Venezia – Shilpa Gupta @ Biennale Arte 2019

Luogo: Venezia >> Giardini della Biennale / Arsenale
Curatore: Ralph Rugoff
Artista: Shilpa Gupta (India)
Dal 9 Maggio al 24 Novembre 2019

“Untitled” (2019) >> Giardini della Biennale
Un cancello che (s)batte le ali. Questa è la sensazione ricavata da “Untitled” (2019), una delle due opere portate alla Biennale Arte 2019 dall’artista indiana classe 1976 Shilpa Gupta. In effetti di un cancello si tratta, un cancello di quelli tipicamente installati davanti a vialetti di case Untitled (2009) by Shilpa Guptaprivate per rendere i suoi interni sicuri e isolati. Un cancello che continua a sbattere in modo deciso, alternato e ripetitivo contro uno dei muri del Padiglione Centrale ai Giardini. Formando prima delle crepe, poi dei buchi, poi dei solchi decisi. A terra, sotto le due “ali”, sono ammassate le macerie.
Il rumore è deciso, secco, fa sobbalzare. Non si può far a meno di fermarsi a osservare quella creatura metallica che pare animata e solo allora si notano le ferite. Le ali son spezzate e la creatura sta urlando per liberarsi dalla sua stessa natura, quella di strumento di separazione e sorveglianza. Quei tonfi sono la sua voce che implora di essere finalmente libera di poter volare via verso una libertà scevra di divisioni e diseguaglianze.

Note a margine
La ricerca dell’artista indiana Shilpa Gupta, chiamata da Ralph Rugoff a rappresentare le contraddizioni della società odierna, si basa sui confini nella loro esistenza sia fisica che ideologica. Le sue opere esplorano dunque le zone di confine tra gli stati, le separazioni religiose e le strutture di sorveglianza, rivelando le loro funzioni arbitrarie e repressive.

“For, in your tongue, I cannot fit” (2017-2018) >> Arsenale
La seconda opera dell’artista multimediale di Mumbai non è meno intensa della prima. In una stanza semibuia sono allineate 100 barre di metallo su cui sono sospesi altrettanti microfoni. "For, in your tongue, I cannot fit" (2017-2018) by Shilpa GuptaSulla punta aguzza delle barre sono conficcati 100 fogli che contengono versi di poeti che sono stati incarcerati per i loro scritti o le loro credenze. Questi stessi versi sono anche recitati e diffusi, in modo ripetitivo e ossessivo, attraverso i microfoni.
Nel corso di un’ora, ogni microfono recita un frammento delle parole dei poeti, pronunciate prima da una sola voce e poi echeggiate da un coro. Nel buio della stanza le voci arrivano forti, si sentono bene, così come quelle del coro che appaiono come un rinforzo cadenzato e angoscioso.

Note a margine
A ispirare Shilpa Gupta è stato, in primo luogo, il poeta del XIV secolo Imadaddin Nasimi, anche noto come Nesimi. Egli nacque in quello che oggi è l’Azerbaigian e fu giustiziato per le "For, in your tongue, I cannot fit" (2017-2018) by Shilpa Guptacredenze religiose espresse nella sua poesia che andava contro le dottrine dominanti del tempo. Tuttavia la sua non è l’unica testimonianza portata dall’artista che include poemi soprattutto del XX secolo fino ad arrivare ai giorni d’oggi.
L’installazione sonora, col suo ossessivo ripetersi, evidenzia dunque la fragilità e la vulnerabilità del nostro diritto alla libertà di espressione, evidenziando il coraggio di coloro che hanno lottato, e lottano, per resistere.

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LINK UTILI:
Shilpa Gupta in questo blog | Website | Wikipedia

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