FotoStorie [shot 11] – Evelyn McHale e il mistero del “suicidio più bello al mondo”

La foto di Evelyn in LIFE Magazine, 2 Maggio 1947

La foto di Evelyn in LIFE Magazine, 2 Maggio 1947

Tipo:
Fotografia in bianco e nero

Autore:
Robert C. Wiles

Data:
1° maggio 1947

Luogo:
New York

Storia della foto:
L'ingresso della Empire State Building 1931 (NYPL)Siamo sulla 33ima strada, proprio all’incrocio dove si innalza austero l’Empire State Building, quello che allora è ancora il grattacielo più alto al mondo. All’improvviso si sente un boato, dal cielo spunta un corpo che si schianta con la velocità di un proiettile su una limousine delle Nazioni Unite. Tutti corrono a vedere e, con immenso stupore, trovano il corpo intatto di una donna che appare serena, quasi adagiata sulle lamiere contorte.
Fra gli astanti c’è anche Robert C. Wiles, allievo fotografo, a cui per prima cosa hanno evidentemente insegnato l’importanza di cogliere l’attimo. Il ragazzo scatta la foto dopo 4 minuti immortalando una delle immagini iconiche più celebri riferite al suicidio. L’espressione dolce della donna e il miracolo della sua compostezza le hanno guadagnato, infatti, il titolo di “suicidio più bello“. Per quanto un suicidio lo possa essere. Bello intendo.
È superfluo che vi dica da dove è spuntato il corpo vero? Ovviamente dall’Empire State Building. Evelyn erroneamente etichettata come 20enne. NY Times, 2 maggio 1947La donna di 23 anni, il cui nome è poi risultato essere Evelyn McHale, ha fatto un volo di 86 piani, praticamente dall’ultima terrazza prima dello spuntone di King Kong. Lì sono stati trovati i suoi oggetti e le sue due lettere di addio, una al fidanzato (e imminente sposo) e una a chi avesse trovato il corpo.
Ciò che ha spinto una donna, all’apparenza serena e in procinto di sposarsi, a salire su quel grattacielo e a porre fine alla sua vita, resta un mistero. Nelle lettere Evelyn si autoassolve definendosi un’eventuale cattiva moglie, ma ciò che le frulla realmente in testa l’ha portato giù con sé nel suo volo eterno.

Storia di Evelyn McHale:
Evelyn non ha un’infanzia facile. Nasce nel 1923, sesta di sette figli costretti, a causa del lavoro del padre, a spostarsi di città in città. La madre è la prima a sbottare, entra in depressione, chiede il divorzio e se ne va lasciando il marito coi 7 pargoli. Evelyn McHaleLa famiglia si trasferisce a New York, Evelyn studia e, dopo la laurea, decide di arruolarsi nel corpo femminile dell’esercito e si trasferisce a Jefferson, nel Missouri. La sua carriera militare, però, evidentemente non decolla visto che se ne va dall’esercito bruciando l’uniforme.
Torna a New York, ospite del fratello e della moglie a Long Island, trova un lavoro come contabile e si fidanza con un ragazzo di nome Barry Rhodes. Barry è studente in un college a Easton, in Pennsylvania, a 1 ora e mezza circa da New York.
Evelyn si reca spesso a trovare il fidanzato, lo fa anche quel 30 aprile, il giorno prima del fattaccio. Va per festeggiare il 24esimo compleanno di Barry, con cui passa una bellissima giornata e che la riaccompagna al treno e la lascia entusiasta, a quanto dichiara, per l’imminente matrimonio.

Quando l’ho baciata per salutarla, era felice e normale come qualsiasi ragazza in procinto di sposarsi.

Evelyn arriva a New York e prende una stanza al Governor Clinton Hotel sulla 31ima strada. Qui probabilmente scrive i suoi biglietti d’addio che poi piega e ripone nella borsetta che porterà con sé. Alle 10:30 del mattino lascia l’albergo e si dirige verso l’Empire State Building, compra il biglietto per la vista panoramica e sale all’86imo piano. Qui ripiega il soprabito, poggia la borsetta con le lettere e pochi altri oggetti, si avvicina alla balaustra e si lascia cadere.

Ecco cosa scrive a Barry:

Vivrai meglio senza di me, non sarei una brava moglie per nessuno…

E a chi avesse trovato il corpo:

Non voglio che nessuno, della mia famiglia o meno, veda alcuna parte di me. Potete distruggere il mio corpo cremandolo? Prego voi e la mia famiglia: non voglio nessun funerale o commemorazione. Il mio fidanzato mi ha chiesto di sposarlo in giugno. Starà molto meglio senza di me. Dite a mio padre che ho preso troppe tendenze da mia madre…

Considerazioni finali e curiosità:
L'Empire State Building poco dopo il suo completamento nel 1931Lungi da me voler fare le veci di uno strizzacervelli, ma mi pare il caso di soffermarsi sull’ultima frase della lettera di Evelyn in cui scrive di aver ereditato le tendenze della madre. Ebbene, lo credo anch’io, credo che Evelyn soffrisse di frequenti depressioni. Ciò chiarirebbe il primo episodio dell’uniforme andata a fuoco e un secondo in cui bruciò il suo vestito da damigella al matrimonio del fratello di Barry urlando “Non lo voglio più vedere!“.
Ovviamente posso anche sbagliarmi, magari aveva subito un trauma e/o aveva compiuto un atto di cui si vergognava. Comunque non importa, ciò che conta è quell’espressione serena, come se finalmente si fosse liberata dai suoi mostri.

La fotografia è stata pubblicata il giorno successivo su Life Magazine come “Picture of the Week” (foto della settimana) con la didascalia “Ai piedi dell’Empire State Building il corpo di Evelyn McHale riposa in pace in una bara grottesca, il suo corpo si è schiantato sul tetto di una macchina“.

Ma passiamo all’Empire State Building, costruito relativamente da poco e grande attrazione della città. Peccato che non attirasse solo turisti o persone desiderose di godere della Donne sul ponte di osservazione dell'86° piano dell'Empire State Builfing nel 1940. Si noti la bassa balaustraeccezionale visuale. Il luogo divenne infatti la meta preferita dei suicidi, o aspiranti tali, tanto che quello di Evelyn fu il 5° nel giro di 3 settimane. Il fenomeno era diffuso e la sua realizzazione non comportava particolari difficoltà. Se osservate le foto storiche della terrazza in questione, noterete quanto il parapetto sia basso. Di certo non c’erano le alte grate attuali né le persone che ci lavoravano erano addestrate, come oggi, a riconoscere i potenziali suicidi.
Dalla sua costruzione, nel 1931, l’Empire State Building conta 36 suicidi di cui 17 dal punto di osservazione dell’86imo piano. Si erano verificati spesso problemi pratici tipo corpi che non arrivavano a terra ma si fermavano nelle tante battute d’arresto del palazzo. Non è mancata anche la classica leggenda che narra di una tizia che si è lanciata e un colpo di vento l’ha riportata su. Facciamo finta di crederci, è una bella immagine seppure "Fallen Body" by Andy Warhol, dalla sua serie "Death and Disaster", 1962-67rientri più facilmente in un racconto di fantascienza.

Dal punto di vista artistico, l’immagine di Evelyn non è passata inosservata, soprattutto per il suo essere divenuta iconica. Essa infatti è stata impressa da Andy Warhol nella sua opera “Fallen Body” dalla serie “Death and Disaster” (1962-67). Ciò non sorprende visto che conosciamo bene il linguaggio warholiano, giusto? Se non sapete di che parlo cliccate qui.

Concludo con un’ultima curiosità. Il titolo di “suicidio più bello” è condiviso con un’altra foto iconica che ritrae il monaco buddista vietnamita Thích Quảng Đức, seduto al centro di un incrocio affollato di Saigon, che si dà fuoco. La foto è dell’11 giugno 1963 e l’autore Malcolm Wilde Browne. Non vi dico altro, avrò modo di darvi maggiori informazioni a proposito di quest’ultimo punto.

Fonti: Evelyn McHale: A Beautiful Death on 33rd Street | The Most Beautiful Suicide – Evelyn McHale leapt to her death from the Empire State Building, 1947 | Evelyn McHale – Robert C. Wiles | Evelyn McHale – Wikipedia | Bellissima nella morte: il suicidio di Evelyn McHale | Il mistero di Evelyn McHale

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10 commenti

  1. Una foto e una storia che rimangono impresse nella mente

    1. Puoi ben dirlo… io ci son stata lassù qualche settimana fa… è molto in alto, gli aerei son vicini… come diavolo ha fatto ad arrivare intonsa a terra? Mah… misteri!!!

  2. Sembra … impossibile. Eppure…
    Ps.: botta di tristezza!

      1. Il tetto dell’auto ha trasferito l’energia in orizzontale e poi piegandosi ha assorbito il resto, fino ad arrivare ai sedili, imbottiti… Se erano 4 o 5 piani forse sarebbe rimasta addirittura viva. Certo, anche gli abiti resistenti hanno “trattenuto” e nascosto eventuali altri danni. C’è da dire che la cosa… mi sconvolge ora a distanza di anni!

      2. Eh sì… comunque è già successo nella storia che persone siano cadute da grandi altezze senza farsi nulla… Dipende da come cadi? Qual è il segreto? Mah… 😉

      3. I gatti lo conoscono, ma non lo vogliono spiegare!

    1. Però c’è da dire una cosa… che una persona che decide di suicidarsi, al di là di ciò che pensano quelli che “le sopravvivono”, non credo veda la cosa in modo così negativo, anzi… credo sia felice perché finalmente si libera…

      1. Mumble. Su questo ne so poco. C’è chi odia letteralmente i suicidi perché abbandonano senza lasciare speranza a chi resta di aiutarli in alcun modo… Io non ho un’opinione in particolare, bisognerebbe avere provato cosa ha provato nei suoi 23 anni la ragazza e comunque… Boh. 86 piani sono quanto 20 secondi? Panico, quanti pensieri, quanti ripensamenti… Ommamma.

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