Sardegna contemporanea – Scultura – Matteo Ambu

Matteo Ambu

Matteo Ambu

Entità ormai prive di identità, abbandonate a un destino infruttuoso, diventano, nelle mani di Matteo Ambu, monoliti giocosi, monocromi assemblati ma finitamente uniformi, composizioni armoniche unite ad acquisire un nuovo senso. Il suo lavoro conserva una spontaneità ingenua, quasi bambina, che trova la sua piena esplicazione attraverso una poetica matura e consapevole. Gli oggetti che compongono le sue ecosculture hanno già sfruttato il fine utilitaristico loro preposto, sono state buttate alla spazzatura, hanno concluso il loro ciclo di vita. Qui interviene il tocco demiurgico dell’artista che dà loro una seconda possibilità, un ri-ciclo in cui assumono un altro fine, stavolta ludico ed estetico.
BP

NOTE BIOGRAFICHE:
Nato a Monserrato, si diploma al Liceo artistico di Cagliari e si dedica completamente alla sua passione, l’arte, votata al riciclo e assemblaggio di ciò che definisce “l’infinitesimo ciarpame sempre ad un passo dal cassonetto”. Se le forme sono suscettibili di cambiamenti e testimonianza di una maturazione di gusto e sensibilità dell’artista nel corso degli anni, la tecnica scelta per le realizzazioni è una costante e il suo personalissimo marchio. L’assemblage di materiali di recupero, da cui deriva il neologismo “recupage”, è infatti la caratteristica fondamentale delle sue realizzazioni artistiche. Il punto di partenza è la sensibilità per l’estetica degli oggetti, specie quelli considerati alla fine del loro ciclo vitale. Come per un compositore, è la fantasia che determina i possibili accordi che si possono trovare tra gli oggetti più svariati, solo all’apparenza elementi di un paesaggio apocalittico ad un passo dall’abbandono, tutto ciò che è scarto, inutile, abbandonato, ritrova un senso attraverso la reciprocità. Nel novero dei reperti che Matteo Ambu è solito “rianimare” non manca alcuna “creatura industriale”. Plastica o metallo, pet il corpo di sculture che sono assemblaggi ma trovano compiutezza e coesione sotto le tinte che coprono e ottundono ogni interstizio. Succede che nell’assunzione a materiale d’arte, gli oggetti cambino di stato, ritrovino” dignità” e creino un nuovo alfabeto di proustiana memoria, all’insegna della fantasia e giocosità in uno spazio “fantascientifico”, le nuove relazioni e l’equilibrio di pieni e vuoti non modificano l’aspetto tangibile di forchette, bulloni, cerniere lampo, accendini, rotelle, etc., conservando quindi, nella nuova vita, la loro identità.

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5 commenti

    1. Grazie mille 🙂

      1. Grazie a te, l’hai pubblicato 🙂
        Buon proseguimento

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