Yo, me & Sevilla – Conquistadora (Tercera noche)

Mi sveglio con un chiodo fisso: oggi vado a vedere la Cattedrale.
Ci sono passata mille volte davanti con una sorta di paura reverenziale. Il suo stile gotico, ricco di potente influsso tenebroso e di esseri non proprio amichevoli dispiegati qui e là a mo’ di guardie, sentinelle di un oscuro passato, mi trasmette una specie di inquietudine che non so spiegare bene.

Cattedrale

La Cattedrale è enorme, duomo gotico più grande al mondo, terza chiesa cristiana. Entrarci dentro è stato come accorgermi della mia piccolezza, una sorta di soggezione. I tetti altissimi e tantissime Cappelle tutt’intorno, la parte centrale esagerata, fra coro e altare.
Tutto troppo grande, troppo imponente…

Cattedrale

Prendo la mia solita audioguida, tanto per non fare la figura della solita turista, e mi lascio trasportare di Cappella in altare, dipinto, scultura e così via, tutto adeguatamente spiegato dalla noiosa signorina vociferante in quell’arnese del demonio.

Cattedrale

Arrivata alla diciottesima spiegazione ho perso l’interesse, per poi riavere un’accelerata alla tomba di Cristoforo Colombo. Dopo l’indipendenza dei cubani, che avevano il feretro, hanno rimandato i resti al mittente. E’ brutto dirlo, ma son passati tanti anni ormai, suvvia… Sostenuto da 4 araldi che simboleggiano i regni storici di Spagna, il sepolcro si erge maestoso e ricco di simboli e riferimenti nella grande sala.

Il sepolcro di Cristoforo Colombo

Non capisco perchè ma questa cosa di trovarmi così vicino anche solo alle ceneri di un uomo così importante per la storia del mondo, mi emoziona. Rimango un po’ nei paraggi, ascolto otto volte di seguito la spiegazione, come per esserne davvero sicura. Forse mi attira il suo grande spirito di conquista, lo stesso che senti ogni volta che viaggi. L’immagine dello sconosciuto, dello straniero, del confronto, che un po’ fa paura, ma allo stesso tempo attrae terribilmente.

Il patio degli Aranci visto dalla Giralda

Riesco ad andar via da Colombo, che ricado in uno stato tiepido di apatia disinteressata, a parte una lieve Cappella delle Donzelle con una storiella simpatica, ma non abbastanza. Ed ecco che arriva il momento di salire in alto. Scalerò la Giralda. Niente scalini, solo rampe, che tu dici meglio, e invece si sentono lo stesso. Con 34 tornanti ben numerati. Ma il caldo oggi è clemente, almeno finora, o forse mi ci sto abituando.

Brabs in Sevilla

Giungo pazientemente a destinazione e capisco chi mi aveva detto che ne valeva davvero la pena. Tutta la città da ogni angolazione, una meraviglia, accompagnata da un leggero venticello che ti fa sentire come in una dimensione diversa, non a Siviglia.

Giralda

Mi soffermo ad osservare e noto la piscina sul tetto di un palazzo là sotto, un uomo seduto a bordo in costume e un libro in mano. Si gira, osserva la cattedrale e mi guarda. Per lui sono solo un puntino bianco incastrato nella grande cattedrale, per me lui è proprio soggetto o più propriamente oggetto di un’invidia feroce visto che si trova nel luogo esatto dove avrei voluto trovarmi in quel momento. Amore a prima vista.

View from Giralda

In realtà, da là sopra, per un incredibile scherzo della sorte, ci becco anche altre performance a bordo (o nel mezzo) d’altre piscine, ma, per questioni di privacy, sono obbligata a tenerle per me, eppure sono sicura che sarebbero di grande interesse per i lettori, soprattutto supportate, come sono, da inconfutabili prove fotografiche. Corona mi fa un baffo…
Ridiscendo le 34 rampe, nè una più nè una meno e me ne vado via, in cerca di cibo e riposo. Mi fermo in una cerveceria e poi mi dirigo verso la pensione, bramosa di condizionatore e perchè no? Ma si, ci sta pure una dormita… Ovviamente, dopo aver aggiornato il diario.

Cerveceria

Il risveglio è tragico, mi sento un vecchio straccio logoro ed ho bisogno di quelle due orette per riprendermi. Esco dalla camera a prendere un caffè, gentilmente a disposizione tutto il giorno. Per farne uno nostro ce ne vorrebbero almeno cinque, ma sempre meglio che un calcio in bocca. Mi allungo al piano del pc, ma lo supero. La ragazza alla reception mi ha parlato di un terrazzo. Chissà com’è…

Sevilla

Ed eccomi sui tetti di Siviglia. Una bella aria fresca e un piacevole isolamento. Una tenda e sotto diverse poltrone e un dondolo su cui mi fiondo. Certo tutta l’organizzazione può sembrare più un accampamento zingaro, certo non è la piscina del tipo gagliardo di oggi, ma mi accontento e ci resto un po’ a farmi cullare dalla brezza tiepida della sera. Non attendo il tramonto, troppo tempo. Qui fa buio alle nove e mezzo. La giornata è allungata, sembra non finire mai. Ma dopo un po’ sopraggiunge la fame e bisogna assecondarla. Spero solo che un giorno il mio corpo mi perdoni…

Al solito posto

E che perdoni anche Massimiliano che, ancor prima degli spaghetti al nero di seppia (i ravioli domani, oggi ha fatto la pasta) mi manda un piatto che non conosco, ma che dal sapore riconosco. Chiudo gli occhi e ci sento una prelibata essenza di pomodoro con un tocchetto d’aglio ed il basilico ad impreziosire. Tutto servito in un sofisticata ed insospettabile ampolla di piacere. Più tardi scopro di aver assaggiato il salmorejo, piatto tipico sivigliano.

Al solito posto

Poi è la volta delle delicate tagliatelle nerate di seppia, ad accompagnare il vinello consigliatomi da Lorenzo, il pizzaiolo italiano. Ma non è finita qui perché, alla mia richiesta di qualcosa di leggero, Massimiliano mi vizia con dei pregiatissimi gamberoni, che chiudono la mia nottata sivigliana con “la morte loro”…

Al solito posto

Bene, dopo questo piatto CheNeancheInPatria posso dirmi felice e digerire in pace alla faccia di chi mi vuole male, che qualcuno c’è di sicuro, soprattutto dopo aver sentito il menù di questa mia serata… Attendo che i ragazzi finiscano di lavorare. Come ogni sera passano anche dei loro amici: un brasiliano che ha girato mezza Europa, ma che a Siviglia si trova particolarmente bene, ed uno spagnolo la cui madre ha un ristorantino in cui si mangia bene, a quanto pare. Ci spostiamo in un localino in zona e scopro di avere talento in uno dei giochi più amati dai sivigliani: le freccette. Almeno quando centro il cerchio dei punti. Qualche punto lo faccio anche virtuale centrando la parete o oggetti a caso sparsi nella sala, anche se la mia logica non viene ben capita dagli altri professionisti della disciplina, ma va bene lo stesso… Sono riuscita a contenere i danni…

3 commenti

  1. Quando sto leggendo …mi sembra di essere…!!!
    finito di leggere mi rendo conto di non essere…!!!
    Biadas tue…
    mi consola la foto della via di fronte alla cattedrale con tanto di treno di superficie preso di/in fronte… in arrivo…sul desktop del mio note.
    Sei unica…complimenti.

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  2. […] SPAGNA Naufragata l’idea berlinese, ho pensato a Siviglia dove, dopo l’ultimo viaggio, sono quasi di casa. Il cibo qui non sarebbe un problema visti i miei agganci con ristoratori sardi che, in un’occasione come questa, son sicura tirerebbero fuori il maialetto dal cappello. Le immagini di Siviglia a Pasqua che mi restituisce google, però, sono intrise di rosso: tonache purpuree su uomini incappucciati. Di rosso. No, anzi ne spuntano anche neri, bianchi e blu. Sempre incappucciati. Inizio a non sentirmi più del tutto a mio agio. Ha tutta l’aria di essere un rito religioso. Approfondisco e vengo a conoscenza della tradizione della Semana Santa. Per una settimana le confraternite organizzano processioni e rappresentazioni teatrali che riproducono la via Crucis. L’evento è molto seguito e richiama migliaia di visitatori ogni anno, ma non richiamerà me. È sicuramente interessante ma sinceramente non mi sento coinvolta dal punto di vista religioso. Siviglia bocciata, magari ci torno d’estate alla ricerca del misterioso uomo intravisto dal castello. […]

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