Addio Tabarka

Addio Tabarka

Addio Tabarka, luogo della memoria, che hai accolto  il mio primo soffio vitale, nonostante la mia eredità di sangue non ti appartenga. Lembo di terra che, con la tua generosità, hai dato asilo ai miei avi raminghi in cerca di nuove mete e hai dato loro una nuova identità.

Addio Tabarka

Me ne vado col cuore cosparso di malinconia, con la consapevolezza che tornerò un giorno, per baciare nuovamente le tue nebbiose bellezze. Ma adesso lasciami andare…

Addio Tabarka

Il fuoco della conquista che mi arde dentro da generazioni e l’indomabile necessità di possedere il mare, mi trascinano via, verso l’isola della luna, posseduta dal vulcano.

Addio Tabarka

Lì porterò il mio bagaglio di emozioni e trascinerò parte della tua essenza. Perchè di te non mi posso liberare, seppure a dividerci sarà il mare…

Addio Tabarka

Mi resta la consolazione che ti avrò sempre accanto e mi darai la forza di prendere coscienza della mia nuova vita, così come è stata Genova per i miei antenati quando, incuranti dell’ignoto, sono approdati sui tuoi lidi.

Addio Tabarka

So che mi darai la forza di possedere quella terra circondata dalle acque, le cui colate laviche fanno da enormi barriere all’avanzare delle terre, dove i falchi sorvolano le scogliere come attenti guardiani, dove le grotte nascoste dalle increspature della costa nascondono segreti che il vento ha scolpito nelle sue multiformi ed indecifrabili falesie, dove imponenti faraglioni fanno da grosse colonne a sostegno delle porte dell’isola.

Addio Tabarka

Devo confidarti che questa terra mi fa un po’ paura, ma allo stesso tempo mi attrae. Le sue acque profonde si insinuano nel mio essere come indelebili impronte di storia che, in qualche modo, mi riallacciano alle mie origini primordiali. Sento di doverle il mio rispetto, pur profanandola.

Addio Tabarka

Sento che in quelle acque io ci potrei anche morire, con lo sguardo rivolto al cielo e ritornerei a lei, ma anche a te, risucchiato nella profondità dei suoi misteriosi antri…

Addio Tabarka

Credits:
Foto di Brabs

6 commenti

  1. Se il giardino nasce come luogo dove poter stare bene, trovare serenità e dare felicità a chi ha la fortuna di esservi ospitato, il giardino di P. riesce in pieno in questo intento. Tutto attorno profumi e colori intensi di arbusti plasmati dal vento, dall’aridità, dalla salsedine. Sopravvivenza quasi estrema in un luogo soggetto in passato, anche al passaggio del fuoco dove sono presenti tipologie precise di piante che possono ricorrere alla rigenerazione vegetativa della parte aerea, quali Arbutus unedo, brugo o Erica arborea (Calluna vulgaris) , Myrtus communis, Pistacia lentiscus, Smilax aspera, nonchè il genere Quercus, o alla germinazione da seme come i tanti cisti e le ginestre. Contornano il tutto vivacissimi Centranthus ruber.

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