Itinerari nuragici 2015: Pozzo di Santa Cristina e chiesetta di San Salvatore di Sinis

Santuario nuragico di Santa CristinaIl percorso emotivo alla ricerca della mia identità storico-archeologica ha segnato un altro tassello. Stavolta però è stata la montagna a trovare il suo coranico messia e, seppure io non abbia velleità religiose, ammetto di aver seminato nel percorso una serie di indizi atti alla mia facile localizzazione.
Ma partiamo dall’inizio. Dovete sapere che la mia famiglia, finalmente riunita ad agosto, organizza una mini gita per l’isola e la decisione sulla destinazione grava ogni anno su uno diverso dei suoi componenti. Ebbene, quest’anno a scegliere è stata mia sorella e, quasi fosse un segno del destino, la sua attenzione si è indirizzata su due siti nuragici molto importanti: il pozzo di Santa Cristina a Paulilatino e la chiesetta di San Salvatore di Sinis nei pressi di Cabras, entrambi in provincia di Oristano.

Pozzo sacro di Santa Cristina e villaggio nuragico adiacente (Paulilatino)

Dopo aver gioito delle gioie del palato tipiche della zona di Cabras e dintorni, ci dirigiamo verso Paulilatino e il suo famoso pozzo. È pomeriggio inoltrato e i grilli, in combutta con uccelli urlatori dall’origine ignota, metton su un Santuario nuragico di Santa Cristinasottofondo musicale simile a quello che doveva esserci allora, quando i nuragici si recavano al tempio a pozzo per immergersi nell’acqua sacra o per depositare statuette votive come ricompensa per i favori ricevuti. A illustrarci i misteri di questo interessante luogo di culto datato circa XI sec. a.C., è un simpatico signore che scopriamo essere un archeologo coinvolto in diversi scavi in terra sarda. Dopo averci illustrato brevemente il pozzo ci conduce al suo ingresso permettendoci di inoltrarci al suo interno. L’entrata è ampia 3,50 metri e scende in profondità, seguendo una forma trapezoidale, assottigliandosi fino a 1,40 metri. Le proporzioni sfiorano la perfezione e accompagnano l’armoniosa discesa per i 25 gradini che conducono al cuore pulsante del pozzo, cioè il cerchio d’acqua sacra alimentato dalla stessa sorgente imperitura che fu scelta a suo tempo dagli scaltri antenati. Questi costruirono anche un canale di deflusso che consente un livello stabile dell’acqua che si mantiene sempre sui 40 cm. Ci inabissiamo verso il fulcro dell’affascinante sito con una sorta di timore reverenziale. Santuario nuragico di Santa CristinaUna volta raggiunta la pozza consacrata ci sporgiamo verso l’alto per scorgerne la singolare copertura che si chiude a cupola per anelli concentrici chiusi in un foro che si affaccia nel terreno posteriore l’ingresso del pozzo. Si respira perfezione, la sensazione è quella di trovarsi in un luogo protetto dal tempo, immobile nella sua storia.
Proseguiamo il nostro percorso nel villaggio medievale vicino. Al centro della piazza centrale svetta la chiesetta campestre di Santa Cristina che dà nome al sito. Attorno ad essa si sviluppa il piccolo centro composto da casette basse che, a quanto ci svela la singolare guida, sono seconde case di abitanti di Paulilatino e, per questo, soggette a Imu. Ogni anno per la festa di Santa Cristina, nella seconda settimana di maggio, queste famiglie si trasferiscono per la novena nel piccolo paesino sacro.
San Salvatore di SinisIl terzo step della nostra visita si sviluppa invece nella zona adiacente in cui torreggia un grande nuraghe monotorre circondato da capanne in pietra di forma allungata di incerta datazione e alcuni resti affioranti da un villaggio nuragico ancora da scavare.
La sera veniamo coinvolti in un bagno vibrazionale (o Bagno di Gong) nel santuario di Santa Cristina ma questa è un’altra storia.

Chiesetta di San Salvatore di Sinis (Cabras)

Il giorno dopo ci inoltriamo nel Sinis, per la precisione nel villaggio di San Salvatore, una frazione di Cabras. La borgata, fatta anch’essa di basse casette, è di origine medievale e deve il suo nome alla chiesa che si trova al suo centro. La località è famosa anche perché vi son stati realizzati diversi film western italiani, pensate a Sergio Leone e tutto il filone Spaghetti western. In effetti l’atmosfera ricorda tanto il vecchio west, mancano solo i cespugli rotanti di simil-fieno e la musichetta morriconica in sottofondo.
Tempio pagano di San SalvatoreCi spingiamo verso la chiesa nel cui sotterraneo si trova un antico tempio pagano di origine nuragica. Anche in questo caso è l’acqua a far da protagonista visto che su di essa era incentrato il culto che vi si teneva. Visitiamo la zona alta della chiesa dedicata a San Salvatore, meta finale della tradizionale Corsa degli scalzi che si svolge la prima settimana di settembre.
Poi ci inoltriamo nel sotterraneo composto da 4 stanze laterali che conservano diversi graffitti di epoca romana. Al centro sta invece la grande sorgente fulcro della sacralità del luogo e dietro un vecchio altare in pietra. È interessante notare le varie sovrapposizioni religiose del sito che fu usato, con il medesimo scopo, da nuragici, romani e anche arabi visto che appare anche un’invocazione ad Allah (probabile resto di qualche assalto riuscito da parte di predoni islamici in epoca medievale).
Penisola del SinisL’aria è rarefatta, non si respira bene a causa della forte umidità. Torno all’aria aperta con grande sollievo respirando la vita a pieni polmoni.

San Giovanni di Sinis (Cabras)

Dopo tutto sto affanno ci meritiamo una degna ricompensa ed è così che finiamo in un ristorantino di San Giovanni di Sinis a gustare la bottarga, alimento prezioso derivato dalle sacche di uova di muggine che lo stagno di Cabras elargisce gentilmente a raffinati palati quali i nostri.
Digeriamo nel trenino che ci fa fare il giro della penisola del Sinis, un pezzo di terra divisa da due mari: il mare vivo e il mare morto, come ci spiega l’autista. Da una parte il maestrale urla e fa biancheggiar il mar sollevando spaventosi ondoni che si infrangono sulla scogliera, dall’altro il mare morto con una sorprendente calma piatta leggermente increspata. A metà della penisola si erge la grande torre (di San Giovanni) strategica usata per controllare i due mari. Di fronte ad essa le rovine di Sorrisi familiari in treninoTharros, il sito archeologico di epoca fenicia probabilmente sorto su un insediamento nuragico dell’età del bronzo. Il trenino prosegue e ci porta a Capo San Marco, promontorio all’estremità della penisola. Qui osserviamo un gruppo di archeologi impegnato negli scavi di alcune tombe puniche. La tentazione è quella di star lì a osservarli lavorare ma la campanella del trenino ci riporta alla realtà e a valle. Una visita alla chiesetta paleocristiana di San Giovanni di Sinis e siamo di nuovo in macchina alla volta di casa.
Beh che dire? All’anno prossimo con nuove avventure della Picci family!

N.B. le conclusioni riguardanti la mia identità emozionale arcaica non sono state volutamente espresse. Esse saranno riportate direttamente nelle colorminazioni nuragiche che seguiranno.

ALTRI GITINI DOCUMENTATI:
Carloforte 2012 – Addio Tabarka
Orgosolo 2013 – E Orgosolo sia…

LINK UTILI:
Santuario nuragico di Santa Cristina – Wikipedia
San Salvatore di Sinis – Wikipedia
San Giovanni di Sinis – Wikipedia
Tharros – Wikipedia

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