Confessioni d’autore – Intervista a Gianrico Manca

Gianrico Manca - Foto Sara DeiddaA farmi conoscere Gianrico è stata una propizia coincidenza.
In una sola settimana sono finita per caso a ben due suoi concerti e ho così potuto assaporare il talento eclettico di questo artista frizzante, dinamico e ricco di idee innovative.

La prima volta in cui l’ho visto amoreggiare con la sua amata batteria è stata  in occasione dell’esordio degli RMGunit, trio formato insieme a Rubens Massidda (voce/chitarra) e Mauro Mulas (tastiere). Impegnati nel singolare intento di rivisitazione in chiave jazz del grande Jimi Hendrix, essi hanno composto degli arrangiamenti che non sono delle semplici cover, bensì una reinterpretazione personale dei pezzi del grande chitarrista scomparso.
RMGunit - Foto Sara MandisMi trovavo nel locale per caso, dovevo andarmene, ma son rimasta ferma, quasi ipnotizzata da quel sound irresistibile. L’ultima nota suonata ha rotto l’incantesimo permettendomi di tornare a casa, non senza un ringraziamento al caso per avermi portato proprio lì quella sera.

Il giorno dopo decido di andare ad uno spettacolo in cui ci sarebbero stati diversi concerti, ed eccolo lì rispuntare coi Roundella assieme alla voce estrosa di Francesca Corrias, al contrabbasso di Filippo Mundula ed alla chitarra di Mauro Laconi.
Roundella - Foto Sara MandisQuesto talentuoso quartetto lavora ad un progetto che cerca di fondere il jazz con l’hip pop, una sperimentazione del tutto originale, che parte dalla mitica Ella Fitzgerald per contaminarsi con la più moderna black music. Un genere assolutamente innovativo, magistralmente interpretato dai quattro artisti.

Mia nonna diceva sempre che le coincidenze sono segni, e io seguo sempre i suoi insegnamenti… Ragion per cui è’ stato inevitabile lo scattare di una feroce curiosità verso la poliedrica personalità artistica di Gianrico.
Ed eccomi qua, in uno sbarazzino pomeriggio di marzo, sola e chiusa in macchina di fronte al belvedere della mia Cagliari, mentre scarto con fare religioso il cd appena comprato “The wrong side - Gianrico Manca QuartetThe wrong side” dei Gianrico Manca Quartet, album coprodotto dallo stesso autore e dalla S’Ard Music.
In realtà ho deciso di gustarmelo prima di conoscere personalmente Gianrico a cui ho chiesto un incontro per sanare le mie curiosità. Mai avrei pensato, visti i lavori precedenti, di imbattermi in una melodia così ritmata ed introspettiva, quasi una brezza leggera a far da contorno al panorama mozzafiato che ho dinanzi. Una musica che ti entra dentro, amplificando le note più intime della coscienza.Gianrico Manca - Foto Sara Deidda

Non vorrei andare, mi piacerebbe attendere il tramonto, ma si fa tardi e Gianrico mi attende. Mi ha preannunciato un progetto: qualcosa di nuovo che sta scuotendo lo scenario musicale cagliaritano. Diversi artisti che si stanno muovendo per creare della musica di qualità, compositori come lui che stanno lavorando per dare un’impronta originale e specifica al panorama jazzistico (e non solo) italiano.

Eccolo arrivare, coi suoi ricci ribelli che il cappuccio non riesce a contenere e gli immancabili occhiali da sole.
Ci sediamo di fronte ad un the.

Dimmi dunque cosa bolle in pentola nel jazz cagliaritano?

Il jazz in città è in una fase di ottimo fermento. Ci sono molti musicisti che dopo anni di “apprendistato e gavetta”, diciamo così, finalmente stanno emergendo con una loro idea di musica. Il livello di preparazione si è alzato, anche grazie alla nascita del corso di jazz al Conservatorio e questo ha dato una notevole spinta ad una scena che da tempo stagnava. Molta di questa ” aria nuova ” sta finendo su disco e sta ricevendo le attenzioni di stampa e addetti ai lavori. Io stesso mi sto prodigando affinché si crei una sorta di “rete” che coinvolga musicisti, management, club, festival, media per rendere manifesta a tutti questa sorta di primavera del jazz sardo che poi ruota attorno alle grandi qualità dei musicisti che abbiamo in tutta l’isola, compresi i giovani talenti che stanno uscendo fuori in questi ultimi due anni.

Quali sono le origini ed in che modo stai portando avanti questo progetto?

Credo che la svolta parta comunque da un esigenza personale che poi trova il suo sbocco naturale ed efficace nella comunità musicale; tre anni fa, insieme a Flavio Secchi e Andrea Morelli, misi su quello che in origine doveva essere un gruppo di studio del be bop, che poi è diventato un laboratorio in cui sono passati circa 30 musicisti, quasi tutti giovanissimi. Il Be Bop Lab è diventato rapidamente l’incontro tra i musicisti già scafati e quelli che stavano iniziando ad affacciarsi nella scena.
Il fatto che per due anni abbiamo organizzato delle jam sessions ospitando alcuni dei più forti solisti italiani ha fatto il resto. Il confronto è fondamentale non solo per crescere, ma direi, più semplicemente, per diventare un musicista.

Quali sono secondo te le reali difficoltà che impediscono ai musicisti isolani di confrontarsi col panorama musicale internazionale?

Beh, fondamentalmente quelle logistiche. E’ sempre più difficile portare in Sardegna musicisti di una certa portata con una certa frequenza; solitamente l’unico modo per entrarci in contatto è aspettare i jazz festivals estivi. Ma non basta.

L’anno scorso sono usciti ben 10 cd jazz nell’isola, alcuni autofinanziati, ma la maggior parte prodotti da case discografiche. Sono dei numeri strabilianti non solo nello scenario sardo, ma anche in quello italiano. Quindi il tentativo di raggiungere un alto livello qualitativo della musica di questo genere sta ottenendo dei risultati?

Sta iniziando a dare frutti, diciamo così e questo grazie ad alcuni musicisti che stanno davvero dicendo qualcosa che prima non esisteva; penso a Francesca Corrias, Elia Casu, Matteo Marongiu, Mariano Tedde, Stefano D’Anna, Maso Spano, Lucia Fodde, Alessandro Di Liberto e altri ancora che stanno arrivando ora! Ovviamente mi ci metto pure io! ahaha!
Altra cosa che sta diventando molto importante è l’attenzione che la S’Ard Music di Michele Palmas, con la sua collana Jazz in Sardegna, sta mettendo nei confronti dei compositori jazz sardi: i primi due dischi usciti sono per l’appunto il mio, e quello del grande Paolo Carrus, musicista che io adoro.

“The wrong side” è il tuo cd uscito l’anno scorso. “La parte sbagliata”… Come mai questo titolo? E in che modo questa produzione contribuisce al progetto di cui mi hai parlato?

Ho scelto quel titolo perchè io non mi riconosco in nulla di ciò che mi circonda politicamente, economicamente e culturalmente.
Sto dalla parte di chi non si è omologato al pensiero unico, di chi non segue una morale banale e dettata da crismi religiosi o borghesi.
Sono sardo ma non mi sento minimamente legato alla cultura popolare sarda nè tantomeno a quella italiana. E’ un bel casino, sicuramente sono dalla parte sbagliata e sono felice di starci!
La musica di questo disco è parte integrante della nuova scena, assolutamente; c’è tutto quello che mi influenza ed è suonata da musicisti meravigliosi con cui non vedo l’ora di suonare live nuovamente!

Nel tuo cd scrivi che per te il jazz non è una passione ma una missione, rappresenta quasi lo scopo stesso del tuo esistere. Da cosa nasce questo rapporto viscerale con la musica e con il jazz in particolare?

Il jazz è la mia sciagura bella. Amo il jazz come non potrò mai amare altro nè di umano nè di materiale anche se odio il nome ” jazz “, molto razzista e inventato dai bianchi per segregare l’arte nera; faccio parte di un movimento di musicisti americani che vuole eliminare la parola jazz per sostituirla con la dicitura Black American Music aka #BAM !

Cosa ci riserva dunque il tuo promettente avvenire artistico? Collaborazioni e progetti prossimi e futuri?

Uh! tante cose! Sto scrivendo molta musica e lavorando a tre dischi; sto collaborando da tempo con artisti fantastici come Francesca Corrias, Stefano D’Anna, Francesco Lento, Mariano Tedde, Alessandro Atzori. Sto lavorando moltissimo in questa nuova miscela black che unisce l’hip hop al jazz, soprattutto con una band su cui punto moltissimo che si chiama Roundella. Ho un nuovo progetto in rampa di lancio con Lucia Fodde, sempre su questo versante della black music. Ho appena lanciato un trio, RMG UNIT, dedicato alla musica di Jimi Hendrix, totalmente riarrangiata. Ho il mio trio Elementrio, con cui sperimento tantissimo dal punto di vista ritmico e armonico. Ho il mio quartetto ” Wrong Side ” che quest’estate farà un pò di cose anche perché il disco è stato accolto davvero benissimo ! Poi collaboro con giovani talenti come Manuela Mameli ( con cui registrerò a maggio per una casa discografica tedesca ), Rubens Massidda, Mauro Laconi, Matteo Marongiu e Mauro Mulas. Sto anche seguendo una band di giovani jazzisti molto interessanti di cui produrrò artisticamente il disco d’esordio: si chiamano Youjazz.

Link utili:
“The wrong side” coproduzione di Gianrico Manca e S’Ard Music per la collana “Jazz in Sardegna”, a cura di Michele Palmas.

Credits:
Foto (C) di Antonello Brughitta, Sara Deidda e Sara Mandis.


Blue Note Memorabilia Quartet: Gianrico Manca, Stefano D’Anna, Alessandro Di Liberto e Alessandro Atzori


Gianrico Manca, Alice Ricciardi, Pietro Lussu e Alessandro Atzori.


Gianrico Manca, Emanuele Basentini, Alex Hoffman e Alessandro Atzori.

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