Il corto della settimana – lo short animato “Jazz that nobody asked for” di Benny Box

Jazz that nobody asked for

SINOSSI:
Funerale. Il figlio triste del povero defunto torna a casa dopo la cerimonia.
Nell’atrio della sua dimora vede i quadri del padre mentre gioca con lui da bambino e mentre lo abbraccia felice per la sua laurea in medicina. Preso dallo sconforto, afferra tutto ciò che trova e lo butta fuori. Della casa non rimangono che i muri. Anzi no… all’improvviso gli si palesa davanti una grande scatola chiusa inviatagli per posta da chissà chi. Appesi ad essa diversi cartelli che dicono: “Qui dentro c’è una grande forza distruttiva e pericolosa, da trattare con estrema cautela” e “Stai molto attento al contenuto di questa scatola”.
Egli urla forte e lo scatolone si distrugge. All’interno una scatoletta più piccola da cui escono 3 jazzisti scatenati coi rispettivi strumenti: una tromba, una batteria ed un contrabbasso. L’incredulo protagonista della storia non fa in tempo a raccapezzarsi di ciò che sta capitando che gli suona il cellulare e, dall’altro capo del telefono, un’infermiera urla disperata. C’è bisogno di lui in ospedale perché  una nave è finita sulla strada causando un incidente gravissimo con incendi e feriti, tanto che un marinaio è stato trafitto dall’ancora della stessa nave. Il dottore si precipita fuori e salta sulla macchina in direzione dell’ospedale. Ma i musicisti lo seguono materializzandosi all’interno, continuando nel loro intrepido sound. Arrivato all’ospedale egli indossa il camice e si precipita in sala operatoria. Ma mentre cerca, munito di bisturi, di operare lo sfortunato marinaio, i musicisti compaiono all’improvviso facendo saltare tutto in aria, incendiando le teste degli infermieri e creando il caos più assoluto. L’ospedale prende fuoco e il dottore scappa terrorizzato seguito dagli indomiti musicanti.
A quel punto il nostro protagonista, in uno scatto di rabbia, prima  distrugge i loro strumenti, poi, vedendo che questi si sono rimaterializzati, corre ad una bancarella di sciabole, ne compra una e fa a pezzi gli insistenti musicisti. Teste tagliate, gambe all’aria e tanto sangue nel mucchio di resti umani e strumenti musicali che il dottore osserva finalmente soddisfatto. Ma improvvisamente i pezzi si ricompongono ed eccoli ricomparire in un turbine di sound compulsivo. Il dottore scappa via, ma questi lo inseguono ancora, finché inciampa sulla tromba e cade perdendo i sensi. Al risveglio i musicisti si son moltiplicati e continuano a stargli addosso. Disperato si fa prendere dallo sconforto e piange arrendendosi alla musica. Intanto la cosa sta capitando un po’ dappertutto nel mondo, con alci terrorizzate e uomini  disperati in ogni dove, finanche nello spazio.
La musica si ferma per salire oltre lo spazio, fra le nuvole, dove il Padreterno assapora il suo the in compagnia di un interessante libro dal titolo: “Hello Sailor”. Ma improvvisamente anche quella pace viene rotta perché i musicisti compaiono nella scena distruggendo tutto.

SIGNIFICATO E (LIBERA) INTERPRETAZIONE DELL’OPERA:
In poche parole un delirio!
Chi, come me, è jazz-addicted, si starà chiedendo:
“Che senso ha? come può il jazz, tra l’altro in queste specifiche note denso di allegre sonorità contagiose, creare tanta distruzione e panico generale? Il Jazz è un mostro sacro, ma trovo ingiustificato e motivazione di denuncia questo atteggiamento calunnioso nei suoi confronti…. E’ una congiura attuata ai suoi danni da qualche rockettaro ostile! Video bocciato!”.
Ed invece no, calma ragazzi… Prima bisogna capire ciò che l’autore voleva rappresentare ed esprimere. Il buon Benny Box, infatti, si cruciava di un fastidioso evento che può succedere a tutti. Sfido chiunque a dirmi che non gli sia mai capitato di avere in testa una musichetta. Dapprima essa si palesa sotto forma di qualche nota sporadica che, alla coatta, si insinua in quella parte del cervelletto preposta ad accogliere i suoni. Poi piano piano si espande fino a diventare un tarlo ossessivo che va a pungolare angosciosamente i sensi.
I neurologi pensano che queste musichette rappresentino dei pensieri che rimangono incastrati nel cervello e più cerchiamo di eliminarli, più essi permangono subdolamente facendoci impazzire.  La parola usata per definire questa gravissima malattia è “Earworms“, ed è davvero divertente (?) immaginare questi vermi che si insinuano nelle orecchie alla conquista del nostro cervello, creando un fastidioso prurito.
Bene, Benny ha voluto rappresentare proprio questi vermi, questi motivetti ossessivi che strisciano nelle nostre menti fino a farci ammattire. E l’ha fatto usando i tre jazzisti e una bellissima aria jazzata, dando quindi a questo genere musicale la potenza di infiltrarsi nelle nostre menti…
Come dargli torto?

Let’s Jazz!

Invito chiunque abbia un’interpretazione diversa del video (ma anche la stessa) e senta l’incontenibile esigenza di gridarlo al mondo, ad esprimerla nei commenti.

Link utili / Useful links:
Jazz that nobody asked for
Benny Box – Website
Benny Box on vimeo

3 commenti

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