Yo, me & Sevilla – Lo sbrago (Quinta noche)

É sabato. Mi dico: cosa avrei fatto in patria? Beh di certo sarei andata al mare, un bel bagno ci sta da Dio… Qui a Siviglia il mare non c’è, l’opzione fiume è da scartare, visto che le sue trasparenze possono essere accostate a quelle del mio adorato canale di Mamarranca. Scopro che esiste una terza possibilità: la piscina. In realtà si tratta di una grande vasca idromassaggio posta sul terrazzo di un hotel. Stavolta mi accontento, dai. Non mi sembra nè il luogo, nè il momento per fare gli schizzinosi.

Sevilla by Brabs

Una vocina, che pare provenire dalla mia coscienza, mi dice: “Dai Barbara, non sei partita per fare la gaggia in piscina sui tetti di Siviglia!”. Ma non fa in tempo a finire la frase, che la sopprimo, e ne occulto pure il cadavere. Ma si, dai, che c’è di male? Avevo detto relax, e relax sia. E poi, essendo un’abitudine sivigliana questa di sciorare nelle piscine, è giusto che la sperimenti personalmente, soprattutto se la devo scrivere. E comunque il tipo dell’altro giorno ha lasciato un solco profondo nel mio immaginario, solco che devo assolutamente colmare. É una questione personale, a questo punto…

Sevilla by Brabs

Mi sveglio, indosso il costume e mi dirigo all’hotel indicatomi. Il mio inglese fa schifo, dopo questa vacanza dovrò prendere in considerazione di fare un corso come si deve. Mi sento impacciata quando chiedo se posso utilizzare the pool (senza swimming) e la distinta ragazza alla reception mi spiega, mimando le bolle (che è tutto dire), che non si tratta di una piscina bensì di una banale vasca idromassaggio. Ma per me di banale non c’è nulla, anzi la questione è parecchio seria.

Sevilla by Brabs

Per la modica cifra di dieci euro, comprendente anche diversi drink e nocciolaglia, vengo accompagnata sui tetti di Siviglia. Una terrazza tutta per me, sono completamente sola. Il silenzio è rotto solo da una tiepida musica minimale, una sorta di ambient carezzevole che ben si sposa con la situazione twitterianamente ribattezzata con l’hashtag #cheschifolavita.

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Un cameriere niente male poggia la mia cerveca a bordo vasca e mi lascia alla mia scrittura.
Mi guardo attorno. Diverse poltrone, divanetti, tavolini, un bar e la cucina. Questa attrae particolarmente la mia attenzione. Nonostante l’hotel sia distinto, le receptioniste serissime, bone e vestite di tutto punto, questo angolo è di un kitsch, misto gaggio, misto MaComeCazzoSiFa…

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A farmi repulsione immediata un dipinto religioso da me ribattezzato “Nascondino con l’Angelo”, raffigurante dei bambini festanti, uno dei quali con una benda sugli occhi che cerca di acchiappare gli altri tutt’intorno, che lo deridono. Ad aggravare la situazione, un grosso angelo, che insegue il bambino e sembra dire agli altri bimbi: “Sono qui, vedete? Sto ghigno non mi acchiappa!”.
La mia riflessione è la seguente: ok che siamo in una sorta di paradiso in terra, ma come può una persona sana e mediamente dotata di senso estetico, mettere un quadro così orripilante in un luogo già di per sè sacro?

Sevilla by Brabs

A fianco al quadro due strane immagini dense di inquietudine. Il volto di due donne, che più che un dipinto sembrano due foto di quelle che si vedono appese nelle stazioni delle città per segnalare ricercati di atti terroristici o similari… i quadri sono fatti con una tecnica particolare e sovrappongono due sguardi dello stesso soggetto. Che sia una nuova trovata della polizia locale? Ad ogni modo, spero solo di non incontrare mai le tipe nelle figure perché non hanno l’aria di essere due simpaticone.

Sevilla by Brabs

Sotto una vecchia pentola che all’apparenza ha avuto una densa vita, ed infine, per colorare il tutto col giusto tocco di irresistibile ironia, una maglietta appesa con una gruccia, con l’immagine di Che Guevara con un cappello da cuoco e la scritta: “Hasta la cocina siempre”.
Non credo che lui sarebbe così felice di questa deformazione gastrofila del suo famoso incitamento alla ribellione come conquista della libertà, ma non mi sembra il caso di farne una tragedia, tutto sommato…

Sevilla by Brabs

Sto in acqua tutto il tempo. Le dita dei piedi assomigliano a prugne secche. Il cameriere si è scordato di me. La mia solitudine inizia a pesare, perchè il sole brucia e il deficit da cerveca si sente…
Più tardi mi raggiunge Massimiliano, ci attardiamo al fresco. Certo non è il mare della Sardegna, ma non ci possiamo lamentare…

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Leggo l’almanacco della fantascienza, che ho comprato all’aeroporto, come da tradizione estiva da viaggio. Alzo lo sguardo e vedo un puntino bianco sul mostro futuristico di Placa de la Encarnación, qualcuno mi guarda, mi spia…
Chissà cosa pensa, se mi invidia. Forse adesso è lui a desiderare di essere al mio posto. Chissà se anche lui mi ama come io ho amato lui: a prima vista…

6 commenti

  1. Cara Barbara, mi hai strappato un sorriso, anzi, una serie di sorrisi con questo post.
    Siviglia è nel mio cuore e viverla sui tetti (sulle “azoteas”) è da veri intenditori..
    Disfruta!

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