E Orgosolo sia…

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L’accesa competizione per la scelta della destinazione delle consuete (mini)vacanze familiari quest’anno è stata orgogliosamente vinta dalla sottoscritta. In effetti, a ripensarci, l’assenza di una normale e sana opposizione iniziale, mi dà da pensare. Eppure è andata proprio così, senza nessuna controproposta. Un sì immediato da far accapponare la pelle.
“Io propongo Orgosolo. Sono anni che cerco di andarci, ma succede sempre qualcosa. Mi hanno parlato di murales, il paese ne è invaso. Ogni anno diversi artisti ne fanno di nuovi. Si tratta di dipinti che non parlano solo delle tradizioni sarde e della nostra storia nazionale, ma anche di quello che succede nel mondo: le guerre, i terremoti, i cambiamenti politici e sociali…”
Vedo i loro occhi illuminarsi. Qualcuno dice:
“Ma come mai? Hanno una tradizione artistica di questo tipo? Non avevo mai sentito niente di simile riguardo ai paesi del centro Sardegna.È davvero singolare…”
Abbasso gli occhi.
“Beh in realtà…”, dico “diciamo che c’è stata una contaminazione…”
Faccio una pausa per aumentare la suspence. Poi continuo:
“A quanto pare nel 1969 arrivò in paese uno “straniero” di origini senesi. Il suo nome è Francesco Del Casino ed è un pittore. Vinse un concorso per una cattedra di educazione artistica nel piccolo paesino e vi ci si trasferì, trapiantandoci anche la sua attività artistica di muralista. Mi è arrivata voce che si sia anche sposato con una orgosolese, sa fill’è…”
“Va beh i “crastuli” paesani di Orgosolo non ci interessano, ci bastano quelli locali. Comunque la cosa sembra interessante. Può valerne la pena. Stavolta ti appoggio. E Orgosolo sia!”

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È andata proprio così, penso mentre ne percorro le strade tronfia di orgoglio. Guardo i loro visi stupiti, incantati, estasiati dai numerosi dipinti e sento di aver avuto una buona idea.
Per non parlare della temperatura. Quella che oggi, nella maggior parte della Sardegna, è una giornata torrida dall’aria irrespirabile, è per noi una mite serata di mezzo autunno. La sensazione appiccicaticcia è un vecchio ricordo e ci sollazziamo in questo nuovo stato fisico e mentale. Sì, perché il caldo, quell’afa sordida che ti afferra ogni momento della giornata da sardo medio, non ti compromette solo il fisico, ma finisce anche per deturparti il cervello.
A darci il benvenuto ad Orgosolo è il grande masso posto in uno degli ultimi tornanti che si arrampicano nel monte Lisorgoni su cui sorge il piccolo paese. Dopo aver visto innumerevoli foto di questo stupendo murales incastonato nella montagna, eccolo comparire imponente proprio dopo una curva. Ci fermiamo per immortalarlo con le macchine fotografiche. Lo facciamo in silenzio, è un modo per annunciare il nostro arrivo, per salutare e ringraziare questo luogo che ci sta ospitando, seppure per breve tempo.

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Risaliamo in macchina e ci dirigiamo in paese a cercare il B&B. Il navigatore ci aiuta, portandoci facilmente a destinazione. Ci accolgono delle persone molto gentili e ospitali che ci fanno sentire subito a nostro agio. Chiediamo della festa dell’Assunta che si tiene ogni anno a cavallo di Ferragosto con la tradizionale sfilata, spettacoli e via dicendo. Scopro con disappunto che inizierà il 15, giorno che ho destinato ad altri lidi. Mi dispiace molto, avrei voluto godermi la festa. Penso al lato positivo: sarò costretta a tornarci. Chiediamo anche dei murales, qualcuno infatti mi ha detto sottovoce che esisterebbe una sorta di (segreta) manifestazione in cui gli artisti si mettono a lavoro per creare nuove opere. Ma poi non ne ho trovato traccia da nessuna parte, né su Internet, né chiedendo in giro a persone originarie della zona. Ci rispondono che non si sa mai quando accade. Del Casino, che è l’artista che conta il maggior numero di murales, arriva in paese all’improvviso e  fa partire l’operazione. In realtà ci spiegano che non è tutto lasciato al caso, in quanto tutto ciò è preceduto dalla parte burocratica di richiesta di autorizzazione, soprattutto se i muri che si intendono utilizzare sono di appartenenza del comune. Se si tratta di privati, la cosa è più semplice e veloce.

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Dopo questa interessante e (ahimé) veloce, chiacchierata coi nostri gentili ospiti, ci lanciamo sulle strade per assaporare la marea di dipinti la cui bellezza abbiamo solo potuto intravedere di sfuggita dalla macchina. Alcuni li ho già visti in riviste, immagini televisive, su siti web. Come ad esempio quello raffigurante le Tween Towers trafitte dagli aerei terroristi l’11 settembre 2001, o quello fatto in ricordo di Carlo Giuliani morto durante di G8 di Genova del 2001. La ricchezza di colori è interrotta da frasi, messaggi rivolti alla società, denunce di fatti accaduti in tutto il mondo, moniti perché ci si ragioni sopra, perché non si verifichino nuovamente. È un’evidente tentativo di sensibilizzazione, e quale migliore mezzo se non l’arte per raggiungere tale obiettivo?

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Fra frasi di Brecht, Gibran e tanti altri grandi poeti e letterati, si perdono le immagini di guerre, catastrofi, cadute di regimi con la distruzione della statua di Stalin, annientamento di interi popoli come i nativi americani, le lotte dei lavoratori, la commemorazione di ciò che successe a New York il 25 marzo del 1911 in cui 146 donne persero la vita in una fabbrica, la guerra di Gaza, la Resistenza, l’antifascismo.
Con religioso rispetto ci spingiamo per la via principale in cui c’è la maggiore concentrazione di dipinti, come scopro dalla mappa dei murales che acquisto al bar. Lo stile è vario, ma, soprattutto nelle opere firmate Del Casino, si nota una forte influenza picassiana. Ne ho la conferma quando scopriamo l’intero piano terra di un edificio dedicato a lui. Scopro poi su wikipedia che Del Casino nella sua carriera di pittore ne rimase profondamente impressionato, considerandolo un maestro da cui prendere spunti e suggestioni.

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Ci fermiamo a fotografare ogni singolo pezzetto di quell’arte, di quei messaggi, di quell’opera di sensibilizzazione. Sembriamo i classici turisti imbranati e un po’ scontati. Ripensandoci lo siamo e non lo nascondiamo. Nelle strade del paese gruppi di ragazzi, per lo più maschi. Seduti nei bar gli uomini, chi solo a chiacchierare, qualcuno a prendere fresco, qualcuno a bere. Ci osservano passare, sono abituati ai turisti, sembra che li individuino alla prima occhiata. Con noi ci vuole davvero poco….
La strada è lunga e attraversa il paese. I vecchi edifici, alcuni cadenti, altri ristrutturati in modo da conservare il loro originale aspetto, si alternano a nuove costruzioni molto colorate: finestre celesti, rosse, in cui si affacciano vasi di fiori variopinti, gerani multicolore a dare un tocco di allegria e spensieratezza. Poi a un tratto la strada finisce e con essa i murales. Un signore basso e dallo sguardo vispo ci ferma per chiacchierare. Ci dice che domani ci sarà il teatro in sardo, organizzato dalle signore, no si corregge signorine del paese. Sarei curiosa di assistervi ma non ci sarò purtroppo. Ci fermiamo in un bar per una birra veloce prima di andare a cena nel ristorante che ci hanno consigliato al B&B. Il cibo è ottimo, la selvaggina abbonda, il vino pure. E noi siamo stanchi. La via verso casa mi sorprende. Il paese sembra essersi animato all’improvviso. Le strade pullulano di ragazzi, stavolta anche ragazze, più che altro molto giovani. Qualche gruppetto canta, si esercita al canto a tenore, lo si sente risuonare nella notte. “Bimbaaaaaaa…”. Si sentono urla e schiamazzi, il paese è vivo, accidenti se lo è…

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Mentre scrivo sento le voci in lontananza e la brezza accarezza il mio riposo. Nel letto un plaid ed un piumone che solo a vederli mi viene caldo, non scherziamo, siamo pur sempre ad agosto.
Domani si riparte alla scoperta dei murales rimasti, non posso andarmene senza averli visti tutti. Dovrebbero essere circa 300. Ho una mattina, poi abbandonerò il gruppo per la seconda tappa del tragitto, in solitaria. Me ne andrò contenta, nonostante tutto, non foss’altro perché qui lascio le mie spie, ma soprattutto mia madre la cui recente passione instagramica mi consentirà di godermi le immagini del teatrino di domani e della sfilata del 15. E poi l’ho detto: qui comunque ci torno!

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9 commenti

  1. L’isolamento geografico puo’ aiutare gli individui a riflettere piu’ lucidamente sulle cose dell’umanita’ sopratutto se accompagnato dalle conoscenze di altre differenti realta’!La tua decisione potrebbe essere per te un grande arricchimento umano e intellettuale!!!

    • Hai ragione… e dire che ero sicura, tanto da averlo scritto corretto all’inizio. Ho fatto un po’ di “casino” fra nome e cognome. Grazie della segnalazione. Ho corretto l’articolo 🙂

    • La ritengo una grande fortuna. Mi sarebbe piaciuto vedere qualche foto dell’epoca o comunque della realizzazione dei murales, ma in rete non ho trovato nulla.
      Ciao e grazie del commento:)

    • Grazie, ne sarei davvero felice. Sarei voluta venire per Cortes Apertas ma non ce l’ho fatta proprio. Cercherò di sfruttare la prossima occasione favorevole. Grazie per la visita e buona giornata 🙂

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