Venezia – “Surface Torture” di Tibor Hajas (Ungheria) alla Biennale Arte 2017

Tibor Hajas: "Tumó VI", 1979

Tibor Hajas: “Tumó VI”, 1979

Luogo: Venezia >> Giardini della Biennale >> Padiglione Centrale >> Padiglione delle Gioie e delle Paure
Titolo mostra: VIVA ARTE VIVA
Titolo serie: Surface Torture
Artista: Tibor Hajas
Curatore: Christine Macel
Dal 13 maggio al 26 novembre 2017

Biennale Arte 2017 - Padiglione Centrale (Giardini): "Surface Torture" di Tibor Hajas (Ungheria)Colui che, a mio sentire, ha rappresentato maggiormente il Padiglione delle Gioie e delle Paure durante la mia visita alla Biennale Arte di Venezia, è stato il poeta e performer ungherese Tibor Hajas (1946-1980). Fra le due emozioni evocate dal Padiglione, però, non è stata purtroppo la gioia ad essere dominante, anzi… I suoi tableau fotografici dalla serie “Surface Torture” toccano ben altri oscuri antri dell’animo, sono inquieti, per niente rassicuranti. Essi mostrano l’artista in sequenze di gesti che evocano associazioni tragiche. Il corpo è ferito, sanguina ed è bendato. Oppure volteggia agitando poeticamente ali di polvere bianca. La tensione è forte e crea un senso di pericolo, di fine. Si percepisce perfettamente la tendenza dell’artista magiaro, derivata dagli avventisti viennesi e dalla filosofia orientale e tibetana, a usare il proprio corpo per testare i propri limiti fisici e psicologici, camminando tra la vita e la morte.
Tibor Hajas: "Húsfestmény / Flesh Painting V", 1978Tibor Hajas porta la sua ricerca a limiti estremi, lo fa in un periodo, gli anni ’70, in cui l’Ungheria subisce il regime autoritario sovietico. Ispirato al movimento Fluxus, Tibor Hajas inizia le azioni di strada e a realizzare opere concettuali. Solo negli ultimi anni della sua vita, nel 1978, intraprende prestazioni rituali, usando il suo corpo come mezzo. Poi muore tragicamente in un incidente stradale a 34 anni. Una vita e una carriera brevi ma cariche di spessore e personalità.
Anche se Tibor Hajas ha eseguito performance audaci davanti al pubblico, la fotografia è un elemento estremamente importante nel suo lavoro:

“La mancanza della fotografia è come la mancanza dell’acqua. La comunicazione con il mondo esterno cessa. La storia senza prove diviene non solo privata, ma una storia segreta, un’allucinazione con cui bisogna fare i conti da soli.”

Tibor Hajas: "Képkorbácsolás / Image Whipping III", 1978Ed ecco il perché delle sue sequenze, della sua esigenza di fermare per sempre il suo lavoro di ricerca. A scattare, peraltro, non è lui, sebbene egli pianifichi e organizzi il set nei minimi dettagli. Lo aiuta l’artista e musicista János Veto, che conosce nel 1974 e con cui collabora per tutto il resto della vita.

È interessante notare che Tibor Hajas non fu solo un artista di performance, egli iniziò a creare scrivendo poesie nel 1967 e, negli ultimi anni della sua vita, si dilettò anche nella video arte. A fine articolo trovate la sua opera “Öndivatbemutató” prodotta da Balázs Béla Studio nel 1976.
Insomma un artista a tutto tondo capace di scuotere le coscienze mettendole di fronte alle proprie paure…
Segue la gallery con diverse serie dell’artista. Buona (?) visione!

LINK UTILI:
Wikipedia

Annunci

2 commenti

  1. […] Sorgente: Venezia – “Surface Torture” di Tibor Hajas (Ungheria) alla Biennale Arte 2017 […]

    1. Grazie per la condivisione Glencoe 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: