I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 4: Casa Batlló, Casa Calvet e Casa Milà (o La Pedrera)

Casa BatllòQuando vedi Casa Batlló hai la piena consapevolezza che Gaudì sia riuscito a realizzare concretamente con l’architettura idee che le altre arti hanno al massimo immaginato, dipinto o descritto a parole. E’ un’immagine che toglie il fiato per la sua estrema bellezza, devi stropicciarti gli occhi per capire di non essere in un sogno o in un vecchio cartone animato di quand’eri bambino. Ti aspetti che da un momento all’altro si affaccino Hänsel e Gretel, e invece no. È proprio vera.
Essa si trova al 43 di Passeig de Gràcia, in una delle zone più ricercate di Barcellona. Dovete sapere che il Passeig de Gràcia era la grossa arteria che metteva in comunicazione la città vecchia con l’allora paesino a sè Gràcia. La popolazione stava crescendo e la città aveva bisogno di espandersi. Verso la seconda metà dell’Ottocento, si pensò di edificare proprio la zona fra Gràcia e la città. Casa BatllòCosì nacque il quartiere Eixample (in catalano significa espansione) proprio a cavallo del Passeig de Gràcia. Questo quartiere pullula di capolavori del modernismo catalano. I più ricchi fecero a gara per accaparrarsi i più celebri architetti che costruissero le più disinibite costruzioni. Si stava per entrare nel ventesimo secolo e le loro casate dovevano celebrare questo importante evento nei modi dovuti. Si formò così un gruppo di architetti, i più audaci e creativi che la città avesse mai conosciuto, i modernistas, che progettarono l’intera zona. Il Passeig de Gràcia risultava un luogo centrale e di pregio in questa gara di sfarzo. Dal 1898 al 1906 tre edifici affiancati di questa via furono revisionati in stile modernista. Casa BatllòI progetti furono affidati a tre grandi architetti del tempo: la Casa Batlló a Gaudì; la Casa Amatler a Puig i Cadafalch; la Casa Lleó Morera a Domènech i Montaner. Ovviamente scattò una settata competizione, e per questo l’isolato viene chiamato la Manzana de la Discordia. Non a caso manzana, in catalano, significa sia “isolato” che “pomo”. Ma tanto sempre di discordia si parla.
Comunque, nonostante gli altri due palazzi siano belli e originali e si distinguano per stili diversi (seppure sempre all’interno dell’Art Nouveau), l’edificio più spettacolare è di certo Casa Batlló. Essa fu commissionata nel 1904 da un altro illustre industriale del settore tessile (che fosse destino?): Josep Batlló. Casa BatllòL’edificio, già esistente e squadrato, fu una grande sfida per Gaudì che, oltre a ridisegnare tutto senza più un angolo o una linea retta, come da suo stile, lo sollevò di due piani fino ad arrivare a sei. Come al solito Gaudì usò delle simbologie e richiamò le forme della Natura e delle sue creazioni. La facciata principale, col suo rivestimento di mattonelle di ceramica in trencadís, sembra una grande onda grazie anche ai riflessi. I balconi, secondo alcuni, sembrano le fauci di grandi animali preistorici, secondo altri delle maschere carnevalesche. Infine il tetto è uno dei più singolari (e belli) di Barcellona. Sembra che esso rappresenti un drago. Lo si vede dalle piastrelle che sembrano squame e dalla linea sinuosa che imita la schiena di questo feroce animale. Si pensa che sia dedicato a San Giorgio che, secondo la leggenda, fu mandato da dio a liberare la città di Selem dal drago, e che, come ho già avuto modo di evidenziare nei precedenti capitoli, è il santo patrono della Catalogna. Casa BatllòA fianco alla spina dorsale del drago fa capolino la solita croce a 4 bulbi, che troviamo in diverse opere di Gaudì e che è diventato un suo segno caratteristico, la sua firma. Nel secondo piano (il piano nobile, quello destinato alla famiglia Batlló) gli interni sono ampi, i soffitti curvilinei, ogni dettaglio studiato con minuzia e estro creativo, e le enormi vetrate colorate danno sul Passeig de Gràcia. Nel caso di Casa Batlló, Gaudì si occupò anche di studiare l’illuminazione esterna. Vi invito a guardare le foto dell’edificio illuminato, forse è ancora più spettacolare che di giorno… Insomma la cosiddetta casa dei sogni, quasi impossibile da immaginare più bella.
Nel 2005 anche Casa Batlló è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco.

La seconda opera che prenderò in esame, la Casa Calvet, costruita in collaborazione col fido Francesc Berenguer, con Joan Rubió e Juli Batllevell, si trova sempre nel quartiere Exaimple, al n. 48 di Carrer de Casp. Essa vi Casa Calvetfarà indubbiamente calare l’entusiasmo. Certo dopo aver visto Casa Batlló, pochi edifici potrebbero colpire con la stessa intensità, ma questo, in effetti, si distingue per la sua sobrietà. E’ considerata l’opera più conservatrice di Gaudì, che adottò uno stile barocco, pur contaminandolo con degli elementi modernisti come la forma dei balconi, l’ingresso e i frontoni curvilinei che sovrastano la facciata. Si pensa che Gaudì non avesse molta scelta dovendo armonizzare il palazzo con quelli circostanti, appartenenti, tra l’altro, a una zona molto elegante del quartiere. Egli si poté però rifare nel disegno degli interni e negli arredi che curò dettagliatamente e in cui è evidente il suo spiccato gusto Liberty. Sono da menzionare, sulla parte superiore della facciata, i busti dei tre santi patroni di Vilassar de Dalt, paese di origine di Calvet che, manco a farlo apposta, era anch’egli un produttore tessile. Le grosse colonne dell’ingresso, fatte a forma di bobine di filo, vogliono infatti ricordare la destinazione dell’edificio, il cui piano terra era adibito a negozio di tessuti. I piani più in alto erano invece semplici abitazioni.

Casa MilàBene, ora viene il bello… Casa Milà, o La Pedrera, la cava (o grotta) delle pietre. Dovete sapere che questo nomignolo, oltre a indicare il materiale di cui è fatto l’edificio, nacque come dispregiativo usato dai detrattori del modernismo. Ebbene sì, non tutti erano lieti di abbandonare o diversificare il gotico e tutti gli altri stili che caratterizzavano il passato architettonico della città. Anche Casa Batlló si guadagnò il nomignolo dispregiativo di casa delle ossa per lo stesso motivo.
Ma torniamo all’imponente e bizzarro edificio de La Pedrera. Esso fu commissionato a Gaudì nel 1906 dal ricco uomo d’affari Casa Milàdon Pedro Milà i Camps. A differenza di Casa Batlló, in cui l’edificio esisteva già e subì la trasformazione dell’architetto, per costruire Casa Milà furono abbattuti due edifici nell’angolo fra l’ormai noto Passeig de Gràcia e Carrer de Provença. A quanto pare la costruzione richiese diverso tempo, tanto che don Pedro Milà si lamentò dicendo che si sarebbe di certo esaurita prima la sua pazienza che i soldi utili per portare a termine il costoso progetto, che fu completato solo nel 1910. Ma fra i due non corse mai buon sangue. Gaudì se la prese particolarmente quando Milà gli impedì di fissare sulla sommità della facciata un’enorme statua in bronzo della Vergine del Rosario circondata dagli Arcangeli. Per lui fu un grosso colpo visto che il resto dell’edificio, nel progetto originale, doveva essere la base portante di quella statua. Casa MilàIn realtà Milà temeva, dopo gli eventi nel 1909 della Setmana Tràgica, la famosa settimana di violenze anarchiche in cui gli anticlericali misero fuoco alle chiese della città, che quel simbolo di cristianità, proprio in quel momento storico, non fosse poi troppo opportuno. Comunque fra i due la tensione crebbe sempre più. Lo dimostra il fatto che Gaudì abbandonò la costruzione agli ultimi stadi perché Milà aveva snobbato il decoratore da lui scelto, selezionandone un altro per conto suo.
Nonostante la cagnara fra Milà e Gaudì, La Pedrera prese forma così come Gaudì l’aveva immaginata. Essa è considerata un capolavoro, forse una delle opere migliori di Gaudì nonostante non possegga la bellezza elettrizzante di Casa Batlló. Nel 1984 essa è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio Mondiale dell’umanità.
L’edificio di sei piani ospita otto appartamenti per piano. Casa MilàLa facciata, fatta interamente di pietra grigia (proveniente dal Gaddaf e Penedès) e ondulata, ricorda il mare, che viene interrotto in modo armonico dalle fitte finestre perfettamente incastonate nella pietra e dai balconi in ferro battuto. Nella parte centrale si sviluppano due ampi cavedi che portano luce agli appartamenti che si sviluppano internamente. Gaudì osò molto a livello di sperimentalismo strutturale. Egli utilizzò delle tecniche nuove a assai rischiose tanto che un suo esimio collega dichiarò che, se avesse progettato lui Casa Milà, non ci avrebbe dormito la notte. Il fatto è che l’intero edificio è curvilineo e si regge su una griglia irregolare di travi e pilastri. Pensate che quando Casa Milà fu terminata alcuni ispettori municipali ripresero Gaudì dicendogli che l’edificio contravveniva all’ordinanza della città perché alcune colonne erano più sporgenti di altre. Immagino quanto si sarà divertito a rispondere loro che quelle colonne erano assi portanti, che le potevano anche rimuovere, ma che lui non si sarebbe preso la responsabilità dei danni che ne sarebbero derivati. Ovviamente nessuno parlò ancora dell’argomento. Rimane il dubbio se davvero l’intera struttura si reggesse su quelle sporgenze . Non mi stupirebbe.
Casa MilàSe vi interessa capire come Gaudì ragionasse per progettare i suoi edifici, andate a visitare l’ultimo piano de La Pedrera dedicato al grande artista e dove potete trovare anche modelli strutturali, fatti di pesetti e cordicelle che egli utilizzava per risolvere i dilemmi ingegneristici.
Detto questo non ci rimane che il tetto, che, ve lo dico subito, è strabiliante. A causa di esso, La Pedrera viene paragonata a una grossa fortezza con la schiera di cannoni puntati sul tetto, oppure a una pista d’atterraggio per navicelle spaziali. In effetti le file di comignoli sembrano dei soldati con armature del futuro che molti non a torto trovano simili a quelle di Star Wars.

Casa MilàLo so, sono stata lunga, e non ho detto neanche tutto. Se siete interessati a questi edifici, vi invito ad approfondire l’argomento. Scoprirete tanti altri particolari interessanti che, per ragioni di spazio, non ho potuto menzionare. Ho voluto mettere insieme queste tre case perché appartenenti tutte all’Exaimple, per svelare quindi le origini del quartiere, che ritengo interessanti in rapporto al modernismo catalano.
Inutile dire che la voglia di vedere Barcellona, grazie a questo studio, sta crescendo a dismisura.
Comunque non finisce qui. Le opere di Gaudì sono tante, ne vedremo delle altre nella prossima parte.

LINK UTILI:

Antoni Gaudí – Wikipedia
Antoni Gaudí – Facebook
Casa Batllò – Website
Casa Batllò – Wikipedia
Casa Calvet – Wikipedia
Casa Milà – Wikipedia

I GRANDI DELL’ARTE – Antoni Gaudí:

  1. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 1: La Sagrada Familia e la Casa Vicens
  2. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 2: La finca e il Park Güell
  3. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 3: Le altre opere Güell
  4. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 4: Casa Batlló, Casa Calvet e Casa Milà (o la Pedrera) (tu sei qui)
  5. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 5: Porta della Finca Miralles, Collegio teresiano, la torre Bellesguard e il Palazzo episcopale di Astorga
  6. I grandi dell’arte – Lo stile eclettico di Antoni Gaudí – Parte 6: Casa Botines, Cattedrale di Santa Maria di Palma di Maiorca, i lampioni di Plaça Reial e El Capricho





15 commenti

  1. Your pictures are awesome. Congratulations and thank you for to share them. Just a little detail: Casa Milà was inscribed on the #WorldHeritage List in 1984 (not 1894) it’s just a writing mistake 😉 . All the rest is an extraordinary audio visual summary of these amazing houses.

  2. Bellissimo viaggio nel mondo dell’arte.Grazie per la bella descrizione.Questo post mi dimostra ancora una volta che nella vita c’è sempre da imparare.Grande Gaudi!

    • Figurati! Ci sarebbe ancora molto da dire… Comunque grazie a te per esser passata da queste parti e aver lasciato un commento, son felice di esserti stata d’aiuto. É davvero un gran piacere 🙂

  3. che bellezza questi tuoi scritti su Gaudí.. ci sto passando la notte! e pure una raccolta di materiale eccezionale.. brava davvero Barbara! e grazie..

    • La condivisione di tali conoscenze per me è un onore sia nei confronti del grande architetto illuminato sia dei lettori che riescono a cogliere la sua grandezza, per cui sono io a ringraziare te, anche per la condivisione su facebook e il follow. Buona giornata 🙂

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