – modello di donna – nelle mie immagini, è una domanda che mi pongo spesso, è stato anche motivo di una analisi con un professionista una volta (regalavano delle sedute di psicoanalisi e ne approfittai). Credo che il riflesso che io faccio trasparire, a cui ho dato il nome di Susanita (il mio vero nome è Valentina), sia proprio il mio modello di donna e non coincida esattamente con me. Sono anche quello, ma sono anche una noiosa pantofolaia pigra e un po’ sciatta. La facilità di battuta di Susanita spesso mi manca nella vita reale, ma forse non fanno così a pugni le due, è solo che ne mostro una sola, quella noiosa la tengo nascosta.
L’autoironia poi è uno strumento utilissimo per dire “guarda come sono fica” senza che sembri che lo stai dicendo.

Umorismo e surreale si alternano, si incrociano, a volte si fondono creando una sorta di risata fredda. Cosa rappresentano per te e qual è il messaggio?
Susanita - Dio perché ci punisci con l'estate?Prima di parlarti del messaggio vorrei condividere una riflessione che ho fatto di recente che si lega, e in parte spiega meglio, alla seconda risposta che ti ho dato.
Ho cominciato a cercare il surreale nella realtà, a crearlo dal vivo, gli effetti speciali che una volta cercavo di fare realistici, cinematografici, oggi sono diventati più “fotografici”: mi piace che il trucco ci sia e si veda, fa parte del suo essere surreale. Ha comiciato a farsi largo in me una riflessione sulla differenza tra il cinema e la fotografia: quello che cercavo di fare prima era più vicino alla realizzazione di un fotogramma cinematografico (quello che fa Gregory Crewdson per citare un artista famoso che lavora in questo senso), oggi cerco invece di realizzare più specificamente una fotografia. La differenza sta sostanzialmente nello scopo finale dell’immagine, nel primo caso lo scopo è tutto rivolto al pubblico, all’emozione che l’immagine deve suscitare in chi la guarda, nel racconto che si ricostruisce lo spettatore osservando la fotografia e sapendo che trattasi di una messa in scena per poter raccontare una storia a lui. Questo genere di fine non esclude un importante lavoro di postproduzione in cui si possono anche inserire nuovi elementi, si possono cancellare alcuni esistenti, si può creare un ambiente che non c’è mai stato nella realtà. Nel secondo caso ciò che è più importante è l’esperienza vissuta davanti alla macchina fotografica; il fatto realmente accaduto mentre la macchina ne registrava un frammento. Susanita - RitrattiDi fatto nel risultato finale ci può non essere differenza alcuna, anche se la postproduzione realizzata nel secondo caso si limita solo a correggere eventualmente toni e contrasti, ma è fondamentalmente l’approccio ad essere diverso. Sono interessata più a vivere e a raccontare un momento di vita (che sia pure un atto performativo in costume), che a raccontare una storia inventata a tavolino. Questo senza discriminare nessuno dei due approcci, mi piacciono entrambi, sento solo di star compiendo un percorso, dall’uno all’altro, ma poi magari torno indietro.
Venendo al messaggio credo che sia che la vita è un gioco reale, non solo fittizio, non è solo al cinema che puoi vedere balene che volano e signore che giocano a croquet con un fenicottero rovesciato, la vita e le persone che ti circondano ti possono stupire per la loro capacità di farti sorridere e farti sognare, a volte anche farti sorridere e farti rimanere interdetto.

C’è uno scatto o una serie a cui sei più affezionata?
Susanita - LiaProprio in relazione a quanto scrivevo poc’anzi, la serie a cui sono più affezionata, in corso, è quella che ha protagonista mia mamma: “Lia”. Si tratta di una serie di scatti che la vedono interpretare diversi personaggi.
Mio padre era ed è anche lui un appassionato di fotografia fin da giovanissimo e mia madre, bellissima, era la sua modella. In giro in casa mia sono sempre stata circondata di foto di questa dea dagli occhi chiari, fine come Twiggy, algida e perfetta nella sua bellezza (non le somiglio molto). Oggi, chiedendole di posare per me, ho scoperto una donna che (a differenza mia) ha vissuto e vive con gioia tutte le età, sentendosi sempre bella. In più ha una fortissima autoironia e disponibilità a travestirsi e giocare con me che mi ha realmente stupita. Quando le ho detto che volevo fotografare la regina di cuori di Alice nel paese delle meraviglie, me la sono vista tornare dopo poco con una gonna imbottita con dei cuscini e la bocca truccata a cuore. Susanita - LiaGiochiamo e ci divertiamo insieme. Per una foto ambientata ad una fermata dell’autobus abbiamo fatto un piccolo trasloco e abbiamo arredato la panchina con una lampada, un quadretto, cuscini e coperte. Le macchine rallentavano e i bambini si fermavano incuriositi. Questo è quello che intendevo prima parlando di vivere una esperienza reale di cui la foto è l’ultima testimonianza, quella che rimane, il ricordo. E l’esperienza reale in questo caso è innanzitutto un rapporto giocoso tra una madre e una figlia (o tra la fotografa e il soggetto, per chi non conosce il nostro grado di parentela).

Parlaci del neonato progetto “Officina calze lunghe di Elisa e Susanita“.
Susanita + Officina calze lungheElisa è una persona che sento per sensibilità molto vicina. Abbiamo una maniera di fotografare simile, ricerchiamo gli stessi elementi nella costruzione di una immagine, veniamo colpite dalle stesse atmosfere, spesso ci troviamo ad ammirare l’una il lavoro dell’altra. Ho pensato che era arrivato il momento per me di crescere, fare un passo in più, e credo di poterlo fare insieme a lei. Il progetto da una parte mette insieme due vulcani in eruzione di idee (e non solo due, in realtà ci sono altre persone vulcaniche che lavorano con noi), cerchiamo di realizzarle e metterle a frutto e ci sosteniamo e aiutano l’una con l’altra, dall’altra ha una visione forse più commerciale della sola Susanita, Susanita + Officina calze lungheinsomma vorremmo lavorare, trovare ingaggi autorevoli, mostrarci un po’ di più, e speriamo in due di riuscirci. Dobbiamo diventare finalmente ricche.
Ma c’è dell’altro: l’abbiamo chiamata “Officina” perché l’idea è quella di produrre belle cose concrete, non solo fotografie, Elisa ha una grandissima abilità manuale e sa disegnare molto bene: la balena del progetto “se non ci sei, io ti invento” è opera sua, vorremmo realizzare artigianalmente anche libri fotografici, cornici e altre cose che ruotano intorno alle stampe fotografiche, ma anche le scenografie delle foto. Insomma un progetto ambizioso ma divertentissimo.

Altri progetti, serie incompiute, mostre in programma e via dicendo?
Susanita - AmelieI progetti sono un sacco, tanti cantieri aperti, speriamo di portarne a casa qualcuno.
Per ora le mostre nulla, ma ci sono un paio di proposte interessanti che vorrei finalmente realizzare quest’anno, vedremo, ti farò sapere. Grazie mille Barbara.

Grazie a te, è sempre un piacere ospitarti fra le mie “pagine”. Alla prossima!

Link utili / Useful links:
Susanita su questo blog
Susanita – Website
Susanita – Facebook fan page

4 commenti

  1. L’ironia e l’autoironia sono la nostra benzina.
    Mi piacciono molto, e la pubblicità Susanita ne è il sunto ! Brava Valentina, brava Barbara !!

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