Venezia – Le bestie feroci di Sun Yuan e Peng Yu@ Biennale Arte 2019

Luogo: Venezia >> Giardini della Biennale / Arsenale
Curatore: Ralph Rugoff
Artisti: Sun Yuan & Peng Yu (Cina)
Dal 9 Maggio al 24 Novembre 2019

Premessa
Sun Yuan e Peng Yu sono due artisti cinesi che, se ricordate bene, son già stati ospiti di questo blog. In realtà, il fascino ammaliante dei loro uomini con le teste di pietra contribuì a far germinare in me la passione per l’arte contemporanea. Capirete dunque quanto sia stato importante toccare con mano la tensione generata dalle loro opere presenti alla Biennale di Venezia. Perché a questo essi dichiaratamente mirano: generare meraviglia e inquietudine per arrivare a uno smarrimento capace di smuovere gli animi su temi sociali. Gli stessi temi di cui questa Biennale si nutre, spronata dall’ironico augurio/monito dei “tempi interessanti” veicolato dal curatore Ralph Rugoff.
Come per gli altri artisti chiamati a partecipare alla mostra principale divisa fra Arsenale e Giardini, il duo cinese ha presentato due opere, una per ognuno degli spazi espositivi. Vediamole nel dettaglio.

“Can’t help myself” (2016) >> Giardini della Biennale
Un braccio meccanico chiuso in una grande teca in plexiglass si muove cercando di contenere un liquido vischioso molto simile al sangue. Mentre lo fa, esegue delle azioni che non gli son affatto consone, come danzare, grattarsi, stringere la mano con inchino, persino sculettare. Il modo del tutto sgraziato con cui si muove fa schizzare il “sangue” sulle pareti della teca.
Non si può che rimanere immobili e osservare i gesti vezzosi della macchina mentre si viene pervasi da un profondo senso di inquietudine: un automa umanizzato che spala sangue ancheggiando non può che costituire una minaccia.

Riflessioni
E’ possibile che l’accelerazione dell’innovazione tecnologica, partita dalla rivoluzione industriale “Can’t help myself” (2016) by Sun Yuan e Peng Yu e incrementata parossisticamente dalle nuove scoperte informatiche, possa portare a tali minacciosi epiloghi? Pensiamo a tutti i campi in cui l’automazione ha sostituito l’uomo, pensiamo all’avvento di nuovi modi virtuali di vivere la socialità, pensiamo ai passi raggiunti dall’intelligenza artificiale…
Viene in mente la minaccia kubrickiana di HAL 9000: un automa che non solo simula i comportamenti umani ma ne assimila pregi e difetti, soprattutto questi ultimi. E vi si nutre creando una nuova inaspettata personalità dai contorni sinistri.

Note a margine
Per realizzare l’opera, Sun Yuan e Peng Yu hanno utilizzato un robot industriale, di quelli comunemente impiegati nelle catene di montaggio, oltre a sensori di riconoscimento visivo e sistemi software che gli permettono di eseguire ben trentadue movimenti diversi.

“Dear” (2015) >> Arsenale
All’Arsenale, dentro la teca, troviamo invece una sontuosa poltrona in silicio bianco che ricorda un trono. Un oggetto, dunque, dove si presume siedano persone che rivestono potere. Un grande potere.
Fin qui (forse) niente di strano, se non fosse che, a intervalli regolari, un tubo di gomma inizia a sbuffare aria altamente pressurizzata che lo trasforma in una frusta feroce. Questa, contorcendosi in modo convulso, danneggia sia la teca, sia lo stesso “trono”. Quando l’aria smette di pompare violentemente, la poltrona torna a essere inerte, quasi accogliente e invitante nel suo candore austero. Solo fino all’attacco successivo.

Riflessioni
L’opera si riferisce in modo esplicito al potere. Soprattutto, con la sua ferocia, essa porta a pensare agli eccessi che questo potere ha portato, e rischia continuamente di portare, nella società. E non solo quelli scontati, quali la dittatura, il dispotismo, la repressione, la coercizione. La sedia in

Sun Yuan And Peng Yu

silicio bianco è liberamente ispirata a quella del Lincoln Memorial di Washington DC. Fino a che punto un sistema che si professa democratico, oggi, può essere immune da retroscena controversi? Fino a che punto siamo davvero liberi? Quali spettri porta inevitabilmente con sé il sistema capitalistico, il consumismo?
Viene in mente Orwell col suo Grande Fratello che controlla. Oggi ci si sente liberi ma lo siamo davvero? Non è possibile che il controllo sia esercitato attraverso altri mezzi quali il registro di tutto ciò che acquistiamo, delle nostre abitudini, della nostra esistenza virtuale (che attualmente si confonde con quella reale)? Quali sono i nuovi strumenti di controllo del potere?
E anche… A quali maledetti epiloghi può portare il ritorno al nazionalismo di cui si percepiscono gli infausti sintomi nella politica attuale (e mondiale) di oggi?

Epilogo (triste)
Le due opere di Sun Yuan e Peng Yu sono feroci come feroci sono le idee che instillano. Feroci e controverse, ma capaci di far riflettere sulla società odierna. Da una parte i pericoli insiti nell’automazione, dall’altra quelli nell’abuso di potere. In entrambi i casi, la loro carica inquieta porta lo spettatore a interrogarsi, a porsi delle domande e, ci si auspica, a maturare idee che possano portare a una presa di coscienza. E piano piano, quindi, a un cambiamento.

SPECIALE VENEZIA – TUTTI GLI ARTICOLI SULLA BIENNALE

LINK UTILI:
Sun Yuan e Peng Yu in questo blog |Website | Wikipedia

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