Yo, me & Sevilla – Alcazar e le strade perdute (Segunda noche)

Visto che quest’anno in viaggio ci ho portato solo Brabs, con cui mi sento particolarmente in sintonia negli ultimi tempi, non si pongono problemi tipo indecisioni sul cosa fare, sugli itinerari giornalieri, scazzi mostruosi su cibo e altre menate tipiche da viaggio. Lei si trova quasi sempre d’accordo con me, e le poche volte in cui non lo è, ci separiamo senza problemi, non si offende, anzi… asseconda perfettamente la mia anima…

image

Già prima della partenza, abbiamo messo le cose in chiaro rispetto alle reciproche aspettative su questo viaggio insieme. Io le ho fatto capire chiaramente che la mia esigenza di viaggiare è dettata da un profondo bisogno di tranquillità e che non avrei voluto fare programmi o deciso alcunchè. Lei ha condiviso questo mio stato d’animo, dichiarandosi totalmente in sintonia. Per cui, dopo una stretta di mano e una strizzata d’occhio, siamo partite per questa avventura.

image

E così, munita di una cartina da turista e dotata di alcuni appunti gentilmente forniti da un cagliaritano assiduo frequentatore di questa vivace città, mi butto sulle strade di Siviglia, con l’intento di visitare l’Alcazar. Ma l’impresa non si rivela affatto semplice. Il primo impatto con la lingua non è esattamente propizio, ma non mi scoraggio. Mi capita sempre così in quel di Spagna, ho sempre bisogno di uno o due giorni di ambientazione prima di diventare una spagnolita a tutti gli effetti. La carnagione mi aiuta, tanto da essere spesso scambiata per un’appartenente a questo popolo in patria. Ma qui, con questo mio incedere da imbranata, se ne accorgono tutti che non lo sono….

image

Dopo aver camminato per ore e aver chiesto indicazioni rivelatesi fuorvianti ed essere finita chissà dove, mi fermo in un bar ad aggiornare il diario. Vengo attratta da spruzzate di gelo che vengono gentilmente profuse nell’aria dalle tende esterne del locale e che, ad un primo sguardo, mi sembravano folate di fumo. Ma, una volta compresa la natura e averne provato i benefici, mi piazzo là sotto per circa due orette, finchè, munita di grande coraggio, decido di rimettermi in cammino verso la meta.

image

Finalmente ecco Alcazar, la residenza dei reali, che ha visto al suo interno il succedersi di vari re, fra cui Pietro il Crudele (che, per questo suo nomignolo, ha attirato particolarmente la mia attenzione), ma anche di diverse dominazioni come quelle araba e cristiana. Mi doto di guida audio per capirci qualcosa. Vengo trascinata da una stanza all’altra, tutte di incredibile bellezza. Mi perdo fra i patii delimitati da arbusti di mirto, le fontane e piscinette simbolo di purezza e tranquillità, le sale intarsiate con decorazioni vivaci tipiche dell’arte arabeggiante. Poi entro nelle stanze centrali del piano terra… un’apoteosi di mattonelline multicolori, ceramiche sopraffini, a formare veri capolavori d’arte.

image

In queste stanze, particolarmente fresche (che qui a Siviglia significa sui 30 gradi), il re si ritirava a riflettere e riposarsi, lontano dagli intrighi di corte, che dovevano essere parecchi vista la sua pessima fama. Mentre sono intenta a compatirlo, poverino, sempre attento a non farsi accoltellare alle spalle (ma, voglio dire… “beni fattu”, Crudele che non sei altro!), mi siedo, accavallo le gambe e sento rivoli di sudore percorrere letti di fiume improvvisamente scavati nelle mie carni. Da quel momento in poi, nomino le colonne di marmo fresche e biancognole mio sostegno nel duro cammino che presto mi porterà fuori di lì e verso la pensione, visto anche il sopraggiungere di un’email che mi obbliga a sbrigare due cosette al pc.

image

Quindi colonna dopo colonna, su cui mi poggio facendo finta di ascoltare la guida che ha ormai tediato la mia esistenza, cerco la strada di casa e, dopo averla sbagliata almeno due o tre volte sotto il simpatico solleone delle due a Siviglia, ritrovo la via che ho memorizzato come riferimento e vado a fare la siesta. Giuro di non aver sentito in questi due giorni questa parola qui a Siviglia, mi è venuta spontanea, ora ne capisco le radici ed il profondo significato filosofico, ma soprattutto il suo primordiale legame con quelli, come me, privi di parole per esprimere il loro disperato bisogno di ristoro climatico.

image

Sbrigo le commissioni informatiche, dormicchio, passo al bar Tonio sotto la pensione e fuggo a gambe levate dopo la prima cerveza per non rischiare di perdere l’udito, visto che, per riuscire a sentire un documentario sulla Gestapo, lui e il cameriere sollevano il volume della tv nel tentativo di coprire la voce di due clienti (suppongo) abituali che tentano di far conversazione al bancone e che, a loro volta, alzano sempre più il tono della voce, fino ad urlare, per riuscire a sentirsi. Non sembrano seccati, anzi sembrano a loro agio in questa gara, ma a me qualcosa si è seccata, un orecchio ha di certo smesso di funzionare.
Dopo una bella doccia, decido di uscire a cercare cibo. Mi sposto vicino alla cattedrale dove, di mattina, ho visto un bel movimento, mi siedo in un ristorante ed ordino una entrecote, bella al sangue come piace a me. Devo dire che i prezzi del cibo non sono affatto alti, diciamo che sono onesti.

image

A questo punto, mi trovo indecisa, se andare in un localino di flamenko che una tizia mi propone per strada, o raggiungere il mio nuovo amico italiano al suo ristorante. Mi faccio indicare la strada per entrambe le destinazioni, ma ovviamente mi perdo. Entro in un bar, caffè espresso e nuove indicazioni. Rinuncio all’idea del flamenko, mi incammino di nuovo e finalmente trovo la via per la plaza Alameda de Hercules. Il solito posto, così si chiama il ristorante, è molto carino e soprattutto faccio conoscenza con diversi italiani molto simpatici. Domani ci vengo a mangiare. Massimiliano fa i ravioli con le sue mani e non sia mai che io mi perda una tale prelibatezza. Fanno anche la pizza e, dai messaggi che leggo sui vasi all’ingresso, dove i clienti possono scrivere le loro recensioni, mi pare di capire che sia pure molto buona. Ma avrò modo di assaggiare, ho parecchi giorni e parecchi pasti ancora da fare qui a Siviglia, e poi lo voglio lasciare anch’io il mio messaggio sul vaso. In realtà me lo ha chiesto Brabs, d’altronde si conoscono le sue velleità artistiche e la sua furiosa mania di protagonismo…

image

4 commenti

  1. Hola…B…..sei.grande..grande…grandissima…
    mi sembra di essere … a Sevilla..dentro l’immensa Casa Reale….
    il vapore dalle tende di bar e ristoranti…..Hola
    Tuca e bay
    Giò

    "Mi piace"

Rispondi a mupablog Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.